20/05/2012
Specchio, specchio delle mie brame... Come sopravvivere alle influenze di una madre narcisistica
Nell’omonima favola, Biancaneve viene perseguitata dalla sua matrigna finché non diventa maggiorenne e riesce (grazie anche all’aiuto di un principe innamorato) a liberarsi e a vivere la vita che desidera.
Sono sempre rimasta affascinata da questa fiaba e ci sono alcune questioni che mi hanno sempre lasciata perplessa. In particolare:
- Perché il padre di Biancaneve concede alla sua nuova moglie il potere di ferire la sua amata figlia?
- Perché nessuno si oppone alla crudeltà della matrigna?
- Come fa una principessa a sapere come prendersi cura di sette nani?
- Perché si nasconde invece di combattere contro la sua malvagia matrigna?
Molte persone (sia donne che uomini) sono costrette a sopportare madri (e padri) crudeli nonostante il fatto che quei genitori, che dovrebbero prendersi cura dei loro figli (o figliastri), non facciano che umiliarli, criticarli o ignorarli. La violenza può assumere diverse forme ed è particolarmente dannosa quando viene esercitata “nel bene del bambino”, perché genera nel figlio o nella figlia un forte senso di colpa.
La settimana scorsa mi è capitato tra le mani un libro che è stato una sorta di rivelazione. Cercavo qualche testo che potesse aiutarmi a capire meglio la seguente questione: nonostante una sicurezza finanziaria e una carriera interessante, alcune donne si sentono vuote dentro e provano la sensazione di non essere “mai all’altezza”, a prescindere da ciò che fanno (ad esempio, nella carriera, con i figli, nelle relazioni). La maggior parte delle persone che si trovano ad affrontare questo tipo di problema sono molto motivate ad intraprendere una terapia e riusciranno a capire molto analizzando la relazione con la propria madre.
Spesso queste donne inizialmente descrivono le proprie madri come le loro migliori amiche. Successivamente, però, emerge che questa amicizia funziona in una sola direzione: fino a quando la figlia focalizza la sua attenzione sulla madre le cose vanno relativamente lisce, ma non appena la figlia osa mettere se stessa al centro dell’attenzione, la madre non riesce ad accettarlo. Queste donne si sentono in debito con le loro madri ed è come se fosse loro responsabilità renderle felici. Tuttavia, per quanto si sforzino, la madre tenderà a sminuire o semplicemente ad ignorare i loro sforzi, o agirà come se quel tipo di comportamento sia loro dovuto.
Karyl McBride spiega questo fenomeno nel suo libro Will I ever good enough? Healing the daughters of narcissistic mothers (Tantor Media, 2009), nel quale descrive come le figlie di madri narcisistiche diventano o altamente performanti (eppure insoddisfatte) oppure autosabotatrici (per esempio, attraverso il loro comportamento o relazioni malsane).
Anche se non sono d’accordo che siano solo le figlie femmine ad essere interessate da queste problemi, perché mi è capitato di avere clienti maschi con problematiche simili, tuttavia questo libro rappresenta un’utile fonte sia per i terapeuti che per i clienti, stimolando idee provocatorie e aiutando a comprendere come scendere a patti con la relazione con la propria madre, e come andare oltre, anche senza l’aiuto di un principe affascinante.
Ma tornando ad una delle domande iniziali: perché il padre di Biancaneve non l’ha mai difesa? Probabilmente era troppo impegnato ad occuparsi delle esigenze della regina e non aveva energie per prendersi cura della principessa (e avrebbe anche dovuto pagare lo scotto per aver preferito la principessa alla regina).
Traduzione da MIRROW, MORROW ON THE WALL… Or how to survive the influences of your narcissistic mother di Di Carmen Von Haenisch
19:56 Scritto da: magacounselor in counseling | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: narcisista, madre, figli, karyl mcbride | OKNOtizie |
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04/05/2012
L'analisi transazionale
L’analisi transazionale è una teoria psicologica che studia l’individuo all’interno dell’ambiente in cui vive, attraverso i comportamenti che manifesta. Essa permette di leggere le relazioni umane e rende più agevole attuare un cambiamento; si tratta, infatti, di una teoria che focalizza la possibilità di cambiamento e miglioramento nelle varie situazioni. Non si limita dunque a diagnosticare, e non si interessa alla cause e ai perché ma al come, alla modalità con cui si svolge una relazione interpersonale.
Utilizza un linguaggio semplice, immediatamente percepibile e consente così che anche chi non abbia conoscenze psicologiche approfondite possa esserne coinvolto e possa utilizzarne alcuni spunti per migliorare le relazioni e il suo benessere personale, agendo sui comportamenti.
