Figli adolescenti: che fare?

adolescentiascoltoattivoSe vostro figlio è entrato nell’età dell’adolescenza, il periodo in cui vi vi sommergeva di domande e ricercava costantemente la vostra attenzione vi sembrerà solo un lontano ricordo.

E forse, come molti, pensate anche voi che la relazione genitori-figli adolescenti sia una partita persa in partenza.

Sì, perché capita spesso che a un certo punto, quelli che erano dei dolcissimi e deliziosi bambinetti, si trasformino in adolescenti scontrosi che il più delle volte rispondono alle domande degli adulti – in particolare dei genitori – con un grugnito o alzando gli occhi al cielo, trasformando qualsiasi forma di dialogo in un’ardua impresa.

Se vi mancano quelle chiacchierate con vostro figlio e siete stanchi dei suoi lunghi silenzi, potrebbe essere arrivato il momento di adottare qualche piccola strategia per provare a ristabilire la comunicazione.

NON INSISTETE. Gli adolescenti tendono a non rispondere se viene continuamente detto loro cosa devono o non devono fare. Smettono semplicemente di ascoltare, e la vostra voce diventa per loro poco più che un rumore di sottofondo. Dite le cose una sola volta e spiegate chiaramente quali saranno le conseguenze del loro comportamento… e poi accertatevi di mantenere la promessa.

SIATE MENO CRITICI. Nell’età dell’adolescenza, l’autostima dei ragazzi è piuttosto instabile, e le continue critiche rischiano di abbassarla ancora di più. Invece di limitarvi a manifestare la vostra disapprovazione per ciò che fanno, provate ad esprimere critiche costruttive, perché i rimproveri – soprattutto se ripetuti – non fanno altro che far crescere nei ragazzi rabbia e vergogna.

LASCIATE CHE TROVINO DA SOLI LA SOLUZIONE. A questa età i ragazzi hanno la capacità di risolvere da soli i problemi che gli si presentano. Anche se siete spesso tentati di dare consigli o suggerire la soluzione che ritenete più opportuna, lasciate che siano loro a trovarla. Sostituirsi ai ragazzi rischia di far passare il messaggio che non sono in grado di cavarsela da soli. Al contrario, se dovessero avere davvero bisogno del vostro aiuto, sicuramente troveranno il modo di chiedervelo.

NON TRATTATELI DA BAMBINI. Gli adolescenti hanno bisogno di conquistare a poco a poco la fiducia in se stessi, quindi non lasciate che restino attaccati alle vostre sottane più a lungo del necessario. In questa fase i ragazzi sono alla ricerca della loro indipendenza, e per farlo hanno bisogno che anche voi genitori li incoraggiate a prendere decisioni in maniera autonoma.

MANTENETE LA CALMA. Il silenzio ostinato di un adolescente è in grado di scatenare l’ira di un genitore, ma reagire violentemente non porterà alcun risultato, se non quello di aumentare la tensione tra voi. La prossima volta, prima di scagliarvi in un’invettiva contro vostro figlio, cercate di respirare e mantenere la calma, ed eviterete così di peggiorare la situazione.

NON PRENDETELA SUL PERSONALE. Se vostro figlio non ha voglia di parlare con voi, consideratela una sua scelta, e non un giudizio di valore nei vostri confronti. Non considerate la sua mancanza d’interesse a condividere con voi i suoi pensieri e le sue emozioni come un affronto personale. Non fatelo sentire in colpa per questo, ma aspettate il momento in cui sentirà lui il desiderio di farlo.

NON FORZATE LA MANO. Fate in modo che le conversazioni con vostro figlio avvengano casualmente, senza pianificarle troppo, possibilmente ritagliandovi dei momenti per condividere attività che amate entrambi. Può essere lo shopping, uno sport, o una ricetta da sperimentare insieme, l’importante è che non facciate domande troppo personali, e scegliate piuttosto argomenti leggeri della quotidianità, eventualmente prendendo spunto dalle notizie più recenti.

