La tua vita deve girare intorno a me

mondo_cuore.gifLo stile istrionico-teatrale: l’amore molesto

Alcune caratteristiche di questo tipo di personalità sono: egocentrismo, eccessiva emotività, comportamenti seduttori, cura esagerata dell’aspetto fisico, atteggiamento teatrale e melodrammatico, grande intensità nella relazioni interpersonali. Questo tipo di amore è abbastanza pesante da sopportare, poiché esigendo attenzione e approvazione ventiquattr’ore su ventiquattro il rapporto diventa estenuante.

Come si può stare con qualcuno che non è mai soddisfatto dal punto di vista affettivo? Per una personalità istrionico-teatrale il vero amore comporta sentirsi incompleti o destabilizzati quando il partner non è presente. La confusione che caratterizza le persone istrionico-teatrali è dovuta al fatto che assimilano l’amore al desiderio.

L’intelligenza emotiva di queste persone, intesa come capacità di essere consapevoli dei propri sentimenti e di renderli ragionati e ragionevoli, lasci molto a desiderare. La carica emozionale è molto intensa quando si tratta di amore e affetto. Ragionare troppo causa loro stress; abbandonarsi ai sentimenti li manda in estasi.

La predilezione per un’emotività espressa con toni eccessivi, sommata a modalità grossolane di seduzione e conquista, fa sì che queste persone siano spesso considerate frivole e superficiali. Una visione profonda del mondo e di se stessi richiede una certa maturità psicologica e implica che ragione ed emozione si bilancino in un tutt’uno armonico.

Qualunque cosa tu faccia , lei o lui vorrà sempre di meglio e di più (sindrome del pozzo senza fondo). A guidare la relazione non è la gioia che l’altro esista ma una profonda insoddisfazione affettiva.

Per la maggior parte degli individui che presentano questo stile affettivo il bisogno di essere amati agisce come una spirale ascendente, tipica dei disturbi da dipendenza. “Ogni volta che ricevo amore ho la conferma che io valgo e sono una creatura meravigliosa; quanto più mi amano, tanto maggiore sarà il mio grado di soddisfazione; quindi voglio di più”. Di conseguenza, se manca loro la giusta dose di “amore”, andranno a cercarla altrove.

da Amori altamente pericolosi di Walter Riso

Disturbi di personalità – II parte

 

personalità.jpgI disturbi della personalità corrispondono al modo di una persona di stare al mondo ed ognuno di essi (10 ne individua il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM) viene individuato sulla base dei sintomi che appaiono.

La presenza di molti dei sintomi corrispondenti ad uno specifico disturbo indica che si è in presenza di un vero e proprio disturbo di personalità, la presenza di qualche sintomo viene definita invece come “tratto di personalità”.

La maggior parte dei disturbi di personalità sono ego-sintonici, ciò significa che la persona non li vive come un disagio, a differenza ad esempio dei disturbi clinici che invece vengono vissuti dai pazienti come una vera e propria malattia (ego-distonici).

Possiamo immaginare l’uomo come un cerchio composto da un certo numero di diametri, ognuno corrispondente ad una caratteristica con polarità contrapposte, ad esempio passivo-attivo, pigro-energico, egoista-altruista, narcisista-umile, ecc. è importante saper oscillare su entrambe le polarità, perché se il modello diventa rigido e inflessibile si determina il disturbo di personalità.

I tipi bizzarri

  • Nel disturbo schizoide di personalità la polarità individuata è quella contatto/isolamento.
  • Nel disturbo schizotipico di personalità la polarità è quella contenuto/forma.
  • Nel disturbo paranoico di personalità la polarità è fiducia/sfiducia.

I tipi drammatici

  • Nel disturbo borderline di personalità la polarità è stabilità/instabilità.
  • Nel disturbo antisociale di personalità la polarità è umanità/disumanità.
  • Nel disturbo narcisistico di personalità la polarità è limite/ideale.
  • Nel disturbo istrionico di personalità la polarità è esteriorità/interiorità.

I tipi paurosi

  • Nel disturbo ossessivo-compulsivo di personalità la polarità è flessibilità/inflessibilità.
  • Nel disturbo evitante di personalità la polarità è sicurezza/insicurezza.
  • Nel disturbo dipendente di personalità la polarità è dipendenza/indipendenza.

