Accettare la realtà: il primo passo verso il cambiamento

acceptation-credit-autoIeri pomeriggio ero stanca e di pessimo umore. Ero seccata perché una persona non si era comportata come avrei voluto, o come io stessa mi sarei comportata in quella situazione. Continuavo a rimuginare sull’accaduto cercando di giustificare a me stessa il mio disappunto, ma questo non faceva altro che aumentare il mio senso di frustrazione.

E mentre fissavo lo schermo del pc assorta nei miei pensieri, all’improvviso mi sono resa conto di ciò che stavo facendo: stavo resistendo alla realtà. Non potevo cambiare ciò che era successo, e ogni volta che rivivevo quei momenti nella mia mente il mio fastidio cresceva. Era come se avessi scatenato a una lotta tra ciò che era realmente accaduto e ciò che avrei voluto accadesse, e ovviamente era la realtà ad avere la meglio!

Purtroppo ci procuriamo molte sofferenze nel tentativo di resistere alla realtà, e ognuno di noi lo fa a modo proprio. Chi aprendo una bottiglia di vino, chi mangiando dolci, chi comprando un paio di scarpe nuove, chi con comportamenti più dannosi. A volte cerchiamo di allontanare la realtà arrabbiandoci con gli altri, e in effetti la rabbia è spesso il tentativo di creare una distanza tra noi e qualcosa che ci preoccupa. A volte fingiamo semplicemente che quello che non ci piace non esista, e per tenere a bada la realtà consumiamo tutte le nostre energie, finendo con il sentirci esausti e depressi.

Eppure, quando decidiamo di accettare la realtà, le energie che fino a quel momento avevamo impiegato per tentare di opporci ad essa si liberano e diventano disponibili per altri usi. Ma accettare una situazione per quella che è, oltre a consentirci di recuperare una parte delle nostre energie, significa anche darci una chance di vedere le cose con maggiore lucidità.

Ieri, ad esempio, per me accettare ha significato vedere non solo il comportamento della persona che mi aveva offeso, ma anche le ragioni che l’avevano spinta ad agire in quel modo, e questo mi ha permesso di guardare in faccia quella realtà che stavo tentando di evitare. Ho capito che le mie aspettative erano semplicemente sproporzionate in quel momento, e questo mi consentirà di discuterne serenamente con la diretta interessata.

Ma perché si fatica così tanto ad accettare la realtà? Il motivo è la nostra difficoltà a distinguere ciò che possiamo controllare da ciò che non possiamo controllare. Io, ad esempio, non potevo cambiare ciò che era successo, e neppure la mia amica, però potevo cambiare la mia reazione. Riconoscere con chiarezza ciò che possiamo controllare da ciò che va al di là del nostro diretto controllo, può facilitare la nostra capacità di accettazione, consentendoci di individuare le possibili alternative.

Un piccolo aiuto in tal senso può arrivare da questo semplice esercizio, che vi consiglio di provare. Dividete un foglio di carta in tre colonne: la prima per le cose che potete controllare, la seconda per quelle sulle quali potete avere una certa influenza, e la terza per quelle completamente al di fuori del vostro controllo. E usatela ogni volta che avete difficoltà ad accettare una situazione!

È sempre un bene vedere le cose per come stanno realmente, perché maggiore è la chiarezza con cui osserviamo le circostanze che viviamo, maggiore è la nostra capacità di accettare ciò che succede e rispondere nel modo più idoneo al nostro benessere.

Coppia: Un’opportunità per crescere insieme

cuore-mano-nella-manoQuando una relazione entra in crisi, è piuttosto frequente che le persone attribuiscano al cambiamento dell’altro il fallimento del rapporto, e sono tutt’altro che rare espressioni  come: “È cambiato, non è più la persona di cui mi sono innamorato/a”.

Eppure, anche se può capitare che alcune circostanze della vita portino le persone a un cambiamento profondo della propria personalità, non è questo il motivo più frequente delle crisi di coppia.

Basta infatti chiedere a quelle persone di raccontare gli inizi della loro storia d’amore, per scoprire “magicamente” che le qualità che oggi rendono il partner detestabile sono le stesse per le quali lo avevano scelto.

Questo accade perché all’interno di ogni relazione, e in particolar modo in una molto intima come quella di coppia, ognuno di noi sperimenta le proprie caratteristiche di personalità, caratteristiche che possono essere allo stesso tempo punti di forza e fragilità. Ed è così che il compito evolutivo della coppia è proprio quello di fare in modo che i partner sperimentino anche le qualità che non sono tipiche della propria personalità e che però possono trovare nell’altro.

