Il potere della narrazione nel Counseling

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Uno dei vantaggi del mio lavoro è quello di ascoltare le storie delle persone da una posizione privilegiata, ogni volta che un cliente mi consente di entrare nella sua vita e di esserne testimone.

Il mio lavoro non consiste solo nell’ascoltare ciò che viene detto, ma soprattutto nell’aiutare il cliente a raccontare la sua storia e a tradurre in parole i sentimenti e le emozioni più profonde e nascoste, per osservare il non detto, per mettere insieme pezzi che sembrano scollegati tra loro ma che in realtà servono a dare un senso al tutto.

Come in letteratura, nei film e nella vita reale, anche nello studio del Counselor la narrazione possiede l’innegabile potere di aiutare le persone ad entrare in contatto con le loro parti più intime e segrete. Eppure esistono storie tristi e tragiche nelle quali alcuni restano intrappolati, storie che le persone si trascinano dietro come fardelli e che continuano a ripetere fino quasi a identificarsi completamente con esse, fino a farle coincidere con le proprie credenze su se stessi, sugli altri, sul mondo e sul futuro.

E allora tutto appare filtrato da quei racconti, e così la fine di una relazione è l’ennesima conferma che nessuno potrà mai amarci, il commento negativo di uno sconosciuto sarà il segnale della cattiveria della gente, e uno sfortunato incidente la prova che il mondo è un luogo crudele e pericoloso. 

Tuttavia, se è vero che spesso non possiamo controllare ciò che ci capita, possiamo però sicuramente controllare il modo in cui interpretiamo un avvenimento, il significato che gli diamo e il racconto che ne facciamo a noi stessi. Possiamo scegliere a quale storia credere e decidere di mettere da parte quella che non ci serve più.

Possiamo scegliere di iniziare a scrivere una nuova storia, ricordando che la storia che decidiamo di raccontare a noi stessi è la più importante di tutte.

 

 

Matrimoni zombie

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Viste dall’esterno, sembrano relazioni felici e serene. I partner hanno una ricca vita sociale,  fatta di cene e uscite con gli amici, assistono sorridenti alle imprese sportive dei propri figli, e in casa regna un’atmosfera apparentemente tranquilla. Litigi e discussioni sono piuttosto rari, e non perché non ci siano questioni da affrontare, ma perché l’indifferenza ha preso il posto della rabbia. Pur vivendo sotto lo stesso tetto, sono separati dal punto di vista emotivo, e a volte sono talmente bravi a salvare le apparenze da riuscire quasi a convincere perfino se stessi che tutto vada bene. Eppure, uno dei due o entrambi, sentono che qualcosa si è spento tra loro.

Conoscete anche voi qualche coppia di questo tipo? Forse sì, perché sono purtroppo molto numerosi i partner che decidono di ignorare i segnali di avvertimento e di non vedere le situazioni per quello che sono, fino a trasformare le loro unioni in quelli che Andrew Marshall, uno dei più famosi consulenti di coppia e autore di “I Love You But I’m Not In Love With You”, ha definito “matrimoni zombie”. Matrimoni in cui la coppia mantiene l’apparenza di una relazione viva, ma l’anima dell’unione ha pressoché esalato l’ultimo respiro.

Ma cosa fa sì che un rapporto si trasformi in una specie di “morto vivente”? Una delle cause principali è sicuramente l’evitamento del conflitto. A prima vista può sembrare un modo per preservare una relazione, perché a nessuno piace discutere e litigare, ma il prezzo da pagare è spesso troppo alto. Difficilmente due persone possono vivere una accanto all’altra senza mai essere in disaccordo, ed è proprio la capacità di affrontare e risolvere i conflitti, e non l’assenza di conflitto, a predire se una relazione è sana o meno. E scegliendo di non affrontare le cause che sono alla base del conflitto è abbastanza inevitabile che si generi risentimento, frustrazione e disinvestimento emotivo da parte di uno o di entrambi i partner.

Oltre a questo, altre possibili cause sono una vita sessuale scarsa o insoddisfacente, l’eccessiva concentrazione sui figli a discapito del rapporto di coppia, la difficoltà a trovare un accordo comune e condiviso sulla gestione delle finanze familiari, oppure problematiche irrisolte del passato. Per quanto riguarda il sesso, purtroppo si tratta di un argomento difficile da affrontare, e nella maggior parte dei casi i partner preferiscono ignorare i segnali che indicano la presenza di un problema in quell’area della relazione. Piuttosto che chiedere aiuto, forte è la tentazione di mettere la testa sotto la sabbia e sperare che le cose – magicamente – si sistemino da sole.

E allora, vi chiederete, cosa fare se vi accorgete che la vostra relazione è precipitata in questa specie di mondo dei morti viventi?