La teoria originaria dell'Analisi Transazionale è stata elaborata dallo psichiatra Eric Berne sul finire degli anni '50.
Se due o più persone si incontrano, prima o poi l’una si metterà a parlare e darà qualche segno di aver percepito la presenza dell’altro. Questo si chiama uno stimolo transazionale. L’altra persona farà o dirà qualcosa in relazione a quello stimolo e questo è ciò che chiamiamo una risposta transazionale.
L’unità di rapporto interpersonale è ciò che chiamiamo “transazione”, sinonimo di “scambio”. (continua)
19:31 Scritto da: magacounselor in counseling | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: berne, analisi transazionale, transazione | OKNOtizie |
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14/02/2012
Cancro e Psiche La Psiche come fattore di rischio – II parte
(continua)
Negli ultimi anni l'accumularsi progressivo di conoscenze scientifiche sul cancro, ha messo in luce tutti quegli elementi anomali che contrastano con l'interpretazione della malattia neoplastica come malattia locale.
Ecco alcuni di tali elementi, secondo Bailar & Smith,(1986):
· insorgenza solo in alcuni dei soggetti a rischio;
· variabilità interindividuale nella insorgenza e nella evoluzione dei tumori;
· resistenza in alcuni individui alla progressione;
· effetti sistemici di tumori locali;
· occasionale remissione spontanea;
· stato lungamente quiescente delle metastasi;
· minore efficacia delle terapie locali rispetto alle terapie sistemiche.
È così che la psicologia si è cominciata ad interessare di nuovo alla patologia neoplastica ed ha iniziato a sviluppare delle ricerche e degli studi, sempre più numerosi, costituendo uno dei maggiori campi di interesse della psicologia oncologica; quello della ricerca delle cause psicologiche nella eziopatogenesi del cancro. Il problema centrale di ogni concezione di natura psicosomatica dell’eziologia del tumore, risiede nell’opportunità di spiegare il passaggio attraverso cui un disturbo, uno squilibrio psicologico od emotivo, evolve verso una disfunzione organica, in questo caso il cancro. Possiamo comunque distinguere due modalità di affrontare il problema: un filone della ricerca si é occupato di indagare il rapporto tra psiche e cancro, considerandolo in maniera indiretta e valutando la mediazione e la responsabilità di tutti quei fattori psicologici che, strutturando dei comportamenti particolari, possono fare aumentare l’esposizione a fattori di rischio ambientali (abuso di tabacco, di alcool, problemi legati alla dieta, etc.).
Un altro filone di ricerca, invece, si presenta molto più articolato: esso, soprattutto a partire dagli anni 50-60, si e interessato particolarmente al rapporto più diretto che sembra esistere tra variabili psicologiche e eziopatogenesi delle neoplasie. Infatti, lo svilupparsi di una teoria psicosomatica delle malattie, nonché il netto progresso delle conoscenze scientifiche sull'immunologia e l’endocrinologia, hanno reso sempre più rilevante l'associazione tra presenza di tali variabili ed insorgenza di malattie neoplastiche. Anche in questo caso, però, le conclusioni a cui sono giunti i vari ricercatori, (con sperimentazione sugli animali o con l'analisi di dati retrospettivi e prospettici sull'uomo), sono di frequente tra loro contrastanti ed hanno dato adito, di volta in volta, a differenti interpretazioni.
L'attuale ricerca sulle correlazioni tra processi psichici e il cancro procede su due filoni tra loro nettamente contrastanti per gli assunti di base:
1) La neoplasia viene considerata malattia del «corpo», esclusivamente organica, che insorge per cause fisiche e può essere influenzata nella sua evoluzione dai processi psichici con l'intermediazione di meccanismi ormonali e/o immunitari.
2) Il cancro viene considerato come un processo patologico che coinvolge globalmente l'individuo, (eliminando la dicotomia mente-corpo) e che scaturisce da una alterata relazione con il mondo interno/esterno, e in cui, la complessa interazione tra sistema nervoso centrale, sistema neurovegetativo, sistema endocrino e sistema immunitario non può essere compartimentata.
Il secondo modello può essere ulteriormente suddiviso; alcuni come Lazarus (1981), ritengono che la psiche abbia un ruolo fondamentale, attivando dei fattori «fisici» oncogenetici, altri come Bateson (1987), considerano la stessa trasformazione della cellula, da normale in neoplastica, un processo mentale.
19:25 Scritto da: magacounselor in counseling | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: lazarus, cancro, bateson | OKNOtizie |
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