Chiuso per ferie!

IMG_3770-1030x682Ebbene sì, il momento di andare in vacanza è arrivato anche per questo blog!

Anch’io, come spero la maggior parte di voi, mi godrò qualche giorno di meritato riposo, per poi tornare a fine agosto con ancora tante idee e tanta voglia di parlare di Counseling, dei progetti di Ascolto Attivo e di benessere a trecentosessanta gradi.

Mi raccomando, però, continuate a seguire la pagina Facebook di Ascolto Attivo… perché lei non chiuderà per ferie!

Sommersi dagli impegni: e il tempo per vivere?

riccicounselingstressQualche giorno fa mi è capitato di incontrare per caso una mia amica, e quando le ho chiesto come stava, mi ha guardata con aria stanca, e con un filo di voce ha subito aggiunto: “Ho così tante cose da fare… davvero tante cose da fare”. E ha iniziato il suo lungo elenco di impegni.

Poco dopo mi ha telefonato un’altra amica, e il tono e il contenuto del suo discorso era più o meno lo stesso. “Ho mille cose da fare… le giornate volano e mi sembra sempre di aver lasciato fuori qualcosa”.

È così che vanno le cose al giorno d’oggi, e non solo per gli adulti. Anche i più piccoli, già dalle elementari, hanno agende impegnate come quelle dei manager d’azienda. Nuoto, tennis, lezioni di pianoforte, ripetizioni di matematica, catechismo… e neppure un pomeriggio libero.

Le brutte abitudini si apprendono fin da piccoli, da molto piccoli.

Ma perché siamo finiti in questo modo? Perché facciamo questo a noi stessi, e ai nostri figli? Cos’è successo al mondo in cui i bambini giocavano nei giardini e per la strada, si sporcavano e, soprattutto, si annoiavano?

È perché li amiamo troppo che li riempiamo di impegni, rendendoli delle copie in miniatura di noi adulti stanchi e stressati?

Cosa ne è stato del mondo in cui potevano sederci a chiacchierare con qualcuno, assaporando anche le pause e i silenzi, senza la fretta di riempire quei silenzi per non sprecare il tempo a disposizione. Perché abbiamo creato un mondo in cui abbiamo sempre più cose da fare e meno tempo per riflettere, meno tempo per essere ciò che siamo veramente, esseri umani e non automi?

È difficile rispondere a tutte queste domande, ma certo è che quella di essere sempre impegnati è ormai una vera e propria malattia, una malattia per la nostra salute e il nostro benessere, perché riduce la nostra capacità di essere pienamente presenti con le persone che amiamo, e ci impedisce di creare quel tipo di comunità nella quale tutti desidereremmo vivere.

Negli anni ’50 è iniziata l’epoca delle innovazioni tecnologiche che pensavamo (o ci era stato promesso) avrebbero semplificato le nostre vite. Eppure oggi abbiamo meno tempo libero di quanto non ne avessimo qualche decennio fa.

Smart phones e computer portatili hanno reso sempre più sbiadita quella linea di confine tra ufficio e casa. Non importa che sia notte, che si stia in vacanza oppure in viaggio… ogni momento è utile per lavorare.

Purtroppo, dove ci sta portando tutto questo è sotto ai nostri occhi.

W. B. Yeats scriveva: “Ci vuole più coraggio per esplorare gli angoli bui della nostra anima di quando ne abbia bisogno un soldato per combattere”.

Ma come possiamo esplorare gli angoli bui della nostra anima se siamo sempre così impegnati? Come facciamo a vivere pienamente la nostra vita?

Forse, per cominciare a fare anche noi la nostra parte, la prossima volta che un amico risponderà a un nostro: “Come stai?”, con “Ho tante cose da fare!”, potremmo provare a dirgli che non ci interessa conoscere la lista degli impegni appuntati sulla sua agenda, ma come sta il suo cuore!

Se ti senti stressato e vuoi prenotare un colloquio di Counseling gratuito, scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it. Parlare con qualcuno può essere un buon inizio!

 

 

Cancella le preoccupazioni inutili!

Frustrated businesswoman crumpling paperLa società in cui viviamo, oggi più che mai, ci fornisce tanti motivi per preoccuparci. Problemi economici, familiari o di salute… la lista delle nostre preoccupazioni potrebbe essere infinita.

Del resto, preoccuparsi per qualcosa di reale non è affatto negativo, perché ci consente di focalizzarci su quella specifica questione e di mettere in atto le azioni necessarie per risolvere il problema.

