Margaret Mahler e la “Psicologia dell’Io”

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Margaret Mahler (1897 – 1986), nasce a Sopron in Ungheria e si forma a Vienna dove conosce Anna Freud. Si trasferisce negli Stati Uniti dove studia i processi di separazione-individuazione e le psicosi infantili basandosi sull’osservazione diretta del rapporto madre-bambino.

Secondo la psicoanalista e psicoterapeuta ungherese la nascita psicologica e quella biologica non coincidono, ma il primo è un processo le cui tappe fondamentali si svolgono nelle prime fasi di vita, ma poi prosegue.

Nelle prime quattro-cinque settimane il bambino vive una fase di autismo normale che si caratterizza per la mancanza relativa di investimento di stimoli esterni. In questo periodo il bambino ha lunghi periodi di sonno, sonnolenza, semiveglia maggiori rispetto alla veglia attiva. Il bambino non ha consapevolezza dell’Agente di cure, ma ciò che regola il suo ritmo sonno/veglia sono lo stimolo della fame e l’alternanza bisogno-soddisfazione. L’esistenza di questa fase è stata criticata da molti studiosi contemporanei e successivi.

La seconda fase è detta simbiotica e dura fino al quarto mese. Il bambino comincia ad avere una vaga consapevolezza dell’agente di cure materne (oggetto che soddisfa i bisogni). Il bambino si comporta e agisce come se lui e la madre fossero un’unità onnipotente, racchiusa dentro uno stesso confine, è uno stato di non differenziazione definito fusione somatopsichica allucinatoria o illusionale onnipotente con la rappresentazione della madre. È una simbiosi impropriamente detta, perché il rapporto non è alla pari, ma il bambino è estremamente dipendente.

L’ultima fase è il processo di individuazione-separazione, che avviene tra il quarto mese e il terzo anno di vita. L’individuazione riguarda la maturazione e la strutturazione del senso di identità; mentre la separazione ha una dimensione intrapsichica e riguarda la percezione di essere separati dall’unità simbiotica, oggetto d’amore.

Secondo la Mahler questo processo ha quattro sottostadi:

 

DIFFERENZIAZIONE E SVILUPPO DELL’IMMAGINE CORPOREA (4°-8° MESE)

Questa fase corrisponde alla presa di coscienza del corpo del bambino. Grazie alla coordinazione motoria, il bambino apprende il proprio schema corporeo (con le mani e la bocca esplora tutto il suo corpo). Verso i 6 mesi, esplora gli oggetti che si trovano alla sua portata ed il viso di sua madre (i capelli, il naso, gli occhi…). A 7-8 mesi, il bebè distingue la madre dalle altre persone. A quest’età conosce reazioni di angoscia quando la madre lo lascia e reagisce in modo diverso in base alle persone presenti.

 

SPERIMENTAZIONE (8°-14° MESE)

I progressi dell’attività motoria del bambino giocano un ruolo importante nell’evoluzione delle sue relazioni con la madre: egli si arrampica e si sposta sempre più. Il neonato ha così la possibilità di allontanarsi o di avvicinarsi a sua madre. Egli crea una “distanza ottimale” con la mamma e giocando riesce a controllare la sua paura della separazione. Il bambino familiarizza progressivamente con il suo ambiente che esplorerà. Andrà così a scegliersi “un pezzo di stoffa” al quale si attaccherà in assenza di papà e mamma. Questa stoffa gli renderà la loro assenza più sopportabile. Più tardi, camminare sarà un modo per affermare ancora di più la propria individualità. Mahler nota anche che in questa fase i bambini si interessano alle loro parti genitali, alla differenza anatomica tra maschi e femmine.

 

RIAVVICINAMENTO (14°-24° MESE)

Si notano due comportamenti tipici di quest’età: il dare molta attenzione a fatti e gesti della mamma e una successione di movimenti di avvicinamento e di allontanamento del bambino nei confronti di sua madre. Verso i 21 mesi, il bambino è capace di trovare una distanza ideale dalla madre. I progressi del linguaggio sono molto importanti in questa nuova tappa. Il bambino è adesso capace di sopportare le attese e le frustrazioni e si sente interiormente al sicuro.

 

COSTANZA DELL’OGGETTO LIBIDICO (3° ANNO)

Il bambino ha adesso una rappresentazione stabile, permanente e distinta di lui e sua madre. Non solo egli si sente veramente separato da sua madre, ma percepisce anche le sue caratteristiche sessuali, cioè si percepisce come femmina o maschio, con degli organi sessuali propri della sua identità sessuale. È nel corso di questa fase che l’individualità del bambino si afferma. Egli sta insieme ad altri bambini, utilizza i pronomi personali ed il suo senso del tempo si sviluppa.

