Il difficile compito dei genitori

arton37006-1Quello dei genitori, per quanto gratificante, è probabilmente uno dei mestieri più difficili al mondo.

Oltre a prendersi cura del bambino, soprattutto finché è piccolo, ai genitori spetta il duro compito di aiutare i figli a sviluppare le proprie doti e capacità sia pratiche che sociali, assecondando la personalità del figlio ma allo stesso tempo assicurandosi che i suoi comportamenti siano rispettosi delle norme imposte dalla società.

Fin dal primo momento della gravidanza, i genitori sono sommersi da suggerimenti e indicazioni su come allevare i propri figli. I pediatri forniscono alle neo-mamme tutte le informazioni relative alla salute del bambino, e dai media arrivano numerosi e spesso contrastanti consigli su come educarlo, tanto che i genitori possono contare su una grande varietà di opzioni tra cui scegliere.

Tutta questa mole d’informazioni, tuttavia, fa sì che spesso i neo-genitori si sentano insicuri e non sappiano decidersi su quale sia la strada giusta da seguire, anche se generalmente gli esperti di psicologia infantile concordano sul fatto che non esiste uno stile educativo migliore di un altro, quindi i genitori possono scegliere le modalità che meglio si adattano alla loro famiglia.

Ma a prescindere dai consigli ricevuti, il compito di un genitore può presentare difficoltà sotto diversi aspetti. In primo luogo prendersi cura dei figli è un lavoro che richiede molto tempo, e di conseguenza riduce la possibilità di ritagliarsi spazi da trascorrere con il partner o con gli amici. Alcune famiglie, inoltre, con la nascita di un figlio si trovano ad affrontare problemi economici, oppure sono costretti a sfiancarsi per far coincidere le loro esigenze lavorative con quelle di genitori. Per non parlare poi della fatica di sobbarcarsi i pesanti lavori domestici, soprattutto se la famiglia è numerosa.

Un’area particolarmente delicata è quella relativa alle problematiche legate alla relazione e alla comunicazione con i figli, specie quando questi crescono e si avvicinano all’età dell’adolescenza, sottoponendo i genitori a uno stress non indifferente.

Sia per quanto riguarda l’aspetto educativo che quello relazionale, è sempre molto importante che i genitori siano uniti e trovino il modo di non inviare messaggi contrastanti. In caso contrario, sarà difficile per il bambino o il ragazzo capire cosa si aspettano da lui, ed è probabile che reagisca a questa incoerenza disobbedendo o con comportamenti a sua volta incoerenti, creando ulteriore tensione all’interno della famiglia.

Per questo è fondamentale che la coppia genitoriale sia coesa e capace di affrontare le questioni che riguardano i figli con un atteggiamento il più possibile collaborativo e costruttivo.

Un valido supporto per affrontare al meglio il difficile compito dei genitori arriva dal Counseling di Sostegno alla Genitorialità, attraverso percorsi che aiutano a migliorare la relazione con i propri figli e ad usare le proprie risorse per crescerli al meglio.

Mettendo a disposizione uno spazio dove imparare a migliorare la comunicazione, dove addestrarsi all’empatia, e dove condividere difficoltà e insicurezze, il Counseling di Sostegno alla Genitorialità aiuta i genitori a comprendere i propri comportamenti e ad acquisire una maggiore conoscenza di se stessi, per riuscire ad avere con i propri figli una relazione che sia il più soddisfacente possibile.

Se sei interessato ai progetti sulla genitorialità di Ascolto Attivo, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo o chiamami al 339-6183885.

Figli adolescenti: che fare?

adolescentiascoltoattivoSe vostro figlio è entrato nell’età dell’adolescenza, il periodo in cui vi vi sommergeva di domande e ricercava costantemente la vostra attenzione vi sembrerà solo un lontano ricordo.

E forse, come molti, pensate anche voi che la relazione genitori-figli adolescenti sia una partita persa in partenza.