Che fortuna che hai a stare con me!

narciso.jpgLo stile narcisistico-egocentrico

Il partner di un narcisista si sente un satellite affettivo. Nelle relazioni interpersonali il narcisista-egocentrico si colloca al centro, acceca e se ti avvicini troppo ti disintegra! Le persone narcisiste si considerano speciali e uniche, e percepiscono gli altri come esseri inferiori, vassalli o semplici discepoli. Come si può amare in modo sano qualcuno che è innamorato di se stesso? Per l’altro non rimane spazio, ed il paradosso è che quanto più ami un narcisista, quanto più alimenti la sua megalomania, tanto più si allontanerà da te.

Pretendere che l’egolatria ci lasci spazio affinché ci sentiamo amati e protetti è cosa impossibile, e quando ci si prova, si vive una sorta di odissea. Nessuno nega che l’autostima sia uno dei fattori più importanti per il benessere e la difesa dell’equilibrio psicofisico, ma nel caso del narcisista questo impulso vitale si trasforma in autoesaltazione, egolatria ed egocentrismo. In questo stile emotivo il gene dell’egoismo arriva alla sua massima espressione: è la faccia antipatica dell’autostima, la crescita sproporzionata dell’io.

L’inaccettabile proposta amorosa del narcisista ruota intorno a tre concetti principali.

I miei bisogni sono più importanti dei tuoi: il narcisista non può comprendere il prossimo dal momento che è assorbito dai suoi bisogni. Essendo egocentrico non è capace di distogliere il suo sguardo da sé, o non vuole farlo. È una sorta di auto-innamoramento che impedisce di dedicarsi al proprio partner.

Che fortuna hai a stare con me! Questa affermazione non sempre diventa esplicita in una relazione, benché, se stiamo con un narcisista, l’atteggiamento di superiorità e di megalomania si faccia sentire ogni momento. (Attenzione però! Nella maggior parte dei casi questa megalomania è una forma di compensazione di schemi pregressi di inferiorità: a forza di nascondersi dietro un’arroganza difensiva si finisce per mimetizzarsi in essa e ritenersi speciali…)

Se mi critichi non mi ami: le persone narcisiste interpretano un dissenso o una critica amichevole come un oltraggio e una mancanza di rispetto nei loro confronti. In psicologia clinica questo atteggiamento viene identificato come “insulto narcisistico” che non è altro che un’accentuata ipersensibilità alla critica.

Aprirsi alla realtà dell’altro e sforzarsi di comprenderlo è fondamentale per costruire un legame affettivo sano. Non può esserci amore se predomina l’egoismo, e non può darsi una comunicazione schietta dove c’è egocentrismo. Accettando la pretesa grandiosità del tuo partner narcisista finirai per svilire poco a poco il tuo essere, e la tua autostima resterà appesa a un filo.

Qual è l’alternativa? Che il soggetto narcisista decida di trasformare radicalmente la sua esistenza e di essere più umile e generoso. Una rivoluzione interiore che non tutti sono disposti a mettere in atto e che pochissimi riescono a realizzare.

da Amori altamente pericolosi di Walter Riso

I disturbi della personalità

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) elenca 10 principali disturbi della personalità. Il counselor, pur non dovendo trattare tali disturbi, dovrà tuttavia essere in grado di individuare i diversi disturbi di personalità al fine di inviare eventuali clienti che dovessero rientrare in una delle suddette categorie agli operatori competenti (psichiatri, psicoterapeuti, psicologi).

Inoltre, poiché pur in assenza di un disturbo della personalità in ogni individuo sono prevalenti alcuni tratti di personalità rispetto ad altri, identificarli nel suo cliente consentirà al counselor di farsi un’idea del tipo di personalità con la quale si trova ad operare, al fine di adottare tecniche di aiuto più specifiche e, presumibilmente, più efficaci. Ritengo anche che riconoscere i tratti di personalità prevalenti nelle persone con le quali ci troviamo ad interagire, così come in noi stessi, possa senza dubbio essere uno strumento utile al miglioramento di una relazione, sia essa di tipo genitore-figlio, cliente-counselor, amico-amico oppure amorosa.

Il DSM suddivide i disturbi di personalità in tre categorie: bizzarri, drammatici e paurosi.

