Date voce ai vostri sentimenti inespressi!

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Liberare i sentimenti inespressi può trasformare – in meglio – le vostre relazioni.

Alcune persone maturano l’idea che le emozioni debbano essere contenute. E questo vale sia per quelle positive che per quelle negative. Insomma, mai gioire troppo e mai disperarsi troppo, sembra più o meno questo il leitmotiv.

Eppure, soprattutto emozioni come la paura, la rabbia, la tristezza o il senso di colpa, se represse troppo a lungo rischiano di esplodere al momento meno opportuno, magari quando qualcuno avrà toccato proprio quel tasto che serviva per far scattare la scintilla!

Inutile dire che reazioni di questo tipo non contribuiscono certo a rendere costruttive le relazioni, per non parlare poi dell’enorme fatica che comporta reprimere le emozioni, fatica che spesso può portare a vere e proprie forme di depressione.

E allora che fare? In alcuni casi possono venirci in aiuto quelle che Freud chiamava “proiezioni”.

Ciò che lui afferma, in sostanza, è che la maggior parte dei conflitti tra individui hanno a che fare con una qualche forma di proiezione. Solitamente questo processo inizia con una sorta di “dito puntato”, accompagnato da un rimprovero che inevitabilmente inizierà con un “tu”. Ogni proiezione implica una forma di giudizio verso il comportamento dell’altro, e serve ad evitare di riconoscere parti di noi stessi che non approviamo.

Ecco un esempio pratico di proiezione:

Supponiamo che le persone prepotenti vi facciano letteralmente andare su tutte le furie, perché pensate che si approfittino degli altri. In questo caso state esprimendo sì un giudizio sulle persone prepotenti, ma quella reazione è qualcosa che ha a che fare con voi stessi. Forse vorreste voi stessi possedere quella qualità (in tal caso c’è una sorta di invidia)? Oppure siete voi stessi prepotenti ma è una qualità che non volete riconoscere (quindi una vera e propria proiezione)? O ancora, non avete elaborato un trauma legato a un’esperienza in cui siete stati voi stessi oggetto di un comportamento prepotente?

Ogni volta che diciamo a qualcuno: “Mi fai arrabbiare”, invece di imputare a lui/lei la nostra reazione emotiva, dovremmo invece chiedere a noi stessi: “Perché ho reagito così a ciò ha detto o fatto?”.

Quello che proviamo ha quasi sempre a che fare con il nostro mondo interiore, e tanto più la nostra reazione è sproporzionata rispetto all’evento che l’ha causata, tanto più dovremmo leggerlo come un segnale che stiamo proiettando sull’altro qualcosa che in realtà appartiene solo a noi stessi.

La verità è che quella reazione ci sta dicendo qualcosa di molto importante su noi stessi, e altrettanto importante è riuscire a cogliere quel segnale.

Parlare con un professionista, provare a dare voce ai sentimenti e alle emozioni più profonde e nascoste, ed esplorare il proprio mondo interiore, rappresenta un’importante opportunità per integrare tutte le parti di voi, anche quelle delle quali non siete consapevoli o che non accettate.

Quando inizierete a identificare e ad esprimere le vostre emozioni represse, quando realizzerete che le vostre emozioni non dipendono dal comportamento altrui, vi sentirete più liberi e più padroni della vostra vita.

Counseling di gruppo: quando e perché?

GroupCounselingUn intervento di Counseling ha l’obiettivo di mettere la persona nelle condizioni migliori per ri-trovare e ri-attivare le proprie risorse, al fine di superare un momento di difficoltà, prendere una decisione importante o raggiungere un particolare obiettivo.

Ma quando e perché partecipare a un gruppo di Counseling?

Il lavoro con un gruppo – formato da persone che hanno un tema di interesse comune – non è sostanzialmente diverso, e mira a consentire alle persone di prendere consapevolezza delle modalità impiegate nella gestione delle problematiche personali, come anche delle proprie risorse, delle strategie usate e del loro grado di efficacia, ma lo fa anche attraverso il confronto e la condivisione con gli altri partecipanti.  