Sì, perché capita spesso che a un certo punto, quelli che erano dei dolcissimi e deliziosi bambinetti, si trasformino in adolescenti scontrosi che il più delle volte rispondono alle domande degli adulti – in particolare dei genitori – con un grugnito o alzando gli occhi al cielo, trasformando qualsiasi forma di dialogo in un’ardua impresa.

Se vi mancano quelle chiacchierate con vostro figlio e siete stanchi dei suoi lunghi silenzi, potrebbe essere arrivato il momento di adottare qualche piccola strategia per provare a ristabilire la comunicazione.

NON INSISTETE. Gli adolescenti tendono a non rispondere se viene continuamente detto loro cosa devono o non devono fare. Smettono semplicemente di ascoltare, e la vostra voce diventa per loro poco più che un rumore di sottofondo. Dite le cose una sola volta e spiegate chiaramente quali saranno le conseguenze del loro comportamento… e poi accertatevi di mantenere la promessa.

SIATE MENO CRITICI. Nell’età dell’adolescenza, l’autostima dei ragazzi è piuttosto instabile, e le continue critiche rischiano di abbassarla ancora di più. Invece di limitarvi a manifestare la vostra disapprovazione per ciò che fanno, provate ad esprimere critiche costruttive, perché i rimproveri – soprattutto se ripetuti – non fanno altro che far crescere nei ragazzi rabbia e vergogna.

LASCIATE CHE TROVINO DA SOLI LA SOLUZIONE. A questa età i ragazzi hanno la capacità di risolvere da soli i problemi che gli si presentano. Anche se siete spesso tentati di dare consigli o suggerire la soluzione che ritenete più opportuna, lasciate che siano loro a trovarla. Sostituirsi ai ragazzi rischia di far passare il messaggio che non sono in grado di cavarsela da soli. Al contrario, se dovessero avere davvero bisogno del vostro aiuto, sicuramente troveranno il modo di chiedervelo.

NON TRATTATELI DA BAMBINI. Gli adolescenti hanno bisogno di conquistare a poco a poco la fiducia in se stessi, quindi non lasciate che restino attaccati alle vostre sottane più a lungo del necessario. In questa fase i ragazzi sono alla ricerca della loro indipendenza, e per farlo hanno bisogno che anche voi genitori li incoraggiate a prendere decisioni in maniera autonoma.

MANTENETE LA CALMA. Il silenzio ostinato di un adolescente è in grado di scatenare l’ira di un genitore, ma reagire violentemente non porterà alcun risultato, se non quello di aumentare la tensione tra voi. La prossima volta, prima di scagliarvi in un’invettiva contro vostro figlio, cercate di respirare e mantenere la calma, ed eviterete così di peggiorare la situazione.

NON PRENDETELA SUL PERSONALE. Se vostro figlio non ha voglia di parlare con voi, consideratela una sua scelta, e non un giudizio di valore nei vostri confronti. Non considerate la sua mancanza d’interesse a condividere con voi i suoi pensieri e le sue emozioni come un affronto personale. Non fatelo sentire in colpa per questo, ma aspettate il momento in cui sentirà lui il desiderio di farlo.

NON FORZATE LA MANO. Fate in modo che le conversazioni con vostro figlio avvengano casualmente, senza pianificarle troppo, possibilmente ritagliandovi dei momenti per condividere attività che amate entrambi. Può essere lo shopping, uno sport, o una ricetta da sperimentare insieme, l’importante è che non facciate domande troppo personali, e scegliate piuttosto argomenti leggeri della quotidianità, eventualmente prendendo spunto dalle notizie più recenti.

Cercate anche di non dimenticare che i vostri figli sono abituati ad usare prevalentemente altri mezzi di comunicazione, oltre a quelli che voi considerate convenzionali. Per quanto la cosa possa non piacervi, i Social Media e i sistemi di messaggistica fanno ormai parte del loro mondo, e tanto vale accettarlo ed usarli anche voi per comunicare con loro.

