Sono interessato a te!

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Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Si sente spesso parlare di ascolto attivo, ma quanti sanno esattamente di che si tratta? Iniziamo col dire che, insieme all’empatia e all’accettazione incondizionata, l’ascolto attivo è uno dei tre pilastri del modello di Counseling di Carl Rogers, attraverso i quali è possibile accompagnare la persona alla riscoperta delle proprie risorse.

Si tratta di una tecnica sviluppata da Thomas Gordon – il celebre psicologo americano che ha dedicato gran parte della sua vita a divulgare le modalità di una buona comunicazione come strumento per la risoluzione dei conflitti fra genitori e figli, uomini e donne, insegnanti e studenti, dirigenti e dipendenti – e si basa sull’empatia e sull’accettazione incondizionata, con l’obiettivo di creare un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa e non giudicata.

Quando si pratica l’ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da ”buon osservatore” – ossia, come persone impassibili, neutrali, incuranti delle proprie emozioni e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta – è necessario rendersi disponibili a comprendere realmente ciò che l’altro sta comunicando, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. Solo in questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.

Per diventare ”attivo”, l’ascolto deve essere aperto e disponibile non solo verso l’altro e verso ciò che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.

Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la ricerca di soluzioni agli eventuali problemi espressi dall’altro. Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Nello specifico, l’ascolto attivo si compone di quattro fasi:

  • Ascolto passivo: in questa fase si ascolta in silenzio, permettendo all’altro di esporre i propri problemi senza essere interrotto.
  • Messaggi di accoglimento: l’ascoltatore utilizza messaggi non verbali – come un cenno della testa, un sorriso, ecc. – e verbali (“Ti ascolto”), per far comprendere all’altro che lo sta veramente ascoltando.
  • Inviti all’approfondimento: attraverso messaggi verbali, l’ascoltatore incoraggia chi parla ad approfondire l’argomento senza giudicare o commentare ciò che è stato detto.
  • Ascolto attivo: in questa fase l’ascoltatore dà un feedback, una rilettura di ciò che ha detto l’altro per verificare se ha capito, riproponendo il contenuto del messaggio condiviso dall’altro con parole diverse, rimandando all’altro anche emozioni e sentimenti emersi nel racconto.

Basandosi sull’accettazione incondizionata e sull’evitamento di tutti i comportamenti che potrebbero costituire una barriera comunicativa (vedi le 12 barriere della comunicazione di Gordon), l’ascolto attivo permette di costruire una relazione empatica, comunicando all’altro: sono interessato a te e ho fiducia in te.

Se vuoi prenotare il tuo primo incontro gratuito scrivimi all’indirizzo m.ricci@ascolto-attivo.it.

#12 Barriera della comunicazione

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CAMBIARE ARGOMENTO, MINIMIZZARE, IRONIZZARE.
“Parliamo piuttosto di…”
“Perché non provi invece a…?”
“Adesso non è il momento …”
Minimizzando il problema, chi ascolta scoraggia l’altro ad aprirsi quando si trova in difficoltà.

Thomas Gordon identifica 12 barriere alla comunicazione: si tratta di atteggiamenti che caratterizzano il non ascolto e limitano il potenziale della comunicazione, e che pertanto vanno limitate ed evitate il più possibile.

#11 Barriera della comunicazione

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CONTESTARE, INDAGARE, METTERE IN DUBBIO.
“Perché …?”
“Chi …?”
“Ma cosa hai fatto?”
“Come?”
La persona si sente impegnata a rispondere alle domande indagatorie dell’altro, e questo finisce spesso per renderla ansiosa e fargli perdere di vista il suo problema.

Thomas Gordon identifica 12 barriere alla comunicazione: si tratta di atteggiamenti che caratterizzano il non ascolto e limitano il potenziale della comunicazione, e che pertanto vanno limitate ed evitate il più possibile.

#10 Barriera della comunicazione

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#RASSICURARE, CONSOLARE. La rassicurazione implica che la persona in crisi stia esagerando. Spesso l’altro coglie il messaggio come “Non mi piace che tu stia male”. Spesso chi rassicura e consola lo fa perché non riuscirebbero altrimenti ad affrontare i forti sentimenti negativi che prova chi è turbato. Thomas Gordon identifica 12 barriere alla comunicazione: si tratta di atteggiamenti che caratterizzano il non ascolto e limitano il potenziale della comunicazione, e che pertanto vanno limitate ed evitate il più possibile.

#9 Barriera della comunicazione

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FARE APPREZZAMENTI, MANIFESTARE COMPIACIMENTI.

Indicano che l’altro ha un’alta aspettativa su di noi. Tali messaggi possono apparire come tentativi manipolatori, orientati a incoraggiare i comportamenti desiderati e causare ansietà o disappunto quando la percezione che si ha di se stessi non coincide con gli apprezzamenti dell’altro.

Thomas Gordon identifica 12 barriere alla comunicazione: si tratta di atteggiamenti che limitano il potenziale della comunicazione, e che pertanto vanno limitate ed evitate il più possibile.