Un nuovo appuntamento con “Amore over 40”

Sabato 23 settembre, dalle 15.00 alle 17.00 in Via Isonzo (Roma, Piazza Fiume), in collaborazione con Ascolto Attivo, presento un nuovo incontro introduttivo del ciclo Amore over 40.

Se non sei ancora riuscita/o a partecipare, non perdere questa occasione!

L’incontro introduttivo è a numero chiuso ed è obbligatoria la prenotazione.
Il costo per la partecipazione è di 20 euro, e ci si può prenotare compilando questo modulo.
Per info e prenotazioni, m.ricci@ascolto-attivo.it.

Caro Counselor… ti scrivo!

chatcounselingIn una società come la nostra, dove per molti diventa spesso difficile ritagliarsi del tempo da dedicare a se stessi, il Counseling via email o via chat offre una nuova e valida opportunità per trovare l’aiuto di cui si ha bisogno.

Il Counseling online sta acquistando sempre maggiore popolarità, grazie ai molteplici vantaggi che offre rispetto ai metodi tradizionali face-to-face, ma anche per via dell’uso sempre più vasto in tutte le fasce di popolazione.

Gli enormi progressi della tecnologia consentono oggi ai counselor di estendere le loro prestazioni non solo a sessioni a distanza via web-ca, ma anche percorsi di supporto via email e via chat.

Nonostante in alcuni casi sia sicuramente preferibile ricorrere alla classica seduta presso lo studio del professionista, avvalersi della professionalità di un Counselor utilizzando la modalità a distanza offre indubbiamente numerosi vantaggi al cliente.

Vediamo quali sono nello specifico questi vantaggi.

  • COMODITÀ. Il cliente può scegliere di effettuare il percorso dove è più comodo per lui, ad esempio in ufficio durante l’ora di pranzo, oppure a casa propria dove si sente più a suo agio.
  • RISPARMIO DI TEMPO. Si evitano i disagi e le difficoltà legate agli spostamenti e al traffico, con un notevole risparmio di tempo – e anche di denaro.
  • ANONIMATO. Il fattore dell’anonimità può giocare un ruolo importante nel successo delle consulenze via email o via chat, perché consente alle persone più timide e che soffrono di ansia sociale di essere più disinvolte e aperte rispetto al setting tradizionale.
  • TENERE TRACCIA. Il Counseling via e-mail o via chat consente al clienti di rileggere più volte i suggerimenti e le indicazioni del Counselor, anche dopo mesi dalla fine degli incontri.

Il Counseling a distanza può anche essere utile come primo contatto, in quanto risolve alcune difficoltà pratiche. In particolare, è possibile avere un primo incontro con il professionista tramite una semplice email, evitando gli spostamenti e le difficoltà legate agli orari. Inoltre, con questa modalità i costi iniziali per una fase esplorativa del lavoro da intraprendere possono essere notevolmente ridotti. Una forma di Counseling a distanza può quindi essere utile come primo approccio per indirizzarsi poi a un percorso di Counseling vero e proprio.

Per una prima consulenza gratuita via email o via chat scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it.

Giovedì in chat!

chatmobileAscoltoAttivoGiovedì 7 settembre sono ripresi i giovedì in chat di Ascolto Attivo!
Ma di che si tratta?
Si tratta di un servizio gratuito e facilmente accessibile, grazie al quale i professionisti di Ascolto Attivo tutti i giovedì offrono ascolto online dalle 10.00 alle 20.00.

Il servizio è gratuito e facilmente accessibile: basta collegarsi al sito www.ascolto-attivo.it e iniziare la chat usando la finestra in basso a destra.

Ti aspettiamo!

Figli adolescenti: che fare?

adolescentiascoltoattivoSe vostro figlio è entrato nell’età dell’adolescenza, il periodo in cui vi vi sommergeva di domande e ricercava costantemente la vostra attenzione vi sembrerà solo un lontano ricordo.

E forse, come molti, pensate anche voi che la relazione genitori-figli adolescenti sia una partita persa in partenza.

