Fine di una relazione. Chi soffre di più?

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Nessuna relazione finisce all’improvviso, e di solito la decisione di separarsi arriva dopo un periodo prolungato di profonda insoddisfazione. I partner sembrano avere obiettivi diversi e incompatibili, non fanno che litigare o, al contrario, appaiono divisi da una distanza emotiva incolmabile e hanno smesso di comunicare.

Eppure, anche quando il rapporto è ormai compromesso, dirsi addio è quasi sempre molto difficile, e la maggioranza delle persone, dopo una separazione, sperimenta un periodo di insicurezza personale e di estrema fragilità emotiva. Infatti, la fine di una relazione importante non rappresenta solo la fine di una storia d’amore, ma anche la fine di un progetto di vita in cui si era creduto e dei sogni per il futuro. Inoltre, spesso una separazione – e ancor più un divorzio – può causare anche perdite economiche e sociali, tanto da scuotere profondamente l’autostima personale.

Ma chi soffre di più? Chi lascia, o chi viene lasciato?

Solitamente la fine di una relazione è un processo doloroso anche per chi prende la decisione di lasciare, ma frequentemente lo è molto di più per chi viene lasciato.

Questo accade perché chi decide di interrompere la relazione, sebbene debba sopportare il peso della responsabilità per la decisione presa e fare i conti con il dubbio di aver fatto la scelta giusta e con i sensi di colpa, è normalmente il meno coinvolto emotivamente e con molta probabilità ha atteso il momento in cui si sentiva più pronto al distacco.

Chi viene lasciato, invece, sente di subire la decisione dell’altro, e vive una dolorosa esperienza di abbandono e di rifiuto che può intaccare in modo molto profondo la sua autostima e la fiducia negli altri e nel futuro in generale.

Spesso è proprio chi è stato lasciato a chiedere l’aiuto di un professionista. “Non me l’aspettavo!”. “Com’è possibile?”. “Andava tutto bene!”. Queste sono solitamente le frasi che ripete chi è stato lasciato, con un misto di incredulità e di sconforto.

Eppure, appena si approfondisce il tipo di rapporto e il grado di soddisfazione all’interno della coppia nel corso del tempo, appare subito evidente che la relazione non era appagante neppure per chi è stato lasciato. E allora emergono bisogni insoddisfatti, carenza di comunicazione, distanza emotiva, e altro ancora a seconda dei casi. Forse stava solo fingendo che andasse tutto bene, ma nel profondo sapeva che le cose non stavano affatto così.

Certo, il processo di elaborazione della separazione può essere lungo e doloroso – non a caso è simile all’elaborazione di un lutto vero e proprio. Tuttavia, prendere coscienza dei propri stati d’animo all’interno della relazione che si è conclusa può aiutare chi è stato lasciato a superare la separazione con la consapevolezza di ciò che desidera veramente da un rapporto e con il desiderio rinnovato di costruire in un futuro – magari più lontano – una relazione soddisfacente.

Io penso positivo, perché sono vivo, perché son vivo…

96 (1)Anche se alcuni la considerano ancora poco più che una moda new-age, sono ormai più che noti i benefici del pensiero positivo sulla nostra salute, benefici che riguardano non solo il benessere psicologico ma anche quello fisico.

Ma riconoscere che è salutare per il nostro benessere non basta, e in realtà molti si chiedono cosa si intende veramente quando si parla di pensiero positivo.

Pensare positivo significa affrontare le difficoltà che incontriamo nella vita con un approccio positivo. Significa trovare il lato positivo anche nelle situazioni peggiori; vedere gli ostacoli come opportunità, riuscire a trovare il meglio negli altri. Significa, più semplicemente, vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto.

(Metti alla prova il tuo pensiero positivo con questo test)

Se pensi di appartenere al gruppo di coloro che tendono a vedere il bicchiere mezzo vuoto, sappi che è possibile allenarsi a pensare positivo, cambiando il modo in cui osservi e reagisci davanti agli eventi della vita.

