Conosci le tue convinzioni limitanti?

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Ciò che facciamo nella nostra vita – e anche ciò che NON facciamo – dipende soprattutto da ciò che pensiamo di essere in grado di fare. Dipende in sostanza dalle convinzioni che abbiamo su noi stessi.

Le nostre convinzioni, infatti, sono una sorta di “filtro” che usiamo per interpretare la realtà che ci circonda, ma che condiziona in qualche modo anche i nostri sogni, le nostre ambizioni. E la cosa più sorprendente è che le nostre azioni dipendono dalle nostre convinzioni, a prescindere dal fatto che queste siano vere o meno.

Chi ha una percezione di sé come debole e insicuro, si prefiggerà obiettivi modesti e probabilmente tenderà a scoraggiarsi alla prima difficoltà. Al contrario, chi è convinto di essere una persona “vincente”, sceglierà obiettivi ambiziosi e impegnativi e non si lascerà scoraggiare dagli eventuali imprevisti, perché sa e sente che può farcela!

Per questo motivo è importante che tu conosca le tue convinzioni limitanti, per evitare tutti quegli atteggiamenti – come mancanza di autostima, sfiducia in te stesso e dipendenza dal giudizio degli altri – che impediscono una più completa realizzazione personale.

Hai voglia di iniziare con un semplice esercizio?

  • Quanto peso ha il passato su quello che pensi di te stesso?
  • Quanto peso ha il tuo passato nelle scelte che compi ogni giorno?
  • Quanto tempo dedichi a pensare a ciò che vorresti essere e a quali convinzioni ti piacerebbe avere?

Prova a rispondere a queste semplici domande, e poi raccontami com’è andata!

Un Counselor può fornirti un utile aiuto in questo senso, offrendoti l’opportunità di vedere le situazioni e le tue qualità nel modo più obiettivo possibile, aiutandoti a liberarti delle tue convinzioni irrazionali.

Ogni incontro di Counseling rappresenta un viaggio alla scoperta di se stessi e di tutti quegli aspetti che bloccano la propria creatività. Riconoscere le proprie convinzioni autolimitanti è un passaggio fondamentale per conoscere e riconoscere i propri punti di forza e realizzare i propri obiettivi, per poter affrontare le situazioni critiche con maggiore autonomia ed efficacia.

Per prenotare una sessione di Counseling gratuita, scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it.

Oggi parliamo di assertività

assertivitàcounselingLo spirito che caratterizza il comportamento assertivo è la convinzione delle proprie opinioni e la mancanza di remore ad esprimerli, con la completa assunzione di responsabilità di quella affermazione.

In sostanza, può definirsi assertiva una persona capace di affermare qualcosa con convinzione e tenacia, pienamente convinta di ciò che sostiene. Il termine assertività, infatti, proviene dal latino asserere che in italiano significa asserire, affermare.

In linea generale, possiamo dire che i presupposti necessari per un comportamento assertivo sono:

  • Buona immagine di sé (autostima) – L’autostima è necessaria perché chi si vuole bene si relazione in maniera adeguata con gli altri, mentre il pensare di non valere nulla impedisce un buon dialogo con se stessi.

  • Adeguata comunicazione – Nella comunicazione le persone assertive non provano difficoltà a manifestare il proprio disappunto verso l’interlocutore e non mascherano le proprie emozioni. La persona assertiva dà la giusta considerazione a chi sta parlando (ascolto attivo).

  • Libertà espressiva

  • Capacità di rispondere alle richieste e alle critiche

  • Capacità di dare e ricevere apprezzamenti

  • Capacità di sciogliere i conflitti

Alcune delle cause che non permettono lo sviluppo di una condotta assertiva possono essere:

  • il cattivo apprendimento di comportamenti per eventuali condotte non virtuose delle figure familiari;

  • esperienze negative che hanno generato ansia;

  • un’educazione troppo rigida che non valorizza la persona e che non le insegna quali sono i suoi diritti;

  • le convinzioni disfunzionali e i pensieri irrazionali.

