Counseling di gruppo: quando e perché?

GroupCounselingUn intervento di Counseling ha l’obiettivo di mettere la persona nelle condizioni migliori per ri-trovare e ri-attivare le proprie risorse, al fine di superare un momento di difficoltà, prendere una decisione importante o raggiungere un particolare obiettivo.

Ma quando e perché partecipare a un gruppo di Counseling?

Il lavoro con un gruppo – formato da persone che hanno un tema di interesse comune – non è sostanzialmente diverso, e mira a consentire alle persone di prendere consapevolezza delle modalità impiegate nella gestione delle problematiche personali, come anche delle proprie risorse, delle strategie usate e del loro grado di efficacia, ma lo fa anche attraverso il confronto e la condivisione con gli altri partecipanti.  

Il gruppo consente di confrontarsi in uno spazio protetto, libero dai giudizi, dove ci si può rispecchiare nell’altro e allo stesso tempo scoprire qualcosa di se stessi attraverso il riconoscimento dell’altro. Un’esperienza spesso molto importante, perché rafforza l’autostima e aiuta a riscoprire e potenziare competenze e caratteristiche personali.

Compito del Counselor è creare un ambiente di accettazione incondizionata, dove accompagnare i partecipanti in una sorta di viaggio dentro se stessi. Un viaggio che i partecipanti non intraprendono da soli, ma avendo al proprio fianco altre persone che condividono con loro uno stesso problema o uno stesso obiettivo.

Il gruppo, in definitiva, come un potente strumento di cambiamento, perché offre a ciascun partecipante la possibilità di sperimentare in un luogo sicuro nuove e più efficaci modalità di comunicare e di stare con gli altri.

Coppia: è davvero questione di chimica?

questionedichimic (1)Mi piace pensare che l’incontro tra due persone possa, in alcuni casi, generare una sorta di reazione chimica, dando origine a un nuovo composto chiamato AMORE.

Ma quali sono gli ingredienti che partecipano a quella reazione chimica e perché capita spesso che questo “composto”, dopo un po’ di tempo, non corrisponda più alle aspettative di uno dei partner, o di entrambi?

Sicuramente, al momento dell’incontro, ciascun soggetto porta con sé tutta la sua storia personale, dalle quali deriva la rappresentazione interna del sé e dell’altro, ma anche la rappresentazione della relazione e dello stare insieme, e numerosissime sono le teorie sia evolutive che cliniche che hanno cercato di spiegare la formazione della coppia in termini di motivazione dei partner.

Certo è che è assai frequente sentire le persone lamentarsi del proprio partner dicendo: “È cambiato, non è più la persona che avevo conosciuto e di cui mi sono innamorato/a”.

Ma è davvero così? I rapporti entrano in crisi perché uno dei due o entrambi cambiano, e in qualche modo non riconoscono più nell’altro l’uomo o la donna che li aveva fatti innamorare? In realtà non è così, e anche se ci sono casi in cui le circostanze della vita portano le persone a un cambiamento profondo della propria personalità, non è questo il motivo più frequente delle crisi di coppia.

Basta infatti chiedere a quelle persone di raccontare gli inizi della loro storia d’amore, per scoprire “magicamente” che le qualità che oggi rendono il partner detestabile sono le stesse per le quali lo avevano scelto. Insomma, la formula non è cambiata, gli ingredienti sono proprio gli stessi, però sembra non funzionare più!

Questo accade perché, nella relazione di coppia, ognuno porta come ingredienti le proprie caratteristiche di personalità, caratteristiche che possono essere allo stesso tempo punti di forza e fragilità. Il compito evolutivo della coppia, infatti, è proprio quello di fare in modo che i partner sperimentino anche le qualità che non sono tipiche della propria personalità e che però cercano – e trovano – nel partner.

