Il Counseling entra a pieno titolo tra i benefit aziendali

home-blueOggi il Counseling entra a pieno titolo nel mondo del lavoro, grazie al numero crescente di aziende che scelgono di offrire sedute di Counseling come benefit per i propri dipendenti, accanto ad altri benefit che riguardano il benessere psicofisico, come ad esempio le consulenze nutrizionali, e alle più classiche polizze sanitarie integrative.

La mia lunga esperienza all’interno di una realtà aziendale, mi ha sempre portata a credere fermamente nel Counseling aziendale, inteso come supporto per il lavoro sia individuale che di team, sia come affiancamento a chi gestisce risorse.

Ma a questo impiego tradizionale, oggi se ne affianca un’altro, grazie al fatto che sempre più aziende si preoccupano del benessere psicofisico e dello stato di stress dei propri dipendenti, e sempre più spesso decidono di offrire come “fringe benefit” anche delle sedute di Counseling.

Una recente ricerca del Top Employers Institute – l’ente che certifica le condizioni di lavoro messe in atto dalle aziende per i propri dipendenti – rivela, infatti, che il 76% delle aziende mostra un’attenzione spiccata alle soluzioni antistress, oltre che alla sostenibilità.

“Offrire un ambiente di lavoro ottimale, in grado di favorire la crescita non solo professionale, ma anche personale e umana delle persone”, è la filosofia Top Employers nelle parole di David Plink, Ceo di Top Employers Institute.

E il Counseling può giocare un ruolo davvero decisivo per il benessere e la crescita personale di dipendenti, con chiare ed evidenti ricadute positive anche sul business aziendale… e per fortuna i vertici delle aziende più all’avanguardia ne sono sempre più consapevoli.

Per prenotare una seduta di Counseling gratuita via Skype o in presenza, scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it.

Gruppo di supervisione alla pari

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S.O.S. Counseling

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PERCHÉ RIVOLGERSI A UN PROFESSIONISTA

A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto, e di avere al tempo stesso la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.

Sappiamo semplicemente che una situazione, una relazione o un evento stanno ostacolando la nostra felicità.

In questi casi, un percorso di Counseling può aiutare ad essere maggiormente consapevoli delle dinamiche comunicative, emotive e relazionali proprie e degli altri, e dunque portare ad acquisire le informazioni che servono per conoscere, affrontare e trovare soluzioni utili per risolvere il problema che vi affligge.

Ma se è vero che rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto può essere liberatorio in molti sensi, ciò richiede anche una grande apertura mentale e la disponibilità a mettersi in discussione facendo cadere le maschere che spesso si è costretti a indossare nella vita quotidiana, ed è per questo che può suscitare comprensibili timori.

Se sentite il desiderio di mettervi in gioco e affrontare un problema che vi sta a cuore con l’aiuto di un Counselor, ricordate che:

  • Da un Counselor riceverete un’opinione neutrale

Molti pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le migliori “spalle su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose nella giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la lucidità di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.

Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con maggiore chiarezza, e aiutarvi a scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.

  •  Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza

Lo scoglio principale per molti è la convinzione che il ricorso a un aiuto esterno sia un segnale di debolezza. In realtà, intraprendere un percorso di Counseling è una scelta consapevole e intenzionale, che non può e non deve essere imposta da nessuno.

Il Counseling aiuta a valutare in maniera profonda e obiettiva i propri stati d’animo, e comprendere a fondo le proprie emozioni impedisce che queste ci portino a prendere direzioni che siano controproducenti per una felicità a lungo termine.

 

L’ascolto attivo: uno dei pilastri del Counseling

ascolto attivoSi sente spesso parlare di ascolto attivo, ma quanti sanno esattamente di che si tratta? Iniziamo col dire che, insieme all’empatia e all’accettazione incondizionata, l’ascolto attivo è uno dei tre pilastri del modello di Counseling di Carl Rogers, attraverso i quali è possibile accompagnare la persona alla riscoperta delle proprie risorse.

Si tratta di una tecnica sviluppata da Thomas Gordon – il celebre psicologo americano che ha dedicato gran parte della sua vita a divulgare le modalità di una buona comunicazione come strumento per la risoluzione dei conflitti fra genitori e figli, uomini e donne, insegnanti e studenti, dirigenti e dipendenti – e si basa sull’empatia e sull’accettazione incondizionata, con l’obiettivo di creare un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa e non giudicata.

