Cosa faresti se non avessi paura?

C’è un filo corrosivo che è evidente in tutta la nostra società.Quel filo è la paura. (Bill Wilson)leaving-your-fears-insecurities-behind

Vi siete mai chiesti: “Cosa farei se non avessi paura?” La paura è un’emozione che frena molte persone, a volte bloccandole con la sua stretta paralizzante.

Ma di cosa abbiamo paura? Spesso, in realtà, temiamo qualcosa che potrebbe accadere in futuro, qualcosa che immaginiamo possa capitarci. Per dirla con un detto: ci fasciamo la testa prima di rompercela… Questo atteggiamento, per quanto possa apparire una naturale apprensione, comporta in effetti la perdita di una grande quantità di energia, e il costante stato di preoccupazione rischia di diventare una vera e propria abitudine.

Ma la paura non è un’emozione negativa di per sé. Al contrario, ci impedisce di compiere azioni pericolose che potrebbero mettere a repentaglio la nostra vita. La paura ci insegna ad essere cauti e accorti. Eppure, se lasciamo che venga deformata dalla nostra immaginazione, è possibile che emergano fobie, ossessioni, in alcuni casi attacchi di panico.

Del resto, impariamo ad aver paura fin da bambini, quando i nostri genitori cercano di imporci le loro idee su ciò che è ammissibile e ciò che non lo è. Ed anche a scuola, dove ci insegnano come comportarci in classe, o come distinguere ciò che è socialmente accettabile da ciò che non lo è. E poi c’è la pressione dei compagni, il rischio di essere giudicati se non ci adeguiamo agli altri.

Alcuni pagano a caro prezzo i condizionamenti subiti nei primi anni di vita, condizionamenti che producono ferite tanto profonde da lasciare il segno. Il prezzo da pagare, infatti, è la vergogna. Vergogna di fallire, di essere umiliati, di esporsi al ridicolo, di essere considerati inferiori agli altri.

Chi ha avuto la possibilità di parlare delle proprie paure, di esprimerle, avrà potuto in qualche modo sottrargli il loro potere e superarle. Ma se queste sono rimaste nascoste e circondate da un alone di segretezza, spesso alimentate dalla vergogna, non hanno potuto fare altro che condannare la persona ad uno stato di costante sofferenza.

Eppure, non è mai troppo tardi per affrontare le proprie paure, e per quanto la prospettiva possa spaventare, se si riesce a farlo con l’aiuto di un professionista, è anche possibile vincerle.

Parlare di ciò che vi spaventa o vi preoccupa sarà il primo passo per iniziare a far perdere forza alle vostre paure e liberarvi dalla loro morsa invisibile.

 

Le 4 C della coppia

coppiafelicecounselingOgni relazione di coppia ha le sue caratteristiche particolari, e non si può certo generalizzare dicendo cosa dovrebbero o non dovrebbero fare due partner affinché il rapporto sia per entrambi soddisfacente. La coppia, inoltre, attraversa diverse fasi, e ciò che può essere funzionale in una fase non è detto che lo sia anche in un’altra.

Esistono però degli ingredienti che credo non debbano mai mancare, perché mi piace pensare che rappresentano le basi sulle quali far poggiare il rapporto affinché possa resistere agli scossoni che immancabilmente ogni coppia si trova a subire nel corso della vita.

Vi va di vedere insieme quali sono questi ingredienti?

ATTENZIONE RECIPROCA. Il bisogno di ricevere attenzioni ed essere oggetto di cure caratterizza ogni essere umano, ma spesso le pressioni e le preoccupazioni della vita quotidiana portano i partner a trascurare questo aspetto. Per poter ricevere queste attenzioni, è importante imparare a chiedere chiaramente al proprio partner ciò che si desidera, ricordando che aspettarsi che l’altro legga nel pensiero è un’aspettativa che genera solo frustrazione.

CONDIVISIONE. È fondamentale parlare dei reciproci valori, delle proprie aspirazioni e dei propri ideali, ogni volta che se ne presenta la possibilità. Questi importanti momenti di condivisione consentono a ciascuno di conoscere i sogni del proprio partner, in modo da poter tracciare insieme un percorso autonomo dal resto del mondo, lontano dalle aspettative della famiglia d’origine o dal ruolo sociale rivestito.

