Rollo May, l’arte del counseling

“La più alta forma di coraggio è il coraggio di creare”. (Rollo May)

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Nasce nel 1909 nell”Ohio dove trascorre un’infanzia non particolarmente serena, a causa soprattutto dei dissidi familiari e dei problemi psichici della sorella.

Dopo i primi anni di studio e alcuni brevi soggiorni all’estero, frequenta l’Union Theological Seminary dove stringe un’importante amicizia con uno dei suoi inegnanti, Paul Tillich, il teologo esistenzialista che influenzerà profondamente il suo pensiero.

A causa della tubercolosi è costretto a trascorrere tre anni in un sanatorio e questo episodio segna senza dubbio un importante punto di svolta nella sua vita. Tra le letture alle quali si dedica in quel periodo, lo colpiscono in particolare gli scritti di Soren Kierkegaard, lo scrittore danese che ha ispirato gran parte del movimento esistenziale, e che hanno fornito l’ispirazione per le sue teorie.

Continua i suoi studi sulla psicoanalisi al White Institute of Psychiatry, Psychoanalysis and Psychology, dove ha modo di conoscere Harry Stack Sullivan ed Erich Fromm. Ed, infine, entra alla Columbia University di New York, dove nel 1949, consegue il dottorato in psicologia clinica, il primo mai assegnato da quella Università.

Nel 1958 pubblica, con Ernest Angel ed Henri Ellenberger, Existence l’opera che ha introdotto la psicologia esistenzialista negli Stati Uniti. Trascorre gli ultimi anni della sua vita a Tiburon, in California, dove muore nell’ottobre del 1994.

La critica e il pubblico hanno accolto con favore unanime i suoi contributi come studioso e pioniere della psicoterapia ed è considerato, insieme a Carl Rogers, uno dei padri fondatori del counseling.

La sua opera L’arte del counseling (1939), insieme a Counseling and Psychotherapy (1942) di Carl Rogers, ha contribuito in maniera fondamentale a gettare le basi del movimento umanistico.

L’arte del counseling è stato per tanti anni l’unico libro dedicato a chi, pur non desiderando diventare psicologo o psicoterapeuta, svolge un lavoro che richiede una certa conoscenza della personalità umana.

Consigliare gli altri, sia nell’ambiente scolastico, religioso, ospedaliero o aziendale, richiede una profonda empatia, la comprensione del carattere e delle tensioni interne della personalità, la capacità di accettare e rispettare gli altri senza falsi moralismi, l’umiltà di non imporre le proprie scelte di vita.

Con la saggezza, la semplicità e il profondo calore umano che lo contraddistinguono, l’autore spiega come il compito del counselor sia quello di favorire lo sviluppo e l’utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare quei problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno.

Dopo essersi soffermato sulle caratteristiche della personalità sana ed equilibrata – libertà, individualità, integrazione sociale e tensione religiosa – May descrive gli aspetti fondamentali del processo del counseling distinguendo quattro fasi: prendere contatto, stabilire il rapporto, confessione del disturbo e interpretazione.

La fase conclusiva del superamento del problema, la vera trasformazione della personalità, spetta solamente al cliente: il counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso.