Cosa vogliono gli adolescenti? Una presenza rassicurante… ma silenziosa!

Beautiful teenager listening to the music on the bed

Quando i ragazzi entrano nell’età dell’adolescenza, capita spesso ai genitori di avere la sensazione che i propri figli non abbiano più bisogno di loro, o che li considerino addirittura un peso!

A quell’età, infatti, i ragazzi organizzano autonomamente le proprie giornate, schivano le domande dei genitori sul tempo che trascorrono fuori casa, e considerano ogni interazione con la famiglia come una sorta d’imposizione che sottrae tempo alle più soddisfacenti relazioni – virtuali o meno – con i propri amici.

Eppure, chi lavora a contatto con i ragazzi, sa bene che in realtà si lamentano spesso del fatto che i genitori trascorrono tanto tempo fuori casa, soprattutto per motivi di lavoro.

Un recente studio australiano ha provato a mettere in relazione la presenza fisica dei genitori con lo salute di salute psicologica degli adolescenti, per cercare di capire se le assenze – più o meno prolungate – possano influire sulla salute emotiva e sul comportamento dei ragazzi. I ricercatori della University of Western Australia hanno studiato 3000 ragazzi delle scuole medie/superiori, tra cui circa 600 adolescenti che avevano un genitore che viveva lontano da casa per lunghi periodi.

Ciò che è emerso è che, anche se la maggior parte dei ragazzi riferiva di sentire i genitori presenti nella propria vita a prescindere dalla quantità di tempo che questi trascorrevano fuori casa, i problemi comportamentali erano però leggermente superiori tra quelli che avevano almeno un genitore che era più spesso lontano dal nucleo famigliare per motivi di lavoro; questi dati, in definitiva, sembrano confermare quelli di un altro studio, secondo il quale i tassi di disagio psicologico sono più alti negli adolescenti che abitualmente trovano la casa vuota al ritorno da scuola e che raramente pranzano con i genitori.

Ma come conciliare questo bisogno di “presenza” con il desiderio di non essere coinvolti in attività e conversazioni famigliari?

Anche la semplice presenza in casa dei genitori sembra importante per i ragazzi, e gli studi sull’attaccamento ci suggeriscono una spiegazione. I bambini, infatti, usano i genitori come una base sicura per esplorare il mondo ed addestrarsi all’autonomia, e anche quando iniziano a gattonare e a svolgere autonomamente alcune attività, tengono sempre sotto controllo i movimenti dei genitori. Forse anche gli adolescenti, pur sviluppando una maggiore autonomia ed essendo capaci di tollerare più a lungo la distanza fisica, come i più piccoli si sentono più a loro agio quando i genitori riescono ad essere presenti ma senza invadere troppo i loro spazi.

Va detto che, oggi, grazie alla tecnologia, i genitori hanno molte possibilità di seguire i propri figli e di restare in contatto con loro anche quando sono fisicamente distanti. Tuttavia, la vicinanza fisica di almeno uno dei genitori favorisce senza dubbio la costruzione di una relazione più profonda e soddisfacente tra genitori e figli, contribuendo in maniera determinante al benessere emotivo dei ragazzi.

In altre parole, se la relazione con i vostri ragazzi è solida, non sarà un problema se sarete costretti a passare molto tempo fuori casa; al contrario, se la vostra relazione sta attraversando un momento difficile, allora sarà meglio che troviate il modo di essere più presenti, anche fisicamente.

La semplice presenza in casa di uno dei genitori, quindi, è rassicurante anche per gli adolescenti, ma se con i più piccoli i genitori possono allenare le proprie doti genitoriali in tanti modi – leggendo delle favole, giocando con i Lego, o portandoli a una mostra per bambini – quando diventano più grandi è difficile trovare dei punti di contatto. E mentre i genitori provano a sfruttare al meglio il tempo – spesso poco – che possono trascorrere con loro, i ragazzi desidererebbero che questi assumessero le sembianze di un a specie di soprammobile.

Per questo motivo, anche se non è sempre facile, è importante che i genitori trovino il modo di essere presenti senza necessariamente dover pianificare qualche attività comune o coinvolgere i ragazzi in una conversazione forzata.

È importante, insomma, che imparino ad essere una presenza rassicurante, ma se possibile… silenziosa!

