Lo stile di comportamento assertivo

assertive_1.jpgIl termine assertività proviene dal latino asserere che in italiano significa asserire. Quando una persona asserisce qualcosa, la afferma con convinzione e tenacia, pienamente convinta di ciò che sostiene.

Questo è lo spirito che caratterizza il comportamento assertivo: la convinzione delle proprie opinioni e la mancanza di remore ad esprimerli, con la completa assunzione di responsabilità di quella affermazione.

È il soggetto in prima persona a decidere di fare o di non fare.

I presupposti necessari per un comportamento assertivo sono:

  • Buona immagine di sé (autostima) – L’autostima è necessaria perché chi si vuole bene si relazione in maniera adeguata con gli altri, mentre il pensare di non valere nulla impedisce un buon dialogo con se stessi.

  • Adeguata comunicazione – Nella comunicazione le persone assertive non provano difficoltà a manifestare il proprio disappunto verso l’interlocutore e non mascherano le proprie emozioni. La persona assertiva dà la giusta considerazione a chi sta parlando (ascolto attivo).

  • Libertà espressiva

  • Capacità di rispondere alle richieste e alle critiche

  • Capacità di dare e ricevere apprezzamenti

  • Capacità di sciogliere i conflitti

Alcune delle cause che non permettono lo sviluppo di una condotta assertiva possono essere:

  • il cattivo apprendimento di comportamenti per eventuali condotte non virtuose delle figure familiari;

  • esperienze negative che hanno generato ansia;

  • un’educazione troppo rigida che non valorizza la persona e che non le insegna quali sono i suoi diritti;

  • le convinzioni disfunzionali e i pensieri irrazionali.

L’assertività viene descritta da vari autori lungo un continuum comportamentali che va dalla passività all’aggressività, estremi indicati come negativi e disfunzionali, che rappresentano l’assenza di assertività. La differenza fondamentale sta nel fatto che l’assertività è fondata sul rispetto e sull’auto-responsabilità, mentre nella non assertività questi due fattori sono assenti. Il soggetto con un comportamento assertivo è colui che è capace di avere un atteggiamento positivo verso se stesso e verso gli altri, e di riconoscere, rispettare ed esprimere i propri bisogni nel rispetto di quelli altrui. Sebbene le persone possano mettere in atto comportamenti assertivi, passivi o aggressivi, in realtà ciascuna mostra una tendenza ad avere un certo stile di comportamento. Tutti noi ci comportiamo in maniera diversa a seconda delle situazioni: la parola chiave è infatti situazionalità. Ciò significa che le diverse componenti emozionali, cognitive ed espressive vanno calibrate e composte in modo diverso a seconda delle situazioni, degli obiettivi e delle persone in quel momento specifico.

Per concludere, possiamo dire che l’assertività, tenendo presenti i propri obiettivi ed interessi, è la manifestazione più immediata e diretta di emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni personali, bilanciando, a seconda delle circostanze, l’aggressività e la passività. L’obiettivo è ottenere il maggior vantaggio o il minor svantaggio per se stessi, sia nel breve che nel lungo termine.

Il tema della nascita: «L’ospite Inatteso»

nascita.jpg (Esplorare il tema della nascita attraverso il racconto)

Mia madre era sicuramente molto FERTILE… due figli nel giro di un anno sono un bel record! E immagino la sua felicità quando le avranno messo, per la prima volta, tra le braccia quella bambina RUGOSA.

Pur venendo da quella che si può facilmente definire una famiglia SGRETOLATA, era riuscita a crearsene invece una molto SOLIDA, accanto a un uomo che l’amava molto. E per questo aveva ritenuto INDISPENSABILE tornare presto a casa, subito dopo la mia nascita, per farmi partecipare, a soli tre giorni di vita, al primo compleanno del mio fratellino.

La casa che ci accolse era VARIOPINTA, con torta, palloncini e regali per il festeggiato che, però, sentitosi abbandonato dalla mamma corsa in clinica per partorire la sorellina, la rifiutava e la scacciava, gettando un’ombra SCURA su quella che doveva essere una giornata speciale.

