S.O.S. Counseling

S.O.S COUNSELING-2

PERCHÉ RIVOLGERSI A UN PROFESSIONISTA

A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto, e di avere al tempo stesso la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.

Sappiamo semplicemente che una situazione, una relazione o un evento stanno ostacolando la nostra felicità.

In questi casi, un percorso di Counseling può aiutare ad essere maggiormente consapevoli delle dinamiche comunicative, emotive e relazionali proprie e degli altri, e dunque portare ad acquisire le informazioni che servono per conoscere, affrontare e trovare soluzioni utili per risolvere il problema che vi affligge.

Ma se è vero che rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto può essere liberatorio in molti sensi, ciò richiede anche una grande apertura mentale e la disponibilità a mettersi in discussione facendo cadere le maschere che spesso si è costretti a indossare nella vita quotidiana, ed è per questo che può suscitare comprensibili timori.

Se sentite il desiderio di mettervi in gioco e affrontare un problema che vi sta a cuore con l’aiuto di un Counselor, ricordate che:

  • Da un Counselor riceverete un’opinione neutrale

Molti pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le migliori “spalle su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose nella giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la lucidità di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.

Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con maggiore chiarezza, e aiutarvi a scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.

  •  Chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza

Lo scoglio principale per molti è la convinzione che il ricorso a un aiuto esterno sia un segnale di debolezza. In realtà, intraprendere un percorso di Counseling è una scelta consapevole e intenzionale, che non può e non deve essere imposta da nessuno.

Il Counseling aiuta a valutare in maniera profonda e obiettiva i propri stati d’animo, e comprendere a fondo le proprie emozioni impedisce che queste ci portino a prendere direzioni che siano controproducenti per una felicità a lungo termine.

 

AMORE OVER 40

amoreover40ascoltoattivo
Quante volte hai pensato di rinunciare a una nuova relazione per la paura di amare o per la sfiducia nell’altro?
Quante volte hai sentito il desiderio di condividere la tua esperienza?
A quante domande non hai ancora trovato una risposta?
Ascolto Attivo presenta a Roma Amore over 40, un corso-percorso di gruppo per divorziati, separati e single, uno spazio per conoscere meglio se stessi e condividere le proprie esperienze con l’aiuto di un Counselor professionista.

Un’opportunità per confrontarsi sulle difficoltà e sulle opportunità di rimettersi in gioco nelle relazioni quando si è già maturi.

Gli incontri avvengono con una modalità interattiva utilizzando gli strumenti del Counseling in gruppi di massimo 10 persone.

È possibile partecipare a un incontro introduttivo per sperimentare in prima persona la modalità di svolgimento del percorso. La partecipazione all’incontro introduttivo non è vincolante per l’iscrizione al ciclo completo. Per quanto riguarda la partecipazione al percorso, è possibile scegliere una delle seguenti modalità:

Ciclo breve: 5 incontri.
Ciclo lungo: 10 incontri.

Gli incontri avvengono a cadenza settimanale, a Roma in zona Piazza Fiume.

Per ulteriori informazioni, m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure 339.6183885

 

Quando i genitori divorziano: quali effetti sui figli?

divorce-cakeNegli Stati Uniti, dove oltre un terzo dei matrimoni finisce con il divorzio, i ricercatori sono da tempo impegnati a studiare gli effetti che ha sui figli la separazione dei genitori. Si tratta, in realtà, di un problema estremamente complesso, poiché l’impatto del divorzio sui figli dipende da un insieme di fattori, come ad esempio l’età dei bambini, il grado di ostilità tra i genitori, le spiegazioni fornite ai bambini.

Ogni situazione è ovviamente diversa dalle altre, ma in linea generale, possiamo dire che anche se è abbastanza normale che i bambini risultino turbati sul piano emotivo dal divorzio dei genitori – manifestando emozioni che variano dal senso di colpa o di abbandono, dalla depressione all’aggressività – si è osservato che questi problemi sono più evidenti nelle prime fasi della separazione. In questo periodo, infatti, spesso i genitori sono distolti dalla propria funzione educativa essendo impegnati a risolvere diversi problemi pratici e anche a causa delle loro stesse emozioni.

In una fase successiva, ciò che spesso si accentua è una discrepanza nello stile educativo dei genitori separati, discrepanza che rischia di disorientare i ragazzi, e per evitare la quale sarebbe fondamentale che i genitori continuassero a comunicare ed a trovare un accordo sulle principali questioni educative che riguardano i figli.

Tuttavia, da uno studio italiano è emerso un dato interessante: i figli delle famiglie unite o separate non si differenziano in alcun modo nel concetto di sé, mentre ciò che incide maggiormente sull’autostima è la percezione della conflittualità esistente tra i genitori.

Un dato, questo, che deve far riflettere, sottolineando quanto sia più importante per il benessere dei figli la “qualità” della relazione tra i genitori più che il fatto che essi vivano sotto lo stesso tetto. Perché se una certa dose di conflittualità è fisiologica, liti frequenti o lunghi periodi di silenzio e di assenza di affettività tra i partner, possano avere ripercussioni sui figli ben peggiori  di un divorzio o di una separazione.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo, e percorsi di Counseling di coppia. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

Cosa vogliono gli adolescenti? Una presenza rassicurante… ma silenziosa!