Il primo passo da fare è identificare i tuoi pensieri negativi. Può trattarsi di pensieri che riguardano la tua vita lavorativa (non ti senti all’altezza del compito assegnato), il tuo aspetto fisico (non ti piace l’immagine che vedi allo specchio), una relazione significativa, o qualsiasi altro ambito. Una volta identificati, puoi provare a cambiarli focalizzandoti sugli aspetti positivi.

Facciamo un esempio. Mettiamo il caso che non ti senta apprezzato al lavoro. Invece di rimanerci male e abbatterti se hai la sensazione che il tuo capo non ti stima, considerala un’opportunità per dimostrargli quanto vali davvero. Cambiando leggermente la prospettiva, potrai trasformare quella situazione apparentemente negativa in una buona occasione da cogliere al volo.

Un altro aspetto da considerare per iniziare ad adottare un approccio positivo consiste nell’eliminare il tono negativo dai nostri dialoghi interiori. Mi riferisco a quel flusso continuo di parole che rivolgiamo a noi stessi ogni giorno, che altro non sono se non una risposta automatica a ciò che ci accade. Anche se questi pensieri possono apparirci fuori dal nostro controllo, non è esattamente così. Questo dialogo interiore, in realtà, è frutto della nostra visione del mondo e delle nostre convinzioni più profonde, pertanto può essere influenzato dal modo in cui decidiamo – e scegliamo – di vedere le cose. Modificare il nostro dialogo interiore richiede tempo ed esercizio, ma se si inizia a cambiare prospettiva, cercando di vedere il lato positivo delle cose, anche le parole che rivolgeremo a noi stessi cambieranno.

Quando scegliamo di affrontare ogni nuova sfida o difficoltà con un atteggiamento positivo, inizia a cambiare completamente il nostro approccio alla vita, e cresce la sensazione di avere il controllo del nostro destino.

“Io penso positivo, perché son vivo, perché son vivo”, recitavano i versi di una famosa canzone. E voi? Che ne dite di provare? Vedrete… è più semplice di quanto credete!

Il potere delle emozioni

emotions-quiz-origFelicità, imbarazzo, dispiacere, paura, euforia, preoccupazione… l’elenco delle parole che possiamo usare per descrivere i nostri stati d’animo potrebbe continuare all’infinito. Stati d’animo è però un termine generico, e in alcuni casi è più corretto parlare di emozioni e sentimenti.

Ma quali sono le differenze? Come facciamo a distinguere le emozioni dai sentimenti?

In linea generale, possiamo dire che sono entrambi stati di attivazione psicologica e fisiologica che si manifestano in risposta a un cambiamento dell’ambiente fisico, sociale o mentale. In particolare, i neuroscienziati descrivono le emozioni come l’insieme delle risposte osservabili in seguito all’attivazione di un determinato stato corporeo connesso a specifiche immagini mentali. I sentimenti, invece, si riferiscono all’esperienza che ciascun individuo fa di tali cambiamenti, ovvero all’esperienza privata delle emozioni.

Un’altra importante differenza è che le emozioni sono stati emotivi di breve durata e transitori, mentre i sentimenti possono rimanere attivi per un periodo più lungo.

Nella relazione di Counseling, in un lavoro di esplorazione emotiva profonda, le emozioni costituiscono una risorsa preziosa. In quanto adattive, infatti, sono per definizione positive, e la distinzione fra positive e negative va interpretata piuttosto nel modo in cui le stesse sono vissute dall’individuo, come piacevoli o spiacevoli.

Nel setting di Counseling, evocare le proprie emozioni e poterle rielaborare, consente al cliente di entrare in contatto con se stesso ed individuare i propri bisogni.

Le emozioni, quindi, sono un elemento imprescindibile per preparare e motivare le persone a fronteggiare gli eventi della vita e a massimizzarne il benessere. 

Counseling di coppia: Quando?

conflittocoppiaNon si fa che parlare di coppia e di relazioni soddisfacenti, e di quanto queste influiscano positivamente su molti altri aspetti della vita. E se è vero che il Counseling di coppia può fornire un importante aiuto ai partner per migliorare il loro rapporto, è anche vero che non è sempre facile cogliere (in tempo) i segnali che indicano che la coppia può aver bisogno di un aiuto esterno.

Eppure, con un po’ di attenzione, si può! Possiamo dire che è arrivato il momento di rivolgersi a un professionista, quando:

Litigate in continuazione. Vi sembrerà ovvio, ma se voi e il vostro partner non riuscite ad affrontare una conversazione senza litigare, è arrivato il momento d’imparare a comunicare in maniera più efficace. È normale che in una coppia sorgano conflitti, ma è importante distinguere tra conflitti costruttivi e conflitti che si riducono a uno scambio di insulti e grida che non portano a nulla. Il Counseling di coppia più aiutarvi a imparare una modalità più funzionale per affrontare una discussione pacatamente e nel totale rispetto dell’altro.

Non fate che battibeccare. Spesso si è portati a non dare troppo peso ai frequenti battibecchi, tipici soprattutto delle coppie di lunga data, ma le piccole scaramucce possono essere dannose quanto i litigi più seri. Alla lunga, infatti, le continue discussioni portano i partner allo sfinimento, e rendono ogni interazione irritante. Forse discutete per le piccole cose perché ci sono questioni più serie che state scegliendo di non affrontare, o forse perché non conoscete un modo più efficace di comunicare. Qualunque sia il motivo, un professionista potrà aiutarvi a migliorare la comunicazione con il vostro partner.

Vi sembra di parlare lingue diverse. Forse avete la sensazione di parlare due lingue diverse, al punto che ciò che dite è recepito dal vostro partner in maniera molto diversa da quelle che sono le vostre intenzioni, e viceversa. Probabilmente state solo usando diversi stili di comunicazione, e un percorso di Counseling potrà aiutarvi a riconoscere i diversi stili comunicativi che usate, e ad adattarvi ad essi.

Fate finta che vada tutto bene… ma sapete che non è così. A volte, anziché litigare furiosamente, si può semplicemente decidere di nascondere la testa sotto la sabbia. Se vi accorgete che non state affrontando una o più questioni importanti per voi e per la coppia, e state solo fingendo che vada tutto bene, allora è arrivato il momento di chiedere aiuto. Tenersi tutto dentro può funzionare per un po’, ma non è mai una valida strategia a lungo termine. Un professionista può aiutarvi ad affrontare le questioni più delicate in un ambiente protetto e senza giudizio.

Non riuscite a trovare un accordo su una questione importante. Se c’è una questione ricorrente – forse molto importante per entrambi – intorno alla quale voi e il vostro partner continuate a girare senza trovare mai una soluzione definitiva, con l’aiuto di un professionista potrete arrivare alla radice del problema. E scoprire se potete davvero risolverlo.

State per affrontare un cambiamento. Non è necessario che le cose vadano male per decidere di rivolgersi a un professionista. Un aiuto può esservi utile anche se state per affrontare un cambiamento importante, come andare a vivere insieme, sposarvi, o decidere di avere un bambino. Un percorso di Counseling di coppia potrà aiutarvi a prepararvi al cambiamento e ad utilizzare al meglio le vostre risorse per raggiungere insieme l’obiettivo prefissato. 

Non andate d’accordo a letto. Il sesso è uno dei principali motivi di conflitto per la coppia, ma anche quello che i partner spesso decidono di non affrontare. È possibile che non vi desiderate con la stessa frequenza e nello stesso momento, o che uno dei due vorrebbe esplorare situazioni che l’altro non vuole, oppure la chimica che c’era un tempo vi sembra svanita. Qualunque siano le cause, un professionista potrà aiutarvi ad affrontare un tema delicato come questo, che merita sempre una speciale attenzione.

Avete una diversa concezione del denaro. Questo è uno dei temi che mette più spesso in crisi i partner, e tutte le coppie hanno discussioni che riguardano le finanze. Forse il vostro partner spende troppo, o forse siete voi che vorreste usare il denaro per qualcosa di specifico che lui non approva, o forse discutete per le spese comuni. Un percorso di Counseling di coppia vi aiuterà ad approfondire la vostra relazione con il denaro e a trovare un compromesso con il vostro partner.

State pensando di tradire il vostro partner… o l’avete già fatto. Le persone tradiscono per un numero infinito di ragioni – per vendicarsi del partner, per un impulso sessuale insoddisfatto, perché stanno attraversando un momento di crisi – ma un tradimento è sempre un segnale che qualcosa nel rapporto si sta per rompere. Se siete tentati di evadere dalla relazione, decidete d’intraprendere un percorso di Counseling di coppia prima di dover essere costretti ad affrontare le conseguenze di un’infedeltà.