Ed io, con gli occhi ancora semi-chiusi, forse mi guardavo intorno non capendo bene quello che stava succedendo, o chissà se, nella mia semplicità di bambina, già sapevo, anzi ero SICURA, che il giorno dopo tutto sarebbe passato e saremmo tornati ad essere una bella famiglia!

Un modello d’amore nel segno della libertà

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«Nella più comune e diffusa esperienza esistenziale, libertà e amore sono termini antitetici, apparentemente inconciliabili. Chi si innamora, in genere, non solo perde il possesso di sé,
ma brama il possesso dell’altro, quindi si muove due volte in senso opposto alla libertà, quella propria e quella del partner.
Sostenere la compatibilità, anzi l’identità profonda di libertà e amore equivale a ciò che in alpinismo è il cimentarsi verso la vetta per una via nuova. In questa libera arrampicata Davide Lopez e Silvia Corbella si sono avventurati con il loro scambio di lettere, lunghe lettere, che potremmo anche inscrivere nel genere desueto del saggio epistolare.
L’apparente paradossalità dell’esemplificazione (il rapporto di Abelardo con Eloisa e quello di Sòren Kierkegaard con Regina Olsen) non è che un segno dell’asperità dei sentiero
lungo il quale, di là dagli estremi opposti della simbiosi e del vuoto, l’amore può avverarsi nella sua espressione più compiuta.
Un libro importante, innovativo, forse unico, sopra un terreno tanto arato: un messaggio che sospinge il lettore verso la comprensione di un modello di amore tra persona e persona, nel segno della libertà
».


(dalla Presentazione di Alfredo Todisco a Libertà e amore (epistolario sul tema dell’amore), di
Davide Lopez e Silvia Corbella, Boringhieri – Torino, 1986

 

L’amigdala, sentinella delle emozioni

amigdala.jpgAlla fine degli anni ’90, gli studi delle neuroscienze si sono focalizzati sull’AMIGDALA, una sorta di “gomitolo” di emozioni preposto alle azioni più veloci, che si trova nella parte più primitiva del cervello

Il termine deriva dalla parola greca che significa mandorla.

Si tratta di un gruppo di strutture interconnesse, a forma appunto di mandorla, posto sopra il tronco cerebrale, vicino alla parte inferiore del sistema limbico. Il sistema limbico è il punto centrale del sistema regolare endocrino, vegetativo e psichico; elabora stimoli provenienti dall’interno del corpo e dall’esterno.

L’amigdala è specializzata nelle questioni emozionali. Se viene resecata dal resto del cervello, il risultato è un’evidentissima incapacità di valutare il significato emozionale degli eventi, conseguentemente si diventa cechi affettivamente (cecità affettiva). Essa funziona come un archivio della memoria emozionale ed è quindi depositaria del significato stesso degli eventi; la vita senza l’amigdala è un’esistenza spogliata di significato personale.

All’amigdala è legato qualcosa di più dell’affetto: tutte le passioni dipendono da essa. Le lacrime, un segnale emozionale esclusivo degli esseri umani, sono stimolate da essa. Asportando o resecandola negli animali, questi perdono ogni impulso a cooperare o a competere e non provano più rabbia o paura.

I segnali di entrata provenienti dagli organi di senso consentono all’amigdala di analizzare ogni esperienza andando, per così dire, a caccia di guai. É una sentinella psicologica che scandaglia ogni situazione e ogni percezione, sempre guidata da un unico interrogativo, il più primitivo: È qualcosa che odio? Qualcosa che mi ferisce? Qualcosa che temo? Se la risposta è affermativa – se in qualche modo la situazione profila un «Sì» – l’amigdala scatta immediatamente, come una sorta di grilletto neurale e reagisce telegrafando un messaggio di crisi a tutte le parti del cervello.

Nell’architettura cerebrale, l’amigdala è come una di quelle centraline programmate per inviare chiamate di emergenze ai vigili del fuoco o alla polizia ogni qualvolta il sistema di allarme istallato all’interno di un’abitazione o di una banca segnali un problema.