COLLABORAZIONE. Gran parte della vita quotidiana è occupata da incombenze pratiche che spesso logorano la vita di coppia. Per affrontare tali compiti è necessario che i partner imparino a pianificare insieme le attività, cercando di non dimenticare mai che si tratta di accordi tra adulti e senza confondere un impegno con un risarcimento emotivo.

GIOCO E VICINANZA. Ogni momento di divertimento e di svago che si condivide con il proprio partner, compresi gli scambi di tenerezze e la sessualità, è estremamente prezioso. Si tratta, infatti, di un aspetto molto importante perché consente di entrare in contatto con il bambino che è in ciascuno di noi, una parte che è fondamentale coltivare per il proprio benessere, e che inoltre favorisce le relazioni con i figli, perché a loro più familiare e comprensibile.

 

La narrazione: necessità, opportunità, desiderio

narrazioneHo preso a prestito questo titolo da un interessantissimo libro del professor Giuseppe Fabiano, “Nel segno di Andrea Camilleri – Dalla narrazione psicologica alla psicopatologia”, una lettura che consiglio agli operatori della relazione d’aiuto ma anche agli amanti del grande scrittore siciliano.

Attraverso l’analisi narrativa di questo amatissimo scrittore, il professor Fabiano ci accompagna nella scoperta di personaggi, dialoghi e descrizioni “che consentono di cogliere elementi teorici appartenenti alle varie specializzazioni della scienza psicologica e di tradurli in rappresentazioni mentali molto vicine al vero”.

Nel definire la narrazione un’esigenza assoluta (necessità), un’occasione (opportunità) e anche l’aspirazione a soddisfare un bisogno o un piacere (desiderio), l’autore ci offre la possibilità di riflettere sull’importanza della narrazione. Perché il raccontarsi, sia attraverso il dialogo interno sia attraverso la relazione con gli altri, è una delle caratteristiche umane fondamentali, e nel narrare i fatti prendiamo consapevolezza di ciò che, forse, facciamo abitualmente senza rifletterci troppo.

La narrazione attiva due diversi livelli: da una parte l’individuo si confronta con se stesso e con i suoi pensieri, e dall’altra tenta di rintracciare i suoi dialoghi interni del passato. Ed è così che la rievocazione narrativa e il dialogo interno consentono di ripercorrere le diverse fasi del ciclo vitale e di cogliere l’originalità della propria storia personale, componendo quel “romanzo individuale” che consente di cogliere il vero senso della propria storia.

Ma perché questo romanzo individuale possa essere davvero utile ed efficace per una reale conoscenza della persona, sarà necessario aggiungere la componente emotiva, il vissuto soggettivo, o meglio il ricordo del vissuto soggettivo. Bisognerà quindi dare spazio alle emozioni, accompagnando l’individuo nel processo di riconoscimento delle diverse sfumature emotive che hanno caratterizzato le diverse fasi del ciclo evolutivo.

Del resto, come ha detto il grande Gabriel García Marquez “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.

Mancano pochi giorni a Natale…

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Manca davvero poco al Natale, e se qualcuno di voi probabilmente sarà felice e avrà la sensazione di essere tornato un po’ bambino alle prese con abeti, lucine e pacchi da scartare, altri probabilmente vorrebbero essersi già lasciati alle spalle i giorni di festa e la malinconia che inevitabilmente li accompagna durante le festività.

Del resto non sono in pochi a soffrire di quello che gli anglosassoni chiamano “holiday blues”, quel malessere che assale molte persone in questo momento dell’anno in cui si è portati a ricordare il passato e a pensare al futuro, cosa non sempre facile a seconda della propria storia personale.

E allora che fare? Farsi immergere dall’atmosfera natalizia con l’eccitazione di un bambino o iniziare il conto alla rovescia sperando che arrivi presto l’Epifania (che tutte le feste si porta via…)?