 

Al termine di questi 3 anni il bambino si è creato la propria identità, percepisce chi è. Non solo sa di essere diverso da sua madre, conosce il suo nome, non piange più quando la mamma è assente, ha la propria vita all’asilo, poi a scuola. Tuttavia, questo processo di separazione e di individuazione non è terminato e delle frustrazioni o angosce troppo intense possono farlo regredire.

Freud: le fasi dello sviluppo psichico

bebe.jpgOsservando e studiando le pulsioni e le interrelazioni tra le diverse componenti della psiche, Freud elaborò la teoria dello sviluppo psichico.

Questa prevedeva che l’evoluzione psicologica dell’individuo avviene durante l’infanzia, attraverso il superamento di diversi stati di sviluppo libidico. Il processo di sviluppo psichico si basa sulla ricerca del piacere sessuale (sviluppo psicosessuale) che viene ottenuto, a seconda dello stadio specifico, attraverso la stimolazione di determinate zone erogene, che comprendono la bocca, l’ano e i genitali.

Il corpo mette a disposizione del bambino la maggior parte di questi oggetti e questo genera una delle principali caratteristiche della sessualità infantile, che è l’autoerotismo.

 

Il modello di sviluppo elaborato da Freud prevede 5 stadi di crescita psichica:

 

·         Fase Orale

·         Fase Anale

·         Fase Fallico-edipica

·         Fase di Latenza

·         Fase Genitale

 

L’importanza di questa nuova concezione di Freud è stata soprattutto nel non identificare più la sessualità con l’attività genitale dell’individuo adulto, ma nello scoprire che esiste anche una sessualità nel bambino. Con questo termine, infatti, Freud identificava la “ricerca del piacere fisico”, che è presente in ogni momento della vita di un individuo.

Freud definisce il bambino “perverso polimorfo”. Il bambino è perverso perché ricerca il piacere senza alcun interesse al fine riproduttivo (è importante notare come questa perversione non abbia alcuna valenza morale negativa). È, inoltre, polimorfo perché ricerca il piacere attraverso vari organi e tramite varie zone erogene. Il bambino è facilitato in questo dall’assenza di un Super-Io, dell’imposizione morale prodotta dall’educazione.

Il completamento positivo di ciascuna fase produce uno sviluppo sano della personalità dell’individuo, mentre se la libido si fissa in una fase specifica (da cui il termine “fissazione” utilizzato da Freud per mettere in risalto una situazione “insana” o deviazione), ciò è causa di una patologia.

 

Fase Orale (fino a 18-24 mesi)

Questa è la prima fase dello sviluppo psicosessuale. La durata della fase orale è variabile in funzione della società e, in definitiva, del tempo dell’allattamento comunemente usato in essa. In questo periodo di vita del bambino, infatti, la sua relazione fondamentale con il mondo esterno è di tipo nutritivo, con la madre e la sua libido, cioè l’energia sessuale del soggetto, si concentra nella bocca. L’infante, infatti, tende a portare tutto alla bocca, dal seno della madre agli oggetti che lo circondano. La bocca in questo periodo diventa il tramite che lo lega al mondo, alla realtà circostante: tramite questa, il bambino distingue gli oggetti e comincia a capire cosa sono. Le fissazioni relative a questa fase sono dette fissazioni orali, e derivano dalla lunghezza eccessiva o eccessivamente corta di questo periodo. Tutte le fissazioni orali hanno un elemento in comune: l’eccessivo attaccamento dell’individuo a comportamenti che coinvolgono la bocca (fumare, succhiare o mangiare).

 

Fase Anale o Sadico-Anale (da 18-24 mesi fino a 4 anni)

In questo secondo stadio, il bambino sviluppa il controllo della muscolatura somatica collegato alla zona erogena dell’ano e inizia a controllare le funzioni sfinteriche. L’attenzione del bambino è posta sulla defecazione e sulla minzione, e prova anche piacere sessuale dall’attività muscolare in genere. In questa fase il bambino sviluppa il senso di autonomia e di autostima, perché capisce che può controllare e rimandare il piacere che gli deriva dal sollievo della tensione anale. Le fissazioni provocate in questa fase (fissazioni anali) sono provocate soprattutto dal modo in cui è stato imposto al bambino l’uso del vasino. Le feci sono il primo prodotto e il bambino le usa per comunicare con l’esterno.