Ve lo chiede il vostro partner. Non si può essere sempre sulla stessa lunghezza d’onda, e questo capita anche quando si tratta di chiedere l’aiuto di un professionista. Se il vostro partner ve lo chiede, è un segnale di attenzione e di rispetto assecondare il suo desiderio. Non importa se non pensate possa essere utile, o se non capite esattamente a cosa state andando incontro. Accettare la richiesta del vostro partner sarà un importante segnale di rispetto e di considerazione nei suoi confronti.

Ricordate sempre che non c’è niente di male a farsi aiutare, e che non è assolutamente un segno di debolezza. Esattamente come ci rivolgiamo a un istruttore di palestra o a un personal trainer per aiutarci a rimanere in forma con esercizi ed allenamenti specifici, allo stesso modo c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire e da apprendere per quanto riguarda le nostre relazioni.

Affrontare un percorso di Counseling è un segnale che vi sta a cuore la vostra relazione, e che tenete al benessere vostro e del vostro partner – e dei figli che, se ci sono, non possono che trarre beneficio da un rapporto sereno dei propri genitori.

 

 

Adolescenti e autostima

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Se la parola stima si riferisce al valore che diamo agli altri, ne consegue che autostima è il valore che diamo a noi stessi. Per scattare una sorta di fotografia della nostra autostima, potremmo ad esempio rispondere a queste poche e semplici domande: Mi piaccio? Mi reputo una persona degna di valore? Merito di essere felice?

È evidente come le esperienze vissute nell’infanzia abbiano una particolare influenza nella formazione dell’immagine che abbiamo di noi stessi, ma anche se un tempo si pensava che questo fosse un tratto della personalità piuttosto stabile, oggi si ritiene in realtà che sia soggetto a mutamenti continui, e ciò è particolarmente vero per quanto riguarda gli adolescenti.

In pratica il cervello raccoglie i messaggi verbali e non verbali che arrivano dall’esterno, e riconfigura continuamente la percezione che i ragazzi hanno di sé.

In generale si può dire che il livello di autostima ha un forte impatto sul modo in cui una persona affronta la vita. Infatti, chi possiede buoni livelli di autostima, si sente apprezzato e accettato dagli altri, ritiene di meritare di essere trattato con rispetto, è consapevole delle proprie qualità e dei propri punti di forza, è orgoglioso dei propri successi e non perde la fiducia in se stesso anche quando commette un errore o davanti a un fallimento.

Chi, al contrario, ha una bassa stima di sé, tende a focalizzarsi più sui fallimenti che sui successi, è estremamente autocritico, si sente inferiore e insicuro, consente agli altri di trattarlo senza rispetto, e non ha fiducia nelle proprie qualità e nella propria capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Se siete genitori – o comunque adulti che hanno a che fare con gli adolescenti – potete svolgere un ruolo centrale e positivo per aiutare i ragazzi a sviluppare un buon livello di autostima, ma per farlo è essenziale che prestiate attenzione ad alcuni comportamenti.

  • Trattate sempre i ragazzi con rispetto, anche quando i loro comportamenti vi sembrano incoerenti, e se un momento sembrano degli adulti responsabili e l’attimo dopo dei mocciosi immaturi.
  • Date loro la possibilità di dimostrare il proprio senso di responsabilità, e fidatevi della loro capacità di giudizio.
  • Focalizzate i vostri giudizi più sull’impegno che sul risultato.
  • Parlategli come parlereste ad un adulto, fornendo loro tutte le spiegazioni adeguate al caso.
  • Siate un modello per loro, mostrando di accettare e riconoscere i vostri stessi limitI.
  • Incoraggiateli a vedere le situazioni e le loro stesse qualità nel modo più obiettivo possibile, aiutandoli a liberarsi delle loro convinzioni irrazionali.
  • Siate spontanei e affettuosi, e lodateli senza esagerare, ma assicuratevi che sappiano quanto li amate.
  • Dategli sempre il vostro feedback, dimostrando di riconoscere e comprendere i loro sentimenti e le loro scelte, anche quando non li approvate completamente.
  • Create un’atmosfera familiare serena, assicurandovi che ci sia rispetto nei confronti di tutti i membri della famiglia.
  • Incoraggiate i ragazzi ad esprimere e condividere stati d’animo e pensieri con gli adulti, ed evitate di esprimere giudizi troppo critici e negativi.