Quando uno dei due partner, ad esempio, è estroverso e socievole e l’altro più introverso e taciturno – come spesso accade – la sfida è fare in modo che chi è più taciturno prenda un po’ dell’estroversione dell’altro, e compito dell’estroverso è lasciare spazio all’altro per sperimentarsi.

Se questo non accade, e ognuno resta in qualche modo bloccato nel proprio ruolo, il rischio è di sentire l’altro come un impedimento alla propria evoluzione personale, con il conseguente insorgere di sentimenti di risentimento e insofferenza.

Le qualità che cerchiamo nei nostri partner sono spesso quelle che sentiamo mancare a noi stessi, e in questo senso la relazione di coppia può rivelarsi un alleato prezioso per conoscere meglio se stessi e crescere insieme alla persona che abbiamo scelto.

Sì, che abbiamo scelto, ed è una scelta che non avviene mai per caso.

Le emozioni: una risorsa preziosa nel Counseling

Bunte GefhleFelicità, imbarazzo, dispiacere, paura, euforia, preoccupazione… l’elenco delle parole che possiamo usare per descrivere i nostri stati d’animo potrebbe continuare all’infinito. Stati d’animo è però un termine generico, e in alcuni casi è più corretto parlare di emozioni e sentimenti.

Ma quali sono le differenze? Come facciamo a distinguere le emozioni dai sentimenti?

In linea generale, possiamo dire che sono entrambi stati di attivazione psicologica e fisiologica che si manifestano in risposta a un cambiamento dell’ambiente fisico, sociale o mentale. In particolare, i neuroscienziati descrivono le emozioni come l’insieme delle risposte osservabili in seguito all’attivazione di un determinato stato corporeo connesso a specifiche immagini mentali. I sentimenti, invece, si riferiscono all’esperienza che ciascun individuo fa di tali cambiamenti, ovvero all’esperienza privata delle emozioni.

Un’altra importante differenza è che le emozioni sono stati emotivi di breve durata e transitori, mentre i sentimenti possono rimanere attivi per un periodo più lungo.

Nella relazione di Counseling, in un lavoro di esplorazione emotiva profonda, le emozioni costituiscono una risorsa preziosa. In quanto adattive, infatti, sono per definizione positive, e la distinzione fra positive e negative va interpretata piuttosto nel modo in cui le stesse sono vissute dall’individuo, come piacevoli o spiacevoli.

Nel setting di Counseling, evocare le proprie emozioni e poterle rielaborare, consente al cliente di entrare in contatto con se stesso ed individuare i propri bisogni.

Le emozioni, quindi, sono un elemento imprescindibile per preparare e motivare le persone a fronteggiare gli eventi della vita e a massimizzarne il benessere. 

IL COUNSELING NARRATIVO

a cura di Cristina Allodi (Counselor)pagine

Scrivere non è riempire uno spazio vuoto, ma dar voce a questo spazio; è trasmettere sulla carta le proprie emozioni più profonde, che si nascondono e si svelano tra le righe.

 

Il counseling narrativo si sviluppa in America negli anni venti e rappresenta un nuovo modo di parlare delle questioni personali, considerandole da un’angolazione diversa da quella in cui ci si pone normalmente; quando i protagonisti sono “altri/altro da sé, non ci si identifica direttamente con il problema ma lo si affronta, utilizzando tutti gli strumenti che si hanno a disposizione.

  • Il counseling narrativo prende spunto dalla drammatizzazione, attraverso la quale si proiettano i propri stati d’animo rimanendo protetti nella finzione, in cui si è altro da sé;
  • La prospettiva distaccata permette di non identificarsi con il problema;
  • In ogni storia in una situazione iniziale di apparente stabilità viene ad inserirsi un elemento destabilizzante, che in qualche modo il protagonista deve fronteggiare: da qui parte L’ATTIVAZIONE DELLE RISORSE.

L’osservazione di un problema o di una qualsiasi circostanza da un’angolazione differente ci consente di ri-considerare quella stessa circostanza con occhi diversi. Il solo attribuire a qualcun altro una nostra difficoltà ci permette di sentirci sollevati da gran parte del suo peso, in quanto meno coinvolti.

Questo è possibile proprio in virtù del fatto che qualsiasi situazione, se vista da una prospettiva non conforme al solito punto di vista, verrà percepita diversamente.