Cercate anche di non dimenticare che i vostri figli sono abituati ad usare prevalentemente altri mezzi di comunicazione, oltre a quelli che voi considerate convenzionali. Per quanto la cosa possa non piacervi, i Social Media e i sistemi di messaggistica fanno ormai parte del loro mondo, e tanto vale accettarlo ed usarli anche voi per comunicare con loro.

Infine, ricordate che questa difficoltà di comunicazione è quasi sempre una normale conseguenza della fase che il ragazzo o la ragazza stanno attraversando. Non dimenticate che gli adolescenti sono sottoposti a numerose pressioni: la scuola, il proprio aspetto fisico, la relazione con i coetanei, i primi amori… queste ed altre sono le questioni che un adolescente si trova a dover affrontare quotidianamente, mentre inizia a prendere consapevolezza di doversi fare strada nel mondo degli adulti.

Non lasciatevi scoraggiare da quel muro che i vostri figli sembrano aver sollevato tra voi e loro, e vedrete che, prima di quanto immaginiate, su quel muro si aprirà una breccia.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

Quando i genitori divorziano: quali effetti sui figli?

divorce-cakeNegli Stati Uniti, dove oltre un terzo dei matrimoni finisce con il divorzio, i ricercatori sono da tempo impegnati a studiare gli effetti che ha sui figli la separazione dei genitori. Si tratta, in realtà, di un problema estremamente complesso, poiché l’impatto del divorzio sui figli dipende da un insieme di fattori, come ad esempio l’età dei bambini, il grado di ostilità tra i genitori, le spiegazioni fornite ai bambini.

Ogni situazione è ovviamente diversa dalle altre, ma in linea generale, possiamo dire che anche se è abbastanza normale che i bambini risultino turbati sul piano emotivo dal divorzio dei genitori – manifestando emozioni che variano dal senso di colpa o di abbandono, dalla depressione all’aggressività – si è osservato che questi problemi sono più evidenti nelle prime fasi della separazione. In questo periodo, infatti, spesso i genitori sono distolti dalla propria funzione educativa essendo impegnati a risolvere diversi problemi pratici e anche a causa delle loro stesse emozioni.

In una fase successiva, ciò che spesso si accentua è una discrepanza nello stile educativo dei genitori separati, discrepanza che rischia di disorientare i ragazzi, e per evitare la quale sarebbe fondamentale che i genitori continuassero a comunicare ed a trovare un accordo sulle principali questioni educative che riguardano i figli.

Tuttavia, da uno studio italiano è emerso un dato interessante: i figli delle famiglie unite o separate non si differenziano in alcun modo nel concetto di sé, mentre ciò che incide maggiormente sull’autostima è la percezione della conflittualità esistente tra i genitori.

Un dato, questo, che deve far riflettere, sottolineando quanto sia più importante per il benessere dei figli la “qualità” della relazione tra i genitori più che il fatto che essi vivano sotto lo stesso tetto. Perché se una certa dose di conflittualità è fisiologica, liti frequenti o lunghi periodi di silenzio e di assenza di affettività tra i partner, possano avere ripercussioni sui figli ben peggiori  di un divorzio o di una separazione.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo, e percorsi di Counseling di coppia. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

Adolescenti e autostima

Kind vor Tafel mit Muskeln aus Kreide

Se la parola stima si riferisce al valore che diamo agli altri, ne consegue che autostima è il valore che diamo a noi stessi. Per scattare una sorta di fotografia della nostra autostima, potremmo ad esempio rispondere a queste poche e semplici domande: Mi piaccio? Mi reputo una persona degna di valore? Merito di essere felice?

È evidente come le esperienze vissute nell’infanzia abbiano una particolare influenza nella formazione dell’immagine che abbiamo di noi stessi, ma anche se un tempo si pensava che questo fosse un tratto della personalità piuttosto stabile, oggi si ritiene in realtà che sia soggetto a mutamenti continui, e ciò è particolarmente vero per quanto riguarda gli adolescenti.