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

Adolescenti e autostima

Kind vor Tafel mit Muskeln aus Kreide

Se la parola stima si riferisce al valore che diamo agli altri, ne consegue che autostima è il valore che diamo a noi stessi. Per scattare una sorta di fotografia della nostra autostima, potremmo ad esempio rispondere a queste poche e semplici domande: Mi piaccio? Mi reputo una persona degna di valore? Merito di essere felice?

È evidente come le esperienze vissute nell’infanzia abbiano una particolare influenza nella formazione dell’immagine che abbiamo di noi stessi, ma anche se un tempo si pensava che questo fosse un tratto della personalità piuttosto stabile, oggi si ritiene in realtà che sia soggetto a mutamenti continui, e ciò è particolarmente vero per quanto riguarda gli adolescenti.

In pratica il cervello raccoglie i messaggi verbali e non verbali che arrivano dall’esterno, e riconfigura continuamente la percezione che i ragazzi hanno di sé.

In generale si può dire che il livello di autostima ha un forte impatto sul modo in cui una persona affronta la vita. Infatti, chi possiede buoni livelli di autostima, si sente apprezzato e accettato dagli altri, ritiene di meritare di essere trattato con rispetto, è consapevole delle proprie qualità e dei propri punti di forza, è orgoglioso dei propri successi e non perde la fiducia in se stesso anche quando commette un errore o davanti a un fallimento.

Chi, al contrario, ha una bassa stima di sé, tende a focalizzarsi più sui fallimenti che sui successi, è estremamente autocritico, si sente inferiore e insicuro, consente agli altri di trattarlo senza rispetto, e non ha fiducia nelle proprie qualità e nella propria capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Se siete genitori – o comunque adulti che hanno a che fare con gli adolescenti – potete svolgere un ruolo centrale e positivo per aiutare i ragazzi a sviluppare un buon livello di autostima, ma per farlo è essenziale che prestiate attenzione ad alcuni comportamenti.

  • Trattate sempre i ragazzi con rispetto, anche quando i loro comportamenti vi sembrano incoerenti, e se un momento sembrano degli adulti responsabili e l’attimo dopo dei mocciosi immaturi.
  • Date loro la possibilità di dimostrare il proprio senso di responsabilità, e fidatevi della loro capacità di giudizio.
  • Focalizzate i vostri giudizi più sull’impegno che sul risultato.
  • Parlategli come parlereste ad un adulto, fornendo loro tutte le spiegazioni adeguate al caso.
  • Siate un modello per loro, mostrando di accettare e riconoscere i vostri stessi limitI.
  • Incoraggiateli a vedere le situazioni e le loro stesse qualità nel modo più obiettivo possibile, aiutandoli a liberarsi delle loro convinzioni irrazionali.
  • Siate spontanei e affettuosi, e lodateli senza esagerare, ma assicuratevi che sappiano quanto li amate.
  • Dategli sempre il vostro feedback, dimostrando di riconoscere e comprendere i loro sentimenti e le loro scelte, anche quando non li approvate completamente.
  • Create un’atmosfera familiare serena, assicurandovi che ci sia rispetto nei confronti di tutti i membri della famiglia.
  • Incoraggiate i ragazzi ad esprimere e condividere stati d’animo e pensieri con gli adulti, ed evitate di esprimere giudizi troppo critici e negativi.

Nei ragazzi, come del resto negli adulti, un buon livello di autostima facilita le relazioni e la realizzazione personale, per questo è importante che i genitori svolgano al meglio il proprio ruolo, fondamentale in questo percorso di crescita.

Adolescenti e genitori: comunicare si può?

adolescentecomunicazione

Ricordate quando vostro figlio vi sommergeva di domande e ricercava costantemente la vostra attenzione?

Probabilmente, se i vostri figli sono già entrati o stanno entrando nell’età dell’adolescenza, quel periodo vi sembrerà solo un ricordo lontano.

Adolescenti e genitori: pensate anche voi che sia un binomio impossibile?

Sì, perché capita spesso che a un certo punto, quelli che erano dei dolcissimi e deliziosi bambinetti, si trasformino in adolescenti scontrosi che il più delle volte rispondono alle domande degli adulti – in particolare dei genitori – con un grugnito o alzando gli occhi al cielo, trasformando qualsiasi forma di dialogo in un’ardua impresa.