Beautiful teenager listening to the music on the bed

Quando i ragazzi entrano nell’età dell’adolescenza, capita spesso ai genitori di avere la sensazione che i propri figli non abbiano più bisogno di loro, o che li considerino addirittura un peso!

A quell’età, infatti, i ragazzi organizzano autonomamente le proprie giornate, schivano le domande dei genitori sul tempo che trascorrono fuori casa, e considerano ogni interazione con la famiglia come una sorta d’imposizione che sottrae tempo alle più soddisfacenti relazioni – virtuali o meno – con i propri amici.

Eppure, chi lavora a contatto con i ragazzi, sa bene che in realtà si lamentano spesso del fatto che i genitori trascorrono tanto tempo fuori casa, soprattutto per motivi di lavoro.

Un recente studio australiano ha provato a mettere in relazione la presenza fisica dei genitori con lo salute di salute psicologica degli adolescenti, per cercare di capire se le assenze – più o meno prolungate – possano influire sulla salute emotiva e sul comportamento dei ragazzi. I ricercatori della University of Western Australia hanno studiato 3000 ragazzi delle scuole medie/superiori, tra cui circa 600 adolescenti che avevano un genitore che viveva lontano da casa per lunghi periodi.

Ciò che è emerso è che, anche se la maggior parte dei ragazzi riferiva di sentire i genitori presenti nella propria vita a prescindere dalla quantità di tempo che questi trascorrevano fuori casa, i problemi comportamentali erano però leggermente superiori tra quelli che avevano almeno un genitore che era più spesso lontano dal nucleo famigliare per motivi di lavoro; questi dati, in definitiva, sembrano confermare quelli di un altro studio, secondo il quale i tassi di disagio psicologico sono più alti negli adolescenti che abitualmente trovano la casa vuota al ritorno da scuola e che raramente pranzano con i genitori.

Ma come conciliare questo bisogno di “presenza” con il desiderio di non essere coinvolti in attività e conversazioni famigliari?

Anche la semplice presenza in casa dei genitori sembra importante per i ragazzi, e gli studi sull’attaccamento ci suggeriscono una spiegazione. I bambini, infatti, usano i genitori come una base sicura per esplorare il mondo ed addestrarsi all’autonomia, e anche quando iniziano a gattonare e a svolgere autonomamente alcune attività, tengono sempre sotto controllo i movimenti dei genitori. Forse anche gli adolescenti, pur sviluppando una maggiore autonomia ed essendo capaci di tollerare più a lungo la distanza fisica, come i più piccoli si sentono più a loro agio quando i genitori riescono ad essere presenti ma senza invadere troppo i loro spazi.

Va detto che, oggi, grazie alla tecnologia, i genitori hanno molte possibilità di seguire i propri figli e di restare in contatto con loro anche quando sono fisicamente distanti. Tuttavia, la vicinanza fisica di almeno uno dei genitori favorisce senza dubbio la costruzione di una relazione più profonda e soddisfacente tra genitori e figli, contribuendo in maniera determinante al benessere emotivo dei ragazzi.

In altre parole, se la relazione con i vostri ragazzi è solida, non sarà un problema se sarete costretti a passare molto tempo fuori casa; al contrario, se la vostra relazione sta attraversando un momento difficile, allora sarà meglio che troviate il modo di essere più presenti, anche fisicamente.

La semplice presenza in casa di uno dei genitori, quindi, è rassicurante anche per gli adolescenti, ma se con i più piccoli i genitori possono allenare le proprie doti genitoriali in tanti modi – leggendo delle favole, giocando con i Lego, o portandoli a una mostra per bambini – quando diventano più grandi è difficile trovare dei punti di contatto. E mentre i genitori provano a sfruttare al meglio il tempo – spesso poco – che possono trascorrere con loro, i ragazzi desidererebbero che questi assumessero le sembianze di un a specie di soprammobile.

Per questo motivo, anche se non è sempre facile, è importante che i genitori trovino il modo di essere presenti senza necessariamente dover pianificare qualche attività comune o coinvolgere i ragazzi in una conversazione forzata.

È importante, insomma, che imparino ad essere una presenza rassicurante, ma se possibile… silenziosa!

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

5 consigli per mantenere i tuoi propositi per l’Anno Nuovo!

buoni_propositi

Il fatto che in passato non siate riusciti a mantenere fede ai vostri “buoni propositi”, non significa necessariamente che non ci riuscirete neanche quest’anno!

Un nuovo proposito, in fondo, è un progetto di cambiamento, e sappiamo bene quanto sia difficile cambiare. Ma non lasciatevi scoraggiare da come sono andate le cose fino ad oggi, e cercate di cominciare il nuovo anno iniziando per prima cosa a pensare che potete farcela.