Rientrano nella categoria dei “bizzarri”, il disturbo schizoide di p., il disturbo schizotipico di p.e il disturbo paranoide di p. Fanno parte della categoria “drammatici” il disturbo borderline di p., il disturbo antisociale di p., il disturbo narcisistico di p. e il disturbo istrionico di p. Infine, nella categoria “paurosi”, troviamo il disturbo ossessivo-compulsivo di p., il disturbo evitante di p. e il disturbo dipendente di p.

(continua)

La vertigine non è…

vertiginevolare.jpgOggi ho iniziato a tradurre il mio primo romanzo, una raccolta di storie che raccontano di alpinisti, scalate, incidenti di montagna e soccorritori che non sempre riescono ad arrivare in tempo. Proprio io che soffro di vertigini!

Ma poiché penso che nulla succeda per caso, questa circostanza mi ha riportato alla mente i miei primi passi di avvicinamento al Counseling e a quando, trovandomi in un’aula con quelli che sarebbero poi diventati i miei compagni di questo meraviglioso viaggio, mi fu chiesto di pensare ad una frase che in qualche modo mi rappresentasse.

“La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare”.

Fu questa la frase che scrissi su quel foglio bianco, un brano di una canzone di Jovanotti, da lui presa in prestito da Milan Kundera, secondo alcuni addirittura travisandone il significato (ma questa è un’altra storia…).

Certo è che tutto questo non può che riportarmi ad oggi, al qui e ora, a questa vertigine che mi spaventa tanto ma che forse dovrei provare a vedere come una spinta a spiccare il volo!

Il ciclo del contatto

contatto_vp2.jpg“Anche se è possibile dividere la frase “io vedo un albero”, in soggetto, verbo e complemento oggetto, nell’esperienza non si può suddividere il processo in questo modo” (in “Terapia della Gestalt”, Fritz Pearls).
L’aspetto fondante del nostro funzionamento è costituito dalla nostra interazione con l’ambiente, dall’entrare in contatto con esso, così da trovare compimento ai nostri bisogni.
Secondo la concezione della Psicoterapia della Gestalt nessun individuo è separato dal “campo ambientale” in cui è inserito e di cui è parte. Il “campo totale” comprende sia l’organismo che l’ambiente, esso è costituito da due elementi che apparentemente sembrano separati, ma che in realtà esistono in uno stato di reciproca interdipendenza. Il comportamento dell’essere umano è considerato come funzione del campo totale, ed è influenzato dalla natura di tale rapporto. Nello specifico la Psicoterapia della Gestalt studia come funziona l’essere umano nel suo ambiente e cosa accade al confine del contatto tra i due elementi, dove hanno luogo gli eventi psicologici. Le modalità di contatto o di resistenza al contatto con l’ambiente, il come il soggetto affronta e sperimenta questi eventi di confine, dà origine a emozioni, pensieri, azioni e a dei modelli comportamentali.
Tale visione tende al superamento delle scissioni derivanti dalle categorie concettuali tipicamente occidentali: individuo/ambiente, esperienza interna/esterna, sé/altro, soggetto/oggetto, e considera tali categorie come “indivisibili” in quanto parte del campo totale.
Uno dei criteri che attiva nell’individuo un comportamento di contatto o di ritiro è legato alla desiderabilità o indesiderabilità di un oggetto presente nell’ambiente, desiderabilità connessa alla soddisfazione dei propri bisogni e al ripristino dell’equilibrio disturbato. Il contatto e il ritiro, l’accettazione e il rifiuto, costituiscono le funzioni più importanti della personalità totale, e derivano dalla capacità di discriminazione dell’individuo. Contatto e ritiro, in una struttura ritmica, sono parti del ciclo di contatto così come il sonno e la veglia sono parti di un ciclo più complesso, essi sono i mezzi per soddisfare i nostri bisogni, per continuare i processi costanti della vita stessa.
Se il contatto è troppo prolungato può diventare inefficace o doloroso, e analogamente se il ritiro è protratto nel tempo interferirà andando a scapito dei processi vitali.
Questo processo di interazione organismo/ambiente, sebbene appaia fluido e continuo da un punto di vista fenomenologico, è caratterizzato da alcuni elementi basilari che formano una “sequenza di contatto”. Infatti, si possono contraddistinguere dei “segni di punteggiatura” che costituiscono le fasi del processo, segni più facilmente individuabili in quei cicli di contatti difficoltosi, in cui viene interrotta la sequenza naturale. Il “ciclo di contatto” o “ciclo dell’esperienza” può essere considerato una mappa generica di ogni episodio di contatto, una rappresentazione della sequenza di percezione e comportamento volta al completamento di una figura di interesse nell’interazione organismo/ambiente.