 

Fase Fallico-edipica (da 3 a 6 anni)

In questa fase gli organi genitali diventano la zona erogena dominante, la sessualità infantile raggiunge la sua massima intensità e si verifica la differenziazione nello sviluppo tra maschi e femmine che il bambino inizialmente percepisce solo attraverso la presenza o meno del pene. In questo periodo si sviluppa il complesso di Edipo nei maschi ed il complesso di Elettra nelle femmine (il complesso di Elettra fu sviluppato da Jung): i maschi provano desideri sessuali per la madre e gelosia ed ostilità per il padre, mentre l’opposto avviene per le femmine. Il bambino impara a guadagnarsi l’amore della madre cercando di assomigliare il più possibile al padre. Da questa situazione inizia a formarsi il Super-Io, il bambino, infatti, adotterà le credenze e gli ideali del padre come fossero propri, ed entrerà nella fase latente. Le fissazioni relative a questa fase generano personalità che mostrano segni di asessualità o promiscuità, puritanismo o amoralità.

 

Fase di Latenza (da 6 a 12 anni)

Nella fase di Latenza gli impulsi sessuali sono inibiti, le perversioni polimorfiche vengono sublimate dall’Io e le energie vengono orientate verso mete sociali e ideali. Questo passaggio (sublimazione) apre ad una più matura fase genitale.

 

Fase Genitale (oltre 12 anni)

La fase Genitale inizia con la pubertà e permette all’adolescente di sviluppare le relazioni con l’altro sesso con l’energia della libido concentrata nell’area genitale. I genitali diventano il centro del piacere e il narcisismo autoerotico, caratteristico della fase pre-genitale, viene canalizzato verso oggetti sessuali più appropriati. Durante questo periodo e nell’adolescenza, gli individui iniziano ad amare gli altri altruisticamente e a cercare partner con cui formare relazioni stabili. Secondo Freud se si è generata una fissazione in una delle fasi precedenti, non ci sarà sufficiente energia sessuale per far si che questa fase si sviluppi senza problemi. Per poter avere un adulto completo, le fissazioni nelle fasi precedenti devono venir risolte. È importante notare che chiunque potrebbe aver avuto un arresto o una crescita insufficiente in una delle fasi precedenti, sviluppando così vari sintomi nella vita adulta.

È evidente come le teorie di Freud siano principalmente orientate al maschile, questo è il motivo che ha portato alle numerose critiche da parte delle femministe. Freud ebbe difficoltà a incorporare i desideri delle femmine nelle sue teorie, ciò lo portò ad affermare che: “La psicologia è incapace di risolvere l’enigma della femminilità”. In ogni caso, Freud ipotizzò che le giovani ragazze seguissero più o meno lo stesso sviluppo psicosessuale dei ragazzi.

 

L’ascolto profondo attraverso il movimento

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L’ascolto profondo attraverso il movimento, questo il principio base attorno al quale ruotano e si sviluppano le diverse attività e discipline proposte da Il Meridiano.

L’Associazione nasce con l’intento di stimolare gli individui ad una ri-scoperta delle proprie potenzialità, attraverso una visione olistica che integra i diversi aspetti fisiologici, psicologici ed emozionali, utilizzando tecniche e discipline che, partendo da un lavoro di ascolto del corpo e della sua energia, attraverso le posizioni mantenute e i movimenti lenti e armoniosi tipici del Qi Gong, o la sinergia delle tecniche utilizzate nel Conscious Training, gradualmente accompagnano la persona ad una maggiore consapevolezza dei propri limiti e disarmonie. Si apre così un percorso che porta il praticante, attraverso un lavoro sia in forma totalmente attiva, come nella pratica del Tai Ji Quan, sia stimolato da un operatore, attraverso trattamenti Shiatsu o altre tecniche o metodi, a ritrovare il proprio equilibrio ed uno stabile stato di benessere.

 

Per informazioni sui corsi chiamare il numero 333 5775526

La sede dei corsi è in Via Rodi (Roma, zona Prati).

 

I modelli corporei – Cenni storici

mente.jpgI modelli corporei, o meglio, biofunzionali-corporei basano la propria teoria sul principio che vede mente e corpo come un unicum inscindibile; l’organismo umano come una entità psico-corporea integrata.

Il primo studioso ad elaborare le teorie del modello biofunzionale-corporeo fu Wilhelm Reich, nato nel 1897 in Galizia (regione tra la Polonia e l’Ucraina) e vissuto fino al 1957. Reich, che fu paziente ed allievo di Freud, non poneva attenzione soltanto alla produzione verbale dei pazienti, ma introdusse nella psicoanalisi anche l’osservazione del corpo.

