Buone vacanze!

Cari amici,

vacle tanto agognate vacanze sono finalmente arrivate, e anche Appunti di Counseling va in ferie!

Mi auguro che per ciascuno di voi sia arrivato il momento di ritagliarsi uno spazio di relax e di svago con le persone che ama, e anche se il lavoro o altri impegni sembrano non darvi tregua, ricordate che è importante concedersi di tanto in tanto una pausa, per ricaricarsi e poter poi ricominciare con rinnovate energie.

Buone vacanze a tutti e continuate a seguirmi!

Monica

 

Il primo appuntamento… con il Counselor

mugLoveCounselorIl cuore che batte all’impazzata, una sensazione d’ansia alla bocca dello stomaco, l’agitazione per quel primo incontro.

Che penserà di me? Cosa dovrò dire? E se non riuscirò a parlare? Spero di non restare in silenzio… odio il silenzio. E se pensasse che il mio è solo uno stupido problema? Se scoppio a piangere?”.

Anche se potrebbero assomigliare alle sensazioni tipiche di un primo appuntamento romantico, è più o meno questo ciò che prova chi decide per la prima volta di rivolgersi a un Counselor per chiedere aiuto.

Sensazioni che sono assolutamente normali, e del resto è un passo importante quello che si appresta a compiere chi decide di aprirsi completamente davanti a qualcuno che non conosce, e del quale poco a poco imparerà a fidarsi.

Perché il segreto del successo di una relazione di Counseling è proprio questo: dare al cliente la possibilità di essere ascoltato senza giudizi o critiche, consentendogli di trovare dentro di sé le risorse per superare il momento di difficoltà che lo ha spinto a chiedere aiuto.

Un percorso che lo porterà anche a conoscere meglio se stesso e a scoprire la sua parte migliore, quella parte che è la chiave per il raggiungimento del suo benessere.

E allora vale la pena affrontare l’ansia del primo appuntamento! Che ne dite?

Le differenze rafforzano la coppia!

differenze (1)Mi capita spesso, e non solo nella mia professione di Counselor, di sentire qualcuno lamentarsi del proprio partner dicendo: “È cambiato, non è più la persona che avevo conosciuto e di cui mi sono innamorato/a”.

Frasi come queste sono molto frequenti quando la coppia va in crisi, ed è assai comune attribuire al cambiamento dell’altro il fallimento del rapporto.

Ma è davvero così? Le persone si lasciano perché uno dei due o entrambi cambiano, e in qualche modo non riconoscono più nell’altro l’uomo o la donna che li aveva fatti innamorare?

In realtà non è proprio così. Certamente ci sono casi in cui le circostanze della vita portano le persone a un cambiamento profondo della propria personalità, ma non è questo il motivo più frequente delle crisi di coppia.

Basta infatti chiedere a quelle persone di raccontare gli inizi della loro storia d’amore, per scoprire “magicamente” che le qualità che oggi rendono il partner detestabile sono le stesse per le quali lo avevano scelto.

Questo accade perché all’interno di ogni relazione, e in particolar modo in una molto intima come quella di coppia, ognuno di noi sperimenta le proprie caratteristiche di personalità, caratteristiche che possono essere allo stesso tempo punti di forza e fragilità. Compito evolutivo della coppia è proprio quello di fare in modo che i partner sperimentino anche le qualità che non sono tipiche della propria personalità e che però cercano – e trovano – nel partner.

Quando uno dei due partner, ad esempio, è estroverso e socievole e l’altro più introverso e taciturno – come spesso accade – la sfida è fare in modo che chi è più taciturno prenda un po’ dell’estroversione dell’altro, e compito dell’estroverso è lasciare spazio all’altro per sperimentarsi.

Se questo non accade, e ognuno resta in qualche modo bloccato nel proprio ruolo, il rischio è di sentire l’altro come un impedimento alla propria evoluzione personale, con il conseguente insorgere di sentimenti di risentimento e insofferenza.

Le qualità che cerchiamo nei nostri partner sono spesso quelle che sentiamo mancare a noi stessi, e in questo senso la relazione di coppia può rivelarsi un alleato prezioso per conoscere meglio se stessi e crescere insieme alla persona che abbiamo scelto.

Sì, che abbiamo scelto, ed è una scelta che non avviene mai per caso.

Quando una relazione finisce. “Si chiude una porta, si apre…”

Opendoor (1)La fine di una relazione può essere un’esperienza decisamente traumatica, e chiunque l’abbia vissuta almeno una volta nella vita conosce bene quella tipica sensazione di spaesamento.

Del resto la fine di un rapporto sentimentale è una delle condizioni più stressanti della vita, e a prescindere da chi abbia preso la decisione, quello che si prova è un misto di solitudine, ansia, tristezza, ma forse anche rabbia e senso di colpa.

In questi momenti è molto importante aprirsi ed essere ascoltati, per questo il Counseling può essere uno strumento utile per esplorare tutte queste emozioni senza il timore di essere giudicati.

Con l’aiuto di un Counselor, rispettando ciascuno i propri tempi, è possibile riscoprire lentamente se stessi come persone uniche e speciali, concentrandosi sui propri valori, sui propri interessi e sulle proprie passioni.

Si chiude una porta, si apre un portone” recita un vecchio proverbio, e a me piace pensare che quel portone si apra non necessariamente per far entrare nella nostra vita un altro uomo o un’altra donna da amare, ma per darci l’occasione di dedicare del tempo a noi stessi, concentrandoci su ciò che abbiamo anziché su ciò che abbiamo perso.

Varcare la soglia di quel portone per ascoltare noi stessi e conoscere le nostre emozioni e i nostri bisogni, può rappresentare una grande opportunità di crescita.

E anche un’occasione per scoprire cosa ci aspettiamo da una relazione futura… perché arriverà il momento anche per quella!