Tuttavia, se questo non accade, e ciascun partner resta in qualche modo bloccato nel proprio ruolo, il rischio è di sentire l’altro come un impedimento alla propria evoluzione personale, con il conseguente insorgere di sentimenti di risentimento e insofferenza.

Le qualità che cerchiamo nei nostri partner sono spesso quelle che sentiamo mancare a noi stessi, e in questo senso la relazione di coppia può rivelarsi un alleato prezioso per conoscere meglio se stessi e crescere insieme alla persona che abbiamo scelto.

Per prenotare un incontro di Counseling face-to-face o via Skype, scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it. Il primo incontro è gratuito!

Esiste la formula della felicità?

happiness formulaMolti ritengono che la felicità dipenda da fattori come il successo, la ricchezza, la stare in salute o avere relazioni durature. “Sarò felice quando… avrò la macchina dei miei sogni, una casa più grande, il fidanzato o la fidanzata ideale, quando sarò dimagrito, ecc.”. Quante volte abbiamo pronunciato o sentito pronunciare frasi come questa?

Eppure, nonostante sia opinione diffusa che una bella casa, un grande amore o una carriera brillante siano sinonimo di una vita felice, in realtà successo, ricchezza, salute e relazioni sono una conseguenza della felicità, e non la causa.

Ma allora, quali sono i fattori che determinano la felicità di un individuo? Esiste davvero una formula della felicità?

A quanto pare, un gruppo di professori dell’Università dell’Illinois e della Pennsylvania, Sonja Lyubomirsky, Ed Diener, Martin Seligman, ritengono di averla scoperta. Secondo questi esperti la felicità, infatti, sarebbe data è dalla somma di 3 fattori principali:

– predisposizione innata

– condizioni di vita

– attività volontarie

40% predisposizione innata. Secondo gli studiosi, questo fattore sulla formula per il 40% e determina come siamo felici “di natura”. Si tratta di un fattore che si trasmette geneticamente ma è anche legato alle esperienze vissute nell’infanzia. In sintesi: se il DNA di una persona è predisposto ad essere infelice, la sua mente svilupperà nel tempo un meccanismo tale da vedere un problema in ogni situazione, e questo la renderà ancora più infelice. Al contrario, se da piccolo impara nell’ambiente familiare ad interpretare la vita in maniera costruttiva, riuscirà negli anni ad affrontare i problemi come opportunità. Il peso percentuale di questo fattore sulla formula della felicità è abbastanza alto, ma c’è una buona notizia. Secondo gli autori, infatti, la predisposizione alla felicità è qualcosa che si può modificare. In particolare, con l’auto di un professionista, la persona può imparare a convertire le proprie credenze limitanti in pensieri positivi e reali.

10% condizioni di vita. Il secondo fattore che determina la felicità è legato allo stile di vita che una persona conduce. E poiché tutti vogliono migliorare la qualità della propria vita, si tende a dare per scontato che migliorare le condizioni di vita, in termini di benessere e ricchezza possa rendere più felici. Eppure, vi sorprenderà scoprire che questo secondo fattore incide sulla felicità solo per il 7% – 12%. Il primo risultato emerso, infatti, è che, una volta soddisfatti i bisogni primari, conquistando ulteriore benessere, le persone ottengono una felicità solo temporanea.

50% attività volontarie. Secondo gli esperti, quasi il 50% della formula dipende dalle attività volontarie, ovvero da ciò che scegliamo di pensare e di fare ogni giorno. Sì, avete capito bene: siamo noi che “scegliamo” se e quanto essere felici. Siamo noi che scegliamo di fare le cose che ci fanno stare bene oppure quelle che ci indeboliscono.

Si, proprio cosi, la felicità è una tua scelta! 

E allora, il primo passo da fare è pensare a tutte le cose che ti fanno stare bene. Che ne dici di provare ad elencarne almeno 7 e condividerle con me?

 

Consiglio di lettura: The Ultimate Happiness Prescription, Deepak Chopra