La tecnologia fa bene alle relazioni?

tecnologia e relazioniQualche sera fa, durante una cena tra amici, mi sono trovata per l’ennesima volta ad assistere a una scena che, francamente, avrei preferito risparmiarmi. Una persona seduta al mio tavolo ha passato la serata con il cellulare ben in vista accanto al piatto e alle posate, e ha continuato ad armeggiare con il medesimo per quasi tutto il tempo.
Comportamenti come questo sono, ahimè, ormai piuttosto frequenti, e quel che colpisce è che a metterli in atto non siano degli adolescenti dipendenti dalla tecnologia, ma donne e uomini abbondantemente over 40, che quando si tratta del rapporto con il loro cellulare sembrano dimenticare perfino le buone maniere.
Non c’è allora da stupirsi se proprio questo rapporto morboso con i dispositivi mobili che oggi ci seguono ovunque, finisca spesso per diventare la causa di una crisi di coppia o delle relazioni in generale.
Capita spesso che chi si rivolge a un Counselor per risolvere i problemi con il proprio partner, ad esempio, racconti di serate trascorse davanti al computer, o alle prese con tablet e cellulari. Whatsapp, Facebook, Twitter, posta elettronica, e chi più ne ha più ne metta, sono tutti strumenti che dovrebbero aiutarci ad entrare in comunicazione con il maggior numero di persone… peccato che spesso finiscano per allontanarci da chi ci sta vicino.
E anche se sappiamo tutti quanto la comunicazione reale sia fondamentale per la sopravvivenza di ogni relazione, non è certo facile alimentarla quando l’altro alza una sorta di muro concentrando le proprie energie per comunicare virtualmente con altre 10, 20, o 100 persone che magari in quel momento si trovano dall’altro capo del mondo, o per lavorare anche ben oltre l’orario stabilito e da qualunque angolo del pianeta.
E allora che fare?
La risposta non è semplice. Perché se a fare un uso compulsivo di questi dispositivi è un amico, si può anche scegliere di condividere il proprio tempo con qualcuno più interessato alle relazioni reali che a quelle virtuali, ma se questa sorta di dipendenza colpisce il proprio partner la questione si complica.
Certo, non possiamo spegnere o imporre di spegnere cellulari, PC e tablet per tutto il giorno, visto che sono ormai diventati strumenti indispensabili anche per il lavoro, ma ciò che è importante è trovare il modo di farne un uso equilibrato. Un uso che consenta di reperire le informazioni necessarie, lavorare e comunicare con il “mondo” – anche per divertimento, perché no? – ma allo stesso tempo senza sottrarre tempo alle relazioni con le persone in carne e ossa.
Un suggerimento può essere quello di stabilire delle semplici regole, e rispettarle noi per primi affinché anche ci sta accanto faccia altrettanto.
Ad esempio: 1) un’ora senza telefoni, tablet o laptop quando si rientra a casa, per avere il tempo di raccontarsi com’è andata la giornata; 2) niente dispositivi mobili in camera da letto; 3) usare tablet o PC per lavoro dopo cena o in vacanza deve essere un’eccezione, non la regola.
Questi sono solo dei suggerimenti, e non importa quali siano le regole a casa vostra, ciò che conta è che una volta stabilite facciate del tutto per rispettarle.
E vedrete che ne varrà la pena, anche per la vostra salute. È ormai risaputo, infatti, che la luce blu emessa dagli schermi dei dispositivi elettronici può danneggiare i nostri occhi, anche gravemente, e che un uso eccessivo porta ad assumere posture scorrette che causano mal di schiena e problemi alla cervicale.
Insomma, mettete da parte ogni tanto cellulari, tablet e pc, poi guardate negli occhi chi vi sta davanti e godetevi la sensazione di essere connessi… non alla rete, ma a ciò che vi succede intorno.