Sì, perché capita spesso che a un certo punto, quelli che erano dei dolcissimi e deliziosi bambinetti, si trasformino in adolescenti scontrosi che il più delle volte rispondono alle domande degli adulti – in particolare dei genitori – con un grugnito o alzando gli occhi al cielo, trasformando qualsiasi forma di dialogo in un’ardua impresa.

Se vi mancano quelle chiacchierate con vostro figlio e siete stanchi dei suoi lunghi silenzi, potrebbe essere arrivato il momento di adottare qualche piccola strategia per provare a ristabilire la comunicazione.

NON INSISTETE. Gli adolescenti tendono a non rispondere se viene continuamente detto loro cosa devono o non devono fare. Smettono semplicemente di ascoltare, e la vostra voce diventa per loro poco più che un rumore di sottofondo. Dite le cose una sola volta e spiegate chiaramente quali saranno le conseguenze del loro comportamento… e poi accertatevi di mantenere la promessa.

SIATE MENO CRITICI. Nell’età dell’adolescenza, l’autostima dei ragazzi è piuttosto instabile, e le continue critiche rischiano di abbassarla ancora di più. Invece di limitarvi a manifestare la vostra disapprovazione per ciò che fanno, provate ad esprimere critiche costruttive, perché i rimproveri – soprattutto se ripetuti – non fanno altro che far crescere nei ragazzi rabbia e vergogna.

LASCIATE CHE TROVINO DA SOLI LA SOLUZIONE. A questa età i ragazzi hanno la capacità di risolvere da soli i problemi che gli si presentano. Anche se siete spesso tentati di dare consigli o suggerire la soluzione che ritenete più opportuna, lasciate che siano loro a trovarla. Sostituirsi ai ragazzi rischia di far passare il messaggio che non sono in grado di cavarsela da soli. Al contrario, se dovessero avere davvero bisogno del vostro aiuto, sicuramente troveranno il modo di chiedervelo.

NON TRATTATELI DA BAMBINI. Gli adolescenti hanno bisogno di conquistare a poco a poco la fiducia in se stessi, quindi non lasciate che restino attaccati alle vostre sottane più a lungo del necessario. In questa fase i ragazzi sono alla ricerca della loro indipendenza, e per farlo hanno bisogno che anche voi genitori li incoraggiate a prendere decisioni in maniera autonoma.

MANTENETE LA CALMA. Il silenzio ostinato di un adolescente è in grado di scatenare l’ira di un genitore, ma reagire violentemente non porterà alcun risultato, se non quello di aumentare la tensione tra voi. La prossima volta, prima di scagliarvi in un’invettiva contro vostro figlio, cercate di respirare e mantenere la calma, ed eviterete così di peggiorare la situazione.

NON PRENDETELA SUL PERSONALE. Se vostro figlio non ha voglia di parlare con voi, consideratela una sua scelta, e non un giudizio di valore nei vostri confronti. Non considerate la sua mancanza d’interesse a condividere con voi i suoi pensieri e le sue emozioni come un affronto personale. Non fatelo sentire in colpa per questo, ma aspettate il momento in cui sentirà lui il desiderio di farlo.

NON FORZATE LA MANO. Fate in modo che le conversazioni con vostro figlio avvengano casualmente, senza pianificarle troppo, possibilmente ritagliandovi dei momenti per condividere attività che amate entrambi. Può essere lo shopping, uno sport, o una ricetta da sperimentare insieme, l’importante è che non facciate domande troppo personali, e scegliate piuttosto argomenti leggeri della quotidianità, eventualmente prendendo spunto dalle notizie più recenti.

Cercate anche di non dimenticare che i vostri figli sono abituati ad usare prevalentemente altri mezzi di comunicazione, oltre a quelli che voi considerate convenzionali. Per quanto la cosa possa non piacervi, i Social Media e i sistemi di messaggistica fanno ormai parte del loro mondo, e tanto vale accettarlo ed usarli anche voi per comunicare con loro.

Infine, ricordate che questa difficoltà di comunicazione è quasi sempre una normale conseguenza della fase che il ragazzo o la ragazza stanno attraversando. Non dimenticate che gli adolescenti sono sottoposti a numerose pressioni: la scuola, il proprio aspetto fisico, la relazione con i coetanei, i primi amori… queste ed altre sono le questioni che un adolescente si trova a dover affrontare quotidianamente, mentre inizia a prendere consapevolezza di doversi fare strada nel mondo degli adulti.

