Cosa significa “comunicare”?

comunicazione.jpgPotremmo definire la comunicazione come una forma di relazione sociale con cui le persone interagiscono fra loro, si scambiano informazioni, mettono in comune esperienze. Comunicare consiste nella trasmissione di un messaggio da un emittente che lancia un messaggio, attraverso un canale, ad uno o più riceventi. Se questo o questi rispondono, e diventano emittenti a loro volta, allora si instaura una comunicazione di tipo circolare. Questa informazione di ritorno, detta anche feedback, consente all’emittente originario di capire se il ricevente ha percepito e decodificato il messaggio correttamente, secondo le intenzioni di chi lo ha emesso.

Occorre dire, infatti, che noi comunichiamo in rapporto a quanto e a come l’altro percepisce ciò che volevamo comunicargli.

Sono vere, infatti, tutte le seguenti affermazioni in merito alla comprensione dei messaggi:

  • Quello che conta non è ciò che diciamo ma ciò che il nostro interlocutore capisce.
  • Nessun messaggio viene ricevuto passivamente.
  • Molti messaggi subiscono un’immediata e profonda trasformazione.

Il Feedback Fenomenologico

(dall’inglese feed = nutrire/alimentare; back = indietro)

Il feedback o retroazione, è un ritorno d’informazione e serve ad agevolare l’apprendimento e ad ampliare la presa di coscienza e la consapevolezza. La percezione della reazione prodotta in altri da un proprio comportamento può essere utile a rendere un proprio agire futuro più adeguato, appropriato e funzionale alle nostre necessità o all’ambiente circostante.

Questo meccanismo di aggiustamento naturale esiste anche nei sistemi biologici: è il segnale con cui un organo periferico risponde all’organo centrale che lo ha stimolato, modificando l’azione e quindi provocando un’autoregolazione del sistema. In un setting strutturato di psicoterapia individuale in gruppo “Gestalt”, il feedback assume notevole rilevanza ed è di grande utilità sia per chi effettua una esplorazione terapeutica, sia per chi ne è testimone.

Il feedback può effettuarsi per:

  • Richiesta – in questo caso la persona che ha effettuato l’esplorazione terapeutica sceglie un membro del gruppo come referente dal quale vuole ascoltare le risonanze provate durante il lavoro terapeutico.
  • Offerta – un membro del gruppo vuole spontaneamente offrire un contributo che può essere utile a chi ha effettuato il lavoro, e chiede se vuole essere ascoltato.
  • Scarica pulsionale – un lavoro appena terminato ha coinvolto eccessivamente un altro membro del gruppo, che sente il bisogno di scaricarsi e, quindi, può chiedere di prenotarsi per un’esplorazione utilizzando le risonanze e le tensioni interne suscitate da questo vissuto per una messa in azione consapevole, oppure, non sentendosi ancora pronto per lavorare su questo vissuto, di potersi esprimere soltanto per ridurre la pressione interna con un acting-out concordato ed accettato.

 

Questa prassi metodologica è stata creata per tutelare i partecipanti e favorire la possibilità di esplorazioni emotive in profondità.

I lavori regressivi servono a riappropriarsi delle emozioni primarie (paura, rabbia, tristezza, affetto, gioia). Poiché chi fa un lavoro di esplorazione emotiva profonda può provare angoscia, in quanto affronta una situazione considerata rischiosa e vive un momento di estrema delicatezza a livello sia psichico che corporeo, è necessaria molta attenzione e molto rispetto. Sono perciò da evitare: giudizi, interpretazioni e soluzioni non richieste, generalizzazioni, domande investigative. Dopo il lavoro, essendo la persona ancora fragile, il feedback può essere nutriente e di arricchimento o, se fatto in maniera non corretta, può risultare dannosamente tossico ed indigesto.

Per questo motivo, nel dare il proprio feedback è fondamentale astenersi dal Valutare (giudicare), Indagare (fare domande per arrivare alla nostra soluzione, investigare), Soluzionare (consigliare, risolvere le situazioni per conto di un’altro), Sostenere eccessivamente (non bisogna mai e poi mai banalizzare, dire cose come “è normale”, “ci sono passato anche io”, ecc.), Interpretare (partire da un’idea preconcetta sul paziente).

Da qui l’acronimo V.I.S.S.I.

 

Un corretto feedback fenomenologico, verrà dato utilizzando espressioni come:

ho visto /vedo…

ho sentito / sento…

ho immaginato / immagino…

ho pensato / penso…

 

Un esempio di feedback può essere “Durante il tuo lavoro ho visto/osservato che… , dentro di me ho sentito/provato… , ho quindi immaginato e pensato che… “.

 

In tal modo si può presumere che ciò che vedo riguarda la mia percezione oggettiva, mentre ciò che immagino sia la proiezione dei miei vissuti e quello che sento appartenga al transfert come identificazione.

La proiezione è un’operazione con la quale il soggetto espelle (ritrovandoli poi nell’altro) le qualità, i sentimenti, desideri propri che disconosce o rifiuta. Questo atto proiettivo è il risultato della collusione simultanea tra un evento attuale (vissuto adesso nel qui ed ora) ed un evento traumatico (ferita aperta del passato somigliante). La proiezione è una specie di interpretazione contaminata dal passato e rievocata da un evento attuale. Spesso è inconscia e passa inosservata. Il transfert è generalmente una risposta susseguente ad una proiezione ed include un’identificazione. Quindi, è meglio considerarlo un alleato per la terapia, piuttosto che una resistenza. Proiezione e transfert sono elementi utili per evitare lo spavento della novità del presente. Riprodurre l’antico attaccamento diventa un mezzo per non entrare in contatto con la relazione attuale e nascondere l’incertezza. L’esperienza del nuovo è nutriente, a condizione che operi un adattamento creativo, altrimenti viene vissuto come fonte di noia, paura, fastidio e sofferenza.