Nei ragazzi, come del resto negli adulti, un buon livello di autostima facilita le relazioni e la realizzazione personale, per questo è importante che i genitori svolgano al meglio il proprio ruolo, fondamentale in questo percorso di crescita.

Un’istantanea della tua vita

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Non è sempre facile avere una visione nitida della propria vita, e in particolare delle diverse aree della propria esistenza.

Al contrario, spesso molte persone restituiscono un quadro piuttosto confuso, dove non distinguono i diversi aspetti che ne fanno parte – famiglia, lavoro, amici, ecc. – e tendono a soffermarsi su ciò che non va, perdendo di vista ciò che funziona benissimo.

È invece importante individuare e definire le diverse aree, per identificare quelle che hanno bisogno d’intervento, e di conseguenza stabilire gli obiettivi e compiere le azioni per raggiungerli.

Un aiuto importante per avere una visione più chiara della propria situazione attuale arriva dalla ruota della vita, un esercizio che rappresenta uno dei principali strumenti del Coaching.

Ma di cosa si tratta?

Iniziamo col dire che la ruota (puoi scaricare un modello qui) è divisa in 10 spicchi principali, ciascuno dei quali rappresenta un ambito della propria vita, e precisamente:

–       Fisico/Salute/Vitalità

–       Emozioni

–       Ambiente/Beni materiali

–       Crescita personale

–       Svago

–       Famiglia

–       Vita sociale

–       Lavoro/Carriera

–       Finanze/Risparmi/Investimenti

–       Spirito/Missione personale/Contributo al mondo

L’esercizio consiste nell’effettuare un’autovalutazione di ciascun ambito, assegnando ad ogni aerea un punteggio che va da 1 a 10 a seconda del grado di soddisfazione, e poi, partendo dal centro, colorare i settori fino al numero indicato. Ad esempio, se avrò assegnato all’ambito Famiglia un punteggio di 7, colorerò i primi sette settori dello spicchio.

Ciò che ne risulterà sarà proprio una sorta d’istantanea della propria vita, in grado di fornire un’indicazione chiara delle aree su cui intervenire, per poter tracciare la rotta migliore per raggiungere un maggiore livello di armonia e benessere.

Affinché questo esercizio risulti il più efficace possibile, è fondamentale che la persona abbia la possibilità di riflettere attentamente sui diversi ambiti della propria vita, ed è proprio qui che interviene la professionalità del Coach. Utilizzando le tecniche a sua disposizione – ascolto attivo, domande aperte, riformulazione – il professionista accompagna il cliente attraverso il processo di autovalutazione, affinché il quadro complessivo sia il più chiaro possibile, e la persona ottenga una sorta di mappa che gli consenta d’intraprendere la strada giusta per raggiungere i risultati che desidera.

È piuttosto frequente che le persone ottengano ruote abbastanza “sbilanciate”, perché è comune privilegiare un aspetto della vita a svantaggio dell’altro, e spesso sono proprio questi squilibri la fonte di malessere e insoddisfazione. Ma niente paura! Questo strumento può aiutarti davvero.

Riflettere sulla tua ruota personale, infatti, ti consentirà di capire a quali aree dedicare maggiore attenzione, e di conseguenza ritrovare quell’equilibrio che è fondamentale per il tuo benessere.

Se vuoi saperne di più, scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it, e riceverai una consulenza gratuita per compilare con il mio supporto uno spicchio della ruota a tua scelta.