Non lasciatevi scoraggiare da quel muro che i vostri figli sembrano aver sollevato tra voi e loro, e vedrete che, prima di quanto immaginiate, su quel muro si aprirà una breccia.

In collaborazione con Ascolto Attivo propongo percorsi di Counseling di supporto alla genitorialità, sia individuali che di gruppo. Per informazioni, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it, oppure a info@ascolto-attivo.it.

La rabbia come strumento di cambiamento

rabbiaascoltoattivoLa rabbia è un segnale che ci avvisa che i nostri bisogni o desideri non sono adeguatamente soddisfatti, un segnale importante che dovremmo imparare a non trascurare mai. In particolare quando è presente all’interno di una relazione significativa, in quanto ci avvisa che stiamo compromettendo una parte troppo importante del nostro io, come i nostri valori o le nostre ambizioni.

“Il dolore della rabbia protegge l’integrità più vera dell’io”, scrive Harriet Lerner in La danza della rabbia, il suo saggio dedicato a questa fondamentale emozione. Un libro che si propone di fornire alcuni strumenti per “trasformare la forza distruttrice della rabbia in energia vitale”, come recita il sottotitolo, dedicato soprattutto alle donne che, più degli uomini, non sono mai state incoraggiate a riconoscere e a manifestare la propria rabbia apertamente.

Nel percorso di Counseling, le emozioni giocano un ruolo critico, e la rabbia occupa senza dubbio un ruolo centrale. Ma come possiamo usare la rabbia come strumento di cambiamento all’interno delle nostre relazioni?

Per prima cosa possiamo imparare a capire le vere cause della nostra rabbia e a chiarire la nostra posizione. Le domande da farsi sono: Qual è il vero problema? Chi è il responsabile e di che cosa? È un passo fondamentale, perché invece di impiegare le nostre energie per cambiare qualcuno che non vuole cambiare, possiamo usarla per comprendere i nostri pensieri e le nostre priorità.

È inoltre importante acquisire i mezzi per comunicare meglio con l’altroper avere maggiori possibilità di essere ascoltati e, di conseguenza, gestire meglio i conflitti. Infatti, anche se a volte una bella litigata può aiutare a sfogarsi e a sentirsi meglio, spesso ci si accorge che poi, fondamentalmente, non è cambiato nulla.

Altro passo cruciale è imparare a riconoscere e a interrompere schemi di relazioni non produttivi. Si tratta principalmente di assumersi la propria responsabilità nei rapporti con gli altri. Non significa sentirsi la causa del problema, ma immaginare cosa possiamo fare noi per ottenere quel cambiamento che auspichiamo, invece di aspettarci qualcosa dall’altro.

Tuttavia, usare la rabbia per definire il proprio io porta spesso con sé una buona dose di ansia, e non è affatto facile uscire da una situazione di conflittualità o di sottomissione per asserire con chiarezza chi siamo e cosa vogliamo, soprattutto nelle relazioni importanti. Eppure è possibile farlo!

“Molti dei problemi che abbiamo nel gestire la rabbia”, sostiene la Lerner, “sorgono quando scegliamo tra avere una relazione e un proprio Io”. L’obiettivo del libro, e di un efficace percorso di Counseling, è quello di insegnarvi ad ottenerli entrambi.

 Per prenotare un tuo primo incontro gratuito, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it.

Padroni del nostro tempo!

Le vacanze estive sono pressoché finite, e nei prossimi giorni riprenderemo tutti la solita routine, tra famiglia, lavoro e qualche svago.tempovola 2
Tuttavia, la ripresa delle attività si accompagna spesso con una sensazione non proprio piacevole che molti di noi conoscono bene… La sensazione di non avere abbastanza tempo per fare tutto quello che dovremmo – o vorremmo – fare.

Sarà capitato anche a voi di sentirvi stressati per le troppe cose da fare e di vedervi sfuggire il tempo sotto il naso, non riuscendo quasi mai a completare la vostra “to do list”!

