L’ascolto attivo: uno dei pilastri del Counseling

ascolto attivoSi sente spesso parlare di ascolto attivo, ma quanti sanno esattamente di che si tratta? Iniziamo col dire che, insieme all’empatia e all’accettazione incondizionata, l’ascolto attivo è uno dei tre pilastri del modello di Counseling di Carl Rogers, attraverso i quali è possibile accompagnare la persona alla riscoperta delle proprie risorse.

Si tratta di una tecnica sviluppata da Thomas Gordon – il celebre psicologo americano che ha dedicato gran parte della sua vita a divulgare le modalità di una buona comunicazione come strumento per la risoluzione dei conflitti fra genitori e figli, uomini e donne, insegnanti e studenti, dirigenti e dipendenti – e si basa sull’empatia e sull’accettazione incondizionata, con l’obiettivo di creare un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa e non giudicata.

Quando si pratica l’ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da ”buon osservatore” – ossia, come persone impassibili, neutrali, incuranti delle proprie emozioni e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta – è necessario rendersi disponibili a comprendere realmente ciò che l’altro sta comunicando, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. Solo in questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.

Per diventare ”attivo”, l’ascolto deve essere aperto e disponibile non solo verso l’altro e verso ciò che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.

Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la ricerca di soluzioni agli eventuali problemi espressi dall’altro. Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Che tipo di ascoltatore sei?

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Per entrare in relazione profonda con un’altra persona, dobbiamo attribuire al termine “ascolto” un significato che implica qualcosa di più del semplice “stare a sentire”.

Quando ci troviamo davanti qualcuno che non ci giudica, ma ci ascolta con interesse e partecipazione, ci sentiamo incoraggiati ad aprirci e ad esprimere i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Per questo è importante “saper ascoltare”: è la base di una buona relazione.

E tu? Che tipo di ascoltatore sei? In quale di queste tre categorie ti identifichi?

Ascoltatore “aggressivo“. Interrompi frequentemente, critichi, dimostri impazienza. In questo caso il messaggio che invii è “Non mi interessi”, un messaggio che può colpire profondamente l’autostima del tuo interlocutore in quanto non ne riconosci il valore.

Ascoltatore “passivo“. Sei eccessivamente accondiscendente, hai tempi di ascolto molto prolungati, non intervieni. Non utilizzi alcun mezzo per segnalare all’altro il tuo interesse. Il messaggio che mandi è: “Non mi intrometto. È una questione che riguarda solo te”. Anche in questo caso l’autostima dell’altro subisce forti contraccolpi.

Ascoltatore “attivo“. Ascolti con attenzione ciò che l’altro dice e il modo in cui lo dice, senza giudicare. Intervieni per verificare se hai compreso bene ciò che l’altro ti sta comunicando. Il messaggio che mandi mettendo in pratica l’ascolto attivo è: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”. L’altro si sente ascoltato con tutta la tua attenzione e sente riconosciuti i propri sentimenti e le proprie emozioni.

Sono interessato a te!

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Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Si sente spesso parlare di ascolto attivo, ma quanti sanno esattamente di che si tratta? Iniziamo col dire che, insieme all’empatia e all’accettazione incondizionata, l’ascolto attivo è uno dei tre pilastri del modello di Counseling di Carl Rogers, attraverso i quali è possibile accompagnare la persona alla riscoperta delle proprie risorse.

Si tratta di una tecnica sviluppata da Thomas Gordon – il celebre psicologo americano che ha dedicato gran parte della sua vita a divulgare le modalità di una buona comunicazione come strumento per la risoluzione dei conflitti fra genitori e figli, uomini e donne, insegnanti e studenti, dirigenti e dipendenti – e si basa sull’empatia e sull’accettazione incondizionata, con l’obiettivo di creare un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa e non giudicata.

Quando si pratica l’ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da ”buon osservatore” – ossia, come persone impassibili, neutrali, incuranti delle proprie emozioni e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta – è necessario rendersi disponibili a comprendere realmente ciò che l’altro sta comunicando, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. Solo in questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.

Per diventare ”attivo”, l’ascolto deve essere aperto e disponibile non solo verso l’altro e verso ciò che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.

Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la ricerca di soluzioni agli eventuali problemi espressi dall’altro. Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Nello specifico, l’ascolto attivo si compone di quattro fasi:

  • Ascolto passivo: in questa fase si ascolta in silenzio, permettendo all’altro di esporre i propri problemi senza essere interrotto.
  • Messaggi di accoglimento: l’ascoltatore utilizza messaggi non verbali – come un cenno della testa, un sorriso, ecc. – e verbali (“Ti ascolto”), per far comprendere all’altro che lo sta veramente ascoltando.
  • Inviti all’approfondimento: attraverso messaggi verbali, l’ascoltatore incoraggia chi parla ad approfondire l’argomento senza giudicare o commentare ciò che è stato detto.
  • Ascolto attivo: in questa fase l’ascoltatore dà un feedback, una rilettura di ciò che ha detto l’altro per verificare se ha capito, riproponendo il contenuto del messaggio condiviso dall’altro con parole diverse, rimandando all’altro anche emozioni e sentimenti emersi nel racconto.

Basandosi sull’accettazione incondizionata e sull’evitamento di tutti i comportamenti che potrebbero costituire una barriera comunicativa (vedi le 12 barriere della comunicazione di Gordon), l’ascolto attivo permette di costruire una relazione empatica, comunicando all’altro: sono interessato a te e ho fiducia in te.

Se vuoi prenotare il tuo primo incontro gratuito scrivimi all’indirizzo m.ricci@ascolto-attivo.it.

Le sette regole dell’arte di ascoltare

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Spesso il semplice “ascoltare” è il dono più bello che possiamo fare all’altro, anche se in una società frenetica come la nostra, dove tutti corrono e sembrano avere sempre meno tempo da dedicare al proprio prossimo, trovare qualcuno disposto ad ascoltarci non è sempre impresa facile.

Ed è così che il tema dell’ascolto diventa importante non solo per chi, come me, ha scelto la professione del Counselor, ma anche e soprattutto per chi si trova ogni giorno ad entrare in relazione con il proprio partner, con i propri figli, con i colleghi al lavoro e con gli amici.

E affinché “ascoltare” diventi qualcosa di diverso dal semplice “sentire”, ecco alcune semplici regole tratte dal volume “Arte di ascoltare e mondi possibili” di Marianella Sclavi.

1. Non avere fretta di arrivare alle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7 Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

 

 

 

Le storie di Ascolto Attivo

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Ascolto Attivo è un team di esperti di Counseling, uno spazio d’ascolto protetto e mirato alla risoluzione di un problema specifico.
Qui ho voluto raccogliere alcune delle nostre storie di ascolto preferite. Uomini e donne normali che hanno voluto affrontare un problema confrontandosi con noi e trovando aiuto nei metodi di ascolto e sostegno del Counseling. Quelle che leggerete sono tutte storie vere, le foto e i nomi sono invece di fantasia.