Infine, ricordate che questa difficoltà di comunicazione è quasi sempre una normale conseguenza della fase che il ragazzo o la ragazza stanno attraversando. Non dimenticate che gli adolescenti sono sottoposti a numerose pressioni: la scuola, il proprio aspetto fisico, la relazione con i coetanei, i primi amori… queste ed altre sono le questioni che un adolescente si trova a dover affrontare quotidianamente, mentre inizia a prendere consapevolezza di doversi fare strada nel mondo degli adulti.

Non lasciatevi scoraggiare da quel muro che i vostri figli sembrano aver sollevato tra voi e loro, e vedrete che, prima di quanto immaginiate, su quel muro si aprirà una breccia.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

Dalla parte dei bambini

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Non è pensabile che la nostra cultura dimentichi di aver bisogno di bambini. Ma che i bambini necessitino di un’infanzia sembra essere già quasi completamente dimenticato. Coloro che si rifiutano di dimenticare svolgono un ruolo prezioso”. 

Mi ha colpito molto questa citazione di Neil Postman, il sociologo statunitense autore del famoso libro La scomparsa dell’infanzia (1981), nel quale descrisse il processo di trasformazione precoce dei bambini in “piccoli adulti”, dovuto alla loro esposizione, fin dai primi anni di vita, allo stesso tipo di informazioni riservate agli adulti, grazie al sistema di comunicazione di massa: TV, pubblicità, modelli, mode, comportamenti.

Forse perché oggi mi capita sempre più spesso di vedere un esercito di bambini che studiano le lingue straniere fin dalle scuole elementari, frequentano corsi di teatro e di musica, bambini che praticano almeno due discipline sportive, e genitori che si affannano per dare loro tutte le opportunità del mondo, sacrificando a volte il desiderio di noia e di ascolto dei più piccoli!

Per voi un consiglio di lettura su questo tema.

I BAMBINI HANNO DIRITTO ALLA LENTEZZA

Articolo tratto dal sito L’Adige.it

Sempre più numerosi i ragazzi e bambini, dalla vita apparentemente normale, che si presentano al Pronto Soccorso con un disagio psichico che nasconde un grande dolore: iperstimolati, addestrati a primeggiare,  incapaci di trovare la forza di reagire ad una delusione. È quanto è emerso nel dialogo ad Educa tra la dottoressa Costanza Giannelli, direttrice dell’Unità ospedaliera di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale S. Chiara di Trento, il maestro Franco Ulcigrai, Cofondatore della scuola Steineriana il Cerchio di Rovereto  e Maurizio Camin, direttore della cooperativa sociale L’Ancora.

“Pigiama party alla scuola materna, tre lingue in prima elementare, corsi di arti circensi, musica, gare di sci, la media del nove. Ai bambini viene chiesto di essere sempre più intelligenti, dotati, abili e capaci. Troppo desiderare, troppo avere, troppo sapere, troppe soglie buie varcate in anticipo, con corpo fragile, senza corazza e senza la spada giusta”. È questo il pensiero di Costanza Giannelli che disegna i genitori moderni come i responsabili, a volte inconsapevoli, di un grande dolore inflitto nei bambini, perché “è più facile vantarsi della luce dell’intelligenza del proprio figlio piuttosto che della zona d’ombra dove si muove la consapevolezza”. E così i bambini si trovano prima o poi ad imbattersi nell’indifferenza, nella delusione e nel fallimento senza strumenti per poterli affrontare. “Umiliati e feriti a morte non riescono a reggere lo sguardo dell’altro, si blindano nel rifugio solitario e meditano la vendetta. E così il web diventa uno specchio senza confini e senza regole, un luogo dove cancellare il disonore e la vergogna, dove si può apparire e scomparire senza regole e responsabilità”.

Costanza Giannelli si augura che dopo quest’era falsamente buona e illuminata, ne nasca una nuova dove “un bambino molto intelligente abbia la possibilità di trovare maestri speciali che gli insegnino a tornare indietro, gli mostrino il volto del fiore e dell’animale e, finalmente, possa trovare la quiete.”