 

 

Il Counselor è…

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Sebbene stia diventando sempre più una professione conosciuta e apprezzata anche in Italia, capita ancora spesso che le persone chiedano chiarimenti in merito alla figura del Counselor.
In effetti non è sempre semplice definire l’ambito d’intervento del Counselor, e allora questa volta ho deciso di farlo prendendo a prestito la definizione del Dizionario Internazionale di Psicoterapia.
Il Counselor è un agevolatore della relazione di aiuto che sostiene il cliente nel processo di consapevolezza per una maggiore autonomia rispetto alle scelte di vita.
È un professionista che lavora sulla salute e sul benessere psicofisico, orienta, sostiene e sviluppa le risorse della persona.
Le competenze di base del Counselor sono relative al saper essere una persona empatica, congruente, autentica, consapevole dei propri valori, sensazioni e pensieri, disponibile all’accettazione incondizionata.
Il Counselor utilizza molte tecniche: ascolto attivo che evita giudizi e interpretazioni; esplorazione con domande aperte e chiuse; chiarificazione per incoraggiare l’elaborazione; parafrasi per aiutare il cliente a focalizzare il contenuto del suo messaggio ed enfatizzarlo quando l’attenzione sui sentimenti è prematura; riformulazione per incoraggiare a consapevolizzare ed esprimere emozioni, sperimentarne l’intensità per poterle gestire; delucidazione per connettere elementi multipli, identificare un tema ricorrente e fare il punto per ulteriori obiettivi.
La relazione costruita è fatta, così, di riconoscimento, rispetto e congruenza, e favorisce l’auto-comprensione e l’auto-esplorazione.
[Claudia Montanari in Dizionario Internazionale di Psicoterapia, 2012]

Single: stanchi dei nuovi incontri?

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Se siete single e frequentate già da un po’ di tempo un sito di incontri online, è probabile che stiate attraversando un periodo di stanchezza e abbiate voglia di ridurre i contatti, se non addirittura di abbandonare definitamente la ricerca.

Forse temete di scoprire cosa vi riserverà il prossimo appuntamento, oppure avete perso l’energia e l’entusiasmo per incontrare persone nuove. O forse, avete semplicemente la sensazione che non riuscirete mai ad incontrare l’uomo o la donna della vostra vita

“Forse funziona per gli altri… ma non per me!”… È questo che continuate a ripetervi ultimamente?

Eppure oggi questi siti consentono a moltissime persone di incontrarsi – e a una percentuale abbastanza cospicua di queste anche di allacciare una relazione significativa – quindi sarebbe un peccato lasciarsi scoraggiare e non approfittare dell’occasione che questo nuovo strumento può offrirvi.

Non c’è niente di male ad essere single, e in realtà molte persone vivono benissimo questa condizione, ma se vi sentite troppo soli questa sensazione può condizionare la vostra capacità di godere e apprezzare tutto ciò che fate per cercare – e possibilmente trovare – il partner che desiderate.

Per provare a liberarvi di tutti quei comportamenti che vi impediscono di vivere con divertimento e leggerezza i nuovi incontri, ecco per voi alcuni semplici suggerimenti.

Concedetevi una pausa. Potrà sembrarvi ovvio, eppure molte persone vanno avanti ad incontrare persone nuove per mesi, a volte per anni, senza prendersi mai una pausa. Eppure, come capita in molte altre situazioni della vita, può essere utile fermarsi e dedicare un po’ di tempo a riflettere. Una pausa potrà aiutarvi a recuperare energia ed entusiasmo, per ripartire solo quando avrete davvero voglia di rimettervi in gioco.

Siate sinceri. Esprimete con sincerità e schiettezza ciò che vi aspettate da un incontro. Se siete pronti per una relazione seria, non abbiate paura di dirlo. Sarà meglio essere onesti e capire chi, tra le persone che state conoscendo, è sulla vostra stessa lunghezza d’onda, e chi, invece, vi sta solo facendo perdere tempo.

Evitate i confronti. Cercate di non fare confronti con le storie che appartengono al vostro passato, e date alle persone che incontrate la possibilità di esprimersi nella loro unicità. Assaporate e gustate ogni incontro, perché ciascuno saprà regalarvi qualcosa se riuscirete ad affrontarlo con la giusta disposizione d’animo.

