Il cliente diventa il suo corpo

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“Un approccio al Counseling orientato secondo la Gestalt è basato sulla assoluta e inseparabile unità dell’esperienza corporea, del linguaggio, del pensiero e del comportamento (con o senza consapevolezza). La Gestalt ha il suo fulcro nella esortazione esistenziale al cliente ad essere se stesso il più pienamente e completamente possibile. Il cliente diventa il suo corpo”.

Gestalt Counseling, Petruska Clarkson

Il compito evolutivo della coppia

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Mi capita spesso, e non solo nella mia professione di Counselor, di sentire qualcuno lamentarsi del proprio partner dicendo: “È cambiato, non è più la persona che avevo conosciuto e di cui mi sono innamorato/a”.

Frasi come queste sono molto frequenti quando la coppia va in crisi, ed è assai comune attribuire al cambiamento dell’altro il fallimento del rapporto.

Ma è davvero così? Le persone si lasciano perché uno dei due o entrambi cambiano, e in qualche modo non riconoscono più nell’altro l’uomo o la donna che li aveva fatti innamorare?

In realtà non è proprio così. Certamente ci sono casi in cui le circostanze della vita portano le persone a un cambiamento profondo della propria personalità, ma non è questo il motivo più frequente delle crisi di coppia.

Basta infatti chiedere a quelle persone di raccontare gli inizi della loro storia d’amore, per scoprire “magicamente” che le qualità che oggi rendono il partner detestabile sono le stesse per le quali lo avevano scelto.

Questo accade perché all’interno di ogni relazione, e in particolar modo in una molto intima come quella di coppia, ognuno di noi sperimenta le proprie caratteristiche di personalità, caratteristiche che possono essere allo stesso tempo punti di forza e fragilità. Compito evolutivo della coppia è proprio quello di fare in modo che i partner sperimentino anche le qualità che non sono tipiche della propria personalità e che però cercano – e trovano – nel partner.

Quando uno dei due partner, ad esempio, è estroverso e socievole e l’altro più introverso e taciturno – come spesso accade – la sfida è fare in modo che chi è più taciturno prenda un po’ dell’estroversione dell’altro, e compito dell’estroverso è lasciare spazio all’altro per sperimentarsi.

Se questo non accade, e ognuno resta in qualche modo bloccato nel proprio ruolo, il rischio è di sentire l’altro come un impedimento alla propria evoluzione personale, con il conseguente insorgere di sentimenti di risentimento e insofferenza.

Le qualità che cerchiamo nei nostri partner sono spesso quelle che sentiamo mancare a noi stessi, e in questo senso la relazione di coppia può rivelarsi un alleato prezioso per conoscere meglio se stessi e crescere insieme alla persona che abbiamo scelto.

Sì, che abbiamo scelto, ed è una scelta che non avviene mai per caso.

Le sette regole dell’arte di ascoltare

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1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.
(Arte di ascoltare e mondi possibili, Marianella Sclavi)

Empatia: la chiave del Counseling

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La parola empatia deriva dal greco “pathos”, al quale è stato aggiunto come prefisso la preposizione “in”, e indica un profondo stato di identificazione fra personalità. Uno stato in cui una persona si sente dentro l’altra, tanto da perdere temporaneamente la propria identità.
È in questo profondo e misterioso processo che hanno luogo la comprensione, l’influenza e gli altri rapporti significativi tra persone.
Come dice Rollo May: “(…) In quanto Counselor, noi siamo tenuti a sviluppare la nostra capacità di empatia.  Ciò comporta imparare a rilassarsi, mentalmente, spiritualmente, e anche fisicamente, imparare ad abbandonare il proprio sé all’altro e, in questo processo, essere disposti a venire trasformati. È la grande rinuncia al proprio sé, la perdita temporanea della propria personalità, per ritrovarla, infinitamente più ricca, nell’altro”.

Che cosa fa un Counselor?

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“Che cosa fa un Counselor? Mette a disposizione il suo tempo e la sua professionalità per il singolo o la coppia che, attraversando un momento di difficoltà, sentono la necessità di chiarificare alcuni aspetti di sé, anche in rapporto all’ambiente che li circonda. Il counselor è un esperto di comunicazione e relazione, in grado di facilitare un percorso di autoconsapevolezza nel cliente, lavorando sulla sua autostima affinché trovi dentro di sé le risorse per imparare ad aiutarsi, e nel caso in cui la coppia in crisi senta l’esigenza di potenziare la comunicazione interrotta per tornare a stare bene”.