Il gruppo consente di confrontarsi in uno spazio protetto, libero dai giudizi, dove ci si può rispecchiare nell’altro e allo stesso tempo scoprire qualcosa di se stessi attraverso il riconoscimento dell’altro. Un’esperienza spesso molto importante, perché rafforza l’autostima e aiuta a riscoprire e potenziare competenze e caratteristiche personali.

Compito del Counselor è creare un ambiente di accettazione incondizionata, dove accompagnare i partecipanti in una sorta di viaggio dentro se stessi. Un viaggio che i partecipanti non intraprendono da soli, ma avendo al proprio fianco altre persone che condividono con loro uno stesso problema o uno stesso obiettivo.

Il gruppo, in definitiva, come un potente strumento di cambiamento, perché offre a ciascun partecipante la possibilità di sperimentare in un luogo sicuro nuove e più efficaci modalità di comunicare e di stare con gli altri.

Oggi parliamo di uomini!

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Credo non serva effettuare un’indagine su un campione particolarmente cospicuo per affermare che gran parte delle persone che varcano la porta dello studio di un counselor o di uno psicoterapeuta appartengono al sesso femminile.

È inutile negare che, nella mia personale esperienza, sono di gran lunga più numerose le clienti donne, e che spesso sono proprio loro che cercano di convincere i partner – non di rado riluttanti, quando non addirittura diffidenti – ad affrontare un percorso di counseling di coppia.

Impresa che non sempre ha esito positivo, generando un profondo senso di frustrazione nella parte femminile della coppia.

Eppure, nonostante la riluttanza maschile a condividere con l’altro il proprio mondo interiore, gli uomini non sono certo immuni dal vivere i propri momenti di crisi o da altri problemi che riguardano la sfera psicologica. E proprio come le loro partner, possono trovarsi davanti a scelte difficili, a cambiamenti improvvisi, oppure a vivere relazioni non soddisfacenti o situazioni che ostacolano la loro felicità.

Per quanto riguarda le relazioni, ad esempio, molti uomini non riescono ad esprimere facilmente i propri sentimenti alla persone che amano, e questo spesso li porta a deludere le aspettative del partner o anche dei figli, con le conseguenti difficoltà relazionali.

La sfera lavorativa, poi, è forse l’area più critica per il cosiddetto “sesso forte”, e spesso per loro è proprio l’ambiente di lavoro la maggiore fonte di stress. Un ambiente particolarmente competitivo, le enormi pressioni per raggiungere i risultati, la responsabilità – a volte – di essere l’unica fonte di reddito della famiglia, i difficili rapporti con colleghi e superiori, tutto questo fa sì che l’ambiente di lavoro costituisca la maggiore fonte di stress per gli uomini.

Collegati a questi, sono ovviamente anche i problemi finanziari, motivo frequente di preoccupazione per coloro che, nonostante i cambiamenti sociali e culturali, continuano a portare il peso di essere i capo famiglia.

Ma cosa possono fare gli uomini per affrontare al meglio i loro momenti difficili?

È fondamentale che gli uomini si sforzino di parlare dei propri problemi. Che siano i familiari, il partner o gli amici poco importa, ciò che conta è dare voce a ciò che provano, lasciarlo affiorare per poterne prendere davvero consapevolezza.

Qualora, poi, dovessero sentire di non poter trovare nella famiglia o negli amici il tipo di supporto e di ascolto di cui avrebbero bisogno, è importante che si liberino del pregiudizio che spesso è alla base della loro riluttanza nei confronti delle professioni d’aiuto, e cioè che chiedere aiuto sia un segnale di debolezza.

Mettersi in gioco, al contrario, è spesso indice di grande forza e determinazione da parte di chi ha a cuore il proprio benessere.

