14/02/2012
Cancro e Psiche La Psiche come fattore di rischio – II parte
(continua)
Negli ultimi anni l'accumularsi progressivo di conoscenze scientifiche sul cancro, ha messo in luce tutti quegli elementi anomali che contrastano con l'interpretazione della malattia neoplastica come malattia locale.
Ecco alcuni di tali elementi, secondo Bailar & Smith,(1986):
· insorgenza solo in alcuni dei soggetti a rischio;
· variabilità interindividuale nella insorgenza e nella evoluzione dei tumori;
· resistenza in alcuni individui alla progressione;
· effetti sistemici di tumori locali;
· occasionale remissione spontanea;
· stato lungamente quiescente delle metastasi;
· minore efficacia delle terapie locali rispetto alle terapie sistemiche.
È così che la psicologia si è cominciata ad interessare di nuovo alla patologia neoplastica ed ha iniziato a sviluppare delle ricerche e degli studi, sempre più numerosi, costituendo uno dei maggiori campi di interesse della psicologia oncologica; quello della ricerca delle cause psicologiche nella eziopatogenesi del cancro. Il problema centrale di ogni concezione di natura psicosomatica dell’eziologia del tumore, risiede nell’opportunità di spiegare il passaggio attraverso cui un disturbo, uno squilibrio psicologico od emotivo, evolve verso una disfunzione organica, in questo caso il cancro. Possiamo comunque distinguere due modalità di affrontare il problema: un filone della ricerca si é occupato di indagare il rapporto tra psiche e cancro, considerandolo in maniera indiretta e valutando la mediazione e la responsabilità di tutti quei fattori psicologici che, strutturando dei comportamenti particolari, possono fare aumentare l’esposizione a fattori di rischio ambientali (abuso di tabacco, di alcool, problemi legati alla dieta, etc.).
Un altro filone di ricerca, invece, si presenta molto più articolato: esso, soprattutto a partire dagli anni 50-60, si e interessato particolarmente al rapporto più diretto che sembra esistere tra variabili psicologiche e eziopatogenesi delle neoplasie. Infatti, lo svilupparsi di una teoria psicosomatica delle malattie, nonché il netto progresso delle conoscenze scientifiche sull'immunologia e l’endocrinologia, hanno reso sempre più rilevante l'associazione tra presenza di tali variabili ed insorgenza di malattie neoplastiche. Anche in questo caso, però, le conclusioni a cui sono giunti i vari ricercatori, (con sperimentazione sugli animali o con l'analisi di dati retrospettivi e prospettici sull'uomo), sono di frequente tra loro contrastanti ed hanno dato adito, di volta in volta, a differenti interpretazioni.
L'attuale ricerca sulle correlazioni tra processi psichici e il cancro procede su due filoni tra loro nettamente contrastanti per gli assunti di base:
1) La neoplasia viene considerata malattia del «corpo», esclusivamente organica, che insorge per cause fisiche e può essere influenzata nella sua evoluzione dai processi psichici con l'intermediazione di meccanismi ormonali e/o immunitari.
2) Il cancro viene considerato come un processo patologico che coinvolge globalmente l'individuo, (eliminando la dicotomia mente-corpo) e che scaturisce da una alterata relazione con il mondo interno/esterno, e in cui, la complessa interazione tra sistema nervoso centrale, sistema neurovegetativo, sistema endocrino e sistema immunitario non può essere compartimentata.
Il secondo modello può essere ulteriormente suddiviso; alcuni come Lazarus (1981), ritengono che la psiche abbia un ruolo fondamentale, attivando dei fattori «fisici» oncogenetici, altri come Bateson (1987), considerano la stessa trasformazione della cellula, da normale in neoplastica, un processo mentale.
19:25 Scritto da: magacounselor in counseling | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lazarus, cancro, bateson | OKNOtizie |
Facebook

Scrivi un commento