Il tutto è più della somma delle parti

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Uno dei concetti base della Psicoterapia della Gestalt è sintetizzato proprio da questo enunciato: Il tutto è più della somma delle parti, che spiega la modalità del funzionamento di base non solo del processo percettivo, ma anche dell’apparato psichico in generale.

Immaginiamo che Tizio si rechi ad una festa, quando entra nella stanza piena di persone non le percepisce come macchie, colori e movimenti ma come unità significative, in cui può predominare un elemento (con funzione di “figura”), rispetto agli altri che retrocedono nello sfondo (funzione di sfondo). L’elemento figura è scelto in base all’interesse individuale, e fino a quando permane quella motivazione la scena apparirà organizzata in modo significativo in relazione ad essa.

Ogni invitato che partecipa alla festa, porta con sé un diverso interesse e la sua percezione della stanza e degli elementi così come il suo comportamento sono coerenti con tale motivazione. Ad esempio, la persona alcolista desidererà bere e cercherà immediatamente qualcosa che soddisferà questo suo desiderio, la pittrice osserverà e studierà con occhio attento e critico i quadri presenti nella casa, mentre il ragazzo che sa di incontrare lì la sua ragazza, la cercherà all’interno della folla. Si evince che ciò per cui una persona nutre interesse organizza la scena e le fornisce un significato.

La premessa basilare della psicologia della Gestalt è che la natura umana è organizzata in strutture o totalità, che è sperimentata dall’individuo in questi termini, e che può essere compresa solo come una funzione delle strutture o totalità da cui è costituita.

Gestalt: struttura e totalità

La terapia della Gestalt può essere considerata una sintesi di molte correnti di pensiero e può essere collocata all’incrocio fra varie altre teorie già esistenti: dalla psicoanalisi alle terapie psicocorporee di ispirazione reichiana, dallo psicodramma ai gruppi di incontro, dall’approccio fenomenologico a quello esistenziale, fino ad arrivare alle filosofie orientali.

La parola Gestalt rimanda al concetto di struttura e totalità. Lo scopo di questo tipo di terapia è di far scoprire alla persona la sua propria forma, il suo modello e la sua interezza. L’analisi può costituire una parte del processo ma lo scopo della terapia della Gestalt è l’integrazione di tutte le parti della persona. In questo modo l’individuo può far emergere liberamente tutte le proprie potenzialità rimaste, fino a quel momento, sopite o represse.

La terapia, più efficace se eseguita in gruppo, è centrata su tentativi di allargare la consapevolezza del sé della persona mediante l’uso delle esperienze passate, dei ricordi, degli stati emotivi, delle sensazioni corporee, ecc… In sintesi, tutto ciò che può contribuire a migliorare la consapevolezza dell’individuo è una parte consistente del processo terapeutico.

Una caratteristica fondamentale della psicoterapia della Gestalt consiste, quindi, nel metodo operativo che si fonda prevalentemente sull’esperienza, sia nel comprendere i problemi del cliente che nella scoperta ed esplorazione delle possibili soluzioni. Ogni piccolo cambiamento viene vissuto in terapia come un’esperienza viva, dove il cliente ha la possibilità di esplorare le soluzioni ai suoi problemi, non mediante delle comprensioni intellettuali e razionali, ma attraverso una comprensione di tipo fenomenologico, dove sono incluse sia le emozioni che le esperienze corporee.
La sua base contrattuale (legata cioè ad obiettivi concordati inizialmente) e la possibilità di articolare gli strumenti operativi, fanno della Psicoterapia Gestaltica un approccio duttile ed in continua evoluzione. Per questo i principi e le tecniche gestaltiche trovano ormai valida applicazione anche in ambiti diversi dalla psicoterapia: nelle relazioni di aiuto, nel colloquio clinico, nelle terapie di sostegno e in campo educativo.

La Gestalt viene oggi praticata in contesti e con obbiettivi assai diversi: nella psicoterapia individuale faccia a faccia, nella terapia di coppia con entrambe i partner presenti contemporaneamente, nella terapia familiare, nei gruppi continuativi di terapia, nei gruppi di sviluppo personale del potenziale individuale o in seno ad istituzioni (scuole, istituti per giovani disadattati, ospedali psichiatrici e così ia) e nfine sia nell’ambito di aziende sia industriali che commerciali.