Il punto è che spesso le nostre sono preoccupazioni inutili. Mi riferisco alle nostre paure immaginarie o a quelle situazioni che sono totalmente al di fuori del nostro controllo, che sono comunque molto dannose per la nostra salute, perché alzano i livelli d’ansia e di stress.

Vivere in uno stato di costante preoccupazione porta il nostro corpo a produrre sostanze, come l’adrenalina, che hanno effetti sulla tensione muscolare e alzano la pressione sanguigna. Il risultato: mal di testa, mal di schiena o mal di stomaco frequenti. Per non parlare di conseguenze ancora più gravi per la nostra salute.

Ma cosa possiamo fare per ridurre le nostre preoccupazioni?

Per prima cosa, dobbiamo analizzare qual è la vera fonte della nostra preoccupazione. Se è qualcosa sulla quale possiamo esercitare un certo controllo e fare qualcosa, allora dovremmo utilizzare le nostre energie per trovare una soluzione a ciò che è per noi fonte di preoccupazione. Non dobbiamo fare altro che definire un piano d’azione e metterlo in atto.

Ma se ciò che ci preoccupa è qualcosa al di fuori del nostro controllo, continuare a preoccuparci non farà altro che avere ripercussioni sul nostro stato fisico ed emotivo senza però alcuna utilità ai fini della risoluzione del problema.

L’obiettivo deve essere quello di bloccare le preoccupazioni inutili prima che siano loro a controllare le nostre emozioni. Un metodo utile consiste nel sostituire i pensieri negativi con altri più rassicuranti: un’emozione vissuta, un’esperienza che ci ha reso felici, un sogno o un progetto che vorremmo veder realizzato. Non è semplice spostare l’attenzione da ciò che ci preoccupa, ma con un po’ di pratica chiunque può riuscirsi. E i risultati non tarderanno ad arrivare!

Ogni volta che qualcosa vi preoccupa, provate a rispondere a questa domanda: “Cosa posso fare perché questa cosa smetta di preoccuparmi?”. Se la risposta sarà: “Niente!”, allora forse riuscirete anche ad ignorare quel pensiero che vi provoca ansia piuttosto che permettergli di controllare le vostre emozioni.

Qualora vi accorgiate che il vostro stato di preoccupazione è ormai diventato “cronico”, e che la fonte che genera ansia è qualcosa assolutamente fuori dal vostro controllo, con l’aiuto di un professionista potrete sperimentare strategie utili per recuperare il benessere che meritate.

Per prenotare un colloquio gratuito scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it.

Coppia. Vacanze in vista: mare o montagna?

luggage-1149289_960_720Con l’avvicinarsi dell’estate, è inevitabile che, anche nelle coppie più rodate, sorga qualche conflitto per la pianificazione delle vacanze, e non è sempre semplice trovare un punto d’incontro. Mare o montagna? Hotel o campeggio? Auto o treno? La lista potrebbe continuare all’infinito, e l’unico modo per uscirne indenni è trovare un punto d’incontro.

Ecco allora per voi qualche semplice suggerimento che potrà aiutarvi a comunicare più efficacemente con il vostro partner, affinché la scelta della vacanza non diventi un motivo di conflitto.

Perché anche se il tema vacanze può sembrare un’inezia rispetto a questioni ben più importanti che come coppia vi trovate sicuramente ad affrontare, potrebbe essere per voi un’opportunità per esercitarvi su un argomento per così dire “leggero”, al fine di essere pronti quando il disaccordo riguarderà temi più seri e delicati.

Che ne dite? Avete voglia di provare a mettere in pratica queste 6 semplici regole?

1. Affrontate subito la questione e siate schietti. Se qualcosa vi irrita, è importante che ne parliate subito con il vostro partner. Condividere i propri sentimenti sul momento consente di focalizzare la discussione sul problema reale. Non è un bene tenersi tutto dentro nella speranza di trovare il momento adatto per tirarlo fuori, perché a quel punto il vostro partner potrebbe essere risentito e aver alzato un muro tra di voi. Affrontate i problemi nel momento in cui sorgono.

2. Concedetevi tempo e spazio. A volte si vorrebbe poter risolvere una questione immediatamente, ma non è sempre possibile. Le soluzioni, infatti, si sviluppano e si trasformano nel tempo, mano a mano che ogni persona acquisisce una maggiore comprensione della prospettiva dell’altro e si crea lo spazio per accogliere le posizioni di entrambe le parti. Siate pazienti e provate a vedere le cose dal punto di vista del vostro partner.