Sicuramente ognuno avrà messo a punto la propria strategia personale per affrontare questo momento, ma forse si potrebbe provare a seguire il consiglio del dottor Tal Ben-Shahar docente dell’Università di Harvard, che nella prestigiosa università tiene corsi di “Positive Psychology” e che di felicità se ne intende, visto che insegna ai suoi studenti come essere felici.

Ciò che lui sostiene è che la nostra felicità dipende non tanto da ciò che ci accade, quanto e soprattutto dalla nostra interpretazione degli eventi che ci accadono.

E se allora, invece di pensare “che tristezza quegli addobbi”, pensassimo che forse con un albero di Natale e qualche lucina la nostra casa sarebbe ancora più bella? E se invece di essere tristi per chi non c’è più, provassimo a pensare a quante cose belle abbiamo condiviso con loro e ci godessimo i momenti da trascorrere con chi c’è oggi accanto a noi? E se invece di sperare che “le feste passino in fretta”, non approfittassimo di questa pausa per fare qualcosa che non troviamo mai il tempo per fare?

Sono abbastanza d’accordo con il professor Ben-Shahar, e penso che molto dipenda da noi, dal modo in cui decidiamo di affrontare le cose. E allora? Volete provare anche voi ad affrontare questo Natale con un po’ di ottimismo e un bel sorriso? Non costa niente, e male che vada l’anno prossimo potrete sempre tornare a dire: “Ma quando finiscono queste Feste?”.

Coppia: un’occasione per crescere insieme

coppiacaminoMi capita spesso, e non solo nella mia professione di Counselor, di sentire qualcuno lamentarsi del proprio partner dicendo: “È cambiato, non è più la persona che avevo conosciuto e di cui mi sono innamorato/a”.

Frasi come queste sono molto frequenti quando la coppia va in crisi, ed è assai comune attribuire al cambiamento dell’altro il fallimento del rapporto.

Ma è davvero così? Le persone si lasciano perché uno dei due o entrambi cambiano, e in qualche modo non riconoscono più nell’altro l’uomo o la donna che li aveva fatti innamorare?

In realtà non è proprio così. Certamente ci sono casi in cui le circostanze della vita portano le persone a un cambiamento profondo della propria personalità, ma non è questo il motivo più frequente delle crisi di coppia.

Basta infatti chiedere a quelle persone di raccontare gli inizi della loro storia d’amore, per scoprire “magicamente” che le qualità che oggi rendono il partner detestabile sono le stesse per le quali lo avevano scelto.

Questo accade perché all’interno di ogni relazione, e in particolar modo in una molto intima come quella di coppia, ognuno di noi sperimenta le proprie caratteristiche di personalità, caratteristiche che possono essere allo stesso tempo punti di forza e fragilità. Compito evolutivo della coppia è proprio quello di fare in modo che i partner sperimentino anche le qualità che non sono tipiche della propria personalità e che però cercano – e trovano – nel partner.

Quando uno dei due partner, ad esempio, è estroverso e socievole e l’altro più introverso e taciturno – come spesso accade – la sfida è fare in modo che chi è più taciturno prenda un po’ dell’estroversione dell’altro, e compito dell’estroverso è lasciare spazio all’altro per sperimentarsi.

Se questo non accade, e ognuno resta in qualche modo bloccato nel proprio ruolo, il rischio è di sentire l’altro come un impedimento alla propria evoluzione personale, con il conseguente insorgere di sentimenti di risentimento e insofferenza.

Le qualità che cerchiamo nei nostri partner sono spesso quelle che sentiamo mancare a noi stessi, e in questo senso la relazione di coppia può rivelarsi un alleato prezioso per conoscere meglio se stessi e crescere insieme alla persona che abbiamo scelto.

Sì, che abbiamo scelto, ed è una scelta che non avviene mai per caso.

Conflitto: né vincitori, né vinti

conflittoIl successo di una relazione non deriva dall’assenza di conflitti, ma dall’uso di modalità efficaci per la loro risoluzione.

