Basta rimandare!

111137694-428d1f1f-28e8-4dc3-af75-a27fc2c2433dSul tavolo c’è una pila di bollette in attesa di essere pagate che vi guarda da settimane con fare minaccioso? O forse è l’asse da stiro con sopra un mucchio di panni da stirare… Che si tratti di una o dell’altra, certo è che per molti quella di rimandare è un’abitudine ricorrente.

Anche se rimandare non è di per se’ una pratica negativa, e anzi in alcuni casi è una vera e propria strategia per affrontare il futuro – immaginate cosa succederebbe se volessimo fare sempre tutto e subito! – a volte rischia di peggiorarci la vita, anziché facilitarcela.

Perché a forza di rimandare, per riprendere gli esempi di prima, rischiamo che ci venga staccata la luce o che l’asse da stiro crolli sotto il peso di una montagna di vestiti sgualciti!

E allora cosa fare per correggere questa abitudine poco salutare? Ecco alcuni piccoli consigli per smettere di rimandare:

  1. Procedi per piccoli passi. Se stirare tutti quei panni ti sembra un’impresa che non riesci ad affrontare e ti scoraggia, inizia con un capo, fissati un obiettivo meno ambizioso, e procedi poco alla volta.
  2. Stila una lista dei compiti in ordine di difficoltà e inizia da quelli più semplici.
  3. Se l’idea di impegnarti troppo a lungo ti spaventa, inizia con brevi intervalli di tempo. Stabilisci di dedicare ad esempio 5 o 10 minuti a quell’attività che rimandi da settimane. La parte più difficile è iniziare, ed è più semplice farlo se si riesce a vedere la fine.
  4. Inizia il prima possibile, perché rimandare servirà solo ad ingigantire la difficoltà del compito che ti aspetta.
  5. Non aspettare di essere dell’umore giusto. Fallo e basta. Il momento giusto potrebbe non arrivare mai.
  6. Non usare il classico “sono fatto/a così” come scusa per non agire. Chiediti se non vivresti meglio senza quella sensazione di avere sempre qualcosa “in sospeso” da fare.
  7. Se possibile, cambia ambiente. Sono settimane che non riesci a scrivere quella lettera? Prova ad andare nel tuo caffè o nel tuo parco preferito (oggi con i pc tutto è possibile). Forse lì troverai un nuovo stimolo per scriverla.
  8. Non minimizzare le conseguenze della tua inattività. Sai bene che in passato hai dovuto pagare a caro prezzo questa tua abitudine di rimandare. Non è così?
  9. Non ingigantire la difficoltà di ciò che stai evitando di fare. Ripetiti che non è nulla di particolarmente complesso.
  10. Quando stabilisci una regola, assicurati che sia più precisa possibile. Invece di: “Mi occuperò delle bollette quando necessario”, molto meglio: “Mi occuperò delle bollette ogni primo lunedì del mese dalle 18.00 alle 19.00”.

Spesso ci troviamo ingabbiati nelle nostre abitudini e diamo per scontato che non ci sia un modo diverso di approcciarsi alle cose. E invece è importante ricordare che siamo noi ad avere in mano il timone della nostra vita, e in qualsiasi momento possiamo decidere quale direzione prendere.

E allora che ne dite di iniziare dalle piccole cose e di smetterla di rimandare?

Specchio, specchio delle mie brame… Come sopravvivere alle influenze di una madre narcisistica

biancaneve.jpgNell’omonima favola, Biancaneve viene perseguitata dalla sua matrigna finché non diventa maggiorenne e riesce (grazie anche all’aiuto di un principe innamorato) a liberarsi e a vivere la vita che desidera.

Sono sempre rimasta affascinata da questa fiaba e ci sono alcune questioni che mi hanno sempre lasciata perplessa. In particolare:

– Perché il padre di Biancaneve concede alla sua nuova moglie il potere di ferire la sua amata figlia?

– Perché nessuno si oppone alla crudeltà della matrigna?

– Come fa una principessa a sapere come prendersi cura di sette nani?