3. Limitatevi alla questione del momento. Nella foga della discussione, spesso si è spinti a rinvangare il passato, coinvolgendo nella discussione altre persone, spesso i familiari, che forse hanno preso le parti dell’uno o dell’altro in qualche occasione. Così facendo, però, non si fa che aggravare il conflitto. Per questo motivo, cercate di restare focalizzati su di voi, sul vostro partner, e sulla questione specifica che vi trovate ad affrontare.

4. Siate diplomatici. Nel discutere di una questione che vi sta particolarmente a cuore, è probabile che vi facciate prendere dall’impeto e che siate spinti ad usare parole “forti”. Cercate invece di usare i termini con cautela, senza accusare e criticare il comportamento dell’altro, esprimendo invece come vi sentite voi e cosa provate rispetto all’accaduto. Anziché dire: “TU hai fatto, detto, ecc.”, usate frasi come: “IO mi sono sentito/a, IO ho provato, ecc.”. Questo vi aiuterà ad avere una conversazione più efficace e proficua.

5. Ascoltate il vostro partner. È importante che esprimiate i vostri sentimenti e le vostre sensazioni, ma è altrettanto importante che anche il vostro partner abbia la possibilità di parlare. Prestate attenzione a ciò che ha da dirvi riguardo ai suoi bisogni, e perché sono così importanti per lui. Una volta compreso profondamente da dove provengono determinati bisogni dell’altro, sarà più facile trovare un compromesso, perché non si tratterà più di stabilire chi ha il controllo e il potere all’interno della coppia.

6. Mettete un punto e andate avanti. Anche quando non riuscite a trovare una soluzione definitiva a un problema sorto, è utile e importante trovare il modo di chiudere comunque la questione. Fate pace con il vostro partner e chiedetevi scusa per esservi eventualmente offesi reciprocamente. Farà bene alla vostra coppia mettere da parte i dissapori e andare avanti insieme, come una vera squadra.

 

Accettare la realtà: il primo passo verso il cambiamento

acceptation-credit-autoIeri pomeriggio ero stanca e di pessimo umore. Ero seccata perché una persona non si era comportata come avrei voluto, o come io stessa mi sarei comportata in quella situazione. Continuavo a rimuginare sull’accaduto cercando di giustificare a me stessa il mio disappunto, ma questo non faceva altro che aumentare il mio senso di frustrazione.

E mentre fissavo lo schermo del pc assorta nei miei pensieri, all’improvviso mi sono resa conto di ciò che stavo facendo: stavo resistendo alla realtà. Non potevo cambiare ciò che era successo, e ogni volta che rivivevo quei momenti nella mia mente il mio fastidio cresceva. Era come se avessi scatenato a una lotta tra ciò che era realmente accaduto e ciò che avrei voluto accadesse, e ovviamente era la realtà ad avere la meglio!

Purtroppo ci procuriamo molte sofferenze nel tentativo di resistere alla realtà, e ognuno di noi lo fa a modo proprio. Chi aprendo una bottiglia di vino, chi mangiando dolci, chi comprando un paio di scarpe nuove, chi con comportamenti più dannosi. A volte cerchiamo di allontanare la realtà arrabbiandoci con gli altri, e in effetti la rabbia è spesso il tentativo di creare una distanza tra noi e qualcosa che ci preoccupa. A volte fingiamo semplicemente che quello che non ci piace non esista, e per tenere a bada la realtà consumiamo tutte le nostre energie, finendo con il sentirci esausti e depressi.

Eppure, quando decidiamo di accettare la realtà, le energie che fino a quel momento avevamo impiegato per tentare di opporci ad essa si liberano e diventano disponibili per altri usi. Ma accettare una situazione per quella che è, oltre a consentirci di recuperare una parte delle nostre energie, significa anche darci una chance di vedere le cose con maggiore lucidità.

Ieri, ad esempio, per me accettare ha significato vedere non solo il comportamento della persona che mi aveva offeso, ma anche le ragioni che l’avevano spinta ad agire in quel modo, e questo mi ha permesso di guardare in faccia quella realtà che stavo tentando di evitare. Ho capito che le mie aspettative erano semplicemente sproporzionate in quel momento, e questo mi consentirà di discuterne serenamente con la diretta interessata.