L’assertività viene descritta da vari autori lungo un continuum comportamentali che va dalla passività all’aggressività, estremi indicati come negativi e disfunzionali, che rappresentano l’assenza di assertività.

La differenza fondamentale sta nel fatto che l’assertività è fondata sul rispetto e sull’auto-responsabilità, mentre nella non assertività questi due fattori sono assenti.

Il soggetto assertivo è colui che è capace di avere un atteggiamento positivo verso se stesso e verso gli altri, e di riconoscere, rispettare ed esprimere i propri bisogni nel rispetto di quelli altrui.

Sebbene le persone possano mettere in atto comportamenti assertivi, passivi o aggressivi, in realtà ciascuna mostra una tendenza ad avere un certo stile di comportamento. Tutti noi ci comportiamo in maniera diversa a seconda delle situazioni: la parola chiave è infatti situazionalità. Ciò significa che le diverse componenti emozionali, cognitive ed espressive vanno calibrate e composte in modo diverso a seconda delle situazioni, degli obiettivi e delle persone in quel momento specifico.

Per concludere, possiamo dire che l’assertività, tenendo presenti i propri obiettivi ed interessi, è la manifestazione più immediata e diretta di emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni personali, bilanciando, a seconda delle circostanze, l’aggressività e la passività. L’obiettivo è ottenere il maggior vantaggio o il minor svantaggio per se stessi, sia nel breve che nel lungo termine.

E voi? Sapete essere assertivi?

Adolescenti e autostima

Kind vor Tafel mit Muskeln aus Kreide

Se la parola stima si riferisce al valore che diamo agli altri, ne consegue che autostima è il valore che diamo a noi stessi. Per scattare una sorta di fotografia della nostra autostima, potremmo ad esempio rispondere a queste poche e semplici domande: Mi piaccio? Mi reputo una persona degna di valore? Merito di essere felice?

È evidente come le esperienze vissute nell’infanzia abbiano una particolare influenza nella formazione dell’immagine che abbiamo di noi stessi, ma anche se un tempo si pensava che questo fosse un tratto della personalità piuttosto stabile, oggi si ritiene in realtà che sia soggetto a mutamenti continui, e ciò è particolarmente vero per quanto riguarda gli adolescenti.

In pratica il cervello raccoglie i messaggi verbali e non verbali che arrivano dall’esterno, e riconfigura continuamente la percezione che i ragazzi hanno di sé.

In generale si può dire che il livello di autostima ha un forte impatto sul modo in cui una persona affronta la vita. Infatti, chi possiede buoni livelli di autostima, si sente apprezzato e accettato dagli altri, ritiene di meritare di essere trattato con rispetto, è consapevole delle proprie qualità e dei propri punti di forza, è orgoglioso dei propri successi e non perde la fiducia in se stesso anche quando commette un errore o davanti a un fallimento.

Chi, al contrario, ha una bassa stima di sé, tende a focalizzarsi più sui fallimenti che sui successi, è estremamente autocritico, si sente inferiore e insicuro, consente agli altri di trattarlo senza rispetto, e non ha fiducia nelle proprie qualità e nella propria capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Se siete genitori – o comunque adulti che hanno a che fare con gli adolescenti – potete svolgere un ruolo centrale e positivo per aiutare i ragazzi a sviluppare un buon livello di autostima, ma per farlo è essenziale che prestiate attenzione ad alcuni comportamenti.

