Oggi parliamo di uomini!

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Credo non serva effettuare un’indagine su un campione particolarmente cospicuo per affermare che gran parte delle persone che varcano la porta dello studio di un counselor o di uno psicoterapeuta appartengono al sesso femminile.

È inutile negare che, nella mia personale esperienza, sono di gran lunga più numerose le clienti donne, e che spesso sono proprio loro che cercano di convincere i partner – non di rado riluttanti, quando non addirittura diffidenti – ad affrontare un percorso di counseling di coppia.

Impresa che non sempre ha esito positivo, generando un profondo senso di frustrazione nella parte femminile della coppia.

Eppure, nonostante la riluttanza maschile a condividere con l’altro il proprio mondo interiore, gli uomini non sono certo immuni dal vivere i propri momenti di crisi o da altri problemi che riguardano la sfera psicologica. E proprio come le loro partner, possono trovarsi davanti a scelte difficili, a cambiamenti improvvisi, oppure a vivere relazioni non soddisfacenti o situazioni che ostacolano la loro felicità.

Per quanto riguarda le relazioni, ad esempio, molti uomini non riescono ad esprimere facilmente i propri sentimenti alla persone che amano, e questo spesso li porta a deludere le aspettative del partner o anche dei figli, con le conseguenti difficoltà relazionali.

La sfera lavorativa, poi, è forse l’area più critica per il cosiddetto “sesso forte”, e spesso per loro è proprio l’ambiente di lavoro la maggiore fonte di stress. Un ambiente particolarmente competitivo, le enormi pressioni per raggiungere i risultati, la responsabilità – a volte – di essere l’unica fonte di reddito della famiglia, i difficili rapporti con colleghi e superiori, tutto questo fa sì che l’ambiente di lavoro costituisca la maggiore fonte di stress per gli uomini.

Collegati a questi, sono ovviamente anche i problemi finanziari, motivo frequente di preoccupazione per coloro che, nonostante i cambiamenti sociali e culturali, continuano a portare il peso di essere i capo famiglia.

Ma cosa possono fare gli uomini per affrontare al meglio i loro momenti difficili?

È fondamentale che gli uomini si sforzino di parlare dei propri problemi. Che siano i familiari, il partner o gli amici poco importa, ciò che conta è dare voce a ciò che provano, lasciarlo affiorare per poterne prendere davvero consapevolezza.

Qualora, poi, dovessero sentire di non poter trovare nella famiglia o negli amici il tipo di supporto e di ascolto di cui avrebbero bisogno, è importante che si liberino del pregiudizio che spesso è alla base della loro riluttanza nei confronti delle professioni d’aiuto, e cioè che chiedere aiuto sia un segnale di debolezza.

Mettersi in gioco, al contrario, è spesso indice di grande forza e determinazione da parte di chi ha a cuore il proprio benessere.

Un percorso di auto-esplorazione, facilitato dall’empatia, dall’ascolto attivo e dall’accettazione incondizionata, può favorire una migliore conoscenza di se stessi e delle proprie emozioni, entrambi requisiti imprescindibili per affrontare al meglio le situazioni che la vita presenta, ma anche e soprattutto per creare e mantenere relazioni soddisfacenti.

Come sconfiggere i nemici del sonno

risveglio-insonniaCapita spesso, soprattutto in questo periodo dell’anno, che le persone soffrano di qualche disturbo del sonno, con inevitabili ripercussioni sull’umore, sul rendimento lavorativo e, di conseguenza, anche sulle relazioni.

A chi non è mai capitato di dare una brutta risposta al partner o di aver perso la pazienza con il proprio figlio dopo una notte – o addirittura una serie di notti – in bianco?

Del resto dormire è una nostra esigenza, e proprio durante il sonno tutto il metabolismo aumenta, aiutando così l’organismo a immagazzinare energia, e non solo energia fisica per svolgere le nostre attività quotidiane, ma anche e soprattutto energia mentale.

Stili di vita e alimentazione giocano senza dubbio un ruolo importante nella regolazione dei cicli di veglia e sonno, ma anche i problemi e le preoccupazioni sono acerrimi nemici di Ipno, il dio del Sonno. (Contrariamente a quanto pensano molti, Morfeo non è il dio del sonno, ma uno dei figli del dio greco, ed è considerato il “modellatore dei sogni“, colui che fa prendere ai sogni stessi la forma. Ma questa è un’altra storia…).

Tornando ai giorni nostri, quando si ha difficoltà a dormire – e in assenza di disturbi del sonno conclamati – è probabile che il nostro corpo e la nostra mente stiano cercando di comunicarci qualcosa.

In alcuni casi si tratta solo di una fase passeggera legata a un momento stressante, superato il quale anche il sonno tende a migliorare.