Ma c’è qualcosa che possiamo fare per riuscire a “moltiplicare” il nostro tempo?

La prima cosa è modificare il nostro stato mentale, passando dall’essere persone che subiscono il tempo a persone che lo controllano. E per poterlo fare è necessario innanzitutto IMPARARE A SCEGLIERE.

Scegliere che cosa è o non è davvero importante, cosa facciamo per abitudine e cosa dobbiamo avere il coraggio di non fare più.

Un posto particolare nella classifica di attività inutili che rubano il nostro tempo a discapito di attività più soddisfacenti e produttive è occupato sicuramente dal telefono. Quanto tempo sprechiamo a scrivere messaggi inutili a persone meno importanti di quelle che abbiamo accanto, e quanto permettiamo a suoni e notifiche di interrompere ripetutamente le nostre attività?

Dovremmo imparare ad applicare anche in questo ambito il principio di Pareto, una legge empirica secondo la quale l’80% degli effetti è la conseguenza del 20% delle cause. Un principio applicabile in qualunque campo, non solo economico, secondo il quale il 20% del tempo che viviamo ci procura l”80% della nostra felicità, mentre l’80% ci restituisce solo il 20% di felicità.

E allora, impariamo a chiederci più spesso: Ciò che sto facendo è davvero utile? A cosa sto rinunciando?

Che ne dite? Riusciamo a fermare questo tempo che vola?

Per prenotare un tuo primo incontro gratuito, scrivi a m.ricci@ascolto-attivo.it.

Chiuso per ferie!

IMG_3770-1030x682Ebbene sì, il momento di andare in vacanza è arrivato anche per questo blog!

Anch’io, come spero la maggior parte di voi, mi godrò qualche giorno di meritato riposo, per poi tornare a fine agosto con ancora tante idee e tanta voglia di parlare di Counseling, dei progetti di Ascolto Attivo e di benessere a trecentosessanta gradi.

Mi raccomando, però, continuate a seguire la pagina Facebook di Ascolto Attivo… perché lei non chiuderà per ferie!

Sommersi dagli impegni: e il tempo per vivere?

riccicounselingstressQualche giorno fa mi è capitato di incontrare per caso una mia amica, e quando le ho chiesto come stava, mi ha guardata con aria stanca, e con un filo di voce ha subito aggiunto: “Ho così tante cose da fare… davvero tante cose da fare”. E ha iniziato il suo lungo elenco di impegni.

Poco dopo mi ha telefonato un’altra amica, e il tono e il contenuto del suo discorso era più o meno lo stesso. “Ho mille cose da fare… le giornate volano e mi sembra sempre di aver lasciato fuori qualcosa”.

È così che vanno le cose al giorno d’oggi, e non solo per gli adulti. Anche i più piccoli, già dalle elementari, hanno agende impegnate come quelle dei manager d’azienda. Nuoto, tennis, lezioni di pianoforte, ripetizioni di matematica, catechismo… e neppure un pomeriggio libero.

Le brutte abitudini si apprendono fin da piccoli, da molto piccoli.

Ma perché siamo finiti in questo modo? Perché facciamo questo a noi stessi, e ai nostri figli? Cos’è successo al mondo in cui i bambini giocavano nei giardini e per la strada, si sporcavano e, soprattutto, si annoiavano?

È perché li amiamo troppo che li riempiamo di impegni, rendendoli delle copie in miniatura di noi adulti stanchi e stressati?

Cosa ne è stato del mondo in cui potevano sederci a chiacchierare con qualcuno, assaporando anche le pause e i silenzi, senza la fretta di riempire quei silenzi per non sprecare il tempo a disposizione. Perché abbiamo creato un mondo in cui abbiamo sempre più cose da fare e meno tempo per riflettere, meno tempo per essere ciò che siamo veramente, esseri umani e non automi?

È difficile rispondere a tutte queste domande, ma certo è che quella di essere sempre impegnati è ormai una vera e propria malattia, una malattia per la nostra salute e il nostro benessere, perché riduce la nostra capacità di essere pienamente presenti con le persone che amiamo, e ci impedisce di creare quel tipo di comunità nella quale tutti desidereremmo vivere.