Reich sosteneva che l’organismo funziona come un tutto; ogni disturbo influenza l’intera persona. Quindi, non può esserci distinzione tra disagio mentale e disagio fisico o tra dolore mentale e dolore fisico. Se una persona soffre d’ansia, depressione, fobie o disturbi compulsivi, il corpo è colpito quanto la mente. Un trauma fisico influisce sulla psiche proprio come un trauma psichico influisce sul corpo.

Ogni evento psichico si manifesta attraverso il corpo con tensioni muscolari e con la postura che rappresentano difese da ansie ed emozioni che fuoriuscendo in modo incompleto dal corpo, determinano un blocco dell’energia che lo attraversa.

La fuoriuscita incompleta di emozioni provoca, secondo Reich, blocchi e tensioni muscolari, piuttosto che specifici atteggiamenti posturali, attraverso l’interpretazione dei quali il terapeuta che si avvale anche di tecniche che prevedono la manipolazione di tali tensioni, riesce ad individuare le emozioni represse e ad aiutare il cliente a prenderne consapevolezza favorendo la liberazione della loro energia attraverso il corpo (catarsi).

Reich elaborò la propria teoria prendendo spunto dai concetti di Freud sulle nevrosi e sull’angoscia derivanti dal blocco dell’energia sessuale (libido), partendo dal principio che nella sessualità, intesa non come un insieme di movimenti meccanici, bensì come un processo integrato corporeo e affettivo, si manifestano due fasi biologiche comuni a tutti gli organismi viventi: la contrazione (tensione, eccitazione) e la distensione (scarica, rilassamento). Dall’impossibilità o dall’incapacità per l’individuo di vivere in modo completo queste due fasi, conseguono blocchi emotivi e corporei disfunzionali che il terapeuta affronta ripristinando il naturale flusso di energia sessuale.

Il tesoro nascosto

tesoro.jpgC’era una volta, nella città di Cracovia, un vecchietto pio e altruista che si chiamava Izy. Per diverse notti di seguito, Izy sognò di andare a Praga e di arrivare fino ad un ponte sopra un fiume. Sognò che sulla riva del fiume, sotto al ponte, c’era un grande albero frondoso. E sognò di scavare una buca accanto all’albero e di trovare un tesoro che gli avrebbe portato il benessere e la tranquillità per tutta la vita.

All’inizio Izy non vi diede importanza, ma quando il sognò continuò a ripetersi per settimane e settimane, lo interpretò come un messaggio e decise che non poteva non ascoltare quell’informazione che gli giungeva da Dio, o da chissà dove, mentre dormiva.
E così, seguendo l’intuizione, caricò il mulo per fare il lungo viaggio e partì alla volta di Praga.
Dopo sei giorni di viaggio, il vecchietto giunse a Praga e si mise a cercare il ponte sul fiume nella periferia della città. Non c’erano tanti fiumi e tanti ponti, per cui trovò rapidamente il luogo che cercava.
Era tutto come nel sogno: il fiume, il ponte e l’albero sotto cui doveva scavare.
C’era soltanto un particolare che non aveva visto in sogno: il ponte era sorvegliato giorno e notte da un soldato della guardia imperiale.
Izy non osava scavare mentre il soldato si trovava lì, quindi si accampò nei pressi del ponte e attese. La seconda notte il soldato iniziò a guardare con sospetto l’uomo che si era accampato vicino al ponte, così gli si avvicinò per interrogarlo.
Il vecchio, che non aveva motivo di mentire, gli raccontò che veniva da una città lontanissima perché aveva sognato che lì, a Praga, sotto un ponte identico a quello c’era un tesoro sepolto.
La guardia iniziò a ridere a crepapelle.
«Hai viaggiato tanto per niente», gli disse. «Da tre anni, ogni notte, sogno che a Cracovia, sotto il pavimento della cucina di un vecchio pazzo di nome Izy c’è un tesoro nascosto. Ah ah ah! E secondo te dovrei andare a Cracovia a cercare questo Izy e scavare nella sua cucina? Ah ah ah!»
Izy ringraziò gentilmente la guardia e ritornò a casa.
Quando fu arrivato, si mise a scavare sotto il pavimento della cucina e trovò il tesoro che era sempre stato lì, sotterrato.
 
Dedicato a tutti coloro che hanno dei sogni, con l’augurio che possano scoprire che non sempre è necessario andare troppo lontano per vederli realizzati.