– Perché si nasconde invece di combattere contro la sua malvagia matrigna?

Molte persone (sia donne che uomini) sono costrette a sopportare madri (e padri) crudeli nonostante il fatto che quei genitori, che dovrebbero prendersi cura dei loro figli (o figliastri), non facciano che umiliarli, criticarli o ignorarli. La violenza può assumere diverse forme ed è particolarmente dannosa quando viene esercitata “nel bene del bambino”, perché genera nel figlio o nella figlia un forte senso di colpa.

La settimana scorsa mi è capitato tra le mani un libro che è stato una sorta di rivelazione. Cercavo qualche testo che potesse aiutarmi a capire meglio la seguente questione: nonostante una sicurezza finanziaria e una carriera interessante, alcune donne si sentono vuote dentro e provano la sensazione di non essere “mai all’altezza”, a prescindere da ciò che fanno (ad esempio, nella carriera, con i figli, nelle relazioni). La maggior parte delle persone che si trovano ad affrontare questo tipo di problema sono molto motivate ad intraprendere una terapia e riusciranno a capire molto analizzando la relazione con la propria madre.

Spesso queste donne inizialmente descrivono le proprie madri come le loro migliori amiche. Successivamente, però, emerge che questa amicizia funziona in una sola direzione: fino a quando la figlia focalizza la sua attenzione sulla madre le cose vanno relativamente lisce, ma non appena la figlia osa mettere se stessa al centro dell’attenzione, la madre non riesce ad accettarlo. Queste donne si sentono in debito con le loro madri ed è come se fosse loro responsabilità renderle felici. Tuttavia, per quanto si sforzino, la madre tenderà a sminuire o semplicemente ad ignorare i loro sforzi, o agirà come se quel tipo di comportamento sia loro dovuto.

Karyl McBride spiega questo fenomeno nel suo libro Will I ever good enough? Healing the daughters of narcissistic mothers (Tantor Media, 2009), nel quale descrive come le figlie di madri narcisistiche diventano o altamente performanti (eppure insoddisfatte) oppure autosabotatrici (per esempio, attraverso il loro comportamento o relazioni malsane).

Anche se non sono d’accordo che siano solo le figlie femmine ad essere interessate da queste problemi, perché mi è capitato di avere clienti maschi con problematiche simili, tuttavia questo libro rappresenta un’utile fonte sia per i terapeuti che per i clienti, stimolando idee provocatorie e aiutando a comprendere come scendere a patti con la relazione con la propria madre, e come andare oltre, anche senza l’aiuto di un principe affascinante.

Ma tornando ad una delle domande iniziali: perché il padre di Biancaneve non l’ha mai difesa? Probabilmente era troppo impegnato ad occuparsi delle esigenze della regina e non aveva energie per prendersi cura della principessa (e avrebbe anche dovuto pagare lo scotto per aver preferito la principessa alla regina).

Traduzione da MIRROW, MORROW ON THE WALL… Or how to survive the influences of your narcissistic mother di Di Carmen Von Haenisch

 

La tua vita deve girare intorno a me

mondo_cuore.gifLo stile istrionico-teatrale: l’amore molesto

Alcune caratteristiche di questo tipo di personalità sono: egocentrismo, eccessiva emotività, comportamenti seduttori, cura esagerata dell’aspetto fisico, atteggiamento teatrale e melodrammatico, grande intensità nella relazioni interpersonali. Questo tipo di amore è abbastanza pesante da sopportare, poiché esigendo attenzione e approvazione ventiquattr’ore su ventiquattro il rapporto diventa estenuante.

Come si può stare con qualcuno che non è mai soddisfatto dal punto di vista affettivo? Per una personalità istrionico-teatrale il vero amore comporta sentirsi incompleti o destabilizzati quando il partner non è presente. La confusione che caratterizza le persone istrionico-teatrali è dovuta al fatto che assimilano l’amore al desiderio.