Negli anni ’50 è iniziata l’epoca delle innovazioni tecnologiche che pensavamo (o ci era stato promesso) avrebbero semplificato le nostre vite. Eppure oggi abbiamo meno tempo libero di quanto non ne avessimo qualche decennio fa.

Smart phones e computer portatili hanno reso sempre più sbiadita quella linea di confine tra ufficio e casa. Non importa che sia notte, che si stia in vacanza oppure in viaggio… ogni momento è utile per lavorare.

Purtroppo, dove ci sta portando tutto questo è sotto ai nostri occhi.

W. B. Yeats scriveva: “Ci vuole più coraggio per esplorare gli angoli bui della nostra anima di quando ne abbia bisogno un soldato per combattere”.

Ma come possiamo esplorare gli angoli bui della nostra anima se siamo sempre così impegnati? Come facciamo a vivere pienamente la nostra vita?

Forse, per cominciare a fare anche noi la nostra parte, la prossima volta che un amico risponderà a un nostro: “Come stai?”, con “Ho tante cose da fare!”, potremmo provare a dirgli che non ci interessa conoscere la lista degli impegni appuntati sulla sua agenda, ma come sta il suo cuore!

Se ti senti stressato e vuoi prenotare un colloquio di Counseling gratuito, scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it. Parlare con qualcuno può essere un buon inizio!

 

 

Cancella le preoccupazioni inutili!

Frustrated businesswoman crumpling paperLa società in cui viviamo, oggi più che mai, ci fornisce tanti motivi per preoccuparci. Problemi economici, familiari o di salute… la lista delle nostre preoccupazioni potrebbe essere infinita.

Del resto, preoccuparsi per qualcosa di reale non è affatto negativo, perché ci consente di focalizzarci su quella specifica questione e di mettere in atto le azioni necessarie per risolvere il problema.

Il punto è che spesso le nostre sono preoccupazioni inutili. Mi riferisco alle nostre paure immaginarie o a quelle situazioni che sono totalmente al di fuori del nostro controllo, che sono comunque molto dannose per la nostra salute, perché alzano i livelli d’ansia e di stress.

Vivere in uno stato di costante preoccupazione porta il nostro corpo a produrre sostanze, come l’adrenalina, che hanno effetti sulla tensione muscolare e alzano la pressione sanguigna. Il risultato: mal di testa, mal di schiena o mal di stomaco frequenti. Per non parlare di conseguenze ancora più gravi per la nostra salute.

Ma cosa possiamo fare per ridurre le nostre preoccupazioni?

Per prima cosa, dobbiamo analizzare qual è la vera fonte della nostra preoccupazione. Se è qualcosa sulla quale possiamo esercitare un certo controllo e fare qualcosa, allora dovremmo utilizzare le nostre energie per trovare una soluzione a ciò che è per noi fonte di preoccupazione. Non dobbiamo fare altro che definire un piano d’azione e metterlo in atto.

Ma se ciò che ci preoccupa è qualcosa al di fuori del nostro controllo, continuare a preoccuparci non farà altro che avere ripercussioni sul nostro stato fisico ed emotivo senza però alcuna utilità ai fini della risoluzione del problema.

L’obiettivo deve essere quello di bloccare le preoccupazioni inutili prima che siano loro a controllare le nostre emozioni. Un metodo utile consiste nel sostituire i pensieri negativi con altri più rassicuranti: un’emozione vissuta, un’esperienza che ci ha reso felici, un sogno o un progetto che vorremmo veder realizzato. Non è semplice spostare l’attenzione da ciò che ci preoccupa, ma con un po’ di pratica chiunque può riuscirsi. E i risultati non tarderanno ad arrivare!

Ogni volta che qualcosa vi preoccupa, provate a rispondere a questa domanda: “Cosa posso fare perché questa cosa smetta di preoccuparmi?”. Se la risposta sarà: “Niente!”, allora forse riuscirete anche ad ignorare quel pensiero che vi provoca ansia piuttosto che permettergli di controllare le vostre emozioni.

Qualora vi accorgiate che il vostro stato di preoccupazione è ormai diventato “cronico”, e che la fonte che genera ansia è qualcosa assolutamente fuori dal vostro controllo, con l’aiuto di un professionista potrete sperimentare strategie utili per recuperare il benessere che meritate.

