La narrazione: necessità, opportunità, desiderio

narrazioneHo preso a prestito questo titolo da un interessantissimo libro del professor Giuseppe Fabiano, “Nel segno di Andrea Camilleri – Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia”, una lettura che consiglio agli operatori della relazione d’aiuto ma anche agli amanti del grande scrittore siciliano.

Attraverso l’analisi narrativa di questo amatissimo scrittore, il professor Fabiano ci accompagna nella scoperta di personaggi, dialoghi e descrizioni “che consentono di cogliere elementi teorici appartenenti alle varie specializzazioni della scienza psicologica e di tradurli in rappresentazioni mentali molto vicine al vero”.

Nel definire la narrazione un’esigenza assoluta (necessità), un’occasione (opportunità) e anche l’aspirazione a soddisfare un bisogno o un piacere (desiderio), l’autore ci offre la possibilità di riflettere sull’importanza della narrazione. Perché il raccontarsi, sia attraverso il dialogo interno sia attraverso la relazione con gli altri, è una delle caratteristiche umane fondamentali, e nel narrare i fatti prendiamo consapevolezza di ciò che, forse, facciamo abitualmente senza rifletterci troppo.

La narrazione attiva due diversi livelli: da una parte l’individuo si confronta con se stesso e con i suoi pensieri, e dall’altra tenta di rintracciare i suoi dialoghi interni del passato. Ed è così che la rievocazione narrativa e il dialogo interno consentono di ripercorrere le diverse fasi del ciclo vitale e di cogliere l’originalità della propria storia personale, componendo quel “romanzo individuale” che consente di cogliere il vero senso della propria storia.

Ma perché questo romanzo individuale possa essere davvero utile ed efficace per una reale conoscenza della persona, sarà necessario aggiungere la componente emotiva, il vissuto soggettivo, o meglio il ricordo del vissuto soggettivo. Bisognerà quindi dare spazio alle emozioni, accompagnando l’individuo nel processo di riconoscimento delle diverse sfumature emotive che hanno caratterizzato le diverse fasi del ciclo evolutivo.

Del resto, come ha detto il grande Gabriel García Marquez “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.

Counseling: il tuo spazio d’ascolto

spazioascolto

A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto. Ci si rende conto che una situazione, una relazione o un evento ostacolano la felicità, ma si ha la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.
In questi casi, un percorso di Counseling può rappresentare un valido aiuto per acquisire una maggiore consapevolezza sui propri stati d’animo e sulle modalità di comunicare con se stessi e con gli altri, e al tempo stesso raccogliere le informazioni necessarie per affrontare e trovare soluzioni utili a risolvere il problema che vi affligge.
Rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto, però, richiede una grande apertura mentale e la disponibilità ad esporsi per rivelare chi si è veramente, e per questo può suscitare comprensibili timori.
Tuttavia, poter contare su uno spazio d’ascolto dedicato e libero dal giudizio può essere estremamente utile – nonché liberatorio – quindi può valere la pena superare le iniziali diffidenze e darsi la possibilità di vivere questa esperienza.
Senza dimenticare che rivolgersi a un professionista consente anche di ricevere un’opinione obiettiva della situazione che si sta vivendo. Molti, infatti, pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le “spalle migliori su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose dalla giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la chiarezza di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.
Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con chiarezza, e scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.
E allora accomodatevi e godetevi il vostro spazio d’ascolto!

Quando si cade…

starsLe stelle cadenti sono la dimostrazione che si può essere bellissimi anche quando si cade. (cit.)

Mi capita spesso d’incontrare donne e uomini in preda alla disperazione e allo sconforto, perché è proprio in questi momenti che molte persone sentono il bisogno di parlare con qualcuno che possa accogliere il loro dolore senza giudicarli e senza il bisogno di dargli consigli. Qualcuno capace anche solo di ascoltare e basta… Qualcuno come un Counselor.

Le persone che incontro sono a volte letteralmente a terra, stordite e abbattute da un tradimento, da una delusione, da una perdita improvvisa, e si rivolgono a me chiedendomi aiuto per scacciare via una sofferenza che manifestano ognuna a modo proprio. Alcuni scoppiano in pianti a dirotto, altri si chiudono in silenzi angosciosi, altri ancora mi sommergono con fiumi di parole, ma in ogni caso stanno solo cercando di dare voce al loro profondo dolore.

In queste situazioni, molti pensano che non riusciranno mai più a rialzarsi sulle proprie gambe, quasi avessero dimenticato tutte le qualità uniche e preziose che possiedono e che gli hanno consentito di collezionare i successi che hanno meritato e di superare gli ostacoli che la vita ha messo sulla loro strada fino a quel momento.

Ma proprio quelle qualità, quei doni e quei talenti che contraddistinguono ciascun individuo, rappresentano i pezzi da rimettere insieme poco a poco per tornare a sentirsi più forti di prima, per tornare a vedersi in tutta la propria bellezza.

Perché anche se le persone non perdono mai la loro luce – e anche nei momenti più difficili e dolorosi io riesco sempre a vederla in tutti coloro che chiedono il mio aiuto – in certi casi è come se vedessero solo una parte di sé riflessa nello specchio, proprio quella parte che apprezzano meno.

E invece è importante osservarsi nella propria interezza, anche accettando le proprie debolezze e imparando ad apprezzarle, perché solo così si riesce a restituire al mondo un’immagine autentica e a perseguire il benessere proprio e delle persone che si hanno accanto.

Quando cadiamo siamo bellissimi…  perché anche se in quel momento ancora non lo sappiamo, presto ci accorgeremo che è solo l’inizio della nostra rinascita.

#10 Barriera della comunicazione

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#RASSICURARE, CONSOLARE. La rassicurazione implica che la persona in crisi stia esagerando. Spesso l’altro coglie il messaggio come “Non mi piace che tu stia male”. Spesso chi rassicura e consola lo fa perché non riuscirebbero altrimenti ad affrontare i forti sentimenti negativi che prova chi è turbato. Thomas Gordon identifica 12 barriere alla comunicazione: si tratta di atteggiamenti che caratterizzano il non ascolto e limitano il potenziale della comunicazione, e che pertanto vanno limitate ed evitate il più possibile.

#9 Barriera della comunicazione

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FARE APPREZZAMENTI, MANIFESTARE COMPIACIMENTI.

Indicano che l’altro ha un’alta aspettativa su di noi. Tali messaggi possono apparire come tentativi manipolatori, orientati a incoraggiare i comportamenti desiderati e causare ansietà o disappunto quando la percezione che si ha di se stessi non coincide con gli apprezzamenti dell’altro.

Thomas Gordon identifica 12 barriere alla comunicazione: si tratta di atteggiamenti che limitano il potenziale della comunicazione, e che pertanto vanno limitate ed evitate il più possibile.