Ma perché si fatica così tanto ad accettare la realtà? Il motivo è la nostra difficoltà a distinguere ciò che possiamo controllare da ciò che non possiamo controllare. Io, ad esempio, non potevo cambiare ciò che era successo, e neppure la mia amica, però potevo cambiare la mia reazione. Riconoscere con chiarezza ciò che possiamo controllare da ciò che va al di là del nostro diretto controllo, può facilitare la nostra capacità di accettazione, consentendoci di individuare le possibili alternative.

Un piccolo aiuto in tal senso può arrivare da questo semplice esercizio, che vi consiglio di provare. Dividete un foglio di carta in tre colonne: la prima per le cose che potete controllare, la seconda per quelle sulle quali potete avere una certa influenza, e la terza per quelle completamente al di fuori del vostro controllo. E usatela ogni volta che avete difficoltà ad accettare una situazione!

È sempre un bene vedere le cose per come stanno realmente, perché maggiore è la chiarezza con cui osserviamo le circostanze che viviamo, maggiore è la nostra capacità di accettare ciò che succede e rispondere nel modo più idoneo al nostro benessere.

Coppia: Un’opportunità per crescere insieme

cuore-mano-nella-manoQuando una relazione entra in crisi, è piuttosto frequente che le persone attribuiscano al cambiamento dell’altro il fallimento del rapporto, e sono tutt’altro che rare espressioni  come: “È cambiato, non è più la persona di cui mi sono innamorato/a”.

Eppure, anche se può capitare che alcune circostanze della vita portino le persone a un cambiamento profondo della propria personalità, non è questo il motivo più frequente delle crisi di coppia.

Basta infatti chiedere a quelle persone di raccontare gli inizi della loro storia d’amore, per scoprire “magicamente” che le qualità che oggi rendono il partner detestabile sono le stesse per le quali lo avevano scelto.

Questo accade perché all’interno di ogni relazione, e in particolar modo in una molto intima come quella di coppia, ognuno di noi sperimenta le proprie caratteristiche di personalità, caratteristiche che possono essere allo stesso tempo punti di forza e fragilità. Ed è così che il compito evolutivo della coppia è proprio quello di fare in modo che i partner sperimentino anche le qualità che non sono tipiche della propria personalità e che però possono trovare nell’altro.

Quando uno dei due partner, ad esempio, è estroverso e socievole e l’altro più introverso e taciturno – come spesso accade – la sfida è fare in modo che chi è più taciturno prenda un po’ dell’estroversione dell’altro, e compito dell’estroverso è lasciare spazio all’altro per sperimentarsi.

Se questo non accade, e ognuno resta in qualche modo bloccato nel proprio ruolo, il rischio è di sentire l’altro come un impedimento alla propria evoluzione personale, con il conseguente insorgere di sentimenti di risentimento e insofferenza.

Le qualità che cerchiamo nei nostri partner sono spesso quelle che sentiamo mancare a noi stessi, e in questo senso la relazione di coppia può rivelarsi un alleato prezioso per conoscere meglio se stessi e crescere insieme alla persona che abbiamo scelto.

Sì, che abbiamo scelto, ed è una scelta che non avviene mai per caso.

Le emozioni: una risorsa preziosa nel Counseling

Bunte GefhleFelicità, imbarazzo, dispiacere, paura, euforia, preoccupazione… l’elenco delle parole che possiamo usare per descrivere i nostri stati d’animo potrebbe continuare all’infinito. Stati d’animo è però un termine generico, e in alcuni casi è più corretto parlare di emozioni e sentimenti.

Ma quali sono le differenze? Come facciamo a distinguere le emozioni dai sentimenti?

In linea generale, possiamo dire che sono entrambi stati di attivazione psicologica e fisiologica che si manifestano in risposta a un cambiamento dell’ambiente fisico, sociale o mentale. In particolare, i neuroscienziati descrivono le emozioni come l’insieme delle risposte osservabili in seguito all’attivazione di un determinato stato corporeo connesso a specifiche immagini mentali. I sentimenti, invece, si riferiscono all’esperienza che ciascun individuo fa di tali cambiamenti, ovvero all’esperienza privata delle emozioni.

Un’altra importante differenza è che le emozioni sono stati emotivi di breve durata e transitori, mentre i sentimenti possono rimanere attivi per un periodo più lungo.