Anche Franco Ulgigrai chiede ai genitori di non avere fretta e di ripensare al momento in cui il bambino è pronto per iniziare la scuola primaria. “Spesso già a cinque anni si trova seduto al banco di scuola, senza aver raggiunto la maturità sociale, e privato dell'”anno del re”, quel periodo importante in cui il bambino si sente più grande e può dare il suo contributo ai compagni più piccoli. Iniziare la scuola senza la maturità necessaria, porta facilmente il piccolo a vivere un senso di inadeguatezza“. Ulcigrai riporta, inoltre, l’esperienza positiva dell’asilo nel bosco organizzato in Alto Adige, “dove i bambini devono seguire solo le regole del mondo e della natura senza mete, sul binario della massima tranquillità e serenità”.

Dello stesso parere il direttore della cooperativa Arianna di Trento, Maurizio Camin, il quale racconta come ogni giorno veda adolescenti non ascoltati, affaticati e ingabbiati all’interno di regole. “Giovani che parcheggiano il corpo a scuola, ma hanno anima e interessi fuori, che fanno fatica a stare al mondo, perché non riescono a pensarsi nel futuro”.

Francesca Gennai, vicepresidente del consorzio Con.solida, che ha moderato l’incontro, ha provato a trarne le conclusioni “le esperienze che abbiamo ascoltato oggi, ci ricordano che dobbiamo garantire ai bambini il diritto alla lentezza, alla natura, alla selvatichezza, alla ferita, alla noia, al vuoto e soprattutto ad essere ascoltati“.

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Genitori Oggi

Ascolto Attivo presenta Genitori Oggi, un ciclo di incontri di gruppo per migliorare il rapporto con i propri figli.

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Quando si diventa genitori, ci si portano dietro esperienze del passato e questioni legate alla propria infanzia, che con molta probabilità influenzano il modo di essere genitori. Poiché non esiste un manuale d’istruzioni, spesso i genitori provano ansia, frustrazione, oltre a un senso di sopraffazione e di inadeguatezza.

Genitori Oggi è progetto di Ascolto Attivo rivolto a tutti coloro che desiderano vivere al meglio il rapporto con i propri figli. Un ciclo di incontri per migliorare la comunicazione, per addestrarsi all’empatia, per condividere difficoltà e insicurezze del ruolo di genitori.

Calendario degli incontri
4 febbraio: Influenza del passato e modelli genitoriali appresi
18 febbraio: Automatismi: cosa sono e come funzionano
4 marzo: A scuola di emozioni
18 marzo: Addestrarsi all’empatia
1 aprile: L’uso dell’ascolto attivo nella relazione genitori-figli

Gli incontri si terranno a Roma nella sede di Via Isonzo dalle 11.30 alle 13.00.

Per informazioni e prenotazioni, m.ricci@ascolto-attivo.it oppure 339.6183885.

Quando i genitori divorziano: quali effetti sui figli?

divorce-cakeNegli Stati Uniti, dove oltre un terzo dei matrimoni finisce con il divorzio, i ricercatori sono da tempo impegnati a studiare gli effetti che ha sui figli la separazione dei genitori. Si tratta, in realtà, di un problema estremamente complesso, poiché l’impatto del divorzio sui figli dipende da un insieme di fattori, come ad esempio l’età dei bambini, il grado di ostilità tra i genitori, le spiegazioni fornite ai bambini.

Ogni situazione è ovviamente diversa dalle altre, ma in linea generale, possiamo dire che anche se è abbastanza normale che i bambini risultino turbati sul piano emotivo dal divorzio dei genitori – manifestando emozioni che variano dal senso di colpa o di abbandono, dalla depressione all’aggressività – si è osservato che questi problemi sono più evidenti nelle prime fasi della separazione. In questo periodo, infatti, spesso i genitori sono distolti dalla propria funzione educativa essendo impegnati a risolvere diversi problemi pratici e anche a causa delle loro stesse emozioni.