Per prima cosa accettate che la rabbia può essere positiva, perché porta in superficie i problemi, e solo in quel modo sarà possibile provare a risolverli. Un litigio è un atto molto intimo e dimostra che voi e il vostro partner tenete abbastanza al vostro rapporto da mostrare i sentimenti che provate. E avrete anche una piacevole sorpresa, perché vi accorgerete che nessun problema vi apparirà insormontabile quando sarete riusciti a parlarne. Inoltre, cercate di non essere critici ma curiosi rispetto alle emozioni e ai comportamenti del vostro partner. Piuttosto che giudicare i suoi comportamenti, chiedetegli cosa prova e cercate di mettervi nei suoi panni.

In ogni rapporto le responsabilità sono a metà strada, e l’errore più grave che si possa fare è partire dal presupposto che la ragione sia prevalentemente dalla propria parte, e il torto da quella del partner. Quindi, invece di impiegare tutte le energie per cercare di cambiare il vostro partner, pensate a cosa potreste fare voi di diverso. Invece di riproporre il vostro solito copione, provate a comunicare come vi sentite e cosa provate. Forse non risolverete le cose definitivamente, ma almeno romperete gli schemi e probabilmente otterrete una risposta diversa dal vostro partner, che si sentirà probabilmente invogliato ad aprirsi a sua volta. Ricordate che la vecchia strada non ha funzionato, quindi, se volete davvero che le cose cambino, è arrivato il momento di adottare una nuova strategia.

Affrontare i problemi che affliggono il vostro rapporto potrà essere doloroso, ed è normale che abbiate la tentazione di lasciar perdere e continuare a far finta di niente. Ma solo affrontando le difficoltà potrete ritrovare insieme la voglia di mantenere viva la vostra relazione. Certo, potreste anche arrivare alla triste conclusione che la cosa più giusta per entrambi è separarsi, ma non è sempre meglio che vivere nel mondo dei morti viventi?

Una coppia felice? Ecco 10 cose da fare!

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È molto frequente che i partner, in particolare quando una relazione dura da diversi anni, siano portati a dare molte cose per scontate e si dimentichino che ogni rapporto, proprio come una bella pianta, necessita di cure e attenzioni costanti, e se trascurato per troppo tempo rischia di rovinarsi.

Se desiderate una relazione più felice e soddisfacente, e pensate sia arrivato il momento di fare qualcosa, ecco 10 cose che potranno aiutarvi a migliorare il vostro rapporto di coppia.