Nella relazione di Counseling, in un lavoro di esplorazione emotiva profonda, le emozioni costituiscono una risorsa preziosa. In quanto adattive, infatti, sono per definizione positive, e la distinzione fra positive e negative va interpretata piuttosto nel modo in cui le stesse sono vissute dall’individuo, come piacevoli o spiacevoli.

Nel setting di Counseling, evocare le proprie emozioni e poterle rielaborare, consente al cliente di entrare in contatto con se stesso ed individuare i propri bisogni.

Le emozioni, quindi, sono un elemento imprescindibile per preparare e motivare le persone a fronteggiare gli eventi della vita e a massimizzarne il benessere. 

Cos’è il Career Counseling?

04-AGGIL MONDO DEL LAVORO E GLI INTERVENTI A SOSTEGNO DELLA CARRIERA

A differenza di quanto accadeva in passato, quando la stabilità dell’impiego forniva una base sicura per progettare il proprio futuro, oggi il lavoro genera sempre più spesso ansia e insicurezza.

Oggi si parla di lavoro flessibile e di organizzazioni fluide, scenari che mettono in difficoltà i lavoratori, costringendoli ad adattarsi a una vita contraddistinta da continui cambiamenti professionali.

La carriera non è più considerata un impegno per tutta la vita con un unico datore di lavoro, ma come una vendita di competenze a vari datori di lavoro, e a questo cambiamento è dovuto seguire anche un cambiamento delle tecniche da mettere in atto per aiutare i lavoratori ad adattarsi a questo nuovo scenario.

Ma cos’è il Career Counseling e come può aiutare le persone a gestire il proprio percorso professionale?

Per usare la definizione di Donald Super, il Career Counseling è:

“ll processo per aiutare una persona a sviluppare e ad accettare un’immagine integrata e adeguata di Sé e del proprio ruolo nel mondo del lavoro, a esaminare questo concetto attraverso il confronto con la realtà, a tradurlo in realtà, provando soddisfazione per sé e portando beneficio alla società”.

Nel Career Counseling il cliente è autore della propria storia autobiografica, e il Counselor ha il compito di aiutarlo a riflettere sui temi di vita su cui costruire il proprio percorso professionale.

Il Career Counseling fornisce strumenti efficaci e risolutivi per affrontare al meglio i continui cambiamenti lavorativi, a comprendere il proprio personale disegno di vita, e a progettare soluzioni professionali idonee e soddisfacenti.

È un intervento che sostiene la persona nel costruire – o ri-costruire – non solo il proprio percorso professionale, ma anche la sua storia di vita.

Per richiedere un appuntamento per un incontro conoscitivo, scrivimi all’indirizzo m.ricci@ascolto-attivo.it.

Una nuova chance per te!

UnknownSe la vostra donna vi ha lasciato o il vostro uomo se n’è andato, è normale che vi sentiate disorientati e disillusi, e che abbiate la sensazione di non avere alcuna via d’uscita. Senza il vostro compagno o la vostra compagna, tutto vi sembra inutile e vano, e tutto ciò che vi resta sono ricordi felici che vi rendono ancora più tristi.

È il momento del vuoto, e non considerate neppure la possibilità di ricominciare e pensare al vostro futuro. E forse, ancora peggiore della mancanza della persona amata, è la paura di non essere in grado di amare di nuovo o di essere amati.

Probabilmente, dopo un primo momento, la tristezza e la disperazione hanno lasciato il posto alla rabbia. Rabbia verso chi vi ha deluso, e rabbia verso voi stessi per aver consentito a lei o lui di comportarsi in quel modo.

Ma invece di sprofondare nella depressione e nelle recriminazioni, perché non utilizzare questa sofferenza per compiere un lavoro d’introspezione? Perché non provare a cambiare prospettiva, per ritrovare quella forza interiore che possa permettervi di aprirvi a un nuovo amore?

Lavorando su voi stessi, potrete distinguere ciò in cui siete riusciti da ciò in cui avete fallito, e i ricordi felici che vi resteranno nel cuore da quelli che preferite dimenticare. Potrete capire meglio chi siete oggi, cosa desiderate e cosa siete in grado di dare a chi vorrà starvi accanto.

Perché, anche se continuate a dire: “Basta, non m’innamorerò mai più!”, sapete anche voi che non potete vivere senza amore. E allora tanto vale darsi una mossa!

In collaborazione con Ascolto Attivo presento “Amore over 40”, un ciclo d’incontri di gruppo per conoscere meglio se stessi e condividere le proprie esperienze. Per informazioni m.ricci@ascolto-attivo.it.