“Che ansia!” Cosa fare?

che ansia

Le vacanze sono ormai un lontano ricordo per molti, e con le attività riprese a pieno ritmo può capitare di sentirsi un po’ sotto pressione. L’autunno, poi, è spesso il momento dei “buoni propositi”, degli impegni rimandati a “dopo l’estate”, delle decisioni da prendere in vista dell’anno che sta per finire, e non c’è da stupirsi se lo stress e la pressione possono provocare qualche attacco d’ansia.

Se vi sentiti così, niente paura. Siete in buonissima compagnia. I disturbi d’ansia, infatti, sono molto diffusi nella società di oggi – secondo le statistiche interessano circa  il 5% della popolazione generale – e non c’è bisogno di spiegare il perché.

Ciò che può essere utile, invece, è capire se e quando intervenire, per evitare che questi disturbi compromettano le attività sociali e lavorative, e le relazioni personali.

Nei casi di sintomi che persistono nel tempo e condizionano profondamente lo svolgimento delle occupazioni quotidiane, è importante rivolgersi a uno specialista, che valuterà attentamente la situazione medica generale e la struttura di personalità del soggetto, e aiuterà a scegliere la terapia più adeguata.

Un percorso di psicoterapia è generalmente consigliato qualora le cause del disturbo abbiano a che fare con la struttura di personalità del soggetto, e in alcuni casi può essere accompagnato dalla somministrazione di farmaci per attenuare i sintomi dell’ansia.

Anche il Counseling può rivelarsi uno strumento prezioso, sia come fase introduttiva ad un percorso di psicoterapia, sia nel trattamento degli stati ansiosi meno gravi o non originati da cause psicologiche. L’ansia, infatti, è una situazione in cui il soggetto si trova in uno stato di forte apprensione e preoccupazione, e proprio per questo necessita di un approccio non direttivo, di ascolto e di accoglienza.

L’accettazione incondizionata, che è al centro del modello di Counseling rogersiano, fa sì che la persona si senta autorizzata ad esprimersi, ad essere se stessa, ad abbassare le difese e a lasciar emergere soluzioni creative e personali ai propri problemi, proprio perché avverte la relazione con il Counselor come molto sicura e rispettosa della libertà personale.

Il Counseling può prevedere anche l’utilizzo di tecniche di rilassamento e di respirazione, estremamente indicate nel trattamento dell’ansia, dato che questa comporta una costante tensione fisica e difficoltà di respiro, e in alcuni casi apnea e senso di soffocamento che, insieme ad altri sintomi, caratterizzano per esempio gli attacchi di panico. Per questo motivo, grazie a queste tecniche, si può ottenere un progressivo benessere, migliorando il proprio stato d’animo e l’equilibrio interno, nonché la distensione muscolare.

L’apprendimento delle tecniche di rilassamento può essere inserito all’interno di un percorso di Counseling, dove il Counselor aiuta il cliente ad entrare maggiormente in confidenza col proprio corpo e a ritrovare un benefico equilibrio interno, e al tempo stesso favorisce l’auto-esplorazione che lo aiuterà a (ri)trovare gli strumenti per migliorare la qualità della propria vita.

 

 

 

“Appunti (disordinati) di Counseling” compie 5 anni!

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Oggi il mio blog compie 5 anni, e se penso a quando ho timidamente iniziato con il mio primo post e a questi anni passati, mi rendo conto di aver fatto davvero molta strada.

È stato un viaggio bellissimo, un lungo viaggio dentro me stessa, alla scoperta di ciò che volevo e desideravo veramente, mettendo da parte tutto quello che facevo solo perché così ci si aspettava da me.

Un viaggio che mi ha insegnato ad amarmi più di quanto potessero amarmi gli altri, ad essere meno severa con me stessa, a godere delle piccole cose della vita, ad accettare i miei errori senza, però, colpevolizzarmi.

Un viaggio che mi ha portato a trovare il coraggio di scegliere la vita che sognavo, dopo essermi sentita per anni “nel posto sbagliato”.

Ora ho quegli “occhi nuovi” di cui parlava Proust, e tutte le mattine mi sveglio sorridendo alla vita e mi avvio verso una nuova tappa del mio viaggio con passione ed entusiasmo, perché ora so di avere le risorse per raggiungere i miei obiettivi, la forza per superare i momenti più difficili e quel pizzico di follia senza la quale forse tutto questo non sarebbe stato possibile.

 Auguri Appunti (disordinati) di Counseling!

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (Marcel Proust)

Il desiderio sconfinato di essere ascoltati

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Qualche settimana fa, Repubblica ha pubblicato un’interessante intervista a Eugenio Borgna, protagonista della psichiatria italiana e autore di molti libri sulla condizione umana.

L’intervista parla di desideri, di bisogni e di sogni, dei singoli e della collettività, in un momento in cui la profonda crisi economica ci spinge a chiederci se gli italiani siano ancora in grado di desiderare, laddove “desiderare significa riconoscere il futuro dentro il proprio corpo sociale”.