Quando si pratica l’ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da ”buon osservatore” – ossia, come persone impassibili, neutrali, incuranti delle proprie emozioni e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta – è necessario rendersi disponibili a comprendere realmente ciò che l’altro sta comunicando, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. Solo in questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.

Per diventare ”attivo”, l’ascolto deve essere aperto e disponibile non solo verso l’altro e verso ciò che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.

Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la ricerca di soluzioni agli eventuali problemi espressi dall’altro. Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Date voce ai vostri sentimenti inespressi!

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Liberare i sentimenti inespressi può trasformare – in meglio – le vostre relazioni.

Alcune persone maturano l’idea che le emozioni debbano essere contenute. E questo vale sia per quelle positive che per quelle negative. Insomma, mai gioire troppo e mai disperarsi troppo, sembra più o meno questo il leitmotiv.

Eppure, soprattutto emozioni come la paura, la rabbia, la tristezza o il senso di colpa, se represse troppo a lungo rischiano di esplodere al momento meno opportuno, magari quando qualcuno avrà toccato proprio quel tasto che serviva per far scattare la scintilla!

Inutile dire che reazioni di questo tipo non contribuiscono certo a rendere costruttive le relazioni, per non parlare poi dell’enorme fatica che comporta reprimere le emozioni, fatica che spesso può portare a vere e proprie forme di depressione.

E allora che fare? In alcuni casi possono venirci in aiuto quelle che Freud chiamava “proiezioni”.

Ciò che lui afferma, in sostanza, è che la maggior parte dei conflitti tra individui hanno a che fare con una qualche forma di proiezione. Solitamente questo processo inizia con una sorta di “dito puntato”, accompagnato da un rimprovero che inevitabilmente inizierà con un “tu”. Ogni proiezione implica una forma di giudizio verso il comportamento dell’altro, e serve ad evitare di riconoscere parti di noi stessi che non approviamo.

Ecco un esempio pratico di proiezione:

Supponiamo che le persone prepotenti vi facciano letteralmente andare su tutte le furie, perché pensate che si approfittino degli altri. In questo caso state esprimendo sì un giudizio sulle persone prepotenti, ma quella reazione è qualcosa che ha a che fare con voi stessi. Forse vorreste voi stessi possedere quella qualità (in tal caso c’è una sorta di invidia)? Oppure siete voi stessi prepotenti ma è una qualità che non volete riconoscere (quindi una vera e propria proiezione)? O ancora, non avete elaborato un trauma legato a un’esperienza in cui siete stati voi stessi oggetto di un comportamento prepotente?

Ogni volta che diciamo a qualcuno: “Mi fai arrabbiare”, invece di imputare a lui/lei la nostra reazione emotiva, dovremmo invece chiedere a noi stessi: “Perché ho reagito così a ciò ha detto o fatto?”.

Quello che proviamo ha quasi sempre a che fare con il nostro mondo interiore, e tanto più la nostra reazione è sproporzionata rispetto all’evento che l’ha causata, tanto più dovremmo leggerlo come un segnale che stiamo proiettando sull’altro qualcosa che in realtà appartiene solo a noi stessi.

La verità è che quella reazione ci sta dicendo qualcosa di molto importante su noi stessi, e altrettanto importante è riuscire a cogliere quel segnale.

Parlare con un professionista, provare a dare voce ai sentimenti e alle emozioni più profonde e nascoste, ed esplorare il proprio mondo interiore, rappresenta un’importante opportunità per integrare tutte le parti di voi, anche quelle delle quali non siete consapevoli o che non accettate.

Quando inizierete a identificare e ad esprimere le vostre emozioni represse, quando realizzerete che le vostre emozioni non dipendono dal comportamento altrui, vi sentirete più liberi e più padroni della vostra vita.

Counseling di gruppo: quando e perché?

GroupCounselingUn intervento di Counseling ha l’obiettivo di mettere la persona nelle condizioni migliori per ri-trovare e ri-attivare le proprie risorse, al fine di superare un momento di difficoltà, prendere una decisione importante o raggiungere un particolare obiettivo.

Ma quando e perché partecipare a un gruppo di Counseling?

Il lavoro con un gruppo – formato da persone che hanno un tema di interesse comune – non è sostanzialmente diverso, e mira a consentire alle persone di prendere consapevolezza delle modalità impiegate nella gestione delle problematiche personali, come anche delle proprie risorse, delle strategie usate e del loro grado di efficacia, ma lo fa anche attraverso il confronto e la condivisione con gli altri partecipanti.  