Contattate le vostre emozioni. Se vi presentate ad ogni nuovo appuntamento portando con voi un’immaginaria lista delle caratteristiche da ricercare nel lui o nella lei di turno, siete quasi sicuramente destinati al fallimento. È importante, invece, provare a sentire che tipo di emozioni vi trasmette la persona che avete davanti, e cosa provate quando state insieme, per capire se è proprio quello che vi aspettate da una relazione.

Ma soprattutto… divertitevi! Oltre a dedicare una parte del vostro tempo ai nuovi incontri, ricordate di non tralasciare la vita sociale, gli amici e lo sport. Mentre sarete impegnati a godervi la vita e a divertirvi, vi sentirete liberi dal senso di solitudine e dallo stress che la ricerca del partner può generare, e con molta probabilità sarà proprio allora che Lui o Lei incrocerà la vostra strada.

 

Non smettere d’inseguire i tuoi sogni!

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Il primo giorno di università, un giovane studente, mentre stava per entrare in aula, urtò un anziano signore.

“Scusi tanto, professore”, mormorò con grande imbarazzo.

“Non preoccuparti… e comunque io non sono un professore, ma un matricola come te”.

“Mi permetta l’indiscrezione: ma quanti anni ha?”, chiese il giovane al colmo della meraviglia.

“Settantasette”, rispose l’uomo pieno di entusiasmo.

“E cosa studia?”, chiese ancora il giovane.

“Ingegneria. Ho sempre  desiderato farlo, e adesso posso finalmente seguire i miei sogni!”.

Il giovane non riusciva a riprendersi dallo sconcerto.

“Senza offesa, ma per laurearsi serviranno almeno tre anni, e quel giorno lei ne avrà ottanta!”.

L’uomo guardò il giovane dritto negli occhi e sorrise.

“Se Dio vuole, avrò ottant’anni sia che insegua i miei sogni sia che non lo faccia”.

(tratto da Il Meglio di te con il Coaching, A. Rizzuto e A. Roberti)

 Qualche giorno fa mi è capitato di leggere questa breve storia, e ancora una volta mi sono ritrovata a riflettere sull’importanza dell’inseguire i proprio sogni, a qualsiasi età e in qualsiasi situazione.

Personalmente penso che valga sempre la pena farlo, e questo l’ho sperimentato sulla mia stessa pelle, perché qualche anno fa ho trovato il coraggio di cambiare vita per realizzare il mio sogno, proprio quando mi stavo quasi rassegnando a lasciarlo per sempre chiuso in un cassetto.

E invece è importante aprirli quei cassetti, perché i nostri sogni ad occhi aperti – proprio come quelli che ci affollano la mente mentre dormiamo – sono espressione dei nostri desideri più profondi, e non possiamo ignorarli a lungo se abbiamo a cuore il nostro benessere.

Solo lasciando emergere i nostri desideri inespressi, infatti, avremo la possibilità di coltivarli e nutrirli, e comprendere cosa possiamo fare per vederli realizzati.

Sognare non costa niente, inseguire un sogno, invece, richiede impegno, costanza e una forte motivazione… Ma assaporare la soddisfazione di vederlo realizzato vi ripagherà di tutte le fatiche!

 

 

 

 

Coppia: le stagioni dell’amore

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L’amore immaturo dice ”Ti amo perché ho bisogno di te”. L’amore maturo dice: ”Ho bisogno di te perché ti amo”.  Erich Fromm

I motivi che rendono difficile un rapporto di coppia possono essere molteplici e differenti, perché le due persone che si incontrano portano nella relazione tutta la propria complessità di individui, con un bagaglio spesso ingombrante di esperienze passate e storie familiari, ma anche carico di sogni, progetti e aspettative future. 

Tra le tante ragioni che possono mettere in crisi un rapporto, può esserci, ad esempio, la difficoltà di vivere in modo sincrono le diverse fasi evolutive della coppia.

Ma cosa s’intende per fasi evolutive della coppia?

Mi riferisco, in particolare, al modello formulato da due autori americani Bader e Pearson1, i quali ipotizzano che le fasi evolutive della coppia ripercorrano le fasi di sviluppo della prima infanzia. Riprendendo la teoria di Bowlby, gli autori considerano il legame di coppia come un comportamento di attaccamento che ripropone modalità analoghe a quelle sperimentate nel rapporto del bambino con la figura di attaccamento principale, che solitamente è la madre.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono le fasi che attraversa la coppia a partire dal momento della sua formazione. 