L’intelligenza emotiva di queste persone, intesa come capacità di essere consapevoli dei propri sentimenti e di renderli ragionati e ragionevoli, lasci molto a desiderare. La carica emozionale è molto intensa quando si tratta di amore e affetto. Ragionare troppo causa loro stress; abbandonarsi ai sentimenti li manda in estasi.

La predilezione per un’emotività espressa con toni eccessivi, sommata a modalità grossolane di seduzione e conquista, fa sì che queste persone siano spesso considerate frivole e superficiali. Una visione profonda del mondo e di se stessi richiede una certa maturità psicologica e implica che ragione ed emozione si bilancino in un tutt’uno armonico.

Qualunque cosa tu faccia , lei o lui vorrà sempre di meglio e di più (sindrome del pozzo senza fondo). A guidare la relazione non è la gioia che l’altro esista ma una profonda insoddisfazione affettiva.

Per la maggior parte degli individui che presentano questo stile affettivo il bisogno di essere amati agisce come una spirale ascendente, tipica dei disturbi da dipendenza. “Ogni volta che ricevo amore ho la conferma che io valgo e sono una creatura meravigliosa; quanto più mi amano, tanto maggiore sarà il mio grado di soddisfazione; quindi voglio di più”. Di conseguenza, se manca loro la giusta dose di “amore”, andranno a cercarla altrove.

da Amori altamente pericolosi di Walter Riso

Disturbi di personalità – II parte

 

personalità.jpgI disturbi della personalità corrispondono al modo di una persona di stare al mondo ed ognuno di essi (10 ne individua il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM) viene individuato sulla base dei sintomi che appaiono.

La presenza di molti dei sintomi corrispondenti ad uno specifico disturbo indica che si è in presenza di un vero e proprio disturbo di personalità, la presenza di qualche sintomo viene definita invece come “tratto di personalità”.

La maggior parte dei disturbi di personalità sono ego-sintonici, ciò significa che la persona non li vive come un disagio, a differenza ad esempio dei disturbi clinici che invece vengono vissuti dai pazienti come una vera e propria malattia (ego-distonici).

Possiamo immaginare l’uomo come un cerchio composto da un certo numero di diametri, ognuno corrispondente ad una caratteristica con polarità contrapposte, ad esempio passivo-attivo, pigro-energico, egoista-altruista, narcisista-umile, ecc. è importante saper oscillare su entrambe le polarità, perché se il modello diventa rigido e inflessibile si determina il disturbo di personalità.

I tipi bizzarri

  • Nel disturbo schizoide di personalità la polarità individuata è quella contatto/isolamento.
  • Nel disturbo schizotipico di personalità la polarità è quella contenuto/forma.
  • Nel disturbo paranoico di personalità la polarità è fiducia/sfiducia.

I tipi drammatici

  • Nel disturbo borderline di personalità la polarità è stabilità/instabilità.
  • Nel disturbo antisociale di personalità la polarità è umanità/disumanità.
  • Nel disturbo narcisistico di personalità la polarità è limite/ideale.
  • Nel disturbo istrionico di personalità la polarità è esteriorità/interiorità.

I tipi paurosi

  • Nel disturbo ossessivo-compulsivo di personalità la polarità è flessibilità/inflessibilità.
  • Nel disturbo evitante di personalità la polarità è sicurezza/insicurezza.
  • Nel disturbo dipendente di personalità la polarità è dipendenza/indipendenza.

Che fortuna che hai a stare con me!

narciso.jpgLo stile narcisistico-egocentrico

Il partner di un narcisista si sente un satellite affettivo. Nelle relazioni interpersonali il narcisista-egocentrico si colloca al centro, acceca e se ti avvicini troppo ti disintegra! Le persone narcisiste si considerano speciali e uniche, e percepiscono gli altri come esseri inferiori, vassalli o semplici discepoli. Come si può amare in modo sano qualcuno che è innamorato di se stesso? Per l’altro non rimane spazio, ed il paradosso è che quanto più ami un narcisista, quanto più alimenti la sua megalomania, tanto più si allontanerà da te.