Se vi mancano quelle chiacchierate con vostro figlio e siete stanchi dei suoi lunghi silenzi, potrebbe essere arrivato il momento di adottare qualche piccola strategia per provare a ristabilire la comunicazione.

NON INSISTETE. Gli adolescenti tendono a non rispondere se viene continuamente detto loro cosa devono o non devono fare. Smettono semplicemente di ascoltare, e la vostra voce diventa per loro poco più che un rumore di sottofondo. Dite le cose una sola volta e spiegate chiaramente quali saranno le conseguenze del loro comportamento… e poi accertatevi di mantenere la promessa.

SIATE MENO CRITICI. Nell’età dell’adolescenza, l’autostima dei ragazzi è piuttosto instabile, e le continue critiche rischiano di abbassarla ancora di più. Invece di limitarvi a manifestare la vostra disapprovazione per ciò che fanno, provate ad esprimere critiche costruttive, perché i rimproveri – soprattutto se ripetuti – non fanno altro che far crescere nei ragazzi rabbia e vergogna.

LASCIATE CHE TROVINO DA SOLI LA SOLUZIONE. A questa età i ragazzi hanno la capacità di risolvere da soli i problemi che gli si presentano. Anche se siete spesso tentati di dare consigli o suggerire la soluzione che ritenete più opportuna, lasciate che siano loro a trovarla. Sostituirsi ai ragazzi rischia di far passare il messaggio che non sono in grado di cavarsela da soli. Al contrario, se dovessero avere davvero bisogno del vostro aiuto, sicuramente troveranno il modo di chiedervelo.

NON TRATTATELI DA BAMBINI. Gli adolescenti hanno bisogno di conquistare a poco a poco la fiducia in se stessi, quindi non lasciate che restino attaccati alle vostre sottane più a lungo del necessario. In questa fase i ragazzi sono alla ricerca della loro indipendenza, e per farlo hanno bisogno che anche voi genitori li incoraggiate a prendere decisioni in maniera autonoma.

MANTENETE LA CALMA. Il silenzio ostinato di un adolescente è in grado di scatenare l’ira di un genitore, ma reagire violentemente non porterà alcun risultato, se non quello di aumentare la tensione tra voi. La prossima volta, prima di scagliarvi in un’invettiva contro vostro figlio, cercate di respirare e mantenere la calma, ed eviterete così di peggiorare la situazione.

NON PRENDETELA SUL PERSONALE. Se vostro figlio non ha voglia di parlare con voi, consideratela una sua scelta, e non un giudizio di valore nei vostri confronti. Non considerate la sua mancanza d’interesse a condividere con voi i suoi pensieri e le sue emozioni come un affronto personale. Non fatelo sentire in colpa per questo, ma aspettate il momento in cui sentirà lui il desiderio di farlo.

NON FORZATE LA MANO. Fate in modo che le conversazioni con vostro figlio avvengano casualmente, senza pianificarle troppo, possibilmente ritagliandovi dei momenti per condividere attività che amate entrambi. Può essere lo shopping, uno sport, o una ricetta da sperimentare insieme, l’importante è che non facciate domande troppo personali, e scegliate piuttosto argomenti leggeri della quotidianità, eventualmente prendendo spunto dalle notizie più recenti.

Cercate anche di non dimenticare che i vostri figli sono abituati ad usare prevalentemente altri mezzi di comunicazione, oltre a quelli che voi considerate convenzionali. Per quanto la cosa possa non piacervi, i Social Media e i sistemi di messaggistica fanno ormai parte del loro mondo, e tanto vale accettarlo ed usarli anche voi per comunicare con loro.

Infine, ricordate che questa difficoltà di comunicazione è quasi sempre una normale conseguenza della fase che il ragazzo o la ragazza stanno attraversando. Non dimenticate che gli adolescenti sono sottoposti a numerose pressioni: la scuola, il proprio aspetto fisico, la relazione con i coetanei, i primi amori… queste ed altre sono le questioni che un adolescente si trova a dover affrontare quotidianamente, mentre inizia a prendere consapevolezza di doversi fare strada nel mondo degli adulti.

