Il ciclo del contatto

contatto_vp2.jpg“Anche se è possibile dividere la frase “io vedo un albero”, in soggetto, verbo e complemento oggetto, nell’esperienza non si può suddividere il processo in questo modo” (in “Terapia della Gestalt”, Fritz Pearls).
L’aspetto fondante del nostro funzionamento è costituito dalla nostra interazione con l’ambiente, dall’entrare in contatto con esso, così da trovare compimento ai nostri bisogni.
Secondo la concezione della Psicoterapia della Gestalt nessun individuo è separato dal “campo ambientale” in cui è inserito e di cui è parte. Il “campo totale” comprende sia l’organismo che l’ambiente, esso è costituito da due elementi che apparentemente sembrano separati, ma che in realtà esistono in uno stato di reciproca interdipendenza. Il comportamento dell’essere umano è considerato come funzione del campo totale, ed è influenzato dalla natura di tale rapporto. Nello specifico la Psicoterapia della Gestalt studia come funziona l’essere umano nel suo ambiente e cosa accade al confine del contatto tra i due elementi, dove hanno luogo gli eventi psicologici. Le modalità di contatto o di resistenza al contatto con l’ambiente, il come il soggetto affronta e sperimenta questi eventi di confine, dà origine a emozioni, pensieri, azioni e a dei modelli comportamentali.
Tale visione tende al superamento delle scissioni derivanti dalle categorie concettuali tipicamente occidentali: individuo/ambiente, esperienza interna/esterna, sé/altro, soggetto/oggetto, e considera tali categorie come “indivisibili” in quanto parte del campo totale.
Uno dei criteri che attiva nell’individuo un comportamento di contatto o di ritiro è legato alla desiderabilità o indesiderabilità di un oggetto presente nell’ambiente, desiderabilità connessa alla soddisfazione dei propri bisogni e al ripristino dell’equilibrio disturbato. Il contatto e il ritiro, l’accettazione e il rifiuto, costituiscono le funzioni più importanti della personalità totale, e derivano dalla capacità di discriminazione dell’individuo. Contatto e ritiro, in una struttura ritmica, sono parti del ciclo di contatto così come il sonno e la veglia sono parti di un ciclo più complesso, essi sono i mezzi per soddisfare i nostri bisogni, per continuare i processi costanti della vita stessa.
Se il contatto è troppo prolungato può diventare inefficace o doloroso, e analogamente se il ritiro è protratto nel tempo interferirà andando a scapito dei processi vitali.
Questo processo di interazione organismo/ambiente, sebbene appaia fluido e continuo da un punto di vista fenomenologico, è caratterizzato da alcuni elementi basilari che formano una “sequenza di contatto”. Infatti, si possono contraddistinguere dei “segni di punteggiatura” che costituiscono le fasi del processo, segni più facilmente individuabili in quei cicli di contatti difficoltosi, in cui viene interrotta la sequenza naturale. Il “ciclo di contatto” o “ciclo dell’esperienza” può essere considerato una mappa generica di ogni episodio di contatto, una rappresentazione della sequenza di percezione e comportamento volta al completamento di una figura di interesse nell’interazione organismo/ambiente.

Il tutto è più della somma delle parti

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Uno dei concetti base della Psicoterapia della Gestalt è sintetizzato proprio da questo enunciato: Il tutto è più della somma delle parti, che spiega la modalità del funzionamento di base non solo del processo percettivo, ma anche dell’apparato psichico in generale.

Immaginiamo che Tizio si rechi ad una festa, quando entra nella stanza piena di persone non le percepisce come macchie, colori e movimenti ma come unità significative, in cui può predominare un elemento (con funzione di “figura”), rispetto agli altri che retrocedono nello sfondo (funzione di sfondo). L’elemento figura è scelto in base all’interesse individuale, e fino a quando permane quella motivazione la scena apparirà organizzata in modo significativo in relazione ad essa.