In altri casi, invece, il disturbo del sonno può durare più a lungo ed essere il sintomo di un problema più profondo, di un pensiero che ci angoscia o di una difficoltà che abbiamo e che non riusciamo a superare.

In questi casi può essere utile chiedere aiuto a un professionista dell’ascolto, perché esprimere e comunicare all’altro ciò che nascondete dentro di noi, vi consentirà di osservare la questione che vi preoccupa da una diversa prospettiva, e di conseguenza anche immaginare una possibile soluzione attraverso l’attivazione delle vostre preziose risorse personali.

Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto con voi in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere la situazione con chiarezza, e aiutarvi a scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.

E forse anche la qualità e la quantità delle vostro sonno ne beneficeranno!

Il primo appuntamento… con il Counselor

mugLoveCounselorIl cuore che batte all’impazzata, una sensazione d’ansia alla bocca dello stomaco, l’agitazione per quel primo incontro.

Che penserà di me? Cosa dovrò dire? E se non riuscirò a parlare? Spero di non restare in silenzio… odio il silenzio. E se pensasse che il mio è solo uno stupido problema? Se scoppio a piangere?”.

Anche se potrebbero assomigliare alle sensazioni tipiche di un primo appuntamento romantico, è più o meno questo ciò che prova chi decide per la prima volta di rivolgersi a un Counselor per chiedere aiuto.

Sensazioni che sono assolutamente normali, e del resto è un passo importante quello che si appresta a compiere chi decide di aprirsi completamente davanti a qualcuno che non conosce, e del quale poco a poco imparerà a fidarsi.

Perché il segreto del successo di una relazione di Counseling è proprio questo: dare al cliente la possibilità di essere ascoltato senza giudizi o critiche, consentendogli di trovare dentro di sé le risorse per superare il momento di difficoltà che lo ha spinto a chiedere aiuto.

Un percorso che lo porterà anche a conoscere meglio se stesso e a scoprire la sua parte migliore, quella parte che è la chiave per il raggiungimento del suo benessere.

E allora vale la pena affrontare l’ansia del primo appuntamento! Che ne dite?

Counseling: il tuo spazio d’ascolto

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A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto. Ci si rende conto che una situazione, una relazione o un evento ostacolano la felicità, ma si ha la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.
In questi casi, un percorso di Counseling può rappresentare un valido aiuto per acquisire una maggiore consapevolezza sui propri stati d’animo e sulle modalità di comunicare con se stessi e con gli altri, e al tempo stesso raccogliere le informazioni necessarie per affrontare e trovare soluzioni utili a risolvere il problema che vi affligge.
Rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto, però, richiede una grande apertura mentale e la disponibilità ad esporsi per rivelare chi si è veramente, e per questo può suscitare comprensibili timori.
Tuttavia, poter contare su uno spazio d’ascolto dedicato e libero dal giudizio può essere estremamente utile – nonché liberatorio – quindi può valere la pena superare le iniziali diffidenze e darsi la possibilità di vivere questa esperienza.
Senza dimenticare che rivolgersi a un professionista consente anche di ricevere un’opinione obiettiva della situazione che si sta vivendo. Molti, infatti, pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le “spalle migliori su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose dalla giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la chiarezza di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.
Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con chiarezza, e scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.
E allora accomodatevi e godetevi il vostro spazio d’ascolto!

Il potere delle emozioni

emotions-quiz-origFelicità, imbarazzo, dispiacere, paura, euforia, preoccupazione… l’elenco delle parole che possiamo usare per descrivere i nostri stati d’animo potrebbe continuare all’infinito. Stati d’animo è però un termine generico, e in alcuni casi è più corretto parlare di emozioni e sentimenti.

Ma quali sono le differenze? Come facciamo a distinguere le emozioni dai sentimenti?

In linea generale, possiamo dire che sono entrambi stati di attivazione psicologica e fisiologica che si manifestano in risposta a un cambiamento dell’ambiente fisico, sociale o mentale. In particolare, i neuroscienziati descrivono le emozioni come l’insieme delle risposte osservabili in seguito all’attivazione di un determinato stato corporeo connesso a specifiche immagini mentali. I sentimenti, invece, si riferiscono all’esperienza che ciascun individuo fa di tali cambiamenti, ovvero all’esperienza privata delle emozioni.

Un’altra importante differenza è che le emozioni sono stati emotivi di breve durata e transitori, mentre i sentimenti possono rimanere attivi per un periodo più lungo.

Nella relazione di Counseling, in un lavoro di esplorazione emotiva profonda, le emozioni costituiscono una risorsa preziosa. In quanto adattive, infatti, sono per definizione positive, e la distinzione fra positive e negative va interpretata piuttosto nel modo in cui le stesse sono vissute dall’individuo, come piacevoli o spiacevoli.