Non lasciatevi scoraggiare da quel muro che i vostri figli sembrano aver sollevato tra voi e loro, e vedrete che, prima di quanto immaginiate, su quel muro si aprirà una breccia.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

Il cambiamento emozionale nei giovani

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Solitamente le persone cercano aiuto nel Counseling quando hanno raggiunto un livello elevato di sofferenza emotiva, e gli adolescenti non sfuggono a questa regola.

E mentre alcuni riescono ad esprimere chiaramente le proprie emozioni a parole o attraverso i comportamenti non verbali, altri si mostrano più ansiosi o confusi, e manifestano le emozioni in modo più contenuto. Alcuni ragazzi sono addirittura incapaci di identificare lo stato d’animo che provano, e le loro emozioni sono a volte talmente represse da non poter essere percepite.

Eppure dalla nostra esperienza sappiamo che, in genere, dopo aver dato libero sfogo alle nostre emozioni ci sentiamo meglio. Dopo un pianto, anche se non saremo particolarmente felici, ci sentiremo comunque più tranquilli e meno turbati. E allo stesso modo, se siamo molto arrabbiati, può essere d’aiuto dare libero sfogo alla propria rabbia, magari attraverso un rituale simbolico – come prendere a pugni un cuscino.

Lo stesso vale per i ragazzi, e sicuramente si sentiranno meglio dopo essere riusciti a sfogare le proprie emozioni. Infatti, quando un giovane riesce ad esprimere in modo completo i suoi stati d’animo, riesce anche a vedere sé e il mondo che lo circonda sotto una nuova luce. Possiamo dire che in un certo senso si modifica la sua percezione della situazione, e il nuovo modo di vedere le cose lo porta ad adottare comportamenti più soddisfacenti.

Non si tratta di un processo automatico, e i ragazzi vanno allenati ad entrare in contatto con le proprie emozioni e ad esprimerle, ma i risultati sono spesso più che soddisfacenti.

Compito del Counselor è proprio quello di accompagnarli in questo processo, aiutandoli a sperimentare appieno le emozioni che emergono e ad imparare ad esprimerle.

 

 

 

 

Genitori in crisi

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L’adolescenza, si sa, è un periodo di profondi cambiamenti biologici, cognitivi e psicologici per i ragazzi, cambiamenti che spesso sono per loro motivo di ansia e di stress. Non a caso lo stato evolutivo dell’adolescenza è caratterizzato da una certa reattività emozionale, che si traduce spesso in risposte emotive piuttosto intense.

In questa fase l’adolescente si trasferisce in uno spazio separato, diventando un individuo distinto, operando cioè quella che viene denominata individuazione, un processo che comporta lo sviluppo di un certo grado di indipendenza dalle relazioni familiari.

E mentre l’adolescente affronta questo processo di socializzazione che si basa su un equilibrio fra la formazione dell’identità personale e l’integrazione nella società, il Counseling può rivelarsi uno strumento utile per aiutarlo a trovare nuove modalità per procedere in modo adattivo nel viaggio evolutivo che lo attende.

Ma come vivono i genitori questa fase della vita dei propri figli? Perché sempre più spesso sono loro ad entrare in crisi?

L’esperienza insegna che spesso non sono i ragazzi a risultare particolarmente difficili o problematici, mentre determinante può essere il modo in cui i genitori reagiscono a questa fase di crescita dei figli.

Infatti, quando i bambini raggiungono la fase della pubertà, i fenomeni tipici della fase adolescenziale si combinano con i comportamenti e le emozioni dei genitori, suscitando in loro cambiamenti molto vistosi e ansie crescenti. Una situazione che, in alcuni casi, può essere anche aggravata da fattori legati alla fase di vita che stanno attraversando, come un calo di soddisfazione nel matrimonio, una maggiore consapevolezza del processo di invecchiamento, o anche un rifiuto emotivo e un distacco nei confronti dell’adolescente che si sta rendendo indipendente.

Molti genitori soffrono perché i figli adolescenti non vogliono parlare delle loro questioni personali in famiglia. Tuttavia, poiché i ragazzi stanno cercando di rendersi indipendenti, tendono a parlare con i genitori solo quando sentono l’esigenza di farlo, e non in risposta ai loro inviti e alle loro domande.