  1. Non perdetevi di vista. Anche quando vi sentite travolti da mille impegni, non dimenticate mai di passare un po’ di tempo insieme. Tutti noi cambiamo, e spesso ciò accade senza che ce ne rendiamo conto; cambiano i nostri gusti, le nostre aspettative e le nostre paure. Trovare il tempo per ascoltare il proprio partner e capire i suoi stati d’animo, è fondamentale per una coppia, perché la maggiore comprensione e conoscenza dell’altro fortifica il legame.
  2. Ogni tanto cedete. Ci sono situazioni in cui può essere importante mantenere la propria posizione e rispettare i propri bisogni, ma se questa diventa la regola anziché l’eccezione, forse è arrivato il momento di riflettere. Un rapporto efficace ha bisogno di due persone che si sentano alla pari, e ciò può significare, ogni tanto, dover fare un passo indietro e cercare un’alternativa alla propria visione. Ciò significa soprattutto concedere a se stessi di sentirsi, di tanto in tanto, vulnerabili, ma a vantaggio della relazione.
  3. Valorizzate il vostro partner. Vi capita spesso di mostrare apprezzamento per ciò che fa il vostro partner? Come gli/le dimostrate la vostra gratitudine? Mostrando apertamente gratitudine, riconoscendo le piccole cose che fa per voi (piuttosto che criticando ciò che “non” fa), riconoscete l’importanza che quella persona ha nella vostra vita. Non si tratta di mettere il proprio partner su un piedistallo, ma di apprezzare il suo comportamento e fare in modo che gli arrivi il messaggio: “Io ti vedo, ti ascolto e ti apprezzo”.
  4. Condividete i vostri sogni. Ritagliatevi ogni tanto un po’ di tempo per parlare delle vostre aspirazioni, dei vostri sogni e delle vostre ambizioni per il futuro. Partite dagli obiettivi comuni e fate dei piani, e impegnatevi a costruire insieme il vostro futuro.
  5. Liberatevi della negatività. Concentrarvi costantemente su ciò che non funziona non vi aiuterà a rafforzare ciò che di buono c’è nel vostro rapporto di coppia. Pensate invece agli aspetti positivi, a ciò che vi piace fare insieme, alle cose che funzionano e che potrebbero migliorare, e focalizzatevi su quelle. In questo modo, oltre a godere di ciò che di bello avete, recupererete la giusta disposizione d’animo per provare a colmare eventuali lacune e scoprire ciò che manca alla relazione, con un approccio più costruttivo.
  6. Decifrate la vostra rabbia. Quando provate un sentimento di rabbia nei confronti del vostro partner, prima di infuriarvi e diventare aggressivi, provate a fare un respiro profondo e a fermarvi a riflettere sul fatto che la rabbia è un’emozione “secondaria”. Spesso, infatti, esprimiamo i nostri sentimenti di rabbia quando in realtà ciò che proviamo dentro è tristezza, paura, senso di solitudine o rifiuto. La rabbia maschera le nostre emozioni e ostacola la comunicazione efficace, innalzando un muro difensivo tra i partner. Vale quindi la pena fermarsi per cercare di capire qual è il messaggio nascosto della nostra rabbia. Cosa state tentando di dirgli attraverso quella rabbia? Cosa sta cercando di dirvi il vostro partner con la sua?
  7. Non evitate il conflitto. Cercate di vedere il lato positivo del conflitto. Il conflitto, se affrontato in modo sano, può facilitare il cambiamento. E allora non temete di affrontare un confronto con il vostro partner, e approfittatene per dire la vostra, ma anche per ascoltare il partner e dargli la possibilità di esprimere i propri sentimenti. Comunicate apertamente e siate sinceri.
  8. Vivete qui e ora. Basando una relazione troppo su ciò che è successo in passato, oppure troppo su ciò che sarà in futuro, si rischia di perdere di vista il momento presente. Riuscire a vivere “qui e ora” con il vostro partner, vi permetterà di godere di tutti quei momenti semplici ma spesso speciali, quelle piccole felicità quotidiane che spesso sono alla base di una relazione soddisfacente.
  9. Accettate le differenze. Siete due individui diversi, pertanto non potete pensarla allo stesso modo su tutto. Invece di consumare tante energie per cercare di “cambiare” il modo di vedere del vostro partner, provate invece ad analizzare ciò che proprio non potete accettare, su cosa potreste trovare un compromesso, e a cosa siete disposti a rinunciare. Non si tratta di stabilire chi ha ragione e chi ha torto, ma solo di ammettere di avere due visioni diverse. È buona cosa accettare le differenze, soprattutto se il rapporto si fonda su una solida base di valori comuni
  10. Fidatevi uno dell’altro. La fiducia reciproca, costruita sulla sincerità, l’onestà, il senso di responsabilità, la coerenza e il rispetto, costituisce le fondamenta di una relazione sana. Fiducia di poter essere sinceri uno con l’altro, fiducia nel fatto che il partner non ci ferirà intenzionalmente. La fiducia nell’altro, e di conseguenza la capacità di “affidarsi” all’altro, va costruita e coltivata passo dopo passo, ed è un investimento importante per il futuro della coppia.

L’amore over 40… Single ma non troppo

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Sull’altalena.
Da solo, ti spingi e sei al sicuro.
Arriva qualcuno.
Ti spinge più in alto.
Sei più felice ma è più rischioso.
Ecco l’amore.

Tempo fa, navigando in internet, mi è capitato di leggere questa frase, e subito mi è sembrata una metafora perfetta per descrivere il modo con cui si avvicinano a una nuova relazione molte persone che mi capita e mi è capitato di incontrare nel mio lavoro, ma anche nella vita privata.

Mi riferisco soprattutto a quella sempre più folta schiera di uomini e donne che, arrivati ai fatidici “anta”, sono separati o divorziati, e molto spesso ancora single.

In particolare, ciò che mi ha colpito è stato quel termine “rischioso”, perché racchiude in sé la paura e la preoccupazione che leggo negli occhi e nelle parole di chi vorrebbe di nuovo innamorarsi, ma si ritrae per il timore di soffrire, quasi preferisse rinunciare a un po’ di felicità pur di non soffrire o rimanere deluso come in passato.

Paura e sfiducia, questi i sentimenti che accompagnano frequentemente le relazioni che arrivano in un’età più matura, insieme a un carico di stress non indifferente che implica il mettersi in gioco quando non si hanno più vent’anni.

Con il risultato che spesso si intraprendono rapporti che, non facendo sentire le persone realmente una “coppia” ma neppure veramente single, lasciano con un misto di scontento e insoddisfazione dal quale non ci si riesce a liberare.

Certo non è semplice costruire un rapporto in età matura, perché, come dice Milan Kundera: “Fintanto che le persone sono giovani e la composizione musicale della loro vita è ancora alle prime battute, essi possono scriverla in comune e scambiarsi i temi, ma quando s’incontrano in età più matura, la loro composizione musicale è più o meno completa, e ogni parola, ogni oggetto, significano qualcosa di diverso nella composizione di ciascuno”.