Counseling: il tuo spazio d’ascolto

spazioascolto

A tutti capita prima o poi di sentire che qualcosa nella propria vita non sta procedendo nel modo giusto. Ci si rende conto che una situazione, una relazione o un evento ostacolano la felicità, ma si ha la sensazione di non conoscerne le cause, né le possibili soluzioni.
In questi casi, un percorso di Counseling può rappresentare un valido aiuto per acquisire una maggiore consapevolezza sui propri stati d’animo e sulle modalità di comunicare con se stessi e con gli altri, e al tempo stesso raccogliere le informazioni necessarie per affrontare e trovare soluzioni utili a risolvere il problema che vi affligge.
Rivolgersi a un professionista della relazione d’aiuto, però, richiede una grande apertura mentale e la disponibilità ad esporsi per rivelare chi si è veramente, e per questo può suscitare comprensibili timori.
Tuttavia, poter contare su uno spazio d’ascolto dedicato e libero dal giudizio può essere estremamente utile – nonché liberatorio – quindi può valere la pena superare le iniziali diffidenze e darsi la possibilità di vivere questa esperienza.
Senza dimenticare che rivolgersi a un professionista consente anche di ricevere un’opinione obiettiva della situazione che si sta vivendo. Molti, infatti, pensano erroneamente che le persone a loro più vicine siano le “spalle migliori su cui piangere”. Tuttavia, spesso tale vicinanza non consente di vedere le cose dalla giusta prospettiva, e il coinvolgimento emotivo ostacola la chiarezza di pensiero necessaria per un’azione proattiva ed efficace.
Un professionista esperto e preparato, e non coinvolto in una relazione personale, può darvi l’opportunità di vedere una situazione con chiarezza, e scegliere le opzioni possibili in un ambiente sicuro e senza pressioni.
E allora accomodatevi e godetevi il vostro spazio d’ascolto!

Evitare il conflitto non fa bene alla coppia

coppianocomunicazioneMolte persone vivono qualsiasi manifestazione di rabbia o frustrazione all’interno della coppia come rischiosa. Spesso la loro vera paura è l’abbandono, ed è un po’ come se dicessero a se stessi: “Se esprimo il mio disappunto o la mia insoddisfazione, lui/lei non mi amerà più e mi lascerà”.

Spesso, infatti, si tende a considerare il conflitto nella sua accezione negativa, come qualcosa che ha a che fare con il combattere, possibilmente armati fino ai denti.

Il risultato è che di frequente le coppie evitano il conflitto a tutti i costi, a tal punto che i partner, pur di allontanarlo, finiscono per non parlarsi più. Il timore di esplodere in una rabbia incontrollabile – e la conseguente paura dell’abbandono – è talmente forte, infatti, che la mancanza di comunicazione può apparire il male minore.

Eppure il conflitto è una componente inevitabile di qualsiasi relazione umana, e la coppia non fa certo eccezione. È del tutto naturale che i partner abbiano bisogni diversi e, in alcuni casi, contrastanti, ed è altrettanto naturale che ciò sia causa di disaccordo. E, tanto più alta è la posta in gioco, tanto più alta sarà la frustrazione di chi non vede soddisfatto il proprio bisogno, con un’intensità che è spesso proporzionale al timore di non essere amati.

Per comprendere quali sono le modalità con cui l’individuo si approccia al tema del conflitto, bisognerà ripercorrere i modelli appresi nell’infanzia all’interno della famiglia d’origine e nell’ambito delle relazioni più significative, e un percorso di psicoterapia può fornire un valido aiuto in questo senso.

In generale, però, è sempre utile ricordare che il conflitto non rappresenta di per sé una minaccia per la coppia – né per ogni altro tipo di relazione – quanto piuttosto un mezzo per affrontare i diversi desideri e le diverse esigenze dei partner, e al tempo stesso un’opportunità, spesso l’unica, di vederli soddisfatti.

Inoltre, il conflitto offre la possibilità di mettersi nei panni dell’altro e provare a vedere il mondo dalla sua prospettiva, quindi rappresenta un’eccezionale occasione di crescita per il rapporto.