  • Trattate sempre i ragazzi con rispetto, anche quando i loro comportamenti vi sembrano incoerenti, e se un momento sembrano degli adulti responsabili e l’attimo dopo dei mocciosi immaturi.
  • Date loro la possibilità di dimostrare il proprio senso di responsabilità, e fidatevi della loro capacità di giudizio.
  • Focalizzate i vostri giudizi più sull’impegno che sul risultato.
  • Parlategli come parlereste ad un adulto, fornendo loro tutte le spiegazioni adeguate al caso.
  • Siate un modello per loro, mostrando di accettare e riconoscere i vostri stessi limitI.
  • Incoraggiateli a vedere le situazioni e le loro stesse qualità nel modo più obiettivo possibile, aiutandoli a liberarsi delle loro convinzioni irrazionali.
  • Siate spontanei e affettuosi, e lodateli senza esagerare, ma assicuratevi che sappiano quanto li amate.
  • Dategli sempre il vostro feedback, dimostrando di riconoscere e comprendere i loro sentimenti e le loro scelte, anche quando non li approvate completamente.
  • Create un’atmosfera familiare serena, assicurandovi che ci sia rispetto nei confronti di tutti i membri della famiglia.
  • Incoraggiate i ragazzi ad esprimere e condividere stati d’animo e pensieri con gli adulti, ed evitate di esprimere giudizi troppo critici e negativi.

Nei ragazzi, come del resto negli adulti, un buon livello di autostima facilita le relazioni e la realizzazione personale, per questo è importante che i genitori svolgano al meglio il proprio ruolo, fondamentale in questo percorso di crescita.

Lo stile di comportamento assertivo

assertive_1.jpgIl termine assertività proviene dal latino asserere che in italiano significa asserire. Quando una persona asserisce qualcosa, la afferma con convinzione e tenacia, pienamente convinta di ciò che sostiene.

Questo è lo spirito che caratterizza il comportamento assertivo: la convinzione delle proprie opinioni e la mancanza di remore ad esprimerli, con la completa assunzione di responsabilità di quella affermazione.

È il soggetto in prima persona a decidere di fare o di non fare.

I presupposti necessari per un comportamento assertivo sono:

  • Buona immagine di sé (autostima) – L’autostima è necessaria perché chi si vuole bene si relazione in maniera adeguata con gli altri, mentre il pensare di non valere nulla impedisce un buon dialogo con se stessi.

  • Adeguata comunicazione – Nella comunicazione le persone assertive non provano difficoltà a manifestare il proprio disappunto verso l’interlocutore e non mascherano le proprie emozioni. La persona assertiva dà la giusta considerazione a chi sta parlando (ascolto attivo).

  • Libertà espressiva

  • Capacità di rispondere alle richieste e alle critiche

  • Capacità di dare e ricevere apprezzamenti

  • Capacità di sciogliere i conflitti

Alcune delle cause che non permettono lo sviluppo di una condotta assertiva possono essere:

  • il cattivo apprendimento di comportamenti per eventuali condotte non virtuose delle figure familiari;

  • esperienze negative che hanno generato ansia;

  • un’educazione troppo rigida che non valorizza la persona e che non le insegna quali sono i suoi diritti;

  • le convinzioni disfunzionali e i pensieri irrazionali.

L’assertività viene descritta da vari autori lungo un continuum comportamentali che va dalla passività all’aggressività, estremi indicati come negativi e disfunzionali, che rappresentano l’assenza di assertività. La differenza fondamentale sta nel fatto che l’assertività è fondata sul rispetto e sull’auto-responsabilità, mentre nella non assertività questi due fattori sono assenti. Il soggetto con un comportamento assertivo è colui che è capace di avere un atteggiamento positivo verso se stesso e verso gli altri, e di riconoscere, rispettare ed esprimere i propri bisogni nel rispetto di quelli altrui. Sebbene le persone possano mettere in atto comportamenti assertivi, passivi o aggressivi, in realtà ciascuna mostra una tendenza ad avere un certo stile di comportamento. Tutti noi ci comportiamo in maniera diversa a seconda delle situazioni: la parola chiave è infatti situazionalità. Ciò significa che le diverse componenti emozionali, cognitive ed espressive vanno calibrate e composte in modo diverso a seconda delle situazioni, degli obiettivi e delle persone in quel momento specifico.

Per concludere, possiamo dire che l’assertività, tenendo presenti i propri obiettivi ed interessi, è la manifestazione più immediata e diretta di emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni personali, bilanciando, a seconda delle circostanze, l’aggressività e la passività. L’obiettivo è ottenere il maggior vantaggio o il minor svantaggio per se stessi, sia nel breve che nel lungo termine.