(Giusi Dangelico, VanityFair.it)

Le mappe per orientarci nella vita

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Ciascuno di noi crea una rappresentazione del mondo in cui vive; creiamo cioè una mappa (…), che usiamo per originare il nostro comportamento. La nostra rappresentazione del mondo determina in larga misura l’esperienza del mondo che avremo, il modo in cui lo percepiremo, le scelte che ci sembreranno disponibili vivendoci dentro”. (R. Bandler, J. Grinder – La struttura della magia)

C’è un’irriducibile differenza tra il mondo e l’esperienza che ne abbiamo. Nella storia lo hanno sostenuto in tanti, ed in effetti noi non agiamo direttamente sul mondo, ma sulla mappa o modello che ne abbiamo costruito, modello che usiamo per originare il nostro comportamento.

Il modello che ci creiamo per orientarci nel mondo si fonda in parte sulle nostre esperienza, e condizionerà il modo in cui percepiremo il mondo e le scelte che ci sembreranno disponibili. Alla base delle differenze di più vasta portata tra gli individui, infatti, ci sono i cosiddetti “filtri individuali”, ovvero tutte quelle rappresentazioni mentali che creiamo sulla base della nostra storia personale.

Tutti attraversano nella propria vita un certo numero di cambiamenti, e mentre alcuni riescono a superare con poca difficoltà queste fasi di transizione, vivendoli come periodi di intensa energia e creatività, altri li sperimentano come periodi di sofferenza.

Si può osservare che la differenza tra i due gruppi è sostanzialmente questa: coloro che reagiscono allo stress conseguente al cambiamento in maniera creativa e lo affrontano efficacemente, sono individui che hanno una mappa ricca della propria situazione, cioè una rappresentazione in cui percepiscono un’ampia gamma di opzioni nella scelta delle azioni da intraprendere. Gli altri, al contrario, si percepiscono come persone con poche opzioni, poche alternative possibili.

Il Counselor accompagna il cliente nella sperimentazione attiva del cambiamento, aiutandolo ad ampliare il campo delle alternative possibili, facilitando la sua trasformazione da spettatore a protagonista delle proprie vicende esistenziali.

Genitori in crisi

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L’adolescenza, si sa, è un periodo di profondi cambiamenti biologici, cognitivi e psicologici per i ragazzi, cambiamenti che spesso sono per loro motivo di ansia e di stress. Non a caso lo stato evolutivo dell’adolescenza è caratterizzato da una certa reattività emozionale, che si traduce spesso in risposte emotive piuttosto intense.

In questa fase l’adolescente si trasferisce in uno spazio separato, diventando un individuo distinto, operando cioè quella che viene denominata individuazione, un processo che comporta lo sviluppo di un certo grado di indipendenza dalle relazioni familiari.

E mentre l’adolescente affronta questo processo di socializzazione che si basa su un equilibrio fra la formazione dell’identità personale e l’integrazione nella società, il Counseling può rivelarsi uno strumento utile per aiutarlo a trovare nuove modalità per procedere in modo adattivo nel viaggio evolutivo che lo attende.

Ma come vivono i genitori questa fase della vita dei propri figli? Perché sempre più spesso sono loro ad entrare in crisi?

L’esperienza insegna che spesso non sono i ragazzi a risultare particolarmente difficili o problematici, mentre determinante può essere il modo in cui i genitori reagiscono a questa fase di crescita dei figli.

Infatti, quando i bambini raggiungono la fase della pubertà, i fenomeni tipici della fase adolescenziale si combinano con i comportamenti e le emozioni dei genitori, suscitando in loro cambiamenti molto vistosi e ansie crescenti. Una situazione che, in alcuni casi, può essere anche aggravata da fattori legati alla fase di vita che stanno attraversando, come un calo di soddisfazione nel matrimonio, una maggiore consapevolezza del processo di invecchiamento, o anche un rifiuto emotivo e un distacco nei confronti dell’adolescente che si sta rendendo indipendente.

Molti genitori soffrono perché i figli adolescenti non vogliono parlare delle loro questioni personali in famiglia. Tuttavia, poiché i ragazzi stanno cercando di rendersi indipendenti, tendono a parlare con i genitori solo quando sentono l’esigenza di farlo, e non in risposta ai loro inviti e alle loro domande.

È evidente che, quando i figli diventano adolescenti, i genitori devono acquisire nuove competenze, dal momento che le abilità genitoriali richieste per prendersi cura di un bambino sono diverse da quelle necessarie per educare un adolescente. E tutto questo comporta per loro una forte dose di stress.

Va inoltre considerato che, essendo noi il frutto delle nostre esperienze, tendiamo a valutare ciò che ci accade sulla base di un criterio di giudizio ricavato dalla ricostruzione mentale che abbiamo fatto dalle esperienze del passato. E quando queste sono particolarmente significative, allora la valutazione del presente ne può risultare eccessivamente condizionata.

Il ruolo del Counselor nell’intervento di sostegno alla genitorialità, è quello di aiutare il genitore a riconoscere questo condizionamento, e fare in modo che esso influenzi meno la valutazione del presente.