Molte ricerche, infatti, dimostrano come le persone abbiano più probabilità di cambiare quando pensano in maniera positiva, piuttosto che se decidono di farlo spinte del senso di colpa o dalla paura del fallimento.

Ecco allora 5 semplici suggerimenti per aiutarvi a mantenere i vostri propositi ed a realizzare il cambiamento che desiderate in qualsiasi area della vostra vita, nel lavoro, in famiglia o nella vostra relazione di coppia.

  1. Siate realisti! Guardiamo in faccia la realtà: la maggior parte di noi non assomiglierà mai a Brad Pitt o ad Angelina Jolie, e neppure avrà tanto successo quanto Bill Gates. Quindi cercate di porvi degli obiettivi che siano alla vostra portata. Non smettete mai di sognare, certo, ma cercate anche di non prepararvi a un sicuro fallimento prefiggendovi mete irrealistiche.
  2. Definite obiettivi precisi! Fissatevi degli obiettivi e fate dei piani per raggiungerli che siano il più specifici possibile. Ad esempio, invece di un generico “Quest’anno voglio fare più attività fisica e dimagrire”, è meglio qualcosa del tipo “Voglio perdere 5 chili in 5 mesi, e camminare trenta minuti al giorno tre volte a settimana”.
  3. Condividete i vostri obiettivi! Parlate dei vostri propositi con qualcuno che vi vuole bene, in modo che possa incoraggiarvi e aiutarvi a controllare i progressi che fate.
  4. Gratificatevi! Trovate il modo di gratificarvi anche per i piccoli risultati intermedi. Non aspettate di aver raggiunto l’obiettivo finale, e usate queste ricompense come uno stimolo per rimanere focalizzati sui vostri obiettivi.
  5. Non perdete di vista il quadro generale! Se avete qualche difficoltà in un’area della vostra vita, ciò non significa che tutto il resto sia da buttare. Ricordate che state solo cercando di cambiare qualcosa nella vostra esistenza che non vi soddisfa pienamente, e per farlo al meglio non dovete perdere di vista tutte le cose positive che vi circondano.

Se vi sentite bloccati e avete difficoltà a fissare i vostri obiettivi, oppure se avete perso la fiducia in voi stessi e nella possibilità di mantenere fede ai vostri propositi, potrebbe esservi utile rivolgervi a un Counselor.

Con il suo aiuto potrete capire meglio cosa vi blocca, ed imparare ad utilizzare le vostre risorse personali per conseguire il cambiamento che desiderate.

Scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it per richiedere un primo colloquio gratuito.

Ogni relazione d’amore è un’avventura

copia-di-avventuraascoltoattivo

Ho appena concluso una bellissima e illuminante lettura: L’arte di far accadere le cose, di Mike Dooley.

Da una parte questo libro conduce il lettore verso la scoperta del proprio potere personale, dall’altra gli insegna anche ad assumersi le proprie responsabilità. E ruotando proprio intorno a questi due cardini, procede indicando come affrontare le cose del mondo, aiutandoci a scoprire nuove opportunità.

Ma c’è una pagina che vorrei condividere con voi, una pagina all’interno del capitolo sulle relazioni che lui dedica alla relazione d’amore.

Come nella vita, in un’avventura ci sono speranza, impegno, promessa e incognite. Le relazioni non sono «lavoro» in se stesse, come spesso ci capita di sentire. Capisco quello che si vuol cercare di trasmettere quando le si definisce così e, certo, tutte le relazioni, come tutte le avventure, sono un continuo lavoro d’amore. Ma dato che i più fanno ancora equivalere la parola «lavoro» alla parola «fatica», etichettare in questo modo una relazione non è saggio.

Credere fermamente in una cosa qualsiasi, compresa l’assunzione che le relazioni siano «lavoro», creerà quella realtà. La verità è che una relazione non ha caratteristiche fino a che le persone che la vivono non la definiscono. Non sono facili o difficili, faticose o appaganti, lavoro o gioco, fino a che qualcuno non lo afferma. La verità più grande non è che le relazioni sono questo, quello o quell’altro; è che sono gli individui che creano le relazioni a vederle come questo, quello o quell’altro, e dunque così esse diventano. Invece che lavorare sulla relazione, ciascuno dovrebbe lavorare consapevolmente sulla propria percezione della vita, e questo indipendentemente dal fatto che stia vivendo o meno un rapporto di coppia. Le relazioni creano una fantastica opportunità proprio di fare ciò, perché spesso il partner svela le forze o le debolezze, le comprensioni e i fraintendimenti dell’altro.

Non è la relazione a essere un lavoro; è il fatto che essa crea le condizioni ideali per arrivare a conoscerci. Se questo «lavoro» diventa arduo e ne viene data la colpa alla relazione, invece che essere visto come un passo avanti nella comprensione di se stessi, si imputeranno erroneamente queste sofferenze sempre più grandi alla relazione stessa, senza capire che essa stimola il naturale e inevitabile risveglio alla verità e all’autoscoperta. Tali pensieri coloreranno poi le future relazioni della stessa tonalità, come laboratori di dolore, rendendole perciò laboratori di dolore. I pensieri diventano cose.”