Quando scatta l’allarme della paura, ad esempio, l’amigdala invia messaggi di emergenza e tutte le parti principali del cervello; stimola la secrezione degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, mobilita i centri del movimento e attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino. Altri segnali vengono dati per secernere piccole quantità di adrenalina, oppure al tronco cerebrale, facendo assumere al volto un’espressione spaventata, ecc. Simultaneamente, i sistemi mnemonici corticali vengono riorganizzati con precedenza assoluta per richiamare ogni informazione utile nella situazione di emergenza contingente.

Nell’architettura del cervello l’amigdala ha una posizione privilegiata in qualità di sentinella delle emozioni capace all’occorrenza di sequestrare il cervello. Gli input sensoriali provenienti dall’occhio o dall’orecchio viaggiano dapprima diretti al talamo e poi, servendosi di un circuito monosinaptico, all’amigdala (esiste un fascio molto sottile di fibre nervose che vanno direttamente all’amigdala); un secondo segnale viene poi inviato dal talamo alla neocorteccia – il cervello pesante o pensante. Questa ramificazione permette all’amigdala di cominciare a rispondere prima della neocorteccia.

Quest’ultima, infatti, elabora le informazioni attraverso vari livelli di circuiti cerebrali prima di poterle percepire in modo davvero completo e di formulare infine una risposta, che risulta quindi molto più raffinata rispetto a quella dell’amigdala. È come dire che le nostre emozioni hanno una mente che si occupa di loro e che può avere opinioni del tutto indipendenti da quelle della mente razionale.

Le emozioni: il motore dell’essere umano

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Il Dizionario di psicologia di Umberto Galimberti definisce l’emozione “una reazione affettiva intensa di breve durata, determinata da uno stimolo ambientale”.

Il termine AFFETTIVA sta ad indicare un’identità distinta dalla “cognizione”; INTENSA, significa o quanto basta per essere identificata; AMBIENTALE, può essere sia riferito all’ambiente esterno sia interno alla persona (pensiero).

Le emozioni si differenziano dai sentimenti perché sono accompagnate da segnali visibili e fattori fisiologici, e sono tutte utili e funzionali alla nostra sopravvivenza.

Quelle che vengono comunemente definite “emozioni fondamentali” sono: la paura, la rabbia, la sorpresa, la gioia, il dispiacere (la tristezza), l’aspettativa, il disgusto e l’approvazione.

Le emozioni sono ADATTIVE e, in quanto tali, sono sempre positive.

Esse, infatti, sorgono nell’interesse dell’individuo per indicare un bisogno e spingerlo a prendere provvedimenti, e il loro scopo è quello di segnalare una disarmonia con il nostro ambiente, disarmonia però non intesa in senso negativo, piuttosto come un’indicazione che qualcosa è cambiato.

Le emozioni ci segnalano che dobbiamo o possiamo attivarci o prendere provvedimenti.

Sono il vero e proprio motore dell’essere umano, ciò che spinge l’uomo ad agire, pertanto un elemento imprescindibile per un cambiamento duraturo.

Le emozioni si distinguono in “primarie” e “secondarie”.

Le emozioni “primarie” sono utili e si attivano in direzione del nostro benessere, si differenziano in:

INNATE: propriamente dette, d’intensità normale, circoscritte ad un contesto preciso;

DISADATTIVE: emozioni che non funzionano per il nostro benessere, apprese, d’intensità eccessiva, generalizzate, non mirate.

Le emozioni “secondarie” hanno la caratteristica di essere generalizzate e intense, ma sono emozioni “di copertura”. Le proviamo come reazione ad un’emozione che non vogliamo provare.

Esistono poi le cosiddette emozioni “strumentali”, ovvero quelle che proviamo/usiamo non perché abbiamo paura di provarne altre ma perché sappiamo che ci consentono di ottenere ciò che vogliamo. Chi le prova/usa è più o meno consapevole. Le E. STRUMENTALI danno istruzioni agli altri. Si parla di “sceneggiata delle emozioni”. Anche quando si è consapevoli dell’uso strumentale che ne facciamo, sicuramente non lo siamo del bisogno che sottendono.

 

Nel setting di counseling, evocare emozioni e poterle rielaborare, consente al cliente di entrare in contatto con se stesso ed individuare i propri bisogni.

Nell’elaborazione noi attraversiamo l’emozione, mentre nella razionalizzazione cerchiamo di tenerla a bada.