Certo, non è semplice mettersi nei panni dell’altro quando ci si sente feriti dalla mancanza di comprensione che quella stessa persona dimostra nei confronti dei nostri bisogni, ma affrontare ciò che proviamo ed esprimere i nostri sentimenti può darci la possibilità di capire quali sono le difficoltà del nostro partner, e fare un passo avanti verso la conoscenza reciproca.

Quando i partner riescono ad affrontare un problema appena si presenta – o almeno quanto prima – è assai probabile che riescano anche a risolverlo. Al contrario, le coppie che tendono ad evitare il conflitto, chiudendosi in lunghi e frequenti silenzi, oppure rivolgendosi esclusivamente rimproveri e aspre critiche, smettono di comunicare in maniera funzionale, perdendo così la possibilità di risolvere le piccole e grandi questioni che riguardano il loro rapporto.

Un percorso di Counseling può fornire utili e validi strumenti per imparare a comunicare in maniera più funzionale e costruttiva con il proprio partner, ed affrontare quindi efficacemente il conflitto, come primo e importante passo per avere una relazione di coppia che sia il più soddisfacente possibile.

Quando si cade…

starsLe stelle cadenti sono la dimostrazione che si può essere bellissimi anche quando si cade. (cit.)

Mi capita spesso d’incontrare donne e uomini in preda alla disperazione e allo sconforto, perché è proprio in questi momenti che molte persone sentono il bisogno di parlare con qualcuno che possa accogliere il loro dolore senza giudicarli e senza il bisogno di dargli consigli. Qualcuno capace anche solo di ascoltare e basta… Qualcuno come un Counselor.

Le persone che incontro sono a volte letteralmente a terra, stordite e abbattute da un tradimento, da una delusione, da una perdita improvvisa, e si rivolgono a me chiedendomi aiuto per scacciare via una sofferenza che manifestano ognuna a modo proprio. Alcuni scoppiano in pianti a dirotto, altri si chiudono in silenzi angosciosi, altri ancora mi sommergono con fiumi di parole, ma in ogni caso stanno solo cercando di dare voce al loro profondo dolore.

In queste situazioni, molti pensano che non riusciranno mai più a rialzarsi sulle proprie gambe, quasi avessero dimenticato tutte le qualità uniche e preziose che possiedono e che gli hanno consentito di collezionare i successi che hanno meritato e di superare gli ostacoli che la vita ha messo sulla loro strada fino a quel momento.

Ma proprio quelle qualità, quei doni e quei talenti che contraddistinguono ciascun individuo, rappresentano i pezzi da rimettere insieme poco a poco per tornare a sentirsi più forti di prima, per tornare a vedersi in tutta la propria bellezza.

Perché anche se le persone non perdono mai la loro luce – e anche nei momenti più difficili e dolorosi io riesco sempre a vederla in tutti coloro che chiedono il mio aiuto – in certi casi è come se vedessero solo una parte di sé riflessa nello specchio, proprio quella parte che apprezzano meno.

E invece è importante osservarsi nella propria interezza, anche accettando le proprie debolezze e imparando ad apprezzarle, perché solo così si riesce a restituire al mondo un’immagine autentica e a perseguire il benessere proprio e delle persone che si hanno accanto.

Quando cadiamo siamo bellissimi…  perché anche se in quel momento ancora non lo sappiamo, presto ci accorgeremo che è solo l’inizio della nostra rinascita.

Basta rimandare!

111137694-428d1f1f-28e8-4dc3-af75-a27fc2c2433dSul tavolo c’è una pila di bollette in attesa di essere pagate che vi guarda da settimane con fare minaccioso? O forse è l’asse da stiro con sopra un mucchio di panni da stirare… Che si tratti di una o dell’altra, certo è che per molti quella di rimandare è un’abitudine ricorrente.

Anche se rimandare non è di per se’ una pratica negativa, e anzi in alcuni casi è una vera e propria strategia per affrontare il futuro – immaginate cosa succederebbe se volessimo fare sempre tutto e subito! – a volte rischia di peggiorarci la vita, anziché facilitarcela.

Perché a forza di rimandare, per riprendere gli esempi di prima, rischiamo che ci venga staccata la luce o che l’asse da stiro crolli sotto il peso di una montagna di vestiti sgualciti!

E allora cosa fare per correggere questa abitudine poco salutare? Ecco alcuni piccoli consigli per smettere di rimandare:

  1. Procedi per piccoli passi. Se stirare tutti quei panni ti sembra un’impresa che non riesci ad affrontare e ti scoraggia, inizia con un capo, fissati un obiettivo meno ambizioso, e procedi poco alla volta.
  2. Stila una lista dei compiti in ordine di difficoltà e inizia da quelli più semplici.
  3. Se l’idea di impegnarti troppo a lungo ti spaventa, inizia con brevi intervalli di tempo. Stabilisci di dedicare ad esempio 5 o 10 minuti a quell’attività che rimandi da settimane. La parte più difficile è iniziare, ed è più semplice farlo se si riesce a vedere la fine.
  4. Inizia il prima possibile, perché rimandare servirà solo ad ingigantire la difficoltà del compito che ti aspetta.
  5. Non aspettare di essere dell’umore giusto. Fallo e basta. Il momento giusto potrebbe non arrivare mai.
  6. Non usare il classico “sono fatto/a così” come scusa per non agire. Chiediti se non vivresti meglio senza quella sensazione di avere sempre qualcosa “in sospeso” da fare.
  7. Se possibile, cambia ambiente. Sono settimane che non riesci a scrivere quella lettera? Prova ad andare nel tuo caffè o nel tuo parco preferito (oggi con i pc tutto è possibile). Forse lì troverai un nuovo stimolo per scriverla.
  8. Non minimizzare le conseguenze della tua inattività. Sai bene che in passato hai dovuto pagare a caro prezzo questa tua abitudine di rimandare. Non è così?
  9. Non ingigantire la difficoltà di ciò che stai evitando di fare. Ripetiti che non è nulla di particolarmente complesso.
  10. Quando stabilisci una regola, assicurati che sia più precisa possibile. Invece di: “Mi occuperò delle bollette quando necessario”, molto meglio: “Mi occuperò delle bollette ogni primo lunedì del mese dalle 18.00 alle 19.00”.

Spesso ci troviamo ingabbiati nelle nostre abitudini e diamo per scontato che non ci sia un modo diverso di approcciarsi alle cose. E invece è importante ricordare che siamo noi ad avere in mano il timone della nostra vita, e in qualsiasi momento possiamo decidere quale direzione prendere.

E allora che ne dite di iniziare dalle piccole cose e di smetterla di rimandare?

Cosa faresti se non avessi paura?

leaving-your-fears-insecurities-behindC’è un filo corrosivo che è evidente in tutta la nostra società. Quel filo è la paura. (Bill Wilson)

Vi siete mai chiesti: “Cosa farei se non avessi paura?” La paura è un’emozione che frena molte persone, a volte bloccandole con la sua stretta paralizzante.

Ma di cosa abbiamo paura? Spesso, in realtà, temiamo qualcosa che potrebbe accadere in futuro, qualcosa che immaginiamo possa capitarci. Per dirla con un detto: ci fasciamo la testa prima di rompercela… Questo atteggiamento, per quanto possa apparire una naturale apprensione, comporta in effetti la perdita di una grande quantità di energia, e il costante stato di preoccupazione rischia di diventare una vera e propria abitudine.

Ma la paura non è un’emozione negativa di per sé. Al contrario, ci impedisce di compiere azioni pericolose che potrebbero mettere a repentaglio la nostra vita. La paura ci insegna ad essere cauti e accorti. Eppure, se lasciamo che venga deformata dalla nostra immaginazione, è possibile che emergano fobie, ossessioni, in alcuni casi attacchi di panico.

Del resto, impariamo ad aver paura fin da bambini, quando i nostri genitori cercano di imporci le loro idee su ciò che è ammissibile e ciò che non lo è. Ed anche a scuola, dove ci insegnano come comportarci in classe, o come distinguere ciò che è socialmente accettabile da ciò che non lo è. E poi c’è la pressione dei compagni, il rischio di essere giudicati se non ci adeguiamo agli altri.

Alcuni pagano a caro prezzo i condizionamenti subiti nei primi anni di vita, condizionamenti che producono ferite tanto profonde da lasciare il segno. Il prezzo da pagare, infatti, è la vergogna. Vergogna di fallire, di essere umiliati, di esporsi al ridicolo, di essere considerati inferiori agli altri.

Chi ha avuto la possibilità di parlare delle proprie paure, di esprimerle, avrà potuto in qualche modo sottrargli il loro potere e superarle. Ma se queste sono rimaste nascoste e circondate da un alone di segretezza, spesso alimentate dalla vergogna, non hanno potuto fare altro che condannare la persona ad uno stato di costante sofferenza.

Eppure, non è mai troppo tardi per affrontare le proprie paure, e per quanto la prospettiva possa spaventare, se si riesce a farlo con l’aiuto di un professionista, è anche possibile vincerle.

Parlare di ciò che vi spaventa o vi preoccupa sarà il primo passo per iniziare a far perdere forza alle vostre paure e liberarvi dalla loro morsa invisibile.

 

Teniamo a bada lo stress!

frasi-sullo-stressScegli un lavoro che ti piace, e non dovrai lavorare neppure un giorno della Tua Vita” diceva Confucio. Ed io so di essere fortunata, perché da quando faccio un lavoro che amo e mi appassiona, sento meno il bisogno di evadere o di andare in vacanza.

Ma anche per me ogni tanto è importante fermarmi e recuperare energie per affrontare la quotidianità, e dopo essermi concessa una settimana di vacanza è arrivato il momento di tornare al mio adorato blog!

E ho deciso di farlo parlandovi di stress.

Sì, perché in questi giorni di pausa mi sono resa conto di quanto la gente si porti sempre dietro – purtroppo anche in vacanza! – una massiccia dose di stress, che pochi giorni di relax non possono alleviare. Sarà perché in realtà molti non riescono a lasciare a casa il lavoro (con annesso pc, smartphone, tablet… e chi più ne ha più ne metta), o sarà perché la quantità di stress accumulato è talmente alta che sarebbe necessaria molto più che una pausa di pochi giorni.

Certo è che lo stress è un tema molto trattato nella nostra società, anche se forse pochi ne conoscono la storia, o sanno che in realtà si tratta di un termine coniato poco più di 50 anni fa. Io stessa, mentre preparavo un esame di Psicologia di Comunità, mi sono imbattuta per la prima volta nel nome di Hans Selye, il medico che per primo ha introdotto il termine stress, definendolo una reazione non specifica esibita dall’individuo quando deve affrontare un’esigenza o adattarsi a una novità.

Si tratta in sostanza di uno stato di attivazione del sistema nervoso vegetativo e del sistema endocrino che interviene di fronte a stimoli stressanti di diversa natura. Lo stress è una reazione adattiva, caratteristica della vita, che può però assumere un significato patogenetico quando è prodotta in modo troppo intenso e/o per lunghi periodi di tempo e non si accompagna a risposte sufficientemente efficaci.

Ciò che le ricerche anche successive hanno confermato è che lo stress induce risposte ormonali che, nel tempo, possono avere effetti nocivi sulla salute. E da qui il fiorire di diverse teorie sulla gestione dello stress. Vediamone brevemente alcune.

Diario dello stress

Un diario dello stress è lo strumento ideale se vuoi scoprire l’origine e le cause del tuo stress e il modo in cui reagisci. Su di esso dovrai registrare regolarmente le principali situazioni di stress, specificando tempi e luoghi, soffermandoti sulle tue sensazioni, su come hai reagito, e su cosa avresti potuto fare di diverso per ridurre i livelli di stress. Mettere nero su bianco pensieri e sensazioni, potrà aiutarti ad essere più consapevole di ciò che vivi e allo stesso tempo a gestire al meglio le situazioni di stress.

Tecniche di rilassamento

Forse penserete che per rilassarsi basta sedersi davanti alla tv e leggere un buon libro per distrarre la mente. In realtà tutto ciò non serve a ridurre gli effetti fisici dello stress, ed è importante imparare a ridurre le reazioni di “attacco e fuga” che il tuo corpo produce, attraverso tecniche di respirazione, esercizi di meditazione o l’attività sportiva.

Battere lo stress sul tempo

La soluzione migliore è quella di arginare lo stress sul nascere, identificando da subito le reazioni fisiche che produce sul corpo, e compiendo uno sforzo cosciente per rilassarsi e per bloccare i suoi effetti. Ad esempio, in una situazione particolarmente stressante è molto probabile che i vostri muscoli inizieranno a irrigidirsi o la mascella a serrarsi. Riconoscere questi segnali, vi consentirà di provare a rilassarvi da subito, evitando che lo stress produca effetti a lungo termine sul vostro corpo.

In conclusione, identificare gli eventi stressanti e riconoscere le risposte a livello fisico, vi aiuterà a capire come prevenire le ripercussioni croniche che lo stress può produrre sulla vostra mente e sul vostro corpo.

E tu? Quali sono le situazioni che trovi più stressanti?

Prendiamoci una pausa!

relax_and_smile____by_alexandracameronMolti vivono oggi una vita talmente frenetica dal punto di vista lavorativo che non riescono neppure a concepire l’idea di “staccare” completamente dal lavoro, e usano il pc, il tablet o il cellulare come un’appendice della quale sembrano non poter fare a meno.

E invece è importante imparare a fermarsi e a concedersi delle pause per ricaricarsi, per poi ricominciare con rinnovate energie. Ovviamente questa vale anche per la coppia… Eh sì, perché i pressanti ritmi quotidiani spesso impediscono ai partner di ritagliarsi uno spazio tutto per loro, uno spazio da condividere fondamentale per alimentare la relazione e affrontare i piccoli e grandi problemi che riguardano ogni coppia.

Spero allora, che siate in coppia o single, che possiate approfittare di questo lungo ponte per prendervi cura della vostra mente, perché non c’è fisico che tenga se la mente non è libera. Spesso, infatti, la sensazione di stanchezza psicofisica che ci fiacca il corpo e ci offusca la mente, è dovuta a una mancanza di energia, energia preziosa che a volte sprechiamo inutilmente.

E allora, quale occasione migliore per ricordare quelli che il Dalai Lama chiama i “10 ladri di energia” e le regole per cercare di contrastarli?

I 10 “ladri di energia”

1. Lascia andare le persone che condividono solo lamentele, problemi, storie disastrose, paura

2. Paga i tuoi debiti in tempo. Nel frattempo fai pagare chi è in debito con te, oppure lascia perdere se coloro che sono in debito con te non possono pagarti.

3. Mantieni le promesse. Se fai spesso fatica a rispettare le tue promesse, forse il modo più semplice di evitare che accada è dire di NO subito.

4. Elimina, e nel possibile delega i compiti che preferisci non fare, e dedica il tuo tempo alle cose che ti piacciono.

5. Concediti il riposo di cui hai bisogno.

6. Butta, raccogli e organizza. Niente ruba più energia di uno spazio disordinato e pieno di cose del passato che ormai non ti servono più.

7. Dai priorità alla tua salute. Un corpo sano ti permette di sfruttare al massimo la tua energia. Concediti delle pause.

8. Affronta le situazioni negative. Non sopportare le azioni negative di nessuno, né di un familiare, né di un amico, né di un compagno o di un gruppo. È sempre meglio essere chiari e affrontare le persone a viso aperto.

9. Accetta. Ma non per rassegnazione. Niente ti fa perdere più energia di una situazione che non puoi cambiare.

10. Perdona. Lascia andare una situazione che è causa di dolore, puoi sempre scegliere di lasciare il dolore nel ricordo.

Buon lungo weekend a tutti!