Anche se è piuttosto diffusa l’idea secondo la quale un rapporto, per essere positivo, non debba contenere traccia di conflitti, e che l’assenza di conflitti sia una “prova” del fatto che una relazione funziona bene, le cose non stanno sempre così.

Secondo Thomas Gordon, uno dei massimi esperti della comunicazione efficace, il vero problema, infatti, non è tanto l’esistenza dei conflitti in sé, quanto il numero di conflitti non risolti ed i metodi impiegati per risolverli.

I conflitti rappresentano, del resto, una componente normale o “fisiologica” di tutte le relazioni, anche delle migliori, ma i veri problemi sorgono quando le persone coinvolte nel conflitto non hanno gli strumenti adeguati per far fronte ad una situazione conflittuale.

Tutto dipende dalle strategie usate per la loro gestione: se si usano strategie costruttive e si coopera per arrivare ad una soluzione condivisa da entrambi o per lo meno soddisfacente, allora il conflitto sarà stato positivo.

All’interno della coppia, in particolare, il conflitto può essere particolarmente costruttivo, in quanto rappresenta una componente importante del processo di crescita e di accettazione delle diversità dell’altro, sempre che le modalità di espressione e di gestione del conflitto non si irrigidiscano, fino a diventare la principale componente della disfunzionalità della coppia.

Il conflitto è di per sé un fattore positivo: mette gli individui nella condizione di arricchire il proprio patrimonio personale; è una fonte di crescita di conoscenza; arricchisce il panorama mentale delle persone.

Si tratta però di trasformare il conflitto in un “confronto” dove non ci sono né vincitori né vinti, lavorando soprattutto sull’ascolto e sulla comunicazione in generale, e in particolar modo e sulla propria assertività.

 

Resilienza: dopo una crisi, più forti di prima

svklimkinIn ingegneria, disciplina dalla quale deriva la parola, resilienza indica la proprietà di alcuni materiali di assorbire un urto senza rompersi.

Ma cosa intendiamo quando parliamo di resilienza per riferirci alle caratteristiche di un individuo?

Nelle scienze umane, il termine si riferisce alla capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici e di riorganizzare la propria vita davanti alle difficoltà, cogliendo le opportunità che una crisi può offrire. In altri termini, la capacità di un individuo di resistere con successo a situazioni avverse, imparando, così, a sviluppare competenze a partire dalle difficoltà e rafforzando la fiducia in sé e nel proprio agire.

Ottimismo, flessibilità e creatività, gusto per le sfide, impegno, capacità di controllo dei propri strati d’animo, queste le caratteristiche di una persona resiliente. E ancora, una visione equilibrata della vita, perseveranza, fiducia in se stesso, buona autostima e autonomia.

Le persone resilienti riescono a fronteggiare efficacemente le contrarietà, e l’esposizione alle avversità sembra addirittura rafforzarli anziché indebolirli.

Gli eventi stressanti e i traumi che inevitabilmente possono colpire la vita di ogni persona, vanno in un certo senso a modificare una sorta di equilibrio preesistente, e proprio dalla capacità di usare al meglio le proprie risorse personali dipenderà l’esito di questi eventi.

È per questo che, dopo una crisi, alcuni riescono non solo a recuperare il livello di funzionamento iniziale, ma addirittura a dare un nuovo slancio alla propria esistenza, altri a ristabilire l’equilibrio che avevano prima della crisi, e altri ancora, purtroppo, a vedere notevolmente peggiorato il proprio stato.

Favorire il riconoscimento e il potenziamento dei propri punti di forza, e anche delle aree di maggiore fragilità, diventa così un obiettivo importante nell’ottica del benessere dell’individuo, perché se siamo tutti consapevoli che non sempre tutto andrà come desideriamo, possiamo però impegnarci a mettere in atto delle strategie per superare nel modo migliore gli eventi difficili.

Per prenotare un primo incontro di Counseling gratuito, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it.

Quando l’amore fa paura

amoreover40ricciSull’altalena.
Da solo, ti spingi e sei al sicuro.
Arriva qualcuno.
Ti spinge più in alto.
Sei più felice ma è più rischioso.
Ecco l’amore.