Un percorso di auto-esplorazione, facilitato dall’empatia, dall’ascolto attivo e dall’accettazione incondizionata, può favorire una migliore conoscenza di se stessi e delle proprie emozioni, entrambi requisiti imprescindibili per affrontare al meglio le situazioni che la vita presenta, ma anche e soprattutto per creare e mantenere relazioni soddisfacenti.

Come sconfiggere i nemici del sonno

risveglio-insonniaCapita spesso, soprattutto in questo periodo dell’anno, che le persone soffrano di qualche disturbo del sonno, con inevitabili ripercussioni sull’umore, sul rendimento lavorativo e, di conseguenza, anche sulle relazioni.

A chi non è mai capitato di dare una brutta risposta al partner o di aver perso la pazienza con il proprio figlio dopo una notte – o addirittura una serie di notti – in bianco?

Del resto dormire è una nostra esigenza, e proprio durante il sonno tutto il metabolismo aumenta, aiutando così l’organismo a immagazzinare energia, e non solo energia fisica per svolgere le nostre attività quotidiane, ma anche e soprattutto energia mentale.

Stili di vita e alimentazione giocano senza dubbio un ruolo importante nella regolazione dei cicli di veglia e sonno, ma anche i problemi e le preoccupazioni sono acerrimi nemici di Ipno, il dio del Sonno. (Contrariamente a quanto pensano molti, Morfeo non è il dio del sonno, ma uno dei figli del dio greco, ed è considerato il “modellatore dei sogni“, colui che fa prendere ai sogni stessi la forma. Ma questa è un’altra storia…).

Tornando ai giorni nostri, quando si ha difficoltà a dormire – e in assenza di disturbi del sonno conclamati – è probabile che il nostro corpo e la nostra mente stiano cercando di comunicarci qualcosa.

In alcuni casi si tratta solo di una fase passeggera legata a un momento stressante, superato il quale anche il sonno tende a migliorare.

In altri casi, invece, il disturbo del sonno può durare più a lungo ed essere il sintomo di un problema più profondo, di un pensiero che ci angoscia o di una difficoltà che abbiamo e che non riusciamo a superare.

In questi casi può essere utile chiedere aiuto a un professionista dell’ascolto, perché esprimere e comunicare all’altro ciò che nascondete dentro di noi, vi consentirà di osservare la questione che vi preoccupa da una diversa prospettiva, e di conseguenza anche immaginare una possibile soluzione attraverso l’attivazione delle vostre preziose risorse personali.

Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto con voi in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere la situazione con chiarezza, e aiutarvi a scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.

E forse anche la qualità e la quantità delle vostro sonno ne beneficeranno!

Il primo appuntamento… con il Counselor

mugLoveCounselorIl cuore che batte all’impazzata, una sensazione d’ansia alla bocca dello stomaco, l’agitazione per quel primo incontro.

Che penserà di me? Cosa dovrò dire? E se non riuscirò a parlare? Spero di non restare in silenzio… odio il silenzio. E se pensasse che il mio è solo uno stupido problema? Se scoppio a piangere?”.

Anche se potrebbero assomigliare alle sensazioni tipiche di un primo appuntamento romantico, è più o meno questo ciò che prova chi decide per la prima volta di rivolgersi a un Counselor per chiedere aiuto.

Sensazioni che sono assolutamente normali, e del resto è un passo importante quello che si appresta a compiere chi decide di aprirsi completamente davanti a qualcuno che non conosce, e del quale poco a poco imparerà a fidarsi.

Perché il segreto del successo di una relazione di Counseling è proprio questo: dare al cliente la possibilità di essere ascoltato senza giudizi o critiche, consentendogli di trovare dentro di sé le risorse per superare il momento di difficoltà che lo ha spinto a chiedere aiuto.

Un percorso che lo porterà anche a conoscere meglio se stesso e a scoprire la sua parte migliore, quella parte che è la chiave per il raggiungimento del suo benessere.

E allora vale la pena affrontare l’ansia del primo appuntamento! Che ne dite?

