08/03/2011
Mezz'ora al giorno per i vostri bambini
Un’infanzia senza fantasia e senza creatività può trasformare i bambini di oggi in adulti tristi, fragili, pieni di ansie, paure con il rischio di divenire perfino asociali o depressi.
Mezz’ora al giorno da dedicare a costruire un rapporto esclusivo con i nostri figli può fare aumentare in loro la fiducia in sé e può essere un buon antidoto contro l’ansia e le paure!
Uno spunto per una lettura interessante all'indirizzo http://www.bambinooggiuomodomani.org/
14:53
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09/02/2011
Cuore e psiche: Psicoterapia previene recidive cardiovascolari
I pazienti sottoposti a terapia cognitivo-comportamentale dopo un evento coronaropatico mostrano una riduzione del rischio a un anno di recidive cardiovascolari e reinfarto. È quanto emerge da una ricerca condotta da Mats Gulliksson e colleghi dell'Ospedale universitario di Uppsala (Svezia), ideatori di un approccio considerato efficace in prevenzione secondaria per i pazienti con malattia coronarica. Era noto che i fattori psicosociali fossero associati a un aumento del rischio cardiovascolare, ma è la prima volta che si rileva un effetto benefico determinato da interventi su tali fattori. Il team scandinavo ha coinvolto 362 soggetti di entrambi i sessi, di età non superiore a 75 anni, dimessi dall'ospedale per un evento coronarico entro i 12 mesi precedenti. I pazienti sono stati assegnati in modo randomizzato alle sole cure tradizionali (n=170) oppure arricchite da un programma cognitivo-comportamentale (n=192) focalizzato sulla gestione dello stress, con 20 sessioni da due ore nell'arco di un anno. La partecipazione mediana a ogni sessione si è attestata sull'85%. A un follow-up di 94 mesi, il gruppo sottoposto a terapia cognitivo-comportamentale ha evidenziato un tasso inferiore del 41% di nuove recidive cardiovascolari fatali e non fatali, una quota minore del 45% di reinfarti del miocardio e una mortalità per tutte le cause ridotta del 28% (valore non statisticamente significativo), rispetto al gruppo di confronto dopo aggiustamento per altre variabili con effetti sugli outcome. In paticolare, nel gruppo cognitivo-comportamentale si è riscontrata una forte relazione dose-risposta tra partecipazione alle sessioni ed esiti.
Arch Intern Med, 2011; 171(2):134-40
10:20
Scritto da: magacounselor
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15/03/2010
La teoria dell'attaccamento di John Bowlby/2
Le origini
Bowlby aveva intuito che l’attaccamento riveste un ruolo centrale nelle relazioni tra gli esseri umani, dalla nascita alla morte.
Insieme a Mary Ainsworth, anch’ella psicanalista e sua collaboratrice, lavorando all’applicazione di tale teoria, ha contribuito a dimostrare come lo sviluppo armonioso della personalità di un individuo dipenda principalmente da un adeguato attaccamento alla figura materna o un suo sostituto.
Bowlby ripudia il modello di sviluppo di Freud a “senso unico” nel quale il bambino avanza dalla fase orale a quella anale ed a quella genitale.
Egli, inoltre, contrasta la teoria freudiana secondo la quale il legame madre-bambino si basa solo sulla necessità di nutrimento del piccolo, ritiene infatti che il legame che unisce il bambino alla madre non sia una conseguenza del soddisfacimento del bisogno di nutrizione, bensì un bisogno primario, geneticamente determinato, la cui funzione è garantire la crescita e la sopravvivenza biologica e psicologica del bambino.
Egli ritiene che la ricerca della vicinanza sia la manifestazione più esplicita dell’attaccamento.
Gli esseri umani hanno una predisposizione innata a formare relazioni con le figure genitoriali primarie. Queste relazioni si formano durante il primo anno di vita del bambino ed hanno la funzione di proteggere la persona “attaccata”.
A Bowlby l’idea dell’attaccamento venne “in un lampo”, dopo aver letto i lavori etologici di Konrad Lorenz e Nikolaas Tinbergen.
Difatti, tale teoria prende spunto dagli studi etologici di Lorenz sull’imprinting e dagli esperimenti di Harlow con i macachi Rhesus, che fornirono a Bowlby il fondamento scientifico che riteneva necessario per aggiornare la teoria psicoanalitica.
Lorenz dimostrava come i piccoli di anatroccolo, privati della figura materna naturale, seguivano un essere umano o qualsiasi altro oggetto nei confronti del quale sviluppavano un forte legame che andava oltre la semplice richiesta di nutrizione, dato che questo tipo di animale si nutre autonomamente di insetti.
Harlow aveva dimostrato come, in una serie di esperimenti, i piccoli di scimmia venivano messi a confronto con una “madre fantoccio” fatta di freddo metallo alla quale era attaccato un biberon e con un’altra “madre fantoccio” senza biberon, ma coperta di una stoffa morbida, spugnosa e pelosa. Le piccole scimmie mostrarono una chiara preferenza per la madre “pelosa” passando fino a diciotto ore al giorno attaccate ad essa (come avrebbero fatto con le loro madri reali) anche se erano nutrite esclusivamente dalla madre fantoccio “allattante”.
La teoria dell’attaccamento fornisce un valido supporto per lo studio di fenomeni legati a storie infantili di gravi abusi e trascuratezza, correlati con lo sviluppo di un ampio spettro di disturbi di personalità, sintomi dissociativi, disturbi d’ansia, depressione e abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti. In questi ultimi anni la teoria dell’attaccamento ha sviluppato un notevole interesse verso un approccio che indaghi sui possibili eventi negativi nell’età evolutiva, il contesto relazionale in cui questi fatti hanno avuto luogo e gli aspetti psicologici dell’adulto rispetto alle esperienze precoci.
Questo approccio postula che gli effetti a lungo termine di comportamenti genitoriali inadeguati e, quindi, di esperienze traumatiche all’interno della famiglia, siano in gran parte mediati dai modelli mentali sviluppati dall’individuo rispetto alle relazioni di attaccamento.
Ciò permette di acquisire importanti indizi riguardo alle caratteristiche di personalità e di funzionamento interpersonale.
La ricerca della relazione tra stili di attaccamento e psicopatologia è ancora agli albori.
16:57
Scritto da: magacounselor
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