Tempo fa, navigando in internet, mi è capitato di leggere questa frase, e subito mi è sembrata una metafora perfetta per descrivere il modo con cui si avvicinano a una nuova relazione molte persone che mi capita e mi è capitato di incontrare nel mio lavoro, ma anche nella vita privata.

Mi riferisco soprattutto a quella sempre più folta schiera di uomini e donne che, arrivati ai fatidici “anta”, sono separati o divorziati, e molto spesso ancora single.

In particolare, ciò che mi ha colpito è stato quel termine “rischioso”, perché racchiude in sé la paura e la preoccupazione che leggo negli occhi e nelle parole di chi vorrebbe di nuovo innamorarsi, ma si ritrae per il timore di soffrire, quasi preferisse rinunciare a un po’ di felicità pur di non soffrire o rimanere deluso come in passato.

Paura e sfiducia, questi i sentimenti che accompagnano frequentemente le relazioni che arrivano in un’età più matura, insieme a un carico di stress non indifferente che implica il mettersi in gioco quando non si hanno più vent’anni.

Con il risultato che spesso si intraprendono rapporti che, non facendo sentire le persone realmente una “coppia” ma neppure veramente single, lasciano con un misto di scontento e insoddisfazione dal quale non ci si riesce a liberare.

Certo non è semplice costruire un rapporto in età matura, perché, come dice Milan Kundera: “Fintanto che le persone sono giovani e la composizione musicale della loro vita è ancora alle prime battute, essi possono scriverla in comune e scambiarsi i temi, ma quando s’incontrano in età più matura, la loro composizione musicale è più o meno completa, e ogni parola, ogni oggetto, significano qualcosa di diverso nella composizione di ciascuno”.

Ma perché non provare a considerare le esperienze passate e la migliore conoscenza di se stessi come un vantaggio?

Perché per costruire e conservare un buon rapporto di coppia – come del resto ogni relazione – è importante prima di tutto conoscersi e aver chiari i propri bisogni, cosa forse più semplice quando si porta addosso un maggiore bagaglio di esperienze.

Quando si è giovani, ci si aspetta che arriverà quell’uomo o quella donna che ci salverà e ci renderà finalmente felici, ma da adulti possiamo più facilmente capire che è solo un’illusione, e che per avere delle buone relazioni sentimentali dobbiamo innanzitutto amare noi stessi ed avere la consapevolezza che è nostra, e solo nostra, la responsabilità della nostra vita.

Considerare le esperienze passate come un bagaglio prezioso di risorse dalle quali attingere, può essere un primo passo per sentirsi più liberi di innamorarsi nuovamente.

In collaborazione con Ascolto Attivo, presento a Roma l’AMORE OVER 40 un ciclo di incontri di gruppo per single, separati o divorziati, uno spazio per conoscersi meglio e condividere le proprie esperienze. Per info e prenotazioni, scrivimi all’indirizzo m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure chiamami al numero 339/6183885. 

Ricomincio da me!

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“… prima di arrivare a tutti i possibili futuri che vi si offrono, è necessario che curiate le vostre ferite, che vi rappacifichiate con il passato, esaminando le vostre scelte per identificare ciò che proviene da voi e ciò che deriva da influenze esterne, in particolare sociali e familiari. è necessario, insomma, che vi conosciate un po’ meglio”. (La seconda chance in amore, S. Angel, S. Clerget)

Spesso, dopo la fine di una relazione, oltre alla fisiologica fase di dolore e di recriminazioni, capita spesso che le persone tendano a concentrarsi più sui comportamenti e sulle qualità – o forse dovremmo dire meglio sui difetti – di un ex, perdendo di vista se stesse.

Al contrario, il primo passo per avere relazioni soddisfacenti è proprio conoscere ed accettare se stessi, con i propri bisogni, le proprie risorse e… perché no, anche con le proprie debolezze.

Lavorare su se stessi consente di distinguere ciò in cui si è riuscito da ciò che ha funzionato meno, conservando nel cuore i ricordi felici e utilizzando le esperienze più difficili come strumento per comprendersi più a fondo, acquisendo allo stesso tempo una maggiore consapevolezza rispetto a ciò che si è in grado di dare in una possibile relazione futura.