Mediante la terapia della Gestalt, i pazienti diventano più coscienti di se stessi e del loro mondo interno. Sperimentando più chiaramente cosa desiderano, sentono e percepiscono, possono muoversi nel mondo con maggiore sicurezza e consapevolezza di sé.

 

Psicologia della Gestalt e Psicoterapia della Gestalt

gestalt2.jpgLa psicologia della Gestalt (la parola tedesca Gestalt significa forma, schema, rappresentazione) è una corrente di ricerca in Psicologia che nasce e si sviluppa in Germania nel periodo tra il 1910 ed il 1930.

Fondatori della psicologia della Gestalt sono di solito considerati Kurt Koffka, Wolfgang Köhler e Max Wertheimer. I loro studi psicologici si focalizzarono soprattutto sugli aspetti percettivi e del ragionamento, e contribuirono a sviluppare le indagini sull’apprendimento, sulla memoria, sul pensiero, sulla psicologia sociale.

Le teorie della Gestalt si rivelarono altamente innovative in quanto rintracciarono le basi del comportamento nel modo in cui viene percepita la realtà, anziché per quella che è realmente; quindi il primo pilastro della teoria della Gestalt fu costruito sullo studio dei processi percettivi e in una percezione immediata del mondo fenomenico.

 

La psicoterapia o terapia della Gestalt, è la psicoterapia parzialmente basata sulla psicologia della Gestalt.

Tra i principali esponenti, oltre al padre della psicologia della Gestalt Fritz Perls, va ricordata la moglie Laura, il saggista Paul Goodman, il filosofo Isadore From, il pedagogista Elliot Shapiro e il medico P. Weiss.

Il verbo gestalten significa “mettere in forma” o “dare una struttura significante” e il suo risultato, la Gestalt appunto, è dunque una forma strutturata, completa e dotata di un senso.

La Gestalt sottolinea che il tutto è differente dalla somma delle sue parti e perciò la terapia della Gestalt assume che per comprendere un comportamento è importante, oltre che analizzarlo, averne una visione di sintesi, ovvero cercare di percepirlo nell’insieme del contesto globale.

Sebbene ogni individuo sia costantemente bombardato da una serie di stimoli, il sistema percettivo ne seleziona solo alcuni e li organizza in strutture significative, o Gestalt.

In termini psicologici questo significa che, come individui, percepiamo noi stessi e il mondo come il risultato di un insieme di stimoli selezionati dal nostro sistema percettivo. Il sistema percettivo costruisce una figura definita rispetto ad uno sfondo indifferenziato. Ciò significa che gli stimoli non vengono percepiti in modo disgiunto gli uni dagli altri, ma vengono organizzati in modo da rispondere al bisogno di costruire significati basati sull’esperienza percettiva dell’ambiente.

L’osservazione fenomenologica deve astenersi dall’interpretare i significati dei singoli elementi, preferendo una descrizione accurata dell’insieme nella sua forma complessiva (la “gestalt” del sistema, appunto). Il significato che emergerà al termine dell’osservazione risulterà essere ben più preciso e profondo della semplice somma delle analisi delle singole parti del sistema. Questo, in breve, è il legame tra la terapia della Gestalt, la teoria del campo e le correnti filosofiche esistenziali e fenomenologiche europee del secolo scorso.

Fritz Perls sviluppò questo principio ed ebbe il merito di applicarlo alla terapia, nei termini in cui il paziente ha bisogno di sperimentare l’ambiente per costruire i suoi significati; la terapia consiste quindi nell’analisi della struttura interna dell’esperienza reale – come funziona il mio sistema percettivo – al fine di accrescere la consapevolezza di questo processo – sono consapevole di “vedere il mondo” in un certo modo.

La terapia della Gestalt, in questo senso, pone l’accento sulla presa di coscienza dell’esperienza attuale (il QUI ed ORA)  e sul sentito emozionale e corporeo.

Essa venne profondamente influenzata da vari fattori, quali: il teatro, la psicanalisi, l’olismo, la psicologia umanistica, le filosofie orientali (in particolare lo Zen).

Gli aspetti teorici più importanti della psicoterapia della Gestalt sono: la teoria del SE’ e il ciclo del contatto.

(continua)