Counseling: il tuo spazio d’ascolto

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A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto. Ci si rende conto che una situazione, una relazione o un evento ostacolano la felicità, ma si ha la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.
In questi casi, un percorso di Counseling può rappresentare un valido aiuto per acquisire una maggiore consapevolezza sui propri stati d’animo e sulle modalità di comunicare con se stessi e con gli altri, e al tempo stesso raccogliere le informazioni necessarie per affrontare e trovare soluzioni utili a risolvere il problema che vi affligge.
Rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto, però, richiede una grande apertura mentale e la disponibilità ad esporsi per rivelare chi si è veramente, e per questo può suscitare comprensibili timori.
Tuttavia, poter contare su uno spazio d’ascolto dedicato e libero dal giudizio può essere estremamente utile – nonché liberatorio – quindi può valere la pena superare le iniziali diffidenze e darsi la possibilità di vivere questa esperienza.
Senza dimenticare che rivolgersi a un professionista consente anche di ricevere un’opinione obiettiva della situazione che si sta vivendo. Molti, infatti, pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le “spalle migliori su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose dalla giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la chiarezza di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.
Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con chiarezza, e scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.
E allora accomodatevi e godetevi il vostro spazio d’ascolto!

Il potere delle emozioni

emotions-quiz-origFelicità, imbarazzo, dispiacere, paura, euforia, preoccupazione… l’elenco delle parole che possiamo usare per descrivere i nostri stati d’animo potrebbe continuare all’infinito. Stati d’animo è però un termine generico, e in alcuni casi è più corretto parlare di emozioni e sentimenti.

Ma quali sono le differenze? Come facciamo a distinguere le emozioni dai sentimenti?

In linea generale, possiamo dire che sono entrambi stati di attivazione psicologica e fisiologica che si manifestano in risposta a un cambiamento dell’ambiente fisico, sociale o mentale. In particolare, i neuroscienziati descrivono le emozioni come l’insieme delle risposte osservabili in seguito all’attivazione di un determinato stato corporeo connesso a specifiche immagini mentali. I sentimenti, invece, si riferiscono all’esperienza che ciascun individuo fa di tali cambiamenti, ovvero all’esperienza privata delle emozioni.

Un’altra importante differenza è che le emozioni sono stati emotivi di breve durata e transitori, mentre i sentimenti possono rimanere attivi per un periodo più lungo.

Nella relazione di Counseling, in un lavoro di esplorazione emotiva profonda, le emozioni costituiscono una risorsa preziosa. In quanto adattive, infatti, sono per definizione positive, e la distinzione fra positive e negative va interpretata piuttosto nel modo in cui le stesse sono vissute dall’individuo, come piacevoli o spiacevoli.

Nel setting di Counseling, evocare le proprie emozioni e poterle rielaborare, consente al cliente di entrare in contatto con se stesso ed individuare i propri bisogni.

Le emozioni, quindi, sono un elemento imprescindibile per preparare e motivare le persone a fronteggiare gli eventi della vita e a massimizzarne il benessere. 

Il Counselor è…

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Sebbene stia diventando sempre più una professione conosciuta e apprezzata anche in Italia, capita ancora spesso che le persone chiedano chiarimenti in merito alla figura del Counselor.
In effetti non è sempre semplice definire l’ambito d’intervento del Counselor, e allora questa volta ho deciso di farlo prendendo a prestito la definizione del Dizionario Internazionale di Psicoterapia.
Il Counselor è un agevolatore della relazione di aiuto che sostiene il cliente nel processo di consapevolezza per una maggiore autonomia rispetto alle scelte di vita.
È un professionista che lavora sulla salute e sul benessere psicofisico, orienta, sostiene e sviluppa le risorse della persona.
Le competenze di base del Counselor sono relative al saper essere una persona empatica, congruente, autentica, consapevole dei propri valori, sensazioni e pensieri, disponibile all’accettazione incondizionata.
Il Counselor utilizza molte tecniche: ascolto attivo che evita giudizi e interpretazioni; esplorazione con domande aperte e chiuse; chiarificazione per incoraggiare l’elaborazione; parafrasi per aiutare il cliente a focalizzare il contenuto del suo messaggio ed enfatizzarlo quando l’attenzione sui sentimenti è prematura; riformulazione per incoraggiare a consapevolizzare ed esprimere emozioni, sperimentarne l’intensità per poterle gestire; delucidazione per connettere elementi multipli, identificare un tema ricorrente e fare il punto per ulteriori obiettivi.
La relazione costruita è fatta, così, di riconoscimento, rispetto e congruenza, e favorisce l’auto-comprensione e l’auto-esplorazione.
[Claudia Montanari in Dizionario Internazionale di Psicoterapia, 2012]