In pratica il cervello raccoglie i messaggi verbali e non verbali che arrivano dall’esterno, e riconfigura continuamente la percezione che i ragazzi hanno di sé.

In generale si può dire che il livello di autostima ha un forte impatto sul modo in cui una persona affronta la vita. Infatti, chi possiede buoni livelli di autostima, si sente apprezzato e accettato dagli altri, ritiene di meritare di essere trattato con rispetto, è consapevole delle proprie qualità e dei propri punti di forza, è orgoglioso dei propri successi e non perde la fiducia in se stesso anche quando commette un errore o davanti a un fallimento.

Chi, al contrario, ha una bassa stima di sé, tende a focalizzarsi più sui fallimenti che sui successi, è estremamente autocritico, si sente inferiore e insicuro, consente agli altri di trattarlo senza rispetto, e non ha fiducia nelle proprie qualità e nella propria capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Se siete genitori – o comunque adulti che hanno a che fare con gli adolescenti – potete svolgere un ruolo centrale e positivo per aiutare i ragazzi a sviluppare un buon livello di autostima, ma per farlo è essenziale che prestiate attenzione ad alcuni comportamenti.

  • Trattate sempre i ragazzi con rispetto, anche quando i loro comportamenti vi sembrano incoerenti, e se un momento sembrano degli adulti responsabili e l’attimo dopo dei mocciosi immaturi.
  • Date loro la possibilità di dimostrare il proprio senso di responsabilità, e fidatevi della loro capacità di giudizio.
  • Focalizzate i vostri giudizi più sull’impegno che sul risultato.
  • Parlategli come parlereste ad un adulto, fornendo loro tutte le spiegazioni adeguate al caso.
  • Siate un modello per loro, mostrando di accettare e riconoscere i vostri stessi limitI.
  • Incoraggiateli a vedere le situazioni e le loro stesse qualità nel modo più obiettivo possibile, aiutandoli a liberarsi delle loro convinzioni irrazionali.
  • Siate spontanei e affettuosi, e lodateli senza esagerare, ma assicuratevi che sappiano quanto li amate.
  • Dategli sempre il vostro feedback, dimostrando di riconoscere e comprendere i loro sentimenti e le loro scelte, anche quando non li approvate completamente.
  • Create un’atmosfera familiare serena, assicurandovi che ci sia rispetto nei confronti di tutti i membri della famiglia.
  • Incoraggiate i ragazzi ad esprimere e condividere stati d’animo e pensieri con gli adulti, ed evitate di esprimere giudizi troppo critici e negativi.

Nei ragazzi, come del resto negli adulti, un buon livello di autostima facilita le relazioni e la realizzazione personale, per questo è importante che i genitori svolgano al meglio il proprio ruolo, fondamentale in questo percorso di crescita.

Adolescenti e genitori: comunicare si può?

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Ricordate quando vostro figlio vi sommergeva di domande e ricercava costantemente la vostra attenzione?

Probabilmente, se i vostri figli sono già entrati o stanno entrando nell’età dell’adolescenza, quel periodo vi sembrerà solo un ricordo lontano.

Adolescenti e genitori: pensate anche voi che sia un binomio impossibile?

Sì, perché capita spesso che a un certo punto, quelli che erano dei dolcissimi e deliziosi bambinetti, si trasformino in adolescenti scontrosi che il più delle volte rispondono alle domande degli adulti – in particolare dei genitori – con un grugnito o alzando gli occhi al cielo, trasformando qualsiasi forma di dialogo in un’ardua impresa.

Se vi mancano quelle chiacchierate con vostro figlio e siete stanchi dei suoi lunghi silenzi, potrebbe essere arrivato il momento di adottare qualche piccola strategia per provare a ristabilire la comunicazione.