Ma è la risposta del noto psichiatra a una delle ultime domande che gli vengono rivolte ciò che mi ha colpito di più. Quando gli viene chiesto: “Alla fine della sua esperienza, da psichiatra e da psicoterapeuta, cosa ha capito degli essere umani? Qual è la cosa di cui hanno più bisogno?”, la sua risposta è: “Il desiderio sconfinato di essere ascoltati”.

IL DESIDERIO DI ESSERE ASCOLTATI. Non è del resto ciò che mi rimandano molti dei clienti che seguo nella mia attività di Counselor?

Sì, perché i ritmi frenetici che impone la vita di oggi, uniti a una certa dose di apatia e di indifferenza che caratterizzano la condizione umana nel nostro tempo, fanno sì che sia sempre più difficile trovare qualcuno disposto ad ascoltare l’altro. Nell’era dei social media, degli SMS e di WhatsApp, gran parte della comunicazione è affidata a brevi messaggi scritti e alle immagini, e sempre meno alla parola “parlata”, e di conseguenza all’ascolto.

L’ascolto, insieme all’empatia e all’accettazione incondizionata, è uno dei tre pilastri del modello di Counseling di Rogers, gli strumenti fondamentali attraverso i quali è possibile accompagnare la persona alla riscoperta delle proprie risorse.

Ma per entrare in una relazione profonda, il significato che dobbiamo attribuire al termine ascolto implica qualcosa di più del semplice “stare a sentire”. Saper ascoltare l’altro significa non solo fare attenzione a ciò che dice e a come la dice, ma anche far capire all’altro che lo stiamo ascoltando.

Quando una persona percepisce che chi ha di fronte non la giudica, ma la ascolta con interesse e partecipazione, è incoraggiata ad aprirsi e ad esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni. Ad esporsi per come è veramente, senza maschere.

In genere si pensa che ascoltare voglia dire semplicemente udire, ma si tratta di un errore, perché induce a credere che l’ascoltare si riassuma tutto in un fatto fisico. La conseguenza è che facciamo ben poco per imparare ad ascoltare, trascurando così, senza rendercene conto, il più importante strumento di comunicazione.

Ma imparare ad ascoltare si può, e porta senza dubbio innumerevoli benefici ad ogni tipo di relazione, in famiglia, sul lavoro e con gli amici.

E tu che tipo di ascoltatore sei? Fai questo breve test per scoprirlo.

Che tipo di ascoltatore sei?

test ascoltatore

Per entrare in relazione profonda con un’altra persona, dobbiamo attribuire al termine ascolto un significato che implica qualcosa di più del semplice “stare a sentire”. Quando ci troviamo davanti qualcuno che non ci giudica, ma ci ascolta con interesse e partecipazione, ci sentiamo incoraggiati ad aprirci e ad esprimere i nostri sentimenti e le nostre emozioni.

Per questo è importante “saper ascoltare”: è la base di una buona relazione.

E tu? Che tipo di ascoltatore sei? In quale di queste tre categorie ti identifichi?

Ascoltatore “aggressivo“. Interrompi frequentemente, critichi, dimostri impazienza. In questo caso il messaggio che invii è “Non mi interessi”, un messaggio che può colpire profondamente l’autostima del tuo interlocutore in quanto non ne riconosci il valore.

Ascoltatore “passivo“. Sei eccessivamente accondiscendente, hai tempi di ascolto molto prolungati, non intervieni. Non utilizzi alcun mezzo per segnalare all’altro il tuo interesse. Il messaggio che mandi è: “Non mi intrometto. È una questione che riguarda solo te”. Anche in questo caso l’autostima dell’altro subisce forti contraccolpi.

Ascoltatore “assertivo“. Ascolti con attenzione ciò che l’altro dice e il modo in cui lo dice, senza giudicare. Intervieni per verificare se hai compreso bene ciò che l’altro ti sta comunicando. Il messaggio che mandi è: “Ciò che tu sei e comunichi è importante per me”. L’altro si sente ascoltato con tutta la tua attenzione e sente riconosciuti i propri sentimenti e le proprie emozioni.

Il mio partner ha l’amante: il suo laptop!

