Cancro e Psiche La Psiche come fattore di rischio – II parte

(continua)

Negli ultimi anni l’accumularsi progressivo di conoscenze scientifiche sul cancro, ha messo in luce tutti quegli elementi anomali che contrastano con l’interpretazione della malattia neoplastica come malattia locale.

Ecco alcuni di tali elementi, secondo Bailar & Smith,(1986):

·         insorgenza solo in alcuni dei soggetti a rischio;

·         variabilità interindividuale nella insorgenza e nella evoluzione dei tumori;

·         resistenza in alcuni individui alla progressione;

·         effetti sistemici di tumori locali;

·         occasionale remissione spontanea;

·         stato lungamente quiescente delle metastasi;

·         minore efficacia delle terapie locali rispetto alle terapie sistemiche.

È così che la psicologia si è cominciata ad interessare di nuovo alla patologia neoplastica ed ha iniziato a sviluppare delle ricerche e degli studi, sempre più numerosi, costituendo uno dei maggiori campi di interesse della psicologia oncologica; quello della ricerca delle cause psicologiche nella eziopatogenesi del cancro. Il problema centrale di ogni concezione di natura psicosomatica dell’eziologia del tumore, risiede nell’opportunità di spiegare il passaggio attraverso cui un disturbo, uno squilibrio psicologico od emotivo, evolve verso una disfunzione organica, in questo caso il cancro. Possiamo comunque distinguere due modalità di affrontare il problema: un filone della ricerca si é occupato di indagare il rapporto tra psiche e cancro, considerandolo in maniera indiretta e valutando la mediazione e la responsabilità di tutti quei fattori psicologici che, strutturando dei comportamenti particolari, possono fare aumentare l’esposizione a fattori di rischio ambientali (abuso di tabacco, di alcool, problemi legati alla dieta, etc.).

Un altro filone di ricerca, invece, si presenta molto più articolato: esso, soprattutto a partire dagli anni 50-60, si e interessato particolarmente al rapporto più diretto che sembra esistere tra variabili psicologiche e eziopatogenesi delle neoplasie. Infatti, lo svilupparsi di una teoria psicosomatica delle malattie, nonché il netto progresso delle conoscenze scientifiche sull’immunologia e l’endocrinologia, hanno reso sempre più rilevante l’associazione tra presenza di tali variabili ed insorgenza di malattie neoplastiche. Anche in questo caso, però, le conclusioni a cui sono giunti i vari ricercatori, (con sperimentazione sugli animali o con l’analisi di dati retrospettivi e prospettici sull’uomo), sono di frequente tra loro contrastanti ed hanno dato adito, di volta in volta, a differenti interpretazioni.

L’attuale ricerca sulle correlazioni tra processi psichici e il cancro procede su due filoni tra loro nettamente contrastanti per gli assunti di base:

1) La neoplasia viene considerata malattia del «corpo», esclusivamente organica, che insorge per cause fisiche e può essere influenzata nella sua evoluzione dai processi psichici con l’intermediazione di meccanismi ormonali e/o immunitari.

2) Il cancro viene considerato come un processo patologico che coinvolge globalmente l’individuo, (eliminando la dicotomia mente-corpo) e che scaturisce da una alterata relazione con il mondo interno/esterno, e in cui, la complessa interazione tra sistema nervoso centrale, sistema neurovegetativo, sistema endocrino e sistema immunitario non può essere compartimentata.

Il secondo modello può essere ulteriormente suddiviso; alcuni come Lazarus (1981), ritengono che la psiche abbia un ruolo fondamentale, attivando dei fattori «fisici» oncogenetici, altri come Bateson (1987), considerano la stessa trasformazione della cellula, da normale in neoplastica, un processo mentale.

Cancro e Psiche: La Psiche come fattore di rischio – I parte

cancro e psiche.jpg

Una mole enorme di studi e di ricerche, svolte in questi ultimi anni in tutto il mondo, hanno consolidato la concezione che vede il cancro come una malattia multifattoriale, la cui insorgenza è causata, quindi, da più fattori, che possiamo però suddividere in tre grandi categorie:

Oltre a fattori di rischio cellulare e di rischio ambientale, fattori psichici e comportamentali, con mediazione diretta o indiretta (attraverso vari meccanismi biologici) possono influenzare in determinati casi la crescita e/o il decorso del cancro.

Il tentativo di individuare dei fattori psicologici capaci di influenzare la carcinogenesi ha radici antiche: già nel secondo secolo d.c., Galeno secondo la teoria umorale faceva notare che le donne melanconiche avrebbero maggiori probabilità di sviluppare un carcinoma mammario. In altre parole, l’eziologia del cancro è attribuita ad uno squilibrio della bile nera. Il cancro sarebbe quindi una malattia generale dell’organismo, le cui manifestazioni sono però locali. La dottrina medica di Galeno rimane immutata nei quindici secoli successivi, e nel XVI secolo Ambroise Paré, il massimo chirurgo del Rinascimento, condivide l’ipotesi eziologica dello “sbilanciamento melanconico” e spiega le metastasi come manifestazioni locali dell’umor nero. In un trattato sul cancro, dopo aver discusso le diverse cause della malattia, Paré scrive: « Talvolta essa consegue ad un improvvisa interruzione del corso degli avvenimenti causata da uno spavento o da un’intensa sofferenza. Nel 1759, il chirurgo inglese Guy scrive: «Il carcinoma mammario sembra peculiare alle costituzioni depresse, serie, flemmatiche e melanconiche».

Burrows (1783) nell’ ambito dei numerosi lavori condotti sull’effetto delle emozioni sulla fisiologia corporea afferma: “Le penose passioni della mente indeboliscono a lungo andare la circolazione del sangue e predispongono al cancro”. Anche Lobstein (1846) dice: “Le emozioni morali producono un deficit nell’innervazione, e questa una malnutrizione che è, a sua volta, causa della formazione del carcinoma”. James Paget (1870) considera la depressione mentale una rilevante “concausa”. Tomas Watson (1871) afferma di aver osservato la sequenza stress-cancro tanto spesso da non poterne dubitare e ancora. Herbert Snow (1891,1893) sostiene ripetutamente che la depressione mentale è un precursore del cancro. A lui, inoltre va attribuito il primo studio statistico in questo campo: su 250 pazienti del Cancer Hospital, in 156 Snow rileva “una pena immediatamente antecedente, spesso in una forma molto viva come la perdita di un parente stretto.

La teorizzazione del cancro come malattia sistemica iniziata con Galeno, ha prevalso per più di mille anni, fintanto che il rapporto mente-corpo è stato considerato inscindibile. Ma è con lo sviluppo dell’anatomia patologica, in un clima culturale in cui “la scienza é ormai il reale”, che il concetto di cancro come malattia sistemica e la possibile relazione tra cancro e psiche viene completamente abbandonata; un ulteriore ridimensionamento viene poi accentuato dalla moderna chirurgia e dalla radioterapia, che propongono intenti di radicalità terapeutica; e dallo sviluppo della microbiologia, della biochimica, della statistica sanitaria, che sottolineano l’importanza dei cancerogeni esogeni l’esposizioni ai quali permette sia di definire in nuovi termini l’eziopatogenesi delle neoplasie, sia di riprodurle sperimentalmente nell’animale. Si afferma così per un periodo l’affermarsi della teoria locale dei tumori.

Negli ultimi anni, però… (continua)