NON INSISTETE. Gli adolescenti tendono a non rispondere se viene continuamente detto loro cosa devono o non devono fare. Smettono semplicemente di ascoltare, e la vostra voce diventa per loro poco più che un rumore di sottofondo. Dite le cose una sola volta e spiegate chiaramente quali saranno le conseguenze del loro comportamento… e poi accertatevi di mantenere la promessa.

SIATE MENO CRITICI. Nell’età dell’adolescenza, l’autostima dei ragazzi è piuttosto instabile, e le continue critiche rischiano di abbassarla ancora di più. Invece di limitarvi a manifestare la vostra disapprovazione per ciò che fanno, provate ad esprimere critiche costruttive, perché i rimproveri – soprattutto se ripetuti – non fanno altro che far crescere nei ragazzi rabbia e vergogna.

LASCIATE CHE TROVINO DA SOLI LA SOLUZIONE. A questa età i ragazzi hanno la capacità di risolvere da soli i problemi che gli si presentano. Anche se siete spesso tentati di dare consigli o suggerire la soluzione che ritenete più opportuna, lasciate che siano loro a trovarla. Sostituirsi ai ragazzi rischia di far passare il messaggio che non sono in grado di cavarsela da soli. Al contrario, se dovessero avere davvero bisogno del vostro aiuto, sicuramente troveranno il modo di chiedervelo.

NON TRATTATELI DA BAMBINI. Gli adolescenti hanno bisogno di conquistare a poco a poco la fiducia in se stessi, quindi non lasciate che restino attaccati alle vostre sottane più a lungo del necessario. In questa fase i ragazzi sono alla ricerca della loro indipendenza, e per farlo hanno bisogno che anche voi genitori li incoraggiate a prendere decisioni in maniera autonoma.

MANTENETE LA CALMA. Il silenzio ostinato di un adolescente è in grado di scatenare l’ira di un genitore, ma reagire violentemente non porterà alcun risultato, se non quello di aumentare la tensione tra voi. La prossima volta, prima di scagliarvi in un’invettiva contro vostro figlio, cercate di respirare e mantenere la calma, ed eviterete così di peggiorare la situazione.

NON PRENDETELA SUL PERSONALE. Se vostro figlio non ha voglia di parlare con voi, consideratela una sua scelta, e non un giudizio di valore nei vostri confronti. Non considerate la sua mancanza d’interesse a condividere con voi i suoi pensieri e le sue emozioni come un affronto personale. Non fatelo sentire in colpa per questo, ma aspettate il momento in cui sentirà lui il desiderio di farlo.

NON FORZATE LA MANO. Fate in modo che le conversazioni con vostro figlio avvengano casualmente, senza pianificarle troppo, possibilmente ritagliandovi dei momenti per condividere attività che amate entrambi. Può essere lo shopping, uno sport, o una ricetta da sperimentare insieme, l’importante è che non facciate domande troppo personali, e scegliate piuttosto argomenti leggeri della quotidianità, eventualmente prendendo spunto dalle notizie più recenti.

Cercate anche di non dimenticare che i vostri figli sono abituati ad usare prevalentemente altri mezzi di comunicazione, oltre a quelli che voi considerate convenzionali. Per quanto la cosa possa non piacervi, i Social Media e i sistemi di messaggistica fanno ormai parte del loro mondo, e tanto vale accettarlo ed usarli anche voi per comunicare con loro.

Infine, ricordate che questa difficoltà di comunicazione è quasi sempre una normale conseguenza della fase che il ragazzo o la ragazza stanno attraversando. Non dimenticate che gli adolescenti sono sottoposti a numerose pressioni: la scuola, il proprio aspetto fisico, la relazione con i coetanei, i primi amori… queste ed altre sono le questioni che un adolescente si trova a dover affrontare quotidianamente, mentre inizia a prendere consapevolezza di doversi fare strada nel mondo degli adulti.