Pretendere che l’egolatria ci lasci spazio affinché ci sentiamo amati e protetti è cosa impossibile, e quando ci si prova, si vive una sorta di odissea. Nessuno nega che l’autostima sia uno dei fattori più importanti per il benessere e la difesa dell’equilibrio psicofisico, ma nel caso del narcisista questo impulso vitale si trasforma in autoesaltazione, egolatria ed egocentrismo. In questo stile emotivo il gene dell’egoismo arriva alla sua massima espressione: è la faccia antipatica dell’autostima, la crescita sproporzionata dell’io.

L’inaccettabile proposta amorosa del narcisista ruota intorno a tre concetti principali.

I miei bisogni sono più importanti dei tuoi: il narcisista non può comprendere il prossimo dal momento che è assorbito dai suoi bisogni. Essendo egocentrico non è capace di distogliere il suo sguardo da sé, o non vuole farlo. È una sorta di auto-innamoramento che impedisce di dedicarsi al proprio partner.

Che fortuna hai a stare con me! Questa affermazione non sempre diventa esplicita in una relazione, benché, se stiamo con un narcisista, l’atteggiamento di superiorità e di megalomania si faccia sentire ogni momento. (Attenzione però! Nella maggior parte dei casi questa megalomania è una forma di compensazione di schemi pregressi di inferiorità: a forza di nascondersi dietro un’arroganza difensiva si finisce per mimetizzarsi in essa e ritenersi speciali…)

Se mi critichi non mi ami: le persone narcisiste interpretano un dissenso o una critica amichevole come un oltraggio e una mancanza di rispetto nei loro confronti. In psicologia clinica questo atteggiamento viene identificato come “insulto narcisistico” che non è altro che un’accentuata ipersensibilità alla critica.

Aprirsi alla realtà dell’altro e sforzarsi di comprenderlo è fondamentale per costruire un legame affettivo sano. Non può esserci amore se predomina l’egoismo, e non può darsi una comunicazione schietta dove c’è egocentrismo. Accettando la pretesa grandiosità del tuo partner narcisista finirai per svilire poco a poco il tuo essere, e la tua autostima resterà appesa a un filo.

Qual è l’alternativa? Che il soggetto narcisista decida di trasformare radicalmente la sua esistenza e di essere più umile e generoso. Una rivoluzione interiore che non tutti sono disposti a mettere in atto e che pochissimi riescono a realizzare.

da Amori altamente pericolosi di Walter Riso

I disturbi della personalità

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) elenca 10 principali disturbi della personalità. Il counselor, pur non dovendo trattare tali disturbi, dovrà tuttavia essere in grado di individuare i diversi disturbi di personalità al fine di inviare eventuali clienti che dovessero rientrare in una delle suddette categorie agli operatori competenti (psichiatri, psicoterapeuti, psicologi).

Inoltre, poiché pur in assenza di un disturbo della personalità in ogni individuo sono prevalenti alcuni tratti di personalità rispetto ad altri, identificarli nel suo cliente consentirà al counselor di farsi un’idea del tipo di personalità con la quale si trova ad operare, al fine di adottare tecniche di aiuto più specifiche e, presumibilmente, più efficaci. Ritengo anche che riconoscere i tratti di personalità prevalenti nelle persone con le quali ci troviamo ad interagire, così come in noi stessi, possa senza dubbio essere uno strumento utile al miglioramento di una relazione, sia essa di tipo genitore-figlio, cliente-counselor, amico-amico oppure amorosa.

Il DSM suddivide i disturbi di personalità in tre categorie: bizzarri, drammatici e paurosi.

Rientrano nella categoria dei “bizzarri”, il disturbo schizoide di p., il disturbo schizotipico di p.e il disturbo paranoide di p. Fanno parte della categoria “drammatici” il disturbo borderline di p., il disturbo antisociale di p., il disturbo narcisistico di p. e il disturbo istrionico di p. Infine, nella categoria “paurosi”, troviamo il disturbo ossessivo-compulsivo di p., il disturbo evitante di p. e il disturbo dipendente di p.

(continua)