È evidente che, quando i figli diventano adolescenti, i genitori devono acquisire nuove competenze, dal momento che le abilità genitoriali richieste per prendersi cura di un bambino sono diverse da quelle necessarie per educare un adolescente. E tutto questo comporta per loro una forte dose di stress.

Va inoltre considerato che, essendo noi il frutto delle nostre esperienze, tendiamo a valutare ciò che ci accade sulla base di un criterio di giudizio ricavato dalla ricostruzione mentale che abbiamo fatto dalle esperienze del passato. E quando queste sono particolarmente significative, allora la valutazione del presente ne può risultare eccessivamente condizionata.

Il ruolo del Counselor nell’intervento di sostegno alla genitorialità, è quello di aiutare il genitore a riconoscere questo condizionamento, e fare in modo che esso influenzi meno la valutazione del presente.

Adolescenti e voglia di libertà

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Quando i ragazzi entrano nell’età dell’adolescenza, la maggior parte dei conflitti in famiglia sorgono perché, non sentendosi più bambini, vogliono decidere da soli e ritengono di meritare più libertà e maggiori responsabilità, mentre i genitori sono ancora restii a soddisfare le loro richieste.

Per molti genitori, infatti, risulta difficile affrontare queste rivendicazioni, perché dopo aver preso per anni le decisioni per conto dei propri figli e aver messo i loro bisogni prima di ogni altra cosa, si trovano davanti dei giovani adulti che vorrebbero essere liberi di affrontare il mondo a modo loro.

Ovviamente, tutti i genitori comprendono il maggiore bisogno di libertà e di responsabilità dei loro figli. Del resto è una fase naturale del processo di sviluppo dei ragazzi. Allo stesso tempo, però, bisogna riconoscere che i genitori hanno ragioni più che valide per temere le conseguenze di questa maggiore libertà, ed è altrettanto comprensibile il loro desiderio di concederla con molta cautela. Oggi più che mai, infatti, i motivi di preoccupazione sono molti: abuso di droghe, gravidanze indesiderate, atti violenti, e altri fenomeni che interessano il mondo giovanile, un mondo per alcuni aspetti sconosciuto agli adulti.

Ma rispondere alle richieste degli adolescenti sempre con un “no”, nel tentativo di proteggerli il più a lungo possibile, porta inevitabilmente all’insorgere di conflitti familiari, e di conseguenza i figli si chiudono in se stessi, smettono di confidarsi, oppure si procurano la libertà desiderata a insaputa dei loro genitori.

E allora, che fare? Una semplice soluzione per ridurre la conflittualità consiste nel migliorare la comunicazione con i vostri figli.

Un buon inizio può essere provare a spiegare loro come vi sentite e quali sono le vostre paure rispetto alla maggiore libertà che essi rivendicano. E anche se condividere le vostre preoccupazioni non vi farà guadagnare la loro piena accettazione e comprensione, sarà un modo efficace per instaurare un dialogo più profondo, e forse raggiungere anche dei compromessi accettabili.

Il passo successivo potrebbe consistere nel concedergli gradualmente maggiore libertà e responsabilità, dando loro l’opportunità di dimostrare che sono pronti per quell’indipendenza che reclamano a gran voce.

Naturalmente, per orientarsi sul livello di libertà e di responsabilità da concedere ai propri figli non esistono delle regole precise, e ciascun genitore dovrà basarsi sulla personalità del proprio figlio e sui comportamenti avuti fino a quel momento.

Certo, i vostri figli commetteranno degli errori, ma vedrete che la maggior parte delle volte le cose andranno per il meglio. Usate l’empatia per cercare di capire che è anche per loro una fase difficile e per alcuni versi di grande confusione. Del resto siamo stati tutti adolescenti – e figli – e se ogni tanto proverete a ricordare le sensazioni che provavate allora e ne parlerete con loro, questo ridurrà senza dubbio la distanza tra di voi.

Le preoccupazioni non svaniranno del tutto, e a volte le vostre decisioni faranno arrabbiare i vostri figli adolescenti, ma se vi sforzerete di concedere loro gradualmente maggiore libertà e di affidargli maggiori responsabilità, misurando costantemente come reagiscono al cambiamento, scoprirete che i conflitti a poco a poco si ridurranno.