Ma perché non provare a considerare le esperienze passate e la migliore conoscenza di se stessi come un vantaggio?

Perché per costruire e conservare un buon rapporto di coppia – come del resto ogni relazione – è importante prima di tutto conoscersi e aver chiari i propri bisogni, cosa forse più semplice quando si porta addosso un maggiore bagaglio di esperienze.

Quando si è giovani, ci si aspetta che arriverà quell’uomo o quella donna che ci salverà e ci renderà finalmente felici, ma da adulti possiamo più facilmente capire che è solo un’illusione, e che per avere delle buone relazioni sentimentali dobbiamo innanzitutto amare noi stessi ed avere la consapevolezza che è nostra, e solo nostra, la responsabilità della nostra vita.

Considerare le esperienze passate come un bagaglio prezioso di risorse dalle quali attingere, può essere un primo passo per sentirsi più liberi di innamorarsi nuovamente.

In collaborazione con Ascolto Attivo, presento a Roma l’AMORE OVER 40 un ciclo di incontri di gruppo per single, separati o divorziati, uno spazio per conoscersi meglio e condividere le proprie esperienze. Per info e prenotazioni, scrivimi all’indirizzo m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure chiamami al numero 339/6183885. 

Sono interessato a te!

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Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Si sente spesso parlare di ascolto attivo, ma quanti sanno esattamente di che si tratta? Iniziamo col dire che, insieme all’empatia e all’accettazione incondizionata, l’ascolto attivo è uno dei tre pilastri del modello di Counseling di Carl Rogers, attraverso i quali è possibile accompagnare la persona alla riscoperta delle proprie risorse.

Si tratta di una tecnica sviluppata da Thomas Gordon – il celebre psicologo americano che ha dedicato gran parte della sua vita a divulgare le modalità di una buona comunicazione come strumento per la risoluzione dei conflitti fra genitori e figli, uomini e donne, insegnanti e studenti, dirigenti e dipendenti – e si basa sull’empatia e sull’accettazione incondizionata, con l’obiettivo di creare un clima in cui una persona possa sentirsi empaticamente compresa e non giudicata.

Quando si pratica l’ascolto attivo, invece di porsi con atteggiamenti che tradizionalmente vengono considerati da ”buon osservatore” – ossia, come persone impassibili, neutrali, incuranti delle proprie emozioni e tese a nascondere e ignorare le proprie reazioni a quanto si ascolta – è necessario rendersi disponibili a comprendere realmente ciò che l’altro sta comunicando, mettendo anche in luce possibili difficoltà di comprensione. Solo in questo modo è possibile stabilire rapporti di riconoscimento, rispetto e apprendimento reciproco.

Per diventare ”attivo”, l’ascolto deve essere aperto e disponibile non solo verso l’altro e verso ciò che dice, ma anche verso se stessi, per ascoltare le proprie reazioni, per essere consapevoli dei limiti del proprio punto di vista e per accettare il non sapere e la difficoltà di non capire.

Ciò che è importante sottolineare, è che da questa modalità di ascolto è escluso non solo il giudizio, ma anche il consiglio e la ricerca di soluzioni agli eventuali problemi espressi dall’altro. Praticare l’ascolto attivo significa riuscire a dire all’altro: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”.

Nello specifico, l’ascolto attivo si compone di quattro fasi:

  • Ascolto passivo: in questa fase si ascolta in silenzio, permettendo all’altro di esporre i propri problemi senza essere interrotto.
  • Messaggi di accoglimento: l’ascoltatore utilizza messaggi non verbali – come un cenno della testa, un sorriso, ecc. – e verbali (“Ti ascolto”), per far comprendere all’altro che lo sta veramente ascoltando.
  • Inviti all’approfondimento: attraverso messaggi verbali, l’ascoltatore incoraggia chi parla ad approfondire l’argomento senza giudicare o commentare ciò che è stato detto.
  • Ascolto attivo: in questa fase l’ascoltatore dà un feedback, una rilettura di ciò che ha detto l’altro per verificare se ha capito, riproponendo il contenuto del messaggio condiviso dall’altro con parole diverse, rimandando all’altro anche emozioni e sentimenti emersi nel racconto.

Basandosi sull’accettazione incondizionata e sull’evitamento di tutti i comportamenti che potrebbero costituire una barriera comunicativa (vedi le 12 barriere della comunicazione di Gordon), l’ascolto attivo permette di costruire una relazione empatica, comunicando all’altro: sono interessato a te e ho fiducia in te.

Se vuoi prenotare il tuo primo incontro gratuito scrivimi all’indirizzo m.ricci@ascolto-attivo.it.