Nel setting di Counseling, evocare le proprie emozioni e poterle rielaborare, consente al cliente di entrare in contatto con se stesso ed individuare i propri bisogni.

Le emozioni, quindi, sono un elemento imprescindibile per preparare e motivare le persone a fronteggiare gli eventi della vita e a massimizzarne il benessere. 

Il Counselor è…

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Sebbene stia diventando sempre più una professione conosciuta e apprezzata anche in Italia, capita ancora spesso che le persone chiedano chiarimenti in merito alla figura del Counselor.
In effetti non è sempre semplice definire l’ambito d’intervento del Counselor, e allora questa volta ho deciso di farlo prendendo a prestito la definizione del Dizionario Internazionale di Psicoterapia.
Il Counselor è un agevolatore della relazione di aiuto che sostiene il cliente nel processo di consapevolezza per una maggiore autonomia rispetto alle scelte di vita.
È un professionista che lavora sulla salute e sul benessere psicofisico, orienta, sostiene e sviluppa le risorse della persona.
Le competenze di base del Counselor sono relative al saper essere una persona empatica, congruente, autentica, consapevole dei propri valori, sensazioni e pensieri, disponibile all’accettazione incondizionata.
Il Counselor utilizza molte tecniche: ascolto attivo che evita giudizi e interpretazioni; esplorazione con domande aperte e chiuse; chiarificazione per incoraggiare l’elaborazione; parafrasi per aiutare il cliente a focalizzare il contenuto del suo messaggio ed enfatizzarlo quando l’attenzione sui sentimenti è prematura; riformulazione per incoraggiare a consapevolizzare ed esprimere emozioni, sperimentarne l’intensità per poterle gestire; delucidazione per connettere elementi multipli, identificare un tema ricorrente e fare il punto per ulteriori obiettivi.
La relazione costruita è fatta, così, di riconoscimento, rispetto e congruenza, e favorisce l’auto-comprensione e l’auto-esplorazione.
[Claudia Montanari in Dizionario Internazionale di Psicoterapia, 2012]

Il salvagente: il Counseling spiegato con una storia

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Sono in acqua, arranco, non riesco a stare a galla. Il mare è molto mosso, la riva lontana. Gambe e braccia pesanti, il pensiero poco lucido. Mi mancano le forze, sento che sto per affogare. Grido per chiedere aiuto ma nessuno arriva. Tutti pensano che il mare non sia poi così agitato e poi io so nuotare bene, posso cavarmela da sola. Continuo ad urlare, finché anche la voce si affievolisce. È finita, non ce la faccio più. Non ho più voglia di sbracciarmi, sono stanca. Sento che sto per essere inghiottita ed è quasi un sollievo.

Alla fine però qualcuno arriva, ma non si getta in acqua avventatamente, rischiando la sua stessa vita. No, lui mi lancia un salvagente, dove io possa aggrapparmi per riprendere le forze e riacquistare la lucidità. E intanto è lì che mi osserva, lo sento, so che c’è. Poi piano piano entra in acqua, si avvicina, ce l’ho accanto, e anche se so che non sarà lui a condurmi a riva perché dovrò farlo da sola, so che capisce quello che provo e che mi aiuterà a scoprire perché vedo in burrasca un mare appena agitato e soprattutto perché ho tanta paura di tornare a riva.

Questo è per me il Counseling.

Compito del Counselor è favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare quei problemi che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno. La vera trasformazione, comunque, spetta solamente al cliente: il Counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso, risvegliando la creatività, i talenti, e le responsabilità verso la propria vita e le proprie scelte.

Counseling: un viaggio dentro se stessi

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Mettere ordine tra le proprie emozioni è un processo che dura tutta una vita, ma come dice un famoso detto cinese: “Anche il viaggio più lungo inizia con il primo passo”. Ricevere aiuto da un professionista può fare la differenza nell’iniziare il viaggio con il piede giusto.

A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto, e di avere al tempo stesso la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.

Sappiamo semplicemente che una situazione, una relazione o un evento stanno ostacolando la nostra felicità.

In questi casi, un percorso di Counseling può aiutare ad essere maggiormente consapevoli delle dinamiche comunicative, emotive e relazionali proprie e degli altri, e dunque portare ad acquisire le informazioni che servono per conoscere, affrontare e trovare soluzioni utili per risolvere il problema che vi affligge.

Ma se è vero che rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto può essere liberatorio in molti sensi, ciò richiede anche una grande apertura mentale e la disponibilità a mettersi in discussione facendo cadere le maschere che spesso si è costretti a indossare nella vita quotidiana, ed è per questo che può suscitare comprensibili timori.