Ogni invitato che partecipa alla festa, porta con sé un diverso interesse e la sua percezione della stanza e degli elementi così come il suo comportamento sono coerenti con tale motivazione. Ad esempio, la persona alcolista desidererà bere e cercherà immediatamente qualcosa che soddisferà questo suo desiderio, la pittrice osserverà e studierà con occhio attento e critico i quadri presenti nella casa, mentre il ragazzo che sa di incontrare lì la sua ragazza, la cercherà all’interno della folla. Si evince che ciò per cui una persona nutre interesse organizza la scena e le fornisce un significato.

La premessa basilare della psicologia della Gestalt è che la natura umana è organizzata in strutture o totalità, che è sperimentata dall’individuo in questi termini, e che può essere compresa solo come una funzione delle strutture o totalità da cui è costituita.

Gestalt: struttura e totalità

La terapia della Gestalt può essere considerata una sintesi di molte correnti di pensiero e può essere collocata all’incrocio fra varie altre teorie già esistenti: dalla psicoanalisi alle terapie psicocorporee di ispirazione reichiana, dallo psicodramma ai gruppi di incontro, dall’approccio fenomenologico a quello esistenziale, fino ad arrivare alle filosofie orientali.

La parola Gestalt rimanda al concetto di struttura e totalità. Lo scopo di questo tipo di terapia è di far scoprire alla persona la sua propria forma, il suo modello e la sua interezza. L’analisi può costituire una parte del processo ma lo scopo della terapia della Gestalt è l’integrazione di tutte le parti della persona. In questo modo l’individuo può far emergere liberamente tutte le proprie potenzialità rimaste, fino a quel momento, sopite o represse.

La terapia, più efficace se eseguita in gruppo, è centrata su tentativi di allargare la consapevolezza del sé della persona mediante l’uso delle esperienze passate, dei ricordi, degli stati emotivi, delle sensazioni corporee, ecc… In sintesi, tutto ciò che può contribuire a migliorare la consapevolezza dell’individuo è una parte consistente del processo terapeutico.

Una caratteristica fondamentale della psicoterapia della Gestalt consiste, quindi, nel metodo operativo che si fonda prevalentemente sull’esperienza, sia nel comprendere i problemi del cliente che nella scoperta ed esplorazione delle possibili soluzioni. Ogni piccolo cambiamento viene vissuto in terapia come un’esperienza viva, dove il cliente ha la possibilità di esplorare le soluzioni ai suoi problemi, non mediante delle comprensioni intellettuali e razionali, ma attraverso una comprensione di tipo fenomenologico, dove sono incluse sia le emozioni che le esperienze corporee.
La sua base contrattuale (legata cioè ad obiettivi concordati inizialmente) e la possibilità di articolare gli strumenti operativi, fanno della Psicoterapia Gestaltica un approccio duttile ed in continua evoluzione. Per questo i principi e le tecniche gestaltiche trovano ormai valida applicazione anche in ambiti diversi dalla psicoterapia: nelle relazioni di aiuto, nel colloquio clinico, nelle terapie di sostegno e in campo educativo.

La Gestalt viene oggi praticata in contesti e con obbiettivi assai diversi: nella psicoterapia individuale faccia a faccia, nella terapia di coppia con entrambe i partner presenti contemporaneamente, nella terapia familiare, nei gruppi continuativi di terapia, nei gruppi di sviluppo personale del potenziale individuale o in seno ad istituzioni (scuole, istituti per giovani disadattati, ospedali psichiatrici e così ia) e nfine sia nell’ambito di aziende sia industriali che commerciali.

Mediante la terapia della Gestalt, i pazienti diventano più coscienti di se stessi e del loro mondo interno. Sperimentando più chiaramente cosa desiderano, sentono e percepiscono, possono muoversi nel mondo con maggiore sicurezza e consapevolezza di sé.