In una fase successiva, ciò che spesso si accentua è una discrepanza nello stile educativo dei genitori separati, discrepanza che rischia di disorientare i ragazzi, e per evitare la quale sarebbe fondamentale che i genitori continuassero a comunicare ed a trovare un accordo sulle principali questioni educative che riguardano i figli.

Tuttavia, da uno studio italiano è emerso un dato interessante: i figli delle famiglie unite o separate non si differenziano in alcun modo nel concetto di sé, mentre ciò che incide maggiormente sull’autostima è la percezione della conflittualità esistente tra i genitori.

Un dato, questo, che deve far riflettere, sottolineando quanto sia più importante per il benessere dei figli la “qualità” della relazione tra i genitori più che il fatto che essi vivano sotto lo stesso tetto. Perché se una certa dose di conflittualità è fisiologica, liti frequenti o lunghi periodi di silenzio e di assenza di affettività tra i partner, possano avere ripercussioni sui figli ben peggiori  di un divorzio o di una separazione.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo, e percorsi di Counseling di coppia. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

Adolescenti e autostima

Kind vor Tafel mit Muskeln aus Kreide

Se la parola stima si riferisce al valore che diamo agli altri, ne consegue che autostima è il valore che diamo a noi stessi. Per scattare una sorta di fotografia della nostra autostima, potremmo ad esempio rispondere a queste poche e semplici domande: Mi piaccio? Mi reputo una persona degna di valore? Merito di essere felice?

È evidente come le esperienze vissute nell’infanzia abbiano una particolare influenza nella formazione dell’immagine che abbiamo di noi stessi, ma anche se un tempo si pensava che questo fosse un tratto della personalità piuttosto stabile, oggi si ritiene in realtà che sia soggetto a mutamenti continui, e ciò è particolarmente vero per quanto riguarda gli adolescenti.

In pratica il cervello raccoglie i messaggi verbali e non verbali che arrivano dall’esterno, e riconfigura continuamente la percezione che i ragazzi hanno di sé.

In generale si può dire che il livello di autostima ha un forte impatto sul modo in cui una persona affronta la vita. Infatti, chi possiede buoni livelli di autostima, si sente apprezzato e accettato dagli altri, ritiene di meritare di essere trattato con rispetto, è consapevole delle proprie qualità e dei propri punti di forza, è orgoglioso dei propri successi e non perde la fiducia in se stesso anche quando commette un errore o davanti a un fallimento.

Chi, al contrario, ha una bassa stima di sé, tende a focalizzarsi più sui fallimenti che sui successi, è estremamente autocritico, si sente inferiore e insicuro, consente agli altri di trattarlo senza rispetto, e non ha fiducia nelle proprie qualità e nella propria capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Se siete genitori – o comunque adulti che hanno a che fare con gli adolescenti – potete svolgere un ruolo centrale e positivo per aiutare i ragazzi a sviluppare un buon livello di autostima, ma per farlo è essenziale che prestiate attenzione ad alcuni comportamenti.

  • Trattate sempre i ragazzi con rispetto, anche quando i loro comportamenti vi sembrano incoerenti, e se un momento sembrano degli adulti responsabili e l’attimo dopo dei mocciosi immaturi.
  • Date loro la possibilità di dimostrare il proprio senso di responsabilità, e fidatevi della loro capacità di giudizio.
  • Focalizzate i vostri giudizi più sull’impegno che sul risultato.
  • Parlategli come parlereste ad un adulto, fornendo loro tutte le spiegazioni adeguate al caso.
  • Siate un modello per loro, mostrando di accettare e riconoscere i vostri stessi limitI.
  • Incoraggiateli a vedere le situazioni e le loro stesse qualità nel modo più obiettivo possibile, aiutandoli a liberarsi delle loro convinzioni irrazionali.
  • Siate spontanei e affettuosi, e lodateli senza esagerare, ma assicuratevi che sappiano quanto li amate.
  • Dategli sempre il vostro feedback, dimostrando di riconoscere e comprendere i loro sentimenti e le loro scelte, anche quando non li approvate completamente.
  • Create un’atmosfera familiare serena, assicurandovi che ci sia rispetto nei confronti di tutti i membri della famiglia.
  • Incoraggiate i ragazzi ad esprimere e condividere stati d’animo e pensieri con gli adulti, ed evitate di esprimere giudizi troppo critici e negativi.