Il gruppo consente di confrontarsi in uno spazio protetto, libero dai giudizi, dove ci si può rispecchiare nell’altro e allo stesso tempo scoprire qualcosa di se stessi attraverso il riconoscimento dell’altro. Un’esperienza spesso molto importante, perché rafforza l’autostima e aiuta a riscoprire e potenziare competenze e caratteristiche personali.

Compito del Counselor è creare un ambiente di accettazione incondizionata, dove accompagnare i partecipanti in una sorta di viaggio dentro se stessi. Un viaggio che i partecipanti non intraprendono da soli, ma avendo al proprio fianco altre persone che condividono con loro uno stesso problema o uno stesso obiettivo.

Il gruppo, in definitiva, come un potente strumento di cambiamento, perché offre a ciascun partecipante la possibilità di sperimentare in un luogo sicuro nuove e più efficaci modalità di comunicare e di stare con gli altri.

Oggi parliamo di uomini!

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Credo non serva effettuare un’indagine su un campione particolarmente cospicuo per affermare che gran parte delle persone che varcano la porta dello studio di un counselor o di uno psicoterapeuta appartengono al sesso femminile.

È inutile negare che, nella mia personale esperienza, sono di gran lunga più numerose le clienti donne, e che spesso sono proprio loro che cercano di convincere i partner – non di rado riluttanti, quando non addirittura diffidenti – ad affrontare un percorso di counseling di coppia.

Impresa che non sempre ha esito positivo, generando un profondo senso di frustrazione nella parte femminile della coppia.

Eppure, nonostante la riluttanza maschile a condividere con l’altro il proprio mondo interiore, gli uomini non sono certo immuni dal vivere i propri momenti di crisi o da altri problemi che riguardano la sfera psicologica. E proprio come le loro partner, possono trovarsi davanti a scelte difficili, a cambiamenti improvvisi, oppure a vivere relazioni non soddisfacenti o situazioni che ostacolano la loro felicità.

Per quanto riguarda le relazioni, ad esempio, molti uomini non riescono ad esprimere facilmente i propri sentimenti alla persone che amano, e questo spesso li porta a deludere le aspettative del partner o anche dei figli, con le conseguenti difficoltà relazionali.

La sfera lavorativa, poi, è forse l’area più critica per il cosiddetto “sesso forte”, e spesso per loro è proprio l’ambiente di lavoro la maggiore fonte di stress. Un ambiente particolarmente competitivo, le enormi pressioni per raggiungere i risultati, la responsabilità – a volte – di essere l’unica fonte di reddito della famiglia, i difficili rapporti con colleghi e superiori, tutto questo fa sì che l’ambiente di lavoro costituisca la maggiore fonte di stress per gli uomini.

Collegati a questi, sono ovviamente anche i problemi finanziari, motivo frequente di preoccupazione per coloro che, nonostante i cambiamenti sociali e culturali, continuano a portare il peso di essere i capo famiglia.

Ma cosa possono fare gli uomini per affrontare al meglio i loro momenti difficili?

È fondamentale che gli uomini si sforzino di parlare dei propri problemi. Che siano i familiari, il partner o gli amici poco importa, ciò che conta è dare voce a ciò che provano, lasciarlo affiorare per poterne prendere davvero consapevolezza.

Qualora, poi, dovessero sentire di non poter trovare nella famiglia o negli amici il tipo di supporto e di ascolto di cui avrebbero bisogno, è importante che si liberino del pregiudizio che spesso è alla base della loro riluttanza nei confronti delle professioni d’aiuto, e cioè che chiedere aiuto sia un segnale di debolezza.

Mettersi in gioco, al contrario, è spesso indice di grande forza e determinazione da parte di chi ha a cuore il proprio benessere.

Un percorso di auto-esplorazione, facilitato dall’empatia, dall’ascolto attivo e dall’accettazione incondizionata, può favorire una migliore conoscenza di se stessi e delle proprie emozioni, entrambi requisiti imprescindibili per affrontare al meglio le situazioni che la vita presenta, ma anche e soprattutto per creare e mantenere relazioni soddisfacenti.

Come sconfiggere i nemici del sonno

risveglio-insonniaCapita spesso, soprattutto in questo periodo dell’anno, che le persone soffrano di qualche disturbo del sonno, con inevitabili ripercussioni sull’umore, sul rendimento lavorativo e, di conseguenza, anche sulle relazioni.

A chi non è mai capitato di dare una brutta risposta al partner o di aver perso la pazienza con il proprio figlio dopo una notte – o addirittura una serie di notti – in bianco?