 

Psicologia della Gestalt e Psicoterapia della Gestalt

gestalt2.jpgLa psicologia della Gestalt (la parola tedesca Gestalt significa forma, schema, rappresentazione) è una corrente di ricerca in Psicologia che nasce e si sviluppa in Germania nel periodo tra il 1910 ed il 1930.

Fondatori della psicologia della Gestalt sono di solito considerati Kurt Koffka, Wolfgang Köhler e Max Wertheimer. I loro studi psicologici si focalizzarono soprattutto sugli aspetti percettivi e del ragionamento, e contribuirono a sviluppare le indagini sull’apprendimento, sulla memoria, sul pensiero, sulla psicologia sociale.

Le teorie della Gestalt si rivelarono altamente innovative in quanto rintracciarono le basi del comportamento nel modo in cui viene percepita la realtà, anziché per quella che è realmente; quindi il primo pilastro della teoria della Gestalt fu costruito sullo studio dei processi percettivi e in una percezione immediata del mondo fenomenico.

 

La psicoterapia o terapia della Gestalt, è la psicoterapia parzialmente basata sulla psicologia della Gestalt.

Tra i principali esponenti, oltre al padre della psicologia della Gestalt Fritz Perls, va ricordata la moglie Laura, il saggista Paul Goodman, il filosofo Isadore From, il pedagogista Elliot Shapiro e il medico P. Weiss.

Il verbo gestalten significa “mettere in forma” o “dare una struttura significante” e il suo risultato, la Gestalt appunto, è dunque una forma strutturata, completa e dotata di un senso.

La Gestalt sottolinea che il tutto è differente dalla somma delle sue parti e perciò la terapia della Gestalt assume che per comprendere un comportamento è importante, oltre che analizzarlo, averne una visione di sintesi, ovvero cercare di percepirlo nell’insieme del contesto globale.

Sebbene ogni individuo sia costantemente bombardato da una serie di stimoli, il sistema percettivo ne seleziona solo alcuni e li organizza in strutture significative, o Gestalt.

In termini psicologici questo significa che, come individui, percepiamo noi stessi e il mondo come il risultato di un insieme di stimoli selezionati dal nostro sistema percettivo. Il sistema percettivo costruisce una figura definita rispetto ad uno sfondo indifferenziato. Ciò significa che gli stimoli non vengono percepiti in modo disgiunto gli uni dagli altri, ma vengono organizzati in modo da rispondere al bisogno di costruire significati basati sull’esperienza percettiva dell’ambiente.

L’osservazione fenomenologica deve astenersi dall’interpretare i significati dei singoli elementi, preferendo una descrizione accurata dell’insieme nella sua forma complessiva (la “gestalt” del sistema, appunto). Il significato che emergerà al termine dell’osservazione risulterà essere ben più preciso e profondo della semplice somma delle analisi delle singole parti del sistema. Questo, in breve, è il legame tra la terapia della Gestalt, la teoria del campo e le correnti filosofiche esistenziali e fenomenologiche europee del secolo scorso.

Fritz Perls sviluppò questo principio ed ebbe il merito di applicarlo alla terapia, nei termini in cui il paziente ha bisogno di sperimentare l’ambiente per costruire i suoi significati; la terapia consiste quindi nell’analisi della struttura interna dell’esperienza reale – come funziona il mio sistema percettivo – al fine di accrescere la consapevolezza di questo processo – sono consapevole di “vedere il mondo” in un certo modo.

La terapia della Gestalt, in questo senso, pone l’accento sulla presa di coscienza dell’esperienza attuale (il QUI ed ORA)  e sul sentito emozionale e corporeo.

Essa venne profondamente influenzata da vari fattori, quali: il teatro, la psicanalisi, l’olismo, la psicologia umanistica, le filosofie orientali (in particolare lo Zen).

Gli aspetti teorici più importanti della psicoterapia della Gestalt sono: la teoria del SE’ e il ciclo del contatto.

(continua)