Nei ragazzi, come del resto negli adulti, un buon livello di autostima facilita le relazioni e la realizzazione personale, per questo è importante che i genitori svolgano al meglio il proprio ruolo, fondamentale in questo percorso di crescita.

Adolescenti e genitori: comunicare si può?

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Ricordate quando vostro figlio vi sommergeva di domande e ricercava costantemente la vostra attenzione?

Probabilmente, se i vostri figli sono già entrati o stanno entrando nell’età dell’adolescenza, quel periodo vi sembrerà solo un ricordo lontano.

Adolescenti e genitori: pensate anche voi che sia un binomio impossibile?

Sì, perché capita spesso che a un certo punto, quelli che erano dei dolcissimi e deliziosi bambinetti, si trasformino in adolescenti scontrosi che il più delle volte rispondono alle domande degli adulti – in particolare dei genitori – con un grugnito o alzando gli occhi al cielo, trasformando qualsiasi forma di dialogo in un’ardua impresa.

Se vi mancano quelle chiacchierate con vostro figlio e siete stanchi dei suoi lunghi silenzi, potrebbe essere arrivato il momento di adottare qualche piccola strategia per provare a ristabilire la comunicazione.

NON INSISTETE. Gli adolescenti tendono a non rispondere se viene continuamente detto loro cosa devono o non devono fare. Smettono semplicemente di ascoltare, e la vostra voce diventa per loro poco più che un rumore di sottofondo. Dite le cose una sola volta e spiegate chiaramente quali saranno le conseguenze del loro comportamento… e poi accertatevi di mantenere la promessa.

SIATE MENO CRITICI. Nell’età dell’adolescenza, l’autostima dei ragazzi è piuttosto instabile, e le continue critiche rischiano di abbassarla ancora di più. Invece di limitarvi a manifestare la vostra disapprovazione per ciò che fanno, provate ad esprimere critiche costruttive, perché i rimproveri – soprattutto se ripetuti – non fanno altro che far crescere nei ragazzi rabbia e vergogna.

LASCIATE CHE TROVINO DA SOLI LA SOLUZIONE. A questa età i ragazzi hanno la capacità di risolvere da soli i problemi che gli si presentano. Anche se siete spesso tentati di dare consigli o suggerire la soluzione che ritenete più opportuna, lasciate che siano loro a trovarla. Sostituirsi ai ragazzi rischia di far passare il messaggio che non sono in grado di cavarsela da soli. Al contrario, se dovessero avere davvero bisogno del vostro aiuto, sicuramente troveranno il modo di chiedervelo.

NON TRATTATELI DA BAMBINI. Gli adolescenti hanno bisogno di conquistare a poco a poco la fiducia in se stessi, quindi non lasciate che restino attaccati alle vostre sottane più a lungo del necessario. In questa fase i ragazzi sono alla ricerca della loro indipendenza, e per farlo hanno bisogno che anche voi genitori li incoraggiate a prendere decisioni in maniera autonoma.

MANTENETE LA CALMA. Il silenzio ostinato di un adolescente è in grado di scatenare l’ira di un genitore, ma reagire violentemente non porterà alcun risultato, se non quello di aumentare la tensione tra voi. La prossima volta, prima di scagliarvi in un’invettiva contro vostro figlio, cercate di respirare e mantenere la calma, ed eviterete così di peggiorare la situazione.