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Questo è ciò che riferiscono spesso le coppie che si rivolgono a un Counselor per risolvere i problemi con il loro partner.
“Ogni sera, quando torniamo a casa dal lavoro, è lì, sul divano, alle prese con il suo laptop. Facebook, e-Bay, email, Google… qualsiasi cosa. È una vera e propria dipendenza! Mi rivolge a malapena la parola, e lo fa solo per mostrarmi qualcosa che ha scoperto. Se lo porta anche a letto”.
Sappiamo tutti quanto possano creare dipendenza le nuove tecnologie. Il cervello è alla continua ricerca di nuove esperienze, di nuovi input, proprio come accade nella dipendenza dal gioco. Basta guardarsi intorno per vedere persone dipendenti da cellulari, tablet o laptop, terrorizzati al solo pensiero di non essere connessi alla grande rete.
Tuttavia, siamo tutti d’accordo su quanto sia importante la comunicazione reale per la sopravvivenza di ogni relazione, e su come sia facile distruggere una comunicazione reale quando il proprio partner fa un uso compulsivo delle nuove tecnologie. 
È semplice immaginarsi due persone sedute sul divano che vivono, attraverso i nuovi strumenti tecnologici, in due universi paralleli. E sono proprio loro che si rivolgono a un Counselor di coppia per capire perché la scintilla si è spenta tra di loro, una scintilla che un tempo era molto luminosa.
Certo, non possiamo spegnere cellulari e tablet per tutto il giorno, ma ciò che è importante è trovare il modo di farne un uso equilibrato. Un uso che consenta di reperire le informazioni necessarie e allo stesso tempo proteggere la relazione.
Un suggerimento può essere quello di stabilire delle semplici regole, come ad esempio: niente telefoni, tablet o laptop quando si rientra a casa, per avere modo di raccontarsi com’è andata la giornata, né in camera da letto; niente telefoni, tablet o laptop dopo le otto di sera, tranne se si tratta di lavoro urgente. Non importa quali siano le regole, ciò che conta è che facciano il caso vostro e possano funzionare per la vostra coppia.
Un uso ridotto di cellulari e laptop porterà benefici anche alla vostra salute. In particolare, i laptop emettono una luce blu che simula la luce del giorno, rallentando la capacità di addormentarsi e impedendo un sonno profondo.
Insomma, mettete da parte ogni tanto i vostri strumenti tecnologici, stabilite delle regole d’uso per impedire comportamenti compulsivi, e godetevi la sensazione di essere connessi, non alla rete, ma a ciò che succede intorno a voi.
Prendetevi per mano, datevi un bacio e chiudete il laptop!

Si torna a scuola!

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Alla riapertura delle scuole, il Counselor Scolastico – una figura professionale molto diffusa negli Stati Uniti, ma purtroppo assai meno in Italia – può essere molto utile per aiutare studenti e famiglie a partire con il piede giusto.

Con l’inizio di ogni nuovo anno scolastico, i ragazzi che rientrano in classe si trovano a dover affrontare nuove sfide e nuove opportunità. Un nuovo insegnante, nuovi amici, materie nuove o particolarmente ostiche, o altre questioni che possono preoccupare o rendere ansiosi gli studenti di ogni età, ma anche i loro genitori.

Solitamente la maggior parte di questi problemi si risolvono nei primi giorni o nelle prime settimane dalla ripresa delle lezioni, ma in alcuni casi tali difficoltà, sia legate al percorso di studi che alla vita sociale, possono avere ripercussioni sull’intero anno scolastico.

E anche se l’insegnante è spesso la prima persona alla quale giustamente si rivolgono i genitori quando hanno bisogno di aiuto per i propri figli, negli Stati Uniti e in altri Paesi una risorsa importante è rappresentata dal Counselor Scolastico. L’insegnante, infatti, può avere una visione limitata del ragazzo, perché lo segue solo per un tempo ridotto e comunque sempre in presenza della classe, e non può necessariamente avere un quadro complessivo e chiaro di ciò che sta accadendo.

In Italia, purtroppo, l’importanza della figura del Counselor Scolastico non è ancora sufficientemente riconosciuta, mentre è invece presente nella maggior parte delle scuole di ogni ordine e grado degli Stati Uniti.

Ma di cosa si occupa un Counselor Scolastico? Questo professionista della relazione d’aiuto, innanzitutto è in grado di comprendere sia il processo educativo che le fasi di sviluppo che attraversa un ragazzo. Possiede inoltre gli strumenti per affrontare le problematiche legate alla pubertà e alla adolescenza, e sa come aiutare gli studenti ad affrontare le difficoltà che possono emergere nelle diverse fasi dello sviluppo.

Anche se il suo compito primario è quello di supportare gli studenti, il Counselor Scolastico può costituire un importante aiuto per i genitori che hanno problemi con i propri figli, in particolare, ma non solo, problemi legati alla scuola e allo studio.

In Italia, dove queste figure non sono molto frequenti all’interno delle scuole, è possibile rivolgersi a professionisti che svolgono la libera professione e che sono specializzati nel Counseling Familiare e Genitoriale. Con loro i genitori possono trovare uno spazio di ascolto e di confronto per affrontare i cambiamenti e i momenti di difficoltà che vivono durante le diverse fasi di crescita dei propri figli.

Il percorso di Counseling Genitoriale prevede alcuni incontri focalizzati su una tematica specifica portata dal genitore nella relazione con il proprio figlio, con l’obiettivo di superare un momento critico, attraverso la possibilità di apprendere modalità nuove per affrontare il problema e acquisire strumenti per migliorare la comunicazione.

Questi interventi posso essere anche effettuati all’interno di un gruppo, dove alle consuete caratteristiche di una relazione di Counseling si aggiunge anche la possibilità della condivisione, uno strumento potente ed efficace nel percorso di crescita individuale.

Da alcuni anni l’associazione Mediare ha avviato l’iniziativa “Spazio Genitori”, un progetto di Counseling di sostegno alla Genitorialità, realizzato gratuitamente presso alcune scuole elementari della Capitale. Per ulteriori informazioni su questo progetto, potete contattarmi all’indirizzo monicariccicounselor@gmail.com.