Non lasciatevi scoraggiare da quel muro che i vostri figli sembrano aver sollevato tra voi e loro, e vedrete che, prima di quanto immaginiate, su quel muro si aprirà una breccia.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

SOS Genitori in crisi

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Amate vostro figlio, ma non riuscite a capirlo? Non vi piace il modo in cui si comporta? Avete difficoltà nella relazione con lui?

Genitori in crisi? Nessun problema! Se vi riconoscete in almeno una di queste affermazioni, potrebbe esservi di aiuto un professionista specializzato in quello che gli anglofoni chiamano “Parent Counseling”, ormai diffuso e conosciuto anche in Italia come Counseling di Sostegno alla Genitorialità (CSG). Ma di cosa si tratta esattamente?

È inevitabile che, prima o poi, capiti ai genitori di entrare in crisi. Quando si diventa genitori, infatti, ci si portano dietro esperienze del passato e questioni legate alla propria infanzia che spesso influenzano il modo di relazionarsi con i propri figli. Dal momento che non esiste un manuale di istruzioni per genitori, sono frequenti emozioni come ansia, frustrazione, oltre a un senso di sopraffazione e, a volte, di inadeguatezza. Ad alcuni capita nei primi mesi o nei primi anni di vita del bambino, ad altri con l’entrata nel mondo della scuola, a molti altri quando i ragazzi entrano nella fase dell’adolescenza.

Il CSG è un servizio che aiuta i genitori che vivono un momento di difficoltà a migliorare la relazione con i propri figli e ad usare le proprie risorse per crescerli al meglio. Ciascun genitore sa qual è la cosa più giusta da fare con i propri figli, e il Counselor non intende assolutamente dare consigli. L’obiettivo è quello di rendere consapevoli i genitori del modo in cui agiscono la propria genitorialità, per poi decidere se modificare o meno tale modalità, nel caso si accorgano che questa non è funzionale alla relazione.

Il Counseling di Sostegno alla Genitorialità, oltre ad aiutare nella relazione con i propri figli, consente di acquisire una maggiore conoscenza di se stessi, e fornisce validi strumenti per migliorare il modo di comunicare.

Vale sempre la pena impegnarsi per migliorare la relazione con i propri figli, perché se quello del genitore è il mestiere più difficile del mondo… è anche il più bello!

Per informazioni sui percorsi di sostegno alla genitorialità, info@ascolto-attivo.it o m.ricci@ascolto-attivo.it.

Al via il progetto Genitori Oggi

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Un percorso per tutti coloro che desiderano vivere al meglio il proprio essere GENITORI, anche attraverso l’acquisizione di strumenti per migliorare la comunicazione con i propri figli.

Quando si diventa genitori, ci si portano dietro esperienze del passato e questioni legate alla propria infanzia, che con molta probabilità influenzano il modo di essere genitori.
Poiché non esiste un manuale d’istruzioni, spesso i genitori provano ansia, frustrazione, oltre a un senso di sopraffazione e di inadeguatezza.
Il Counseling di Sostegno alla Genitorialità consente ai genitori di comprendere i propri comportamenti e acquisire una maggiore conoscenza di se stessi.
Per informazioni:
info@ascolto-attivo.it
06/94801691 oppure 339/6183885

Adolescenti e voglia di libertà

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Quando i ragazzi entrano nell’età dell’adolescenza, la maggior parte dei conflitti in famiglia sorgono perché, non sentendosi più bambini, vogliono decidere da soli e ritengono di meritare più libertà e maggiori responsabilità, mentre i genitori sono ancora restii a soddisfare le loro richieste.

Per molti genitori, infatti, risulta difficile affrontare queste rivendicazioni, perché dopo aver preso per anni le decisioni per conto dei propri figli e aver messo i loro bisogni prima di ogni altra cosa, si trovano davanti dei giovani adulti che vorrebbero essere liberi di affrontare il mondo a modo loro.