NON PRENDETELA SUL PERSONALE. Se vostro figlio non ha voglia di parlare con voi, consideratela una sua scelta, e non un giudizio di valore nei vostri confronti. Non considerate la sua mancanza d’interesse a condividere con voi i suoi pensieri e le sue emozioni come un affronto personale. Non fatelo sentire in colpa per questo, ma aspettate il momento in cui sentirà lui il desiderio di farlo.

NON FORZATE LA MANO. Fate in modo che le conversazioni con vostro figlio avvengano casualmente, senza pianificarle troppo, possibilmente ritagliandovi dei momenti per condividere attività che amate entrambi. Può essere lo shopping, uno sport, o una ricetta da sperimentare insieme, l’importante è che non facciate domande troppo personali, e scegliate piuttosto argomenti leggeri della quotidianità, eventualmente prendendo spunto dalle notizie più recenti.

Cercate anche di non dimenticare che i vostri figli sono abituati ad usare prevalentemente altri mezzi di comunicazione, oltre a quelli che voi considerate convenzionali. Per quanto la cosa possa non piacervi, i Social Media e i sistemi di messaggistica fanno ormai parte del loro mondo, e tanto vale accettarlo ed usarli anche voi per comunicare con loro.

Infine, ricordate che questa difficoltà di comunicazione è quasi sempre una normale conseguenza della fase che il ragazzo o la ragazza stanno attraversando. Non dimenticate che gli adolescenti sono sottoposti a numerose pressioni: la scuola, il proprio aspetto fisico, la relazione con i coetanei, i primi amori… queste ed altre sono le questioni che un adolescente si trova a dover affrontare quotidianamente, mentre inizia a prendere consapevolezza di doversi fare strada nel mondo degli adulti.

Non lasciatevi scoraggiare da quel muro che i vostri figli sembrano aver sollevato tra voi e loro, e vedrete che, prima di quanto immaginiate, su quel muro si aprirà una breccia.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

SOS Genitori in crisi

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Amate vostro figlio, ma non riuscite a capirlo? Non vi piace il modo in cui si comporta? Avete difficoltà nella relazione con lui?

Genitori in crisi? Nessun problema! Se vi riconoscete in almeno una di queste affermazioni, potrebbe esservi di aiuto un professionista specializzato in quello che gli anglofoni chiamano “Parent Counseling”, ormai diffuso e conosciuto anche in Italia come Counseling di Sostegno alla Genitorialità (CSG). Ma di cosa si tratta esattamente?

È inevitabile che, prima o poi, capiti ai genitori di entrare in crisi. Quando si diventa genitori, infatti, ci si portano dietro esperienze del passato e questioni legate alla propria infanzia che spesso influenzano il modo di relazionarsi con i propri figli. Dal momento che non esiste un manuale di istruzioni per genitori, sono frequenti emozioni come ansia, frustrazione, oltre a un senso di sopraffazione e, a volte, di inadeguatezza. Ad alcuni capita nei primi mesi o nei primi anni di vita del bambino, ad altri con l’entrata nel mondo della scuola, a molti altri quando i ragazzi entrano nella fase dell’adolescenza.

Il CSG è un servizio che aiuta i genitori che vivono un momento di difficoltà a migliorare la relazione con i propri figli e ad usare le proprie risorse per crescerli al meglio. Ciascun genitore sa qual è la cosa più giusta da fare con i propri figli, e il Counselor non intende assolutamente dare consigli. L’obiettivo è quello di rendere consapevoli i genitori del modo in cui agiscono la propria genitorialità, per poi decidere se modificare o meno tale modalità, nel caso si accorgano che questa non è funzionale alla relazione.

Il Counseling di Sostegno alla Genitorialità, oltre ad aiutare nella relazione con i propri figli, consente di acquisire una maggiore conoscenza di se stessi, e fornisce validi strumenti per migliorare il modo di comunicare.

Vale sempre la pena impegnarsi per migliorare la relazione con i propri figli, perché se quello del genitore è il mestiere più difficile del mondo… è anche il più bello!