Del resto dormire è una nostra esigenza, e proprio durante il sonno tutto il metabolismo aumenta, aiutando così l’organismo a immagazzinare energia, e non solo energia fisica per svolgere le nostre attività quotidiane, ma anche e soprattutto energia mentale.

Stili di vita e alimentazione giocano senza dubbio un ruolo importante nella regolazione dei cicli di veglia e sonno, ma anche i problemi e le preoccupazioni sono acerrimi nemici di Ipno, il dio del Sonno. (Contrariamente a quanto pensano molti, Morfeo non è il dio del sonno, ma uno dei figli del dio greco, ed è considerato il “modellatore dei sogni“, colui che fa prendere ai sogni stessi la forma. Ma questa è un’altra storia…).

Tornando ai giorni nostri, quando si ha difficoltà a dormire – e in assenza di disturbi del sonno conclamati – è probabile che il nostro corpo e la nostra mente stiano cercando di comunicarci qualcosa.

In alcuni casi si tratta solo di una fase passeggera legata a un momento stressante, superato il quale anche il sonno tende a migliorare.

In altri casi, invece, il disturbo del sonno può durare più a lungo ed essere il sintomo di un problema più profondo, di un pensiero che ci angoscia o di una difficoltà che abbiamo e che non riusciamo a superare.

In questi casi può essere utile chiedere aiuto a un professionista dell’ascolto, perché esprimere e comunicare all’altro ciò che nascondete dentro di noi, vi consentirà di osservare la questione che vi preoccupa da una diversa prospettiva, e di conseguenza anche immaginare una possibile soluzione attraverso l’attivazione delle vostre preziose risorse personali.

Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto con voi in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere la situazione con chiarezza, e aiutarvi a scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.

E forse anche la qualità e la quantità delle vostro sonno ne beneficeranno!

Il primo appuntamento… con il Counselor

mugLoveCounselorIl cuore che batte all’impazzata, una sensazione d’ansia alla bocca dello stomaco, l’agitazione per quel primo incontro.

Che penserà di me? Cosa dovrò dire? E se non riuscirò a parlare? Spero di non restare in silenzio… odio il silenzio. E se pensasse che il mio è solo uno stupido problema? Se scoppio a piangere?”.

Anche se potrebbero assomigliare alle sensazioni tipiche di un primo appuntamento romantico, è più o meno questo ciò che prova chi decide per la prima volta di rivolgersi a un Counselor per chiedere aiuto.

Sensazioni che sono assolutamente normali, e del resto è un passo importante quello che si appresta a compiere chi decide di aprirsi completamente davanti a qualcuno che non conosce, e del quale poco a poco imparerà a fidarsi.

Perché il segreto del successo di una relazione di Counseling è proprio questo: dare al cliente la possibilità di essere ascoltato senza giudizi o critiche, consentendogli di trovare dentro di sé le risorse per superare il momento di difficoltà che lo ha spinto a chiedere aiuto.

Un percorso che lo porterà anche a conoscere meglio se stesso e a scoprire la sua parte migliore, quella parte che è la chiave per il raggiungimento del suo benessere.

E allora vale la pena affrontare l’ansia del primo appuntamento! Che ne dite?

Counseling: il tuo spazio d’ascolto

spazioascolto

A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto. Ci si rende conto che una situazione, una relazione o un evento ostacolano la felicità, ma si ha la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.
In questi casi, un percorso di Counseling può rappresentare un valido aiuto per acquisire una maggiore consapevolezza sui propri stati d’animo e sulle modalità di comunicare con se stessi e con gli altri, e al tempo stesso raccogliere le informazioni necessarie per affrontare e trovare soluzioni utili a risolvere il problema che vi affligge.
Rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto, però, richiede una grande apertura mentale e la disponibilità ad esporsi per rivelare chi si è veramente, e per questo può suscitare comprensibili timori.
Tuttavia, poter contare su uno spazio d’ascolto dedicato e libero dal giudizio può essere estremamente utile – nonché liberatorio – quindi può valere la pena superare le iniziali diffidenze e darsi la possibilità di vivere questa esperienza.
Senza dimenticare che rivolgersi a un professionista consente anche di ricevere un’opinione obiettiva della situazione che si sta vivendo. Molti, infatti, pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le “spalle migliori su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose dalla giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la chiarezza di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.
Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con chiarezza, e scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.
E allora accomodatevi e godetevi il vostro spazio d’ascolto!