Ovviamente, tutti i genitori comprendono il maggiore bisogno di libertà e di responsabilità dei loro figli. Del resto è una fase naturale del processo di sviluppo dei ragazzi. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere che i genitori hanno ragioni più che valide per temere le conseguenze di questa maggiore libertà, ed è altrettanto comprensibile il loro desiderio di concederla con molta cautela. Oggi più che mai, infatti, i motivi di preoccupazione sono molti: abuso di droghe, gravidanze indesiderate, atti violenti, e altri fenomeni che interessano il mondo giovanile, un mondo per alcuni aspetti sconosciuto agli adulti.

Ma rispondere alle richieste degli adolescenti sempre con un “no”, nel tentativo di proteggerli il più a lungo possibile, porta inevitabilmente all’insorgere di conflitti familiari, e di conseguenza i figli si chiudono in se stessi, smettono di confidarsi, oppure si procurano la libertà desiderata a insaputa dei loro genitori.

E allora, che fare? Una semplice soluzione per ridurre la conflittualità consiste nel migliorare la comunicazione con i vostri figli.

Un buon inizio può essere provare a spiegare loro come vi sentite e quali sono le vostre paure rispetto alla maggiore libertà che essi rivendicano. E anche se condividere le vostre preoccupazioni non vi farà guadagnare la loro piena accettazione e comprensione, sarà un modo efficace per instaurare un dialogo più profondo, e forse raggiungere anche dei compromessi accettabili.

Il passo successivo potrebbe consistere nel concedergli gradualmente maggiore libertà e responsabilità, dando loro l’opportunità di dimostrare che sono pronti per quell’indipendenza che reclamano a gran voce.

Naturalmente, per orientarsi sul livello di libertà e di responsabilità da concedere ai propri figli non esistono delle regole precise, e ciascun genitore dovrà basarsi sulla personalità del proprio figlio e sui comportamenti avuti fino a quel momento.

Certo, i vostri figli commetteranno degli errori, ma vedrete che la maggior parte delle volte le cose andranno per il meglio. Usate l’empatia per cercare di capire che è anche per loro una fase difficile e per alcuni versi di grande confusione. Del resto siamo stati tutti adolescenti – e figli – e se ogni tanto proverete a ricordare le sensazioni che provavate allora e ne parlerete con loro, questo ridurrà senza dubbio la distanza tra di voi.

Le preoccupazioni non svaniranno del tutto, e a volte le vostre decisioni faranno arrabbiare i vostri figli adolescenti, ma se vi sforzerete di concedere loro gradualmente maggiore libertà e di affidargli maggiori responsabilità, misurando costantemente come reagiscono al cambiamento, scoprirete che i conflitti a poco a poco si ridurranno.

 

 

 

Specchio, specchio delle mie brame… Come sopravvivere alle influenze di una madre narcisistica

biancaneve.jpgNell’omonima favola, Biancaneve viene perseguitata dalla sua matrigna finché non diventa maggiorenne e riesce (grazie anche all’aiuto di un principe innamorato) a liberarsi e a vivere la vita che desidera.

Sono sempre rimasta affascinata da questa fiaba e ci sono alcune questioni che mi hanno sempre lasciata perplessa. In particolare:

– Perché il padre di Biancaneve concede alla sua nuova moglie il potere di ferire la sua amata figlia?

– Perché nessuno si oppone alla crudeltà della matrigna?

– Come fa una principessa a sapere come prendersi cura di sette nani?

– Perché si nasconde invece di combattere contro la sua malvagia matrigna?

Molte persone (sia donne che uomini) sono costrette a sopportare madri (e padri) crudeli nonostante il fatto che quei genitori, che dovrebbero prendersi cura dei loro figli (o figliastri), non facciano che umiliarli, criticarli o ignorarli. La violenza può assumere diverse forme ed è particolarmente dannosa quando viene esercitata “nel bene del bambino”, perché genera nel figlio o nella figlia un forte senso di colpa.