Per informazioni sui percorsi di sostegno alla genitorialità, info@ascolto-attivo.it o m.ricci@ascolto-attivo.it.

Al via il progetto Genitori Oggi

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Un percorso per tutti coloro che desiderano vivere al meglio il proprio essere GENITORI, anche attraverso l’acquisizione di strumenti per migliorare la comunicazione con i propri figli.

Quando si diventa genitori, ci si portano dietro esperienze del passato e questioni legate alla propria infanzia, che con molta probabilità influenzano il modo di essere genitori.
Poiché non esiste un manuale d’istruzioni, spesso i genitori provano ansia, frustrazione, oltre a un senso di sopraffazione e di inadeguatezza.
Il Counseling di Sostegno alla Genitorialità consente ai genitori di comprendere i propri comportamenti e acquisire una maggiore conoscenza di se stessi.
Per informazioni:
info@ascolto-attivo.it
06/94801691 oppure 339/6183885

Genitori in crisi

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L’adolescenza, si sa, è un periodo di profondi cambiamenti biologici, cognitivi e psicologici per i ragazzi, cambiamenti che spesso sono per loro motivo di ansia e di stress. Non a caso lo stato evolutivo dell’adolescenza è caratterizzato da una certa reattività emozionale, che si traduce spesso in risposte emotive piuttosto intense.

In questa fase l’adolescente si trasferisce in uno spazio separato, diventando un individuo distinto, operando cioè quella che viene denominata individuazione, un processo che comporta lo sviluppo di un certo grado di indipendenza dalle relazioni familiari.

E mentre l’adolescente affronta questo processo di socializzazione che si basa su un equilibrio fra la formazione dell’identità personale e l’integrazione nella società, il Counseling può rivelarsi uno strumento utile per aiutarlo a trovare nuove modalità per procedere in modo adattivo nel viaggio evolutivo che lo attende.

Ma come vivono i genitori questa fase della vita dei propri figli? Perché sempre più spesso sono loro ad entrare in crisi?

L’esperienza insegna che spesso non sono i ragazzi a risultare particolarmente difficili o problematici, mentre determinante può essere il modo in cui i genitori reagiscono a questa fase di crescita dei figli.

Infatti, quando i bambini raggiungono la fase della pubertà, i fenomeni tipici della fase adolescenziale si combinano con i comportamenti e le emozioni dei genitori, suscitando in loro cambiamenti molto vistosi e ansie crescenti. Una situazione che, in alcuni casi, può essere anche aggravata da fattori legati alla fase di vita che stanno attraversando, come un calo di soddisfazione nel matrimonio, una maggiore consapevolezza del processo di invecchiamento, o anche un rifiuto emotivo e un distacco nei confronti dell’adolescente che si sta rendendo indipendente.

Molti genitori soffrono perché i figli adolescenti non vogliono parlare delle loro questioni personali in famiglia. Tuttavia, poiché i ragazzi stanno cercando di rendersi indipendenti, tendono a parlare con i genitori solo quando sentono l’esigenza di farlo, e non in risposta ai loro inviti e alle loro domande.

È evidente che, quando i figli diventano adolescenti, i genitori devono acquisire nuove competenze, dal momento che le abilità genitoriali richieste per prendersi cura di un bambino sono diverse da quelle necessarie per educare un adolescente. E tutto questo comporta per loro una forte dose di stress.

Va inoltre considerato che, essendo noi il frutto delle nostre esperienze, tendiamo a valutare ciò che ci accade sulla base di un criterio di giudizio ricavato dalla ricostruzione mentale che abbiamo fatto dalle esperienze del passato. E quando queste sono particolarmente significative, allora la valutazione del presente ne può risultare eccessivamente condizionata.

Il ruolo del Counselor nell’intervento di sostegno alla genitorialità, è quello di aiutare il genitore a riconoscere questo condizionamento, e fare in modo che esso influenzi meno la valutazione del presente.