Date voce ai vostri sentimenti inespressi!

ThinkstockPhotos-468833062

Liberare i sentimenti inespressi può trasformare – in meglio – le vostre relazioni.

Alcune persone maturano l’idea che le emozioni debbano essere contenute. E questo vale sia per quelle positive che per quelle negative. Insomma, mai gioire troppo e mai disperarsi troppo, sembra più o meno questo il leitmotiv.

Eppure, soprattutto emozioni come la paura, la rabbia, la tristezza o il senso di colpa, se represse troppo a lungo rischiano di esplodere al momento meno opportuno, magari quando qualcuno avrà toccato proprio quel tasto che serviva per far scattare la scintilla!

Inutile dire che reazioni di questo tipo non contribuiscono certo a rendere costruttive le relazioni, per non parlare poi dell’enorme fatica che comporta reprimere le emozioni, fatica che spesso può portare a vere e proprie forme di depressione.

E allora che fare? In alcuni casi possono venirci in aiuto quelle che Freud chiamava “proiezioni”.

Ciò che lui afferma, in sostanza, è che la maggior parte dei conflitti tra individui hanno a che fare con una qualche forma di proiezione. Solitamente questo processo inizia con una sorta di “dito puntato”, accompagnato da un rimprovero che inevitabilmente inizierà con un “tu”. Ogni proiezione implica una forma di giudizio verso il comportamento dell’altro, e serve ad evitare di riconoscere parti di noi stessi che non approviamo.

Ecco un esempio pratico di proiezione:

Supponiamo che le persone prepotenti vi facciano letteralmente andare su tutte le furie, perché pensate che si approfittino degli altri. In questo caso state esprimendo sì un giudizio sulle persone prepotenti, ma quella reazione è qualcosa che ha a che fare con voi stessi. Forse vorreste voi stessi possedere quella qualità (in tal caso c’è una sorta di invidia)? Oppure siete voi stessi prepotenti ma è una qualità che non volete riconoscere (quindi una vera e propria proiezione)? O ancora, non avete elaborato un trauma legato a un’esperienza in cui siete stati voi stessi oggetto di un comportamento prepotente?

Ogni volta che diciamo a qualcuno: “Mi fai arrabbiare”, invece di imputare a lui/lei la nostra reazione emotiva, dovremmo invece chiedere a noi stessi: “Perché ho reagito così a ciò ha detto o fatto?”.

Quello che proviamo ha quasi sempre a che fare con il nostro mondo interiore, e tanto più la nostra reazione è sproporzionata rispetto all’evento che l’ha causata, tanto più dovremmo leggerlo come un segnale che stiamo proiettando sull’altro qualcosa che in realtà appartiene solo a noi stessi.

La verità è che quella reazione ci sta dicendo qualcosa di molto importante su noi stessi, e altrettanto importante è riuscire a cogliere quel segnale.

Parlare con un professionista, provare a dare voce ai sentimenti e alle emozioni più profonde e nascoste, ed esplorare il proprio mondo interiore, rappresenta un’importante opportunità per integrare tutte le parti di voi, anche quelle delle quali non siete consapevoli o che non accettate.

Quando inizierete a identificare e ad esprimere le vostre emozioni represse, quando realizzerete che le vostre emozioni non dipendono dal comportamento altrui, vi sentirete più liberi e più padroni della vostra vita.

Quando nasce una nuova coppia

nuovacoppiaLa coppia non si crea negando le origini e pensando che la vita inizia solo dal momento in cui ci si è conosciuti, ma perdendo l’illusione di una coppia perfetta e immutabile nel tempo.

Ogni giorno milioni di persone si incontrano, si innamorano, iniziano una relazione… e poi? Perché è così frequente che, dopo un inizio scintillante e promettente, a volte già dopo qualche mese si iniziano a sentire i primi scricchiolii?

In alcuni casi, ad esempio, dopo il primo periodo di entusiasmo e voglia di condivisione totale, uno dei due partner può manifestare il desiderio di riappropriarsi dei propri spazi, per emergere da quella forma di simbiosi tipica dell’innamoramento. E se questo bisogno viene razionalmente considerato fisiologico dalla maggior parte delle persone, da alcuni o alcune questo tipo di richieste vengono vissute come una forma di rifiuto, se non addirittura di abbandono.

Tali reazioni possono essere il riflesso di insicurezze personali e di esperienze che appartengono al proprio vissuto, e come tali portano con sé una discreta dose di dolore e sofferenza. Per non parlare, poi, del rischio di deteriorare con le tali ansie e paure un rapporto che è ancora in una fase iniziale, dove i comportamenti servono ai partner per conoscersi e per capire se quella è la persona giusta con cui proseguire il cammino.

In questi casi, è fondamentale cercare di distinguere quelli che possono essere dei reali segnali di allontanamento del partner dall’interpretazione che ciascuno dà di quei comportamenti sulla base della propria esperienza e del proprio vissuto. Questo può aiutare ad affrontare al meglio la storia che stiamo vivendo, senza rischiare di preoccuparsi troppo per qualcosa che in realtà appartiene solo a se stessi, ma allo stesso tempo anche prendendo contatto con le proprie emozioni, per comprendere i bisogni ad esse legati.

Altrettanto fondamentale, quando si inizia una nuova relazione, è rispettare il vissuto del nuovo partner e tutto ciò che appartiene al suo “mondo” – la sua famiglia, gli amici – ed essere disposti ad entrarne a far parte a poco a poco, senza fretta, rispettando i tempi dell’altro senza interpretare eventuali esitazioni sempre e solo come una mancanza di interesse o di sentimento nei propri confronti.

Quel vissuto e quel “mondo” potranno piacerci oppure no, ed è partendo da lì che potremo interrogare noi stessi e chiederci se quella persona ci fa stare bene davvero, ascoltando il cuore e le emozioni che ci dà, ma sempre rispettando i nostri bisogni più profondi.

E allora buon inizio!