Perché, anche se continuate a dire: “Basta, non m’innamorerò mai più!”, sapete anche voi che non potete vivere senza amore. E allora tanto vale darsi una mossa!

In collaborazione con Ascolto Attivo presento “Amore over 40”, un ciclo d’incontri di gruppo per conoscere meglio se stessi e condividere le proprie esperienze. Per informazioni m.ricci@ascolto-attivo.it.

Il difficile compito dei genitori

arton37006-1Quello dei genitori, per quanto gratificante, è probabilmente uno dei mestieri più difficili al mondo.

Oltre a prendersi cura del bambino, soprattutto finché è piccolo, ai genitori spetta il duro compito di aiutare i figli a sviluppare le proprie doti e capacità sia pratiche che sociali, assecondando la personalità del figlio ma allo stesso tempo assicurandosi che i suoi comportamenti siano rispettosi delle norme imposte dalla società.

Fin dal primo momento della gravidanza, i genitori sono sommersi da suggerimenti e indicazioni su come allevare i propri figli. I pediatri forniscono alle neo-mamme tutte le informazioni relative alla salute del bambino, e dai media arrivano numerosi e spesso contrastanti consigli su come educarlo, tanto che i genitori possono contare su una grande varietà di opzioni tra cui scegliere.

Tutta questa mole d’informazioni, tuttavia, fa sì che spesso i neo-genitori si sentano insicuri e non sappiano decidersi su quale sia la strada giusta da seguire, anche se generalmente gli esperti di psicologia infantile concordano sul fatto che non esiste uno stile educativo migliore di un altro, quindi i genitori possono scegliere le modalità che meglio si adattano alla loro famiglia.

Ma a prescindere dai consigli ricevuti, il compito di un genitore può presentare difficoltà sotto diversi aspetti. In primo luogo prendersi cura dei figli è un lavoro che richiede molto tempo, e di conseguenza riduce la possibilità di ritagliarsi spazi da trascorrere con il partner o con gli amici. Alcune famiglie, inoltre, con la nascita di un figlio si trovano ad affrontare problemi economici, oppure sono costretti a sfiancarsi per far coincidere le loro esigenze lavorative con quelle di genitori. Per non parlare poi della fatica di sobbarcarsi i pesanti lavori domestici, soprattutto se la famiglia è numerosa.

Un’area particolarmente delicata è quella relativa alle problematiche legate alla relazione e alla comunicazione con i figli, specie quando questi crescono e si avvicinano all’età dell’adolescenza, sottoponendo i genitori a uno stress non indifferente.

Sia per quanto riguarda l’aspetto educativo che quello relazionale, è sempre molto importante che i genitori siano uniti e trovino il modo di non inviare messaggi contrastanti. In caso contrario, sarà difficile per il bambino o il ragazzo capire cosa si aspettano da lui, ed è probabile che reagisca a questa incoerenza disobbedendo o con comportamenti a sua volta incoerenti, creando ulteriore tensione all’interno della famiglia.

Per questo è fondamentale che la coppia genitoriale sia coesa e capace di affrontare le questioni che riguardano i figli con un atteggiamento il più possibile collaborativo e costruttivo.

Un valido supporto per affrontare al meglio il difficile compito dei genitori arriva dal Counseling di Sostegno alla Genitorialità, attraverso percorsi che aiutano a migliorare la relazione con i propri figli e ad usare le proprie risorse per crescerli al meglio.

Mettendo a disposizione uno spazio dove imparare a migliorare la comunicazione, dove addestrarsi all’empatia, e dove condividere difficoltà e insicurezze, il Counseling di Sostegno alla Genitorialità aiuta i genitori a comprendere i propri comportamenti e ad acquisire una maggiore conoscenza di se stessi, per riuscire ad avere con i propri figli una relazione che sia il più soddisfacente possibile.

Se sei interessato ai progetti sulla genitorialità di Ascolto Attivo, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo o chiamami al 339-6183885.