La settimana scorsa mi è capitato tra le mani un libro che è stato una sorta di rivelazione. Cercavo qualche testo che potesse aiutarmi a capire meglio la seguente questione: nonostante una sicurezza finanziaria e una carriera interessante, alcune donne si sentono vuote dentro e provano la sensazione di non essere “mai all’altezza”, a prescindere da ciò che fanno (ad esempio, nella carriera, con i figli, nelle relazioni). La maggior parte delle persone che si trovano ad affrontare questo tipo di problema sono molto motivate ad intraprendere una terapia e riusciranno a capire molto analizzando la relazione con la propria madre.

Spesso queste donne inizialmente descrivono le proprie madri come le loro migliori amiche. Successivamente, però, emerge che questa amicizia funziona in una sola direzione: fino a quando la figlia focalizza la sua attenzione sulla madre le cose vanno relativamente lisce, ma non appena la figlia osa mettere se stessa al centro dell’attenzione, la madre non riesce ad accettarlo. Queste donne si sentono in debito con le loro madri ed è come se fosse loro responsabilità renderle felici. Tuttavia, per quanto si sforzino, la madre tenderà a sminuire o semplicemente ad ignorare i loro sforzi, o agirà come se quel tipo di comportamento sia loro dovuto.

Karyl McBride spiega questo fenomeno nel suo libro Will I ever good enough? Healing the daughters of narcissistic mothers (Tantor Media, 2009), nel quale descrive come le figlie di madri narcisistiche diventano o altamente performanti (eppure insoddisfatte) oppure autosabotatrici (per esempio, attraverso il loro comportamento o relazioni malsane).

Anche se non sono d’accordo che siano solo le figlie femmine ad essere interessate da queste problemi, perché mi è capitato di avere clienti maschi con problematiche simili, tuttavia questo libro rappresenta un’utile fonte sia per i terapeuti che per i clienti, stimolando idee provocatorie e aiutando a comprendere come scendere a patti con la relazione con la propria madre, e come andare oltre, anche senza l’aiuto di un principe affascinante.

Ma tornando ad una delle domande iniziali: perché il padre di Biancaneve non l’ha mai difesa? Probabilmente era troppo impegnato ad occuparsi delle esigenze della regina e non aveva energie per prendersi cura della principessa (e avrebbe anche dovuto pagare lo scotto per aver preferito la principessa alla regina).

Traduzione da MIRROW, MORROW ON THE WALL… Or how to survive the influences of your narcissistic mother di Di Carmen Von Haenisch

 

Il tema della nascita: «L’ospite Inatteso»

nascita.jpg (Esplorare il tema della nascita attraverso il racconto)

Mia madre era sicuramente molto FERTILE… due figli nel giro di un anno sono un bel record! E immagino la sua felicità quando le avranno messo, per la prima volta, tra le braccia quella bambina RUGOSA.

Pur venendo da quella che si può facilmente definire una famiglia SGRETOLATA, era riuscita a crearsene invece una molto SOLIDA, accanto a un uomo che l’amava molto. E per questo aveva ritenuto INDISPENSABILE tornare presto a casa, subito dopo la mia nascita, per farmi partecipare, a soli tre giorni di vita, al primo compleanno del mio fratellino.

La casa che ci accolse era VARIOPINTA, con torta, palloncini e regali per il festeggiato che, però, sentitosi abbandonato dalla mamma corsa in clinica per partorire la sorellina, la rifiutava e la scacciava, gettando un’ombra SCURA su quella che doveva essere una giornata speciale.

Ed io, con gli occhi ancora semi-chiusi, forse mi guardavo intorno non capendo bene quello che stava succedendo, o chissà se, nella mia semplicità di bambina, già sapevo, anzi ero SICURA, che il giorno dopo tutto sarebbe passato e saremmo tornati ad essere una bella famiglia!