Per prenotare un colloquio gratuito scrivimi a m.ricci@ascolto-attivo.it.

Coppia. Vacanze in vista: mare o montagna?

luggage-1149289_960_720Con l’avvicinarsi dell’estate, è inevitabile che, anche nelle coppie più rodate, sorga qualche conflitto per la pianificazione delle vacanze, e non è sempre semplice trovare un punto d’incontro. Mare o montagna? Hotel o campeggio? Auto o treno? La lista potrebbe continuare all’infinito, e l’unico modo per uscirne indenni è trovare un punto d’incontro.

Ecco allora per voi qualche semplice suggerimento che potrà aiutarvi a comunicare più efficacemente con il vostro partner, affinché la scelta della vacanza non diventi un motivo di conflitto.

Perché anche se il tema vacanze può sembrare un’inezia rispetto a questioni ben più importanti che come coppia vi trovate sicuramente ad affrontare, potrebbe essere per voi un’opportunità per esercitarvi su un argomento per così dire “leggero”, al fine di essere pronti quando il disaccordo riguarderà temi più seri e delicati.

Che ne dite? Avete voglia di provare a mettere in pratica queste 6 semplici regole?

1. Affrontate subito la questione e siate schietti. Se qualcosa vi irrita, è importante che ne parliate subito con il vostro partner. Condividere i propri sentimenti sul momento consente di focalizzare la discussione sul problema reale. Non è un bene tenersi tutto dentro nella speranza di trovare il momento adatto per tirarlo fuori, perché a quel punto il vostro partner potrebbe essere risentito e aver alzato un muro tra di voi. Affrontate i problemi nel momento in cui sorgono.

2. Concedetevi tempo e spazio. A volte si vorrebbe poter risolvere una questione immediatamente, ma non è sempre possibile. Le soluzioni, infatti, si sviluppano e si trasformano nel tempo, mano a mano che ogni persona acquisisce una maggiore comprensione della prospettiva dell’altro e si crea lo spazio per accogliere le posizioni di entrambe le parti. Siate pazienti e provate a vedere le cose dal punto di vista del vostro partner.

3. Limitatevi alla questione del momento. Nella foga della discussione, spesso si è spinti a rinvangare il passato, coinvolgendo nella discussione altre persone, spesso i familiari, che forse hanno preso le parti dell’uno o dell’altro in qualche occasione. Così facendo, però, non si fa che aggravare il conflitto. Per questo motivo, cercate di restare focalizzati su di voi, sul vostro partner, e sulla questione specifica che vi trovate ad affrontare.

4. Siate diplomatici. Nel discutere di una questione che vi sta particolarmente a cuore, è probabile che vi facciate prendere dall’impeto e che siate spinti ad usare parole “forti”. Cercate invece di usare i termini con cautela, senza accusare e criticare il comportamento dell’altro, esprimendo invece come vi sentite voi e cosa provate rispetto all’accaduto. Anziché dire: “TU hai fatto, detto, ecc.”, usate frasi come: “IO mi sono sentito/a, IO ho provato, ecc.”. Questo vi aiuterà ad avere una conversazione più efficace e proficua.

5. Ascoltate il vostro partner. È importante che esprimiate i vostri sentimenti e le vostre sensazioni, ma è altrettanto importante che anche il vostro partner abbia la possibilità di parlare. Prestate attenzione a ciò che ha da dirvi riguardo ai suoi bisogni, e perché sono così importanti per lui. Una volta compreso profondamente da dove provengono determinati bisogni dell’altro, sarà più facile trovare un compromesso, perché non si tratterà più di stabilire chi ha il controllo e il potere all’interno della coppia.

6. Mettete un punto e andate avanti. Anche quando non riuscite a trovare una soluzione definitiva a un problema sorto, è utile e importante trovare il modo di chiudere comunque la questione. Fate pace con il vostro partner e chiedetevi scusa per esservi eventualmente offesi reciprocamente. Farà bene alla vostra coppia mettere da parte i dissapori e andare avanti insieme, come una vera squadra.