Il salvagente: il Counseling spiegato con una storia

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Sono in acqua, arranco, non riesco a stare a galla. Il mare è molto mosso, la riva lontana. Gambe e braccia pesanti, il pensiero poco lucido. Mi mancano le forze, sento che sto per affogare. Grido per chiedere aiuto ma nessuno arriva. Tutti pensano che il mare non sia poi così agitato e poi io so nuotare bene, posso cavarmela da sola. Continuo ad urlare, finché anche la voce si affievolisce. È finita, non ce la faccio più. Non ho più voglia di sbracciarmi, sono stanca. Sento che sto per essere inghiottita ed è quasi un sollievo.

Alla fine però qualcuno arriva, ma non si getta in acqua avventatamente, rischiando la sua stessa vita. No, lui mi lancia un salvagente, dove io possa aggrapparmi per riprendere le forze e riacquistare la lucidità. E intanto è lì che mi osserva, lo sento, so che c’è. Poi piano piano entra in acqua, si avvicina, ce l’ho accanto, e anche se so che non sarà lui a condurmi a riva perché dovrò farlo da sola, so che capisce quello che provo e che mi aiuterà a scoprire perché vedo in burrasca un mare appena agitato e soprattutto perché ho tanta paura di tornare a riva.

Questo è per me il Counseling.

Compito del Counselor è favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare quei problemi che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno. La vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il Counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso, risvegliando la creatività, i talenti, e le responsabilità verso la propria vita e le proprie scelte.

Counseling: un viaggio dentro se stessi

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Mettere ordine tra le proprie emozioni è un processo che dura tutta una vita, ma come dice un famoso detto cinese: “Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo”. Ricevere aiuto da un professionista può fare la differenza nell’iniziare il viaggio con il piede giusto.

A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto, e di avere al tempo stesso la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.

Sappiamo semplicemente che una situazione, una relazione o un evento stanno ostacolando la nostra felicità.

In questi casi, un percorso di Counseling può aiutare ad essere maggiormente consapevoli delle dinamiche comunicative, emotive e relazionali proprie e degli altri, e dunque portare ad acquisire le informazioni che servono per conoscere, affrontare e trovare soluzioni utili per risolvere il problema che vi affligge.

Ma se è vero che rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto può essere liberatorio in molti sensi, ciò richiede anche una grande apertura mentale e la disponibilità a mettersi in discussione facendo cadere le maschere che spesso si è costretti a indossare nella vita quotidiana, ed è per questo che può suscitare comprensibili timori.

Se sentite il desiderio di mettervi in gioco e affrontare un problema che vi sta a cuore con l’aiuto di un Counselor, ricordate che:

  • Da un Counselor riceverete un’opinione neutrale

Molti pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le migliori “spalle su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose nella giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la lucidità di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.

Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con maggiore chiarezza, e aiutarvi a scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.

  •  Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza

Lo scoglio principale per molti è la convinzione che il ricorso a un aiuto esterno sia un segnale di debolezza. In realtà, intraprendere un percorso di Counseling è una scelta consapevole e intenzionale, che non può e non deve essere imposta da nessuno.

Il Counseling aiuta a valutare in maniera profonda e obiettiva i propri stati d’animo, e comprendere a fondo le proprie emozioni impedisce che queste ci portino a prendere direzioni che siano controproducenti per una felicità a lungo termine.