Se sentite il desiderio di mettervi in gioco e affrontare un problema che vi sta a cuore con l’aiuto di un Counselor, ricordate che:

  • Da un Counselor riceverete un’opinione neutrale

Molti pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le migliori “spalle su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose nella giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la lucidità di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.

Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con maggiore chiarezza, e aiutarvi a scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.

  •  Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza

Lo scoglio principale per molti è la convinzione che il ricorso a un aiuto esterno sia un segnale di debolezza. In realtà, intraprendere un percorso di Counseling è una scelta consapevole e intenzionale, che non può e non deve essere imposta da nessuno.

Il Counseling aiuta a valutare in maniera profonda e obiettiva i propri stati d’animo, e comprendere a fondo le proprie emozioni impedisce che queste ci portino a prendere direzioni che siano controproducenti per una felicità a lungo termine.

 

 

Il potere della narrazione nel Counseling

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Uno dei vantaggi del mio lavoro è quello di ascoltare le storie delle persone da una posizione privilegiata, ogni volta che un cliente mi consente di entrare nella sua vita e di esserne testimone.

Il mio lavoro non consiste solo nell’ascoltare ciò che viene detto, ma soprattutto nell’aiutare il cliente a raccontare la sua storia e a tradurre in parole i sentimenti e le emozioni più profonde e nascoste, per osservare il non detto, per mettere insieme pezzi che sembrano scollegati tra loro ma che in realtà servono a dare un senso al tutto.

Come in letteratura, nei film e nella vita reale, anche nello studio del Counselor la narrazione possiede l’innegabile potere di aiutare le persone ad entrare in contatto con le loro parti più intime e segrete. Eppure esistono storie tristi e tragiche nelle quali alcuni restano intrappolati, storie che le persone si trascinano dietro come fardelli e che continuano a ripetere fino quasi a identificarsi completamente con esse, fino a farle coincidere con le proprie credenze su se stessi, sugli altri, sul mondo e sul futuro.

E allora tutto appare filtrato da quei racconti, e così la fine di una relazione è l’ennesima conferma che nessuno potrà mai amarci, il commento negativo di uno sconosciuto sarà il segnale della cattiveria della gente, e uno sfortunato incidente la prova che il mondo è un luogo crudele e pericoloso. 

Tuttavia, se è vero che spesso non possiamo controllare ciò che ci capita, possiamo però sicuramente controllare il modo in cui interpretiamo un avvenimento, il significato che gli diamo e il racconto che ne facciamo a noi stessi. Possiamo scegliere a quale storia credere e decidere di mettere da parte quella che non ci serve più.

Possiamo scegliere di iniziare a scrivere una nuova storia, ricordando che la storia che decidiamo di raccontare a noi stessi è la più importante di tutte.

 

 

Fermarsi ogni tanto fa bene!

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Quando ci riempiamo la vita di mille impegni, proviamo a chiederci se non stiamo fuggendo da qualcosa. Proviamo a chiederci cosa ci spaventerebbe scoprire se solo ci fermassimo a riflettere su come stiamo e come ci sentiamo.

Oggi le vite di molti sono programmate al secondo, piene zeppe di impegni, e il tempo dedicato alla noia e al “dolce far niente” è quasi inesistente.

Certo, obietteranno alcuni, è la società odierna che ci spinge a vivere così; in un mondo del lavoro competitivo come quello di oggi bisogna lavorare duro per mantenere il proprio spazio, e in particolare quando ci sono i figli piccoli, gli impegni familiari sono davvero tanti.

Non si può negare, però, che oltre alle incombenze “obbligatorie” – come quelle del lavoro e della famiglia – si osserva in molte persone la tendenza a riempirsi le giornate con attività di vario tipo, come se il vuoto le intimorisse, come se il pensiero di trovarsi da sole con se stesse le spaventasse.

Quanti di voi nelle ultime settimane si sono fermati a riflettere su se stessi almeno una volta? E quanti invece vanno avanti come se avessero il pilota automatico, senza mai dedicare un po’ del proprio tempo per guardarsi dentro e capire come ci si sente davvero?

Certo, a volte può sembrare più semplice non sapere, perché poi non avremmo più scuse per non agire, perché il cambiamento, si sa, spaventa sempre un po’.

Eppure fermarsi ogni tanto fa bene, e ritagliarsi uno spazio di riflessione è importante, perché maggiore è la consapevolezza dei nostri stati d’animo e delle nostre emozioni, maggiore la chiarezza di quelli che sono i nostri obiettivi, maggiore è la possibilità che abbiamo di agire ed eventualmente aggiustare la rotta per raggiungere quel benessere interiore che ci consente di godere appieno dei nostri affetti e della nostra vita.