1. “Ti amo perché ho bisogno di te”

La prima fase è quella che Bader e Pearson definiscono simbiosi, e corrisponde al cosiddetto “innamoramento”. In questa fase si ha la sensazione di aver trovato il partner perfetto, un uomo o una donna dal quale ci si sente attratti dal punto di vista fisico, emotivo e intellettuale, ed è pertanto caratterizzata da una forte idealizzazione. Dell’altro si percepiscono solo le somiglianze con se stessi, mentre si annullano le differenze. Oltre a delegare al partner la soddisfazione dei propri bisogni, la sensazione prevalente è che la volontà dell’altro sia la propria e che i progetti di vita siano identici.

2. Il risveglio dal sogno romantico

Questa è la cosiddetta fase di differenziazione, nella quale avviene una sorta di risveglio vero e proprio, perché si comincia a vedere l’altro com’è veramente e ne consegue la delusione nell’accorgersi che non corrisponde alla figura idealizzata creata nella fase dell’innamoramento. È un momento molto delicato nella vita della coppia, perché i partner cominciano a dirsi di “no”, ma provano angoscia nel pensarsi separati. Questa fase è caratterizzata da sentimenti ambivalenti, perché se da una parte è deludente costatare le differenze, dall’altra può essere gratificante scoprire l’altra persona nella sua unicità.

Una coppia evolve dallo stato simbiotico a quello della differenziazione quando uno o entrambi i partner iniziano a pensare in maniera indipendente, e vi è uno spostamento verso l’introspezione per una ricerca del senso di sé. Le difficoltà diventano più marcate se uno dei due partner non è pronto, e mette in atto tutti i tentativi per mantenere lo status quo. In questo caso il cambiamento viene visto come un segnale di deterioramento del rapporto, anziché come un naturale processo evolutivo.

È proprio in questa fase che spesso il rapporto rischia di interrompersi, e uno dei partner può essere spinto ad instaurare una relazione con un’altra persona per rivivere il momento magico dell’innamoramento.

3. Oltre la coppia

La terza fase, denominata della esplorazione, è caratterizzata dall’esigenza dei partner di sperimentarsi nel mondo esterno, esigenza che nasce dal bisogno di individuarsi e riconoscersi come diversi. E poiché – dopo aver trovato la propria identità nella coppia – ciascuno partner cerca un’identità personale all’esterno della relazione, l’altro può essere percepito come un limite alla propria autonomia e autorealizzazione.

Gli individui che hanno raggiunto una sana autonomia riescono ad apprezzare quella dell’altro e procedono gradualmente verso il riavvicinamento della fase successiva senza timore di perdere l’indipendenza raggiunta. Al contrario, le difficoltà insorgono quando uno dei partner teme che la relazione possa minacciare la sua autonomia/individuazione oppure, al contrario, qualora percepisca l’autonomia dell’altro come un segnale di abbandono.

4. Ho bisogno di te perché ti amo

Alla fase dell’interdipendenza arrivano le coppie che, dopo aver attraversato positivamente le fasi precedenti, sentono di volersi impegnarsi costantemente con l’altro e di lasciarsi andare alla vulnerabilità e all’intimità. È ora che i partner sono in grado di dire: “Ho bisogno di te perché ti amo”. I due elementi della coppia, infatti, sono indipendenti, ma allo stesso tempo capaci di dare all’altro e decisi a risolvere i conflitti insieme. In questa fase la coppia può oscillare tra periodi di crescente intimità e sforzi di ristabilire l’indipendenza, ma le difficoltà maggiori insorgono se uno dei due partner è ancora nella fase di sperimentazione.

Saper riconoscere e differenziare i diversi momenti che attraversa una relazione può essere d’aiuto per affrontare e possibilmente risolvere eventuali problemi che insorgono tra voi e il vostro partner. E voi a che punto siete? Vivete ancora la fase esaltante della simbiosi, o quella interlocutoria della differenziazione e della esplorazione, oppure navigate felicemente nelle acque dell’interdipendenza?

1